Giornata Mondiale delle Comunicazioni: un racconto che diventa vita – VIDEO

La teologa Natasa Govekar la giornalista Maria Acqua Simi e il biblista don Marco D’Agostino hanno partecipato alla serata promossa dall’Ufficio diocesano e trasmessa venerdì sul web per un confronto pastorale sul rapporto tra fede e narrazione
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È andato in onda nella serata di venerdì 22 maggio sui canali digitali della diocesi di Cremona l’approfondimento realizzato in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che, istituita dal Concilio Vaticano II, celebra proprio oggi la sua 54^ edizione, dedicata al tema della narrazione. A fare da filo conduttore della serata condotta da don Enrico Maggi, direttore dell’ufficio diocesani delle Comunicazioni sociali, il testo del messaggio scritto da Papa Francesco per questa occasione, dal titolo «”Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria”. La vita si fa storia».


Ad accompagnare tra le righe del testo sono stati i tre ospiti dell’incontro, a cominciare da Natasa Govekar, direttore della Direzione teologico–pastorale presso la segreteria per la comunicazione del Vaticano: «La narrazione non è solo un tema di moda, quando parliamo di storytelling – ha osservato – ma è un invito rivolto ai cristiani e a tutti noi a ricordare che c’è bisogno di recuperare la dimensione del racconto, di tornare a pensare che la fede non si comunica sono attraverso i concetti, che non è una dottrina da imparare ma la storia di un incontro che va raccontato».
Questa l’indicazione che più volte il Papa ha ripreso anche durante le omelie quotidiane da Santa Marta nei giorni della pandemia. E che richiede uno sguardo attento, profondo e onesto «perché nessuno è una comparsa nel mondo». Come ha spiegato nel suo intervento la giornalista Maria Acqua Simi: «Il compito di chi fa informazione è delicatissimo: siamo chiamati a raccontare la realtà ma senza tradirla. Eppure senza l’illusione della neutralità perché nel nostro racconto portiamo la nostra storia e il nostro sguardo. Che dev’essere a servizio del lettore che attraverso questo racconto e questo sguardo può conoscere meglio la realtà». Un’esperienza che la giornalista cremonese ha vissuto in scenari difficili come quelli del Medio Oriente di cui si è occupata ma anche in ambito locale: «Ogni storia insegna qualcosa: quando lasci spazio alla voce di un altro scopri sempre qualcosa, e anche un pezzetto in più di te stesso».
Perché le storie hanno a che fare con la vita come ha poi sottolineato nel suo intervento don Marco D’Agostino, rettore del Seminario cremonese, biblista e scrittore, che durante la serata ha condiviso interessanti riflessioni sulla parte più teologica e biblica del Messaggio del Papa per la Giornata delle Comunicazioni sociali, parlando in particolare di creazione e dello stile delle parabole: «È molto bella – ha detto – la definizione di Dio come narratore: Dio crea con la parola, fa quello che dice, mentre noi di solito con qualche fatica raccontiamo ciò che facciamo. Invece in lui parola e azione coincidono e così ci coinvolge nella sua storia di salvezza».
Lo fa, nel Vangelo, con la capacità di ascolto e con la semplicità delle parabole: «Racconti eterni – ha concluso don D’Agostino – non solo per la perfezione narrativa, ma perché aderiscono alla nostra vita». Perché in fondo – come sottolinea il Messaggio – «ogni storia umana è, in un certo senso, storia divina». Che, come scrive ancora Papa Francesco, si plasma e si comprende attraverso i racconti e le storie. Per questo «abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita».

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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