Una ripresa attesa, ma graduale: «Continuiamo a tutelare la salute di tutti i parrocchiani»»

Con don Federico Celini, parroco di Sospiro, parliamo della fase-2, tra la gioia di riaprire le celebrazioni alle persone e la dovuta prudenza
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Anche le parrocchie della zona pastorale 4 si stanno riorganizzando per la riapertura, attesissima, delle celebrazioni liturgiche. In questi mesi i parroci della zona hanno sempre mantenuto un contatto tra loro e anche con il vescovo, grazie a video-conferenze e telefonate e ora – in pieno accordo con le disposizioni governative e seguendo le indicazioni di Diocesi e CEI – si preparano a ricominciare gradualmente la vita liturgica e parrocchiale.

Ne abbiamo parlato con don Federico Celini, parroco a Sospiro (unità pastorale di Sospiro, Longardore, San Salvatore, Tidolo, Cella Dati, Derovere e Pugnolo).

«Siamo felici di poter iniziare nuovamente a celebrare pubblicamente la santa Messa e i sacramenti. Io e gli altri sacerdoti ci stiamo organizzando al meglio perché vogliamo tutelare la salute di tutti i nostri parrocchiani. Il covid-19 ha purtroppo colpito anche la nostra comunità e sappiamo che è bene non sottovalutare i rischi: abbiamo celebrato diversi funerali in solitudine, accompagnando nel dolore tante famiglie. Per questo non lasciamo alcun dettaglio al caso, anche se stiamo ovviamente approcciandoci a qualcosa di nuovo», spiega.

«Anche grazie alla collaborazione della Diocesi, ci siamo mossi per mettere a disposizione mascherine e guanti, per la sanificazione dei locali, la disposizione di totem per le istruzioni da adottare e segnaposti per il distanziamento. Per ogni chiesa abbiamo valutato metratura, numero di banchi e di sedie (in quella di Sospiro abbiamo calcolato ad esempio circa novanta posti) e abbiamo anche rimodulato gli orari delle messe».

Che, ci tiene a chiarire, non saranno più trasmesse in streaming o in video-party sui social. «Per scelta fin dall’inizio del lockdown abbiamo proposto alla nostra comunità di seguire insieme le celebrazioni che venivano trasmesse dalla Diocesi o dai canali vaticani. Un modo per sentirci ancora più uniti alla nostra Chiesa locale ma anche a quella universale».

Dalla prossima settimana del resto anche le messe a Santa Marta di Papa Francesco non verranno più trasmesse in streaming. «In qualche modo ora continueremo un po’ con il modus operandi adottato in questi mesi: abbiamo sempre mantenuti vivi i rapporti con i parrocchiani, proponendo riflessioni sulla parola di Dio, tenendo video-call con i catechisti, il coro, i circoli e le associazioni che ruotano intorno alla nostra unità pastorale. Anche noi preti della zona pastorale ci siamo sentiti costantemente per aggiornarci e aiutarci in questi tempi difficili. Continueremo a utilizzare questa modalità virtuale finché non ci saranno garanzie sulla tutela della salute di tutti». E poi, aggiunge, «il caro vecchio telefono è stato e resterà sempre acceso per chiunque abbia bisogno».

Maria Acqua Simi

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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