“Cesta basica”, un contributo di solidarietà per le famiglie povere della missione di Bahia. Ecco come donare

I sacerdoti cremonesi don Emilio Bellani e don Davide Ferretti, missionari fidei donum in Brasile, stanno affrontando, insieme alle autorità locali, gli effetti del lockdown che sta mettendo in difficoltà molte famiglie privandole del necessario per vivere. L’impegno della parrocchia di Gesù Cristo Risuscitato a Salvador de Bahia a fianco delle fasce di popolazione più fragili non  è mai venuto meno e, anzi, si intensifica con l’aumentare del bisogno concreto.

Uno degli strumenti più utilizzati sul territorio del quartiere è quello della “cesta basica”, una vera e propria borsa della spesa mensile che la parrocchie procura e consegna alle famiglie più povere come sostegno concreto al sostentamento.
Un gesto oggi ancora più prezioso per ampie fasce della società di Salvador a cui è possibile contribuire anche da Cremona, grazie ad un’iniziativa inserita nel progetto Bahia, il ponte di solidarietà aperto dalla diocesi con la parrocchia “sorella” brasiliana.

È infatti possibile inviare il denaro necessario per la Cesta Basica (una borsa contenente: riso, fagioli, pasta, caffè, zucchero, latte, olio, farina, mais, prodotti per l’igiene personale), preparata per una famiglia, una volta al mese e che costa 10 euro.

L’invito a partecipare a questa iniziativa di carità missionaria è rivolto a scuole, gruppi di catechismo, parrocchie, famiglie… tutti.

È sufficiente versare la quota sul conto corrente della Curia (iban: IT 28 X 08454 11403 000000080371 ) specificando nella causale CESTA BASICA PROGETTO BAHIA oppure versando la quota direttamente in Curia.

Con soltanto dieci euro di solidarietà, una famiglia di 5-6 persone può trovare un importante aiuto per il proprio mantenimento per tutto un mese.

 




Da Cremona a Bahia, la preghiera è ponte di fraternità

A Salvador de Bahia, Brasile, la vita della Chiesa cattolica è da sempre molto vivace. Fondata nel 1549, è stata la prima capitale del Paese. Cuore pulsante della cultura afro–brasiliana, nota al mondo per essere stata la città ad avere importato più schiavi dall’Africa per le piantagioni di canna da zucchero, è da tempo luogo di missione. Anche ora che il coronavirus ha colpito duramente, pur rispettando le norme richieste per arginare l’epidemia, le parrocchie si sono organizzate per non lasciare sola la gente.

Lo sanno bene don Emilio Bellani e don Davide Ferretti, missionari fidei donum nel quartiere «Novos Alagados», dove si trova una delle più grandi favela dell’area. Qui la loro parrocchia – fondata oltre trent’anni fa e dedicata a Jesus Cristo Resussidado – sperimenta la freschezza e l’essenzialità di una comunità cattolica che vive il costante confronto con numerose chiese evangeliche e pentecostali. Sul territorio della parrocchia di Cristo Risorto si contano circa 35mila abitanti con una presenza cattolica del 30%.

Tra le tante iniziative portate avanti dai due missionari, ne spicca una: «Interconnessi». Di cosa si tratta lo spiega lo stesso don Ferretti, in Italia per alcuni giorni, e che ha presieduto le veglie di preghiera di Cremona e Scandolara. «Interconnessi è una proposta che nasce dal desiderio di mantenere vivo il legame che esiste tra la realtà parrocchiale che ci è affidata a Bahia e la nostra Chiesa cremonese».

Ogni giovedì nella chiesa bahiana viene esposto il Santissimo Sacramento e i fedeli si riuniscono per l’adorazione. Il tutto quando in Italia sono circa le 22. La proposta – rivolta a singoli, comunità parrocchiali, associazioni, movimenti, istituti religiosi della diocesi cremonese – è quindi quella di trovarsi in preghiera più o meno verso la stessa ora anche in Italia, tutti con lo sguardo fisso a Gesù Eucarestia. Solo un gesto potente come la preghiera vissuta in comunione può infatti annullare distanze – geografiche e culturali – che a volte potrebbero apparire come insormontabili. Come scrive l’Ufficio missionario diocesano, «sapere che qualche ora prima in Italia, o qualche ora dopo in Brasile, qualcuno ha pregato o pregherà insieme è di conforto e genera un senso di appartenenza ecclesiale. Non è una preghiera per, ma una preghiera con, per un cammino comune. Un’esperienza che può creare un ponte di bene in Gesù Cristo, affidando a Lui le nostre vite».

L’invito del Centro missionario è dunque quello di «inserirsi nella traccia della preghiera personale per far posto a una interconnessione con la comunità d’oltreoceano alla quale siamo legati da un progetto missionario». Per rafforzare ulteriormente questo legame – oltre alla necessaria preghiera che rimane il gesto più vero ed essenziale che si possa fare per vivere in comunione, nonostante le migliaia di chilometri di distanza – alle realtà diocesane che decideranno di aderire a questa iniziativa viene fatta un’ulteriore proposta: inviare una foto della propria chiesa e dei fedeli riuniti per l’adorazione da rilanciare sui social, molto frequentati dai parrocchiani di Bahia, desiderosi di conoscere la «storia» e la comunità d’origine dei loro sacerdoti in missione. Anche video di saluti o videochiamate possono essere una bella idea, un modo di trasmettere calore e mandare un grande segno di amicizia all’intera comunità bahiani, definita la 223ª parrocchia della diocesi di Cremona.




Don Emilio Bellani in Italia: «In Brasile l’emergenza Covid non cancella i segni di umanità»

Don Emilio Bellani, sacerdote cremonese fidei donum a Salvador de Bahia da dieci anni, è tornato in Italia per un mese. Lo abbiamo raggiunto al telefono mentre trascorre i quattrodici giorni di quarantena disposti come misura precauzionale per chi arriva dal Paese sudamericano.


«Abituato alla quotidianità brasiliana – spiega – non sono più avvezzo alla solitudine. La prima settimana è passata: ho letto molto e mi sono riposato. Devo ringraziare l’amico don Alberto Mangili che mi ha ospitato in un monolocale della Cascina Moreni. Sono da solo, ma l’appartamento è confortevole e il frigorifero pieno di cose buone da mangiare. La settimana prossima spero di riuscire ad andare a fare qualche bella passeggiata in montagna per uccidere un po’ la nostalgia».
Al telegiornale si sentono notizie molto preoccupanti dal Brasile. Come è la situazione?
«Non è facile descriverla, perché la società è molto composita e varia tantissimo da stato a stato. Inoltre i dati numerici vengono distorti da considerazioni politiche e sono spesso inaffidabili. La gente ha paura, anche per tutte le notizie che trasmettono in tv. Non si sentono molte ambulanze, perché chi si scopre positivo resta in casa quattordici giorni e spesso non sviluppa sintomi. Negli ospedali vanno solo i più gravi, soprattutto a causa di patologie pregresse. C’è poi un aspetto che giudico estremamente positivo e mi fa ben sperare: il sindaco della città e il governatore, di opposta posizione politica, collaborano per cercare di gestire al meglio la situazione e la gente, ovviamente, apprezza».
Come stanno rispondendo a questa emergenza i suoi parrocchiani?
«Ammetto che il loro virtuosismo va oltre le mie più rosee aspettative. Dal lunedì al venerdì le strade sono quasi deserte e tutti cercano di rispettare le regole. Poi il fine settimana si entra in un’altra dimensione e le persone si riversano nelle strade. Ma non dobbiamo pensare ad un comportamento irresponsabile. Prima di giudicare bisogna sempre conoscere la situazione. Qui le abitazioni sono fatiscenti, piccole, spesso senza finestre e all’interno di un bilocale possono vivere famiglie numerose. È impensabile vivere chiusi in case del genere. Qui la strada è parte integrante della casa. Poi non si può ignorare il loro bisogno di fisicità, la loro esigenza di prossimità, di contatto fisico».
Immagino che ora più che mai la gente avrà bisogno di aiuti concreti.
«Assolutamente sì. Non abbiamo smesso la distribuzione delle ceste basiche (pacchi con generi alimentari di prima necessità) e prima della mia partenza la sala della casa parrocchiale era piena di ceste pronte per la distribuzione. È stato poi un periodo di forti piogge. Non ho mai visto in dieci anni tanta pioggia. L’acqua piovana ha spesso inondate le case e abbiamo dovuto aiutare tante famiglie a comprare materassi e mobilio nuovo. Gli aiuti provenienti da tanti amici italiani sono essenziali. Ma per fortuna gli aiuti arrivano dallo stato e dal sindaco. Negli ultimi mesi abbiamo iniziato girare per le strade, dove l’automobile riesce a passare, per distribuire dolcetti ai ragazzini. Ci sembra un buon modo per dire che ci siamo, anche se non possiamo fare di più per il momento. Cerchiamo in tutti i modi di mantenere vivo il rapporto».
Come fate a capire chi ha più bisogno della cesta basica o di altri aiuti?
«Abbiamo negli anni lavorato per costruire e mantenere rapporti personali con tutti, cattolici e non. Siamo andati sempre casa per casa, incontrando le persone per le strade. Questo ci ha permesso di conoscere a fondo ognuno di loro. In questi mesi accogliamo singolarmente chi può ricevere la cesta. Li ascoltiamo, diamo un consiglio… Tanti sono caduti in depressione, hanno paura. Il rapporto umano è importantissimo, ora più che mai».
Ha un episodio bello da raccontarci?
«Anche in mezzo ad una certa trascuratezza abbiamo visto la grandezza umana di tante persone che si cercano, si aiutano e si sostengano. Sono persone che sanno piangere e gioire insieme. Sappiamo di persone che ricevono alimenti da noi e subito li dividono con il vicino messo peggio. O che con gli aiuti ricevuti cucinano per tutto il vicinato. Sono contraddizioni che fanno capire la grandezza del cuore e ci dimostrano come sia per loro inconcepibile il distanziamento sociale».
In questi mesi anche i rapporti con l’Italia sono stati intensi.
«Eravamo preoccupati. Ci siamo sempre tenuti ben informati per stare vicini a voi in Italia. La situazione a Salvador non è così drammatica come lo è stata in Lombardia. Purtroppo questa pandemia ha sospeso – ma mi auguro solo rimandato – la partenza dei giovani che desideravano passare qualche settimana da noi. Avevamo già cominciato a organizzare qualche attività. Aspettiamo tempi migliori».




In linea con Salvador de Bahia: è sempre tempo di missione (VIDEO)

«L’uomo propone e Dio dispone», recita un celebre adagio popolare. Così può accadere come anche una bella e coraggiosa avventura di missione e solidarietà tra una generosa diocesi lombarda e una popolosa parrocchia del Brasile, sia costretta a ripensarsi in conseguenza dell’emergenza sanitaria che ha travolto e sconvolto il mondo intero.

«Progetto Bahia» è il nome dell’esperienza di cooperazione missionaria lanciata nel novembre dello scorso anno dalla Diocesi di Cremona e che ha come scenario d’azione la parrocchia di Cristo Risorto, in una favela dello Stato di Salvador, dove sono presenti due sacerdoti cremonesi fidei donum: don Emilio Bellani e don Davide Ferretti. La pandemia Covid ha scombinato i programmi di questo progetto, ma non ne ha certamente sminuito l’entusiasmo. A fare il punto su quanto attuato e su quanto è stato ripensato in una ritrovata ottica di speranza, ci ha pensato lo speciale «Brasile linea diretta» andato in onda venerdì in streaming sul sito ufficiale, sulla pagina Facebook e sul canale youtube della Diocesi di Cremona. «È giusto rileggere l’inizio di questa collaborazione con la Chiesa di Salvador de Bahia alla luce di questa inattesa emergenza», è il pensiero del vescovo Antonio Napolioni, che tiene precisare come le incertezze del presente vadano affrontate in chiave positiva, al fine di rafforzare «le vere motivazioni che ci ispirano, gli obiettivi che si possono raggiungere e la Grazia che rende possibile tutto nonostante le difficoltà». In un periodo di obbligatorio isolamento sociale, la tecnologia e – in particolare – i social network si rivelano un aiuto concreto e insostituibile. La missione di don Emilio e don Davide ha fatto intenso ricorso al web, con la trasmissione di eventi liturgici in streaming ma anche per instaurare e vivificare fecondi e ricambiati rapporti interpersonali.

«I social media hanno permesso di scambiare notizie non solo relative della pandemia in Italia e in Brasile ma anche in merito all’evoluzione del progetto, – conferma don Maurizio Ghilardi, responsabile diocesano della pastorale missionaria – è possibile scoprire attraverso le pagine Facebook del centro missionario ma anche attraverso i profili di don Emilio e di don Davide gli andamenti quotidiani della parrocchia di Salvador».

«Non si è interrotta nemmeno la formazione dei trentadue giovani che sarebbero dovuti partire per il Brasile tra luglio e agosto» prosegue don Maurizio. Gloria Manfredini e Matteo Pizzi dell’equipe del Centro missionario diocesano confermano: «Non potremo partire ma si stanno concretizzando nuove idee – precisa Gloria, con alle spalle due esperienze di permanenza in Bahia – Occorre andare oltre e constatare cosa si possa fare nel posto in cui ci si trova, anche nelle contingenze di un isolamento da pandemia». «Cambiano i luoghi e le modalità ma certamente non l’intensità e il significato della formazione – fa eco Matteo Pizzi, non nuovo a esperienze di mondialità – l’idea è di proseguire la formazione che abbiamo iniziato reinventandola sul canale web». La pandemia costringe a riscrivere molte cose, tra cui il concetto di mondialità. «Pensavamo di vivere in un continente onnipotente – è la riflessione di don Maurizio Ghilardi – anche gli immigrati nelle nostre realtà si mostrano preoccupati per la nostra fragilità». È quindi necessario un coraggioso e consapevole cambio di passo: «Serve una apertura mentale non solo per riconoscere l’esperienza di un’altra Chiesa, ma per diventare sempre più équipe missionaria ed essere Chiesa qui».

 

Durante la trasmissione don Davide e don Emilio hanno raccontato l’attuale situazione nella Parrocchia di Gesù Cristo Risorto, istituita una trentina di anni fa, si trova nella favela di Salvador, capitale dello Stato brasiliano di Bahia e conta circa 35 mila abitanti, di cui il 30% di religione cattolica. In quell’angolo dello sconfinato Paese sud americano operano don Emilio Bellani – già presente da una decina di anni – e don Davide Ferretti, sacerdoti cremonesi fidei donum che si sono trovati a gestire la loro opera missionaria in un periodo decisamente non facile. Nonostante la situazione drammatica in tutto il Brasile – terza nazione più colpita al mondo dal virus –, l’emergenza sanitaria nella parrocchia Gesù Cristo Risorto pare tuttavia contenuta. «Basti pensare come il quartiere nel quale è compresa la nostra comunità conta circa 70 mila abitanti – pari circa alla popolazione della città di Cremona – e ha finora registrato solo 65 persone infettate e tre morti», precisa don Emilio. Un confronto che stride nettamente con le cifre delle città del Cremonese e della intera Lombardia, che contano migliaia di vite spezzate dal virus.

A Gesù Cristo Risorto il calcio e la danza sono, in particolare, tra le principali attività che aiutano a strappare dalla strada centinaia di giovani, mostrandosi in grado di fungere da potenti strumenti educativi, di evangelizzazione e di riscatto sociale. Il grande valore educativo dello sport emerge a Bahia con ancora più forza: «il calcio apre la simpatia e la sintonia con i giovani, apre rapporti e cammini», precisa don Emilio. Prosegue però la «forte esperienza di servizio» che è stato il principale motore dell’avvio della missione cremonese in terra brasiliana: «Non andare per aiutare ma andare per crescere, conoscere e arricchirsi attraverso esperienze di vita concreta, sentendosi Chiesa davvero cattolica».

Lo speciale «Brasile in linea diretta», realizzato dal Centro di produzione televisivo diocesano TRC, è stato trasmesso venerdì 29 maggio alle ore 21 sul portale web, nonché sul canale youtube e sulla pagina facebook della diocesi di Cremona. La visione rimane disponibile sulle medesime piattaforme (diocesidicremona.it, facebook e youtube)




Da Pandino un corso di portoghese online per prepararsi alla missione

Boom di partecipanti per il corso online di lingua portoghese organizzato dall’oratorio di Pandino. Sono venti le persone che collegandosi attraverso la piattaforma Zoom, strumento di videoconferenza e didattica a distanza utilizzato anche da diverse università ed istituti scolastici italiani, hanno partecipato alla prima lezione, quella di lunedì 23 marzo.

Dopo una breve introduzione da parte del vicario parrocchiale don Andrea Lamperti Tornaghi, la docente Monica Maggioni, giovane tour-operator con una laurea magistrale in lingue, un semestre di Erasmus a Lisbona ed una passione per il portoghese, ha dato il via al corso. Ci si è addentrati subito nella presentazione della lingua, parlata non solo in Portogallo e Brasile ma in diversi altri paesi del mondo con la distinzione tra portoghese lusitano (quello parlato in Portogallo ed in tutti gli altri Paesi) e brasiliano, il corso ha preso una curvatura più improntata alla lingua della nazione verde-oro, prossima meta di quasi tutti i corsisti.

La classe è infatti composta prevalentemente da giovani (ma non mancano signore ultrasettantenni che si sono lanciate con entusiasmo in questa avventura) che la prossima estate partiranno con don Andrea alla volta di Salvador de Bahia per un’esperienza di vita e condivisione dal 3 al 16 agosto nella parrocchia di “Jesus Cristo Ressuscitado”, guidata dai sacerdoti fidei donum cremonesi don Emilio Bellani e don Davide Ferretti. Non solo pandinesi però fra gli iscritti a questo corso: anche tre giovani bresciani ed una cremonese che faranno parte del gruppo coordinato dall’Ufficio Missionario della Diocesi di Cremona nell’ambito del Progetto Bahia (che vedrà oltre trenta giovani alternarsi in Brasile durante tutta l’estate).

A questi si sono liberamente aggiunti giovani e meno giovani che hanno visto in questo corso una possibilità accessibile per imparare una nuova lingua, conoscere altre persone ed impegnare iltempo sospeso” che stiamo vivendo in un modo proficuo. Per ora solo alfabeto e regole di pronuncia ma presto inizieranno lezioni interattive con sessioni di conversazione in piccoli gruppi. Il calendario delle prossime lezioni ne prevede una per giovedì 26 dalle 16 alle 17 ed un’altra per lunedì 2 aprile alla stessa ora mentre quello del mese di aprile si strutturerà con insegnante e partecipanti. «L’alto numero di partecipanti – commenta don Andrea- è stata una bella sorpresa, così come bello è il fatto che ragazzi non solo di Pandino abbiano risposto bene, anche sulla spinta dell’ufficio missionario diocesano».


#restiamocomunità – #chiciseparerà




Video-messaggio dal Brasile: ecco il progetto Bahia

«In questi giorni siamo qui a Salvador de Bahia per programmare l’esperienza di missione breve di tutti quei giovani che hanno scelto, per la prossima estate, di prestare questo servizio». Così dal Brasile don Maurizio Ghilardi, incaricato diocesano per la Pastorale missionaria, impegnato in questi giorni in sopralluogo nella parrocchia di Cristo Risorto, a Salvador de Bahia, dove operano i sacerdoti cremonesi don Emilio Bellani e don Davide Ferretti. Il “Progetto Bahia” è stato presentato nei dettagli in un video-messaggio.

Il video-messaggio di don Ghilardi sul “Progetto Bahia”

 

Altro motivo di presenza è far sì che la presenza dei due “fidei donum” cremonesi non generi un abbandono a loro stessi, ma mantenga vivo il legame con la Diocesi di provenienza.

Ulteriore ragione del viaggio in Brasile è cercare di capire la distribuzione logistica dei giovani che presteranno servizio nella parrocchia brasiliana e vedere se sarà possibile realizzare un’ulteriore presenza laica dalla Diocesi di Cremona come espressione di una capacità della Chiesa cremonese di creare collaborazioni non solo tra i sacerdoti, ma anche di stampo laico.

«Bisogna, inoltre, capire se le istituzioni del luogo possono ripartire a beneficio della comunità locale, attraverso la formazione di giovani educatori, grazie al contributo della nostra diocesi». Don Maurizio ci tiene a sottolineare che «questa non è colonizzazione, non è prendere possesso di questa comunità brasiliana; è entrare in gioco con un’altra realtà, per lasciarci interrogare da questa realtà, con il fine di apprendere da questo “nuovo” contesto, che è sicuramente differente da quello della Chiesa Cattolica italiana».

 

A formare la delegazione cremonese anche un giovane cremonese, Diego Donnarumma, 24enne della parrocchia di San Francesco d’Assisi. Per lui non è la prima volta a Salvador de Bahia: c’era già stato la scorsa estate, proprio insieme a don Ferretti. Ed è tornato questo inverno, per vivere con i bambini e i ragazzi della parrocchia la “Colonia de ferie“, l’equivalente del Grest: coinvolti 200 ragazzi e 40 animatori che potranno contare, per una decina di giorni, anche sul supporto dei cremonesi approdati in questi giorni in Brasile.

 

In terra brasiliana anche don Andrea Lamperti Tornaghi. Per il vicario di Pandino il viaggio è l’occasione per prendere visione della realtà brasiliana, per poi condividerla nei percorsi di formazione che ci saranno a partire da febbraio, organizzati dall’Ufficio missionario in collaborazione con la Federazione Oratori Cremonesi.

 

Photogallery dei giorni a Salvador de Bahia




A Salvador tempo di Grest: la “Colonia de ferie” inizia con la collaborazione di alcuni volontari cremonesi

Si consolida giorno dopo giorno il “Progetto Bahia” con il gemellaggio tra la Diocesi di Cremona e la parrocchia Cristo Risorto di Salvador de Bahia, in Brasile, dove operano i sacerdoti “fidei donum” cremonesi don Emilio Bellani e don Davide Ferretti. Giovedì 9 gennaio è atterrato in terra carioca un nuovo gruppo cremonese guidato dall’incaricato diocesano per la Pastorale missionaria, don Maurizio Ghilardi. Insieme a lui il vicario di Pandino, don Andrea Lamperti Tornaghi, e due laici di Cremona e Cassano d’Adda.

«La nostra visita – spiega don Ghilardi – è stata pensata per progettare la presenza continuativa di una figura laica che affianchi i nostri due sacerdoti in uno scambio di carattere pastorale».

Intanto già una 30ina di giovani ha dato la propria disponibilità per vivere occasioni di volontariato a Salvador de Bahia tra luglio e agosto, suddivisi a piccoli gruppi. Per loro, ma non solo, a febbraio inizierà un percorso di formazione. «L’iniziativa – precisa l’incaricato diocesano – non è rivolta solo ai giovani che in estate partiranno per il Brasile, ma vuole essere un’occasione per tutti per riflettere sui temi della missionarietà e della mondialità. Il corso è promosso dall’Ufficio missionario in sinergia con la Federazione oratori cremonesi». Un percorso che proseguirà con ulteriori incontri riservati ai giovani che hanno deciso di partire per il Brasile e che il 7 giugno riceveranno il mandato dal Vescovo.

Il gemellaggio, come già era stato annunciato, intende svilupparsi in modo bidirezionale, con partenze dall’Italia per il Brasile, ma anche viceversa. «Questo viaggio – prosegue don Ghilardi – ci servirà anche per verificare se esistono le condizioni di uno scambio pastorale con l’arrivo in diocesi di persone dal Brasile». 

Intanto per la parrocchia di Cristo Risorto è tempo, nell’estate brasiliana, della “Colonia de ferie“, l’equivalente del Grest: coinvolti 200 ragazzi e 40 animatori che potranno contare, per una decina di giorni, anche sul supporto dei cremonesi approdati in questi giorni in Brasile.

Un appuntamento che a Salvador segue le festività natalizie, caratterizzate dalla folcloristica “Folia de Reis“: un corteo festoso per venerare la venuta di Gesù nel mondo. Un particolare modo per farsi gli auguri di Natale che, in linea con alcune tradizioni brasilane, non è mancato neppure al Centro educativo Giovanni Paolo II. A guidare il corteo la Stella, seguita dai Magi e dai pagliacci, quindi tutto il resto del corteo compresi Maria, Giuseppe e gli angeli.

Al suono dei tamburi il corteo si snoda per le vie: quest’anno al Pelurinho, in centro città, l’11 dicembre, e nelle vie del quartiere particolarmente colpite dall’alluvione, il 12. Sosta davanti ad alcune case di famiglie cattoliche che hanno preparato il presepe: qui alcuni personaggi (Maria, Giuseppe, i Magi …) entrano per venerare il bambino Gesù e ricevono qualche dono mangereccio. Attraverso canti e balli vengono ricordati i momenti della nascita di Gesù e i pagliacci lanciano ai presenti i coriandoli come segno di festa.

Il tutto, preparato con cura dai docenti del Centro educativo nei mesi precedenti, si svolge con ordine e precisione. Non mancano persone incaricate alla distribuzione dell’acqua, tenendo conto delle alte temperature (l’altro giorno 34 gradi). Il tutto dura più di due ore.

«È sorprendente vedere – afferma don Ferretti – come i ragazzi ci tengano alla buona riuscita della manifestazione e come in quartiere si aspetti il passaggio per unirsi e continuare insieme il canto e il ballo. In città anche molti turisti si sono uniti al corteo. Un modo per noi forse un po’ strano per festeggiare il Natale, ma fare festa è nel dna del popolo brasiliano».

Photogallery




L’Avvento di Fraternità 2019 destinato alla missione di Salvador de Bahia

Dopo la veglia missionaria celebrata lo scorso ottobre in Cattedrale, nella quale la Chiesa cremonese – attraverso la voce e le mani del vescovo Napolioni – ha conferito il mandato missionario a don Davide Ferretti, come fidei donum nella parrocchia di Cristo Risorto in quel di Savador de Bahia e dopo la visita del vescovo stesso in Brasile , ora si deve passare dall’invio alla vera e propria collaborazione con la Chiesa sorella nella quale già da diversi anni opera anche don Emilio Bellani in qualità di parroco.

La collaborazione si esprime in diversi modi; anche quello economico rientra tra le modalità più accessibili per chi non può fisicamente partire. L’Avvento di Fraternità 2019 allora assume, come è d’abitudine, una connotazione missionaria e per la nostra diocesi si rivolge ad una realtà che stiamo imparando a conoscere di settimana in settimana.

È il vescovo Napolioni ad invitare le comunità a fare la propria parte: «Ora tocca anche a noi.Don Emilio e don Davide sono in missione in una grande favela di Salvador a nome di tutta la Chiesa cremonese. Vi chiedo di sostenerli in questo Avvento, contribuendo a due concrete realizzazioni: il completamento dell’oratorio avviato per i tantissimi ragazzi di strada; l’incremento dei pacchi alimentari per le famiglie più povere. Segni concreti di fraternità missionaria per accogliere il Natale del Signore».

Come contribuire

    • Rivolgendosi alla propria parrocchia
    • presso gli uffici della Caritas diocesana (via Stenico 2B – Cremona – tel 0372 35063)
    • con carta di credito attraverso il servizio “Dona ora” sul sito www.caritascremonese.it
    • con versamento su conto corrente bancario IBAN: IT 28 X 08454 11403 000000080371 intestato a “Diocesi di Cremona”, indicando come causale “Avvento di Fraternità 2019” e specificando il nome e la località della Parrocchia che effettua la donazione

Intanto nelle prossime settimane riprenderanno anche i “ponti” di collaborazione grazie ad alcuni giovani della nostra diocesi che partiranno da Cremona e dal territorio per alternarsi in un servizio alla parrocchia brasiliana, alle scuole per l’infanzia, alla pastorale giovanile, per rendere sempre più concreto e familiare il rapporto con la comunità “sorella” di Salvador.

Locandina

 




Da Cremona a Salvador de Bahia: Reno e Anna, una grande casa fatta famiglia (VIDEO)

Bahia può contare anche un’altra significativa presenza cremonese: quella dei coniugi Reno Riboni e Anna Rossi. Entrambi originari della città del Torrazzo si sono sposati nel 1989 e dal 1992 fanno parte della Comunità papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi.

Questa appartenenza nel 1998 li ha portati in Brasile, ad Araçuaì, una piccola città del Minas Gerais, dove hanno aperto la loro casa a ragazze–madri in difficoltá, con uno o più figli; allargando poi l’ospitalità anche a bambini, adolescenti e giovani. Fino al 2011, quando le suore della Sacra Famiglia di Savigliano (Cuneo) hanno proposto il trasferimento a Salvador de Bahia, una realtà che i coniugi Riboni hanno scelto nella consapevolezza che questa realtà offre maggiori possibilità.
«Siamo casa–famiglia – spiega Anna Rossi, 57 anni, originaria della parrocchia di San Michele – ossia viviamo la nostra vocazione di “seguir Gesù condividendo la vita degli ultimi”. Siamo mamma e papà, fratello e sorella, zia e zio, nonno e nonna di chi ha perso momentaneamente o per sempre le condizioni di restare nella propria famiglia biologica e ha bisogno di un’altra famiglia che lo aiuti a rinascere nell’amore».

Reno Riboni, 62 anni, è il responsabile in Brasile dell’associazione Papa Giovanni, presente anche in Minas Gerais e nel Parà con strutture di accoglienza, centri diurni, centri di recupero per dipendenti chimici, un centro per sordi e una struttura di accoglienza per malati psichiatrici.
Una grande famiglia: Valdirene, 30 anni, in carrozzina e con paralisi cerebrale; Katia, 23 anni che sta frequentando la facoltà di Educazione fisica e gioca a calcio femminile; Beatriz, 22 anni, che fa Fisioterapia all’università e pratica l’atletica leggera; Wendel 18 anni, che fa karate e studia Diritto; Franciane, 17 anni, al primo anno delle superiori e pratica judo; come pure Matteo, al primo anno delle superiori; e così come Karol, 13 anni, all’ultimo anno delle scuole medie; Juan, 10 anni, quinta elementare, gioca a calcio.
Lo sport, insieme alla scuola e alla Chiesa, è un valore prezioso in questa realtà, assai pericolosa, al punto che due dei nostri ragazzi sono stati assaliti vicino a casa.

Guarda l’intervista alla famiglia Riboni

Da Cremona al Brasile, una grande casa fatta famiglia

Reno e Anna Riboni, una famiglia cremonese della Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII raccontano la loro storia di impegno e carità dalla casa di #SalvadordeBahia dove accolgono ragazze madri e minori in difficoltàLEGGI DI PIU'https://www.diocesidicremona.it/blog/da-cremona-a-salvador-de-bahia-reno-e-anna-una-grande-casa-fatta-famiglia-03-12-2019.html

Pubblicato da Diocesi Di Cremona su Martedì 3 dicembre 2019




Alluvione a Salvador de Bahia

Tutta Salvador de Bahia martedì 26 novembre è stata colpita da una inaspettata alluvione. La pioggia, fin dalla notte intensissima e inaspettata con quella potenza, ha riempito canali e scoli e fin dalle prime ore del mattino la città si è ritrovata allagata.

In particolare la zona della parrocchia di Cristo Risuscitato ha avuto alcuni quartieri particolarmente colpiti con l’acqua che rapidamente ha invaso le strade e le case fino ad arrivare all’altezza di un metro.

Per fortuna non ci sono state vittime, ma molte famiglie hanno perso tutto, dai vestiti al cibo, dai materassi ai mobili.

Con il passare delle ore la pioggia ha diminuito d’intensità e si è potuto cominciare a pulire e a liberare le case dall’acqua.

Anche una delle chiesine della parrocchia (quella appena riaperta con la presenza del Vescovo) è stata invasa dal circa 20 cm di acqua. Con l’aiuto dei volontari si è provveduto a liberarla. Ora sarà necessario ripitturare la parte rovinata.