Un ponte di fraternità con Salvador de Bahia, cinque giovani cremonesi in Brasile con don Ferretti (gallery)

Durante l'estate un gruppo di giovani ha vissuto un'esperienza missionaria nella comunità di don Emilio Bellani che a novembre accoglierà il nuovo fidei donum cremonese
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Una garanzia di continuità e una compagnia che può essere occasione di confronto per maturare nuove intuizioni, oltre a garantire anche una maggiore sicurezza personale. Per don Emilio Bellani, sacerdote castelleonese fidei donum in Brasile da nove anni, sono queste le aspettative in vista dell’arrivo a Salvador de Bahia di un altro prete cremonese, don Davide Ferretti che partirà a ottobre, quest’anno Mese Missionario Straordinario. Don Davide non sarà totalmente sconosciuto ai parrocchiani brasiliani. Accompagnato da alcuni giovani cremonesi, infatti, il sacerdote ha già fatto lì due esperienze missionarie.

L’ultima gli scorsi luglio e agosto con cinque giovani: Chiara Allevi, Diego Donnarumma, Andrea Lava, Gloria Manfredini e Matteo Righetti. «I giorni a Salvador sono stati intensi – raccontano i ragazzi -. Abbiamo vissuto in una realtà totalmente diversa dalla nostra, con codici di comportamento che abbiamo dovuto conoscere a poco a poco. Il linguaggio del sorriso e degli abbracci è però universale. Tutti, dai bambini agli adulti che frequentano la parrocchia solo sporadicamente, ci hanno accolti come se fossimo di famiglia. Abbiamo guadagnato fratelli, sorelle e tanti, tantissimi amici che non dimenticheremo mai».

E chissà che non possano ritornare. Due dei ragazzi del gruppo di quest’anno – Gloria e Chiara – infatti sono state e a Salvador anche l’anno scorso e non escludono di tornare anche l’anno prossimo: «Ormai possiamo dire di avere due case. Tornare a Salvador è stato come essere riaccolti in una grande famiglia».

Il vescovo Napolioni conferirà il mandato a don Ferretti durante la veglia missionaria che sabato 19 ottobre si svolgerà nella Cattedrale di Cremona coinvolgendo tutte le zone pastorali.

È un vero e proprio gemellaggio quello che sta consolidandosi tra l’arcidiocesi brasiliana – e nello specifico la parrocchia di Cristo Risorto – e la Chiesa cremonese. Le basi, che erano state poste nel 2017 con il viaggio del vescovo Napolioni a Salvador, vengono consolidate ora con la presenza anche di don Ferretti e l’impegno dell’Ufficio diocesano per la Pastorale missionaria, diretto da don Maurizio Ghilardi, a predisporre uno stretto collegamento transoceanico.

«Si tratta di un progetto di cui stiamo ponendo le fondamenta – spiega don Ghilardi – e attraverso il quale vogliamo creare le condizioni perché partano anche dei laici, eventualmente anche delle famiglie e i nostri seminaristi, in modo tale che l’esperienza missionaria diventi sempre più quotidiana per la nostra Chiesa». Ma l’obiettivo non è solo offrire le condizioni per nuove partenze: «Dobbiamo creare un’apertura mentale verso culture diverse. Viviamo una situazione sociale dove la diversità culturale diventa quasi un limite, un difetto. Noi, invece, vogliamo la Chiesa sappia andare oltre questo che pare essere un problema e che in realtà è una grande ricchezza».

La parrocchia di Cristo Risorto si trova nella favela di Salvador, capitale dello Stato di Bahia e principale teatro della cultura afro-brasiliana, nota al mondo per essere stata la città brasiliana ad avere importato più schiavi dall’Africa per le piantagioni di canna da zucchero. Fondata nel 1549, Salvador è stata la prima capitale del Brasile e i fasti di quell’investitura si notano ancora nell’eleganza dei suoi edifici e nell’imponenza delle sue chiese in stile barocco, in netto contrasto con la vita delle favelas. È proprio qui che si trova la parrocchia di Cristo Risorto, fondata una trentina di anni fa grazie a un progetto dell’Avsi (parte integrante dell’esperienza della Compagnia delle opere nel mondo) per dare una migliore qualità di vita alle famiglie che vivevano in vere e proprie palafitte costruite dentro il mare, perché non c’era più terreno libero. Il progetto ha portato alla costruzione di un vero e proprio quartiere, nel quale è stata incastonata la nuova chiesa. Un’area di circa 35mila abitanti, in prevalenza sono discendenti degli schiavi portati dall’Africa, che vivono in condizioni davvero precarie.

Dal punto di vista religioso la presenza nella favela è per lo più pentecostale ed evangelica, con i cattolici che sono circa il 30 per cento. La parrocchia – che ha nove chiese sparse sul territorio – è una comunità giovane, vivace e ben organizzata, dove i laici giocano un ruolo determinante.

A guidare la parrocchia è proprio don Emilio Bellani che guarda oggi con ottimismo questo “gemellaggio” con la diocesi di Cremona anche pensando al futuro, alla continuità. Gli ulteriori passi sono da costruire giorno dopo giorno. Mettendo in conto anche di stravolgere i progetti. Unico punto fermo, per ora, sono l’amicizia e la volontà di rafforzare la collaborazione pastorale, testimoniata dalla visita che il vescovo Napolioni farà nuovamente a Salvador de Bahia a metà novembre.

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Chiara Allevi

TRC

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