Un dolce augurio di Pasqua alle strutture Caritas

Pur in un tempo così apparentemente privo di speranze, c'è chi non perde l'occasione per offrire un accompagnamento
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“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli ma non avessi la carità, sarei un bronzo risonante o un cembalo che tintinna”. Così insegnava Paolo di Tarso alle neonate comunità cristiane in Corinto nel I secolo dopo Cristo. Regola aurea anche oggi, che porta diverse realtà cittadine a destinare il loro pensiero e una buona dose di dolcezza (quantificabile in un gran numero di uova di cioccolato) a Casa Nostra Signora e alle altre strutture “opera segno” di Caritas cremonese.

La parrocchia di Cristo Re, il Lyons Club Torrazzo e Lyons Club provinciale, oltre a tanti privati, hanno infatti donato alle ospiti presenti nelle strutture di accoglienza un segno della loro vicinanza in un tempo pasquale che sembra non terminare mai. Ogni giorno si vive nell’attesa della Resurrezione, che poi arriva anche in semplici gesti.

Nicoletta D’Oria Colonna, responsabile di Casa Nostra Signora, ci confida la sorpresa nel verificare che «pur in un tempo così apparentemente privo di speranze, c’è chi non perde l’occasione per offrire un accompagnamento», che si traduce in fare volontariato e organizzare raccolte benefiche a favore di chi vive nelle strutture di accoglienza.

«In questo anno i numeri dei collocamenti sono aumentati – prosegue la D’Oria Colonna – al punto che in qualche occasione non si è potuto procedere con le accoglienze». Molti però hanno cercato un modo per poter essere operativi e dare il proprio contributo personale e umano, dettato dalla voglia di essere “accanto a”. «Penso a quando ci arrivano i doni per bambini e donne, che vengono accompagnati da un biglietto in cui le parole si elevano a diventare filo di connessione tra anime. In questo mondo liquido, digitale, ritroviamo la bellezza semplice di una parola scritta sulla carta».

E di bellezza la Caritas cremonese è davvero ricolma se don Pier Codazzi, che di Caritas è responsabile, afferma: «In questi mesi molti si sono ingaggiati nel cercare risposte alle difficoltà del tempo che viviamo. Dai contributi alla “Borsa di S. Omobono”, alla donazione di generi alimentari, fino ai concreti, nascosti e quotidiani gesti di solidarietà e di vicinanza a chi è in difficoltà». Concludendo con una riflessione teologica: «Nella Chiesa la “carità” che viene da Dio si declina come “segno” che interpella il mondo», don Codazzi riflette il segno tracciato dal popolo di Dio cremonese, operante in nome della più grande delle virtù teologali, la carità, e a cui rivolge un personale ringraziamento. «Un grazie sincero a Dio e a tutti i testimoni di carità».

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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