Paola Bignardi nuova presidente della Fondazione “Don Primo Mazzolari”

È Paola Bignardi, già presidente nazionale di Azione Cattolica, la nuova presidente della Fondazione “Don Primo Mazzolari”. La nomina è arrivata sabato 25 luglio 2020 con quella del nuovo consiglio di amministrazione.

Paola Bignardi, come rappresentante della diocesi di Cremona, sostituirà dunque don Bruno Bignami (che resta postulatore della causa di beatificazione del prete del Boschetto). Come vicepresidente è stato designato don Luigi Pisani parroco pro tempore di Bozzolo, Daniele dall’Asta rappresentante della parrocchia di Bozzolo è il nuovo economo, il consiglio è composto da Massimo Passi erede di don Primo Mazzolari, Simone Coroni rappresentante della parrocchia di Cicognara, don Giovanni Telò in rappresentanza della diocesi di Mantova e don Umberto Zanaboni vice-postulatore della causa di beatificazione.

La nuova presidente si dice «molto contenta che mi sia stata richiesta questa disponibilità, perché – commenta – don Primo è stata una delle figure che hanno contribuito alla mia formazione: avevo vent’anni quando lo incontrai nei suoi libri: “I lontani”, “Tempo di credere”, le sue lettere… Dunque non arrivo da estranea, ma questo ruolo nella Fondazione si inserisce nel mio percorso di vita cristiana e di crescita culturale».

Un percorso che dunque continua con una responsabilità nuova e con l’entusiasmo di chi affronta una nuova sfida: «Ho ricevuto tanto da questa persona che non ho conosciuto direttamente e adesso posso in qualche modo restituire qualcosa. Non a don Primo, ma a tutte le persone che oggi mi auguro possano incontrare nella sua visione di Chiesa, e nel suo modo di vivere con calore l’esperienza cristiana un’ispirazione e un’occasione di crescita nella fede».

C’è dunque l’impegno alla divulgazione del pensiero e della testimonianza di don Mazzolari al centro dell’incarico che Paola Bignardi ha accolto: «Far conoscere e far apprezzare il suo pensiero e il suo stile di vita così attuale, e così rappresentativo di ciò che oggi le persone cercano nell’esperienza cristiana. È uno stile caldo, che passa dalla dimensione del cuore, dalla capacità di commuoversi anche dentro un contenuto rigoroso, che non cede al buonismo, ma chiede onestà e coerenza. Si tratta – aggiunge – di trovare attraverso don Primo la chiave per entrare nel cuore della vita cristiana più autentica».

Quello della nuova presidente è un incarico che si inserisce in un percorso avviato negli anni dall’attività della Fondazione e che le consegna oggi una ricca eredità: «Il lavoro svolto dalla Fondazione è quello che ha consentito a Papa Francesco di venire a Bozzolo e mettere il sigillo della sua autorevolezza a questa grande figura di parroco. Ma è anche il grande lavoro di ricerca portato avanti dal Comitato scientifico e quello in apparenza nascosto ma preziosissimo, della raccolta e della conservazione di tutto il patrimonio di documentazione e della corrispondenza di don Primo».

Un tesoro di spiritualità, riflessione storica, passione ecclesiale, che può contribuire ad una sempre maggiore conoscenza di un grande uomo della Chiesa del Novecento, per cui è avviato un processo di beatificazione in cui la Fondazione Mazzolari gioca un ruolo importante, così come la Diocesi di Cremona: «La grandezza di Mazzolari – commenta Paola Bignardi – non dipende da questo riconoscimento, ma questo riconoscimento è il modo per proporre a noi cristiani di oggi e a quelli di domani, un percorso e un modello di santità come patrimonio della Chiesa tutta».

Il percorso, ora nella sua fase diocesana , si avvia alle fasi decisive della verifica: «Il lavoro svolto finora ha portato il processo ad un punto avanzato di maturazione ma ancora molto lavoro è da fare. Adesso è il momento di una verifica esigente, come è giusto che sia, perché nulla sia improvvisato. Ma non è don Primo ad avere bisogno di questo riconoscimento; siamo noi ad averne bisogno: noi tutti che conosciamo la fatica della vita in questo tempo di profondo e radicale cambiamento abbiamo bisogno di un riferimento come don Primo che ci indichi la strada, lo spirito e lo stile».

Per i programmi e le iniziative da mettere in campo Paola Bignardi attende la fine dell’estate anche per capire quali saranno le misure di sicurezza da applicare ad eventi e incontri, ma – anticipa – «non rinunceremo a momenti di proposta culturale e spirituale anche sfruttando le possibilità che ci vengono offerte dai mezzi tecnologici». Un primo appuntamento potrebbe riguardare, già in autunno, la presentazione dell’ultimo volume di don Mazzolari pubblicato dalle edizioni Dehoniane a cura di don Bignami e don Zanaboni: si intitola “Mi piacciono le chiese vive” ed è una raccolta di riflessioni del parroco di Bozzolo sulla liturgia, un tema ancora poco studiato di un pensiero e di un magistero che ancora, a più di 60 anni dalla sua morte, continua ad offrire spunti e prospettive provocatorie e sorprendenti sui grandi temi della fede e della vita cristiana.




Una parola che non passa: Don Mazzolari a 130 anni dalla nascita

Si dice che il vino buono, invecchiando, migliora! Una cosa analoga capita con il messaggio di don Primo Mazzolari. Nel 2020 ricorrono i 130 anni dalla sua nascita, avvenuta il 13 gennaio 1890 a Boschetto, nella campagna cremonese a pochi chilometri dalla città di Cremona. Ogni anno che passa, la sua attualità non sembra perdere smalto. Anzi, davanti ai problemi che l’umanità si trova ad affrontare, negli scritti del parroco di Bozzolo c’è una miniera di riflessioni che guadagnano valore giorno dopo giorno. I drammatici eventi del Medioriente che stanno segnando l’inizio del nuovo decennio destano preoccupazione. Si continua a usare la forza quasi come unico strumento per la soluzione dei conflitti e, invece, ci si accorge di quanto questo sia illusorio. Scriveva sul quindicinale Adesso negli anni Cinquanta: «Per la Pace, più che parteggiare, direi che bisogna “agonizzare”, poiché essa è un bene uno e indivisibile come la Carità. E se uno la vuole per sé, deve domandarla per tutti: per gli stessi che non la vogliono, anche per coloro che ne sono indegni». Frasi che inchiodano. Se si desidera vivere in pace, bisogna avere il coraggio di chiederla per tutti, anche per chi non la merita. E invece domina incontrastata la regola dei due pesi e due misure: si vuole mantenere la pace in casa propria facendo la guerra in casa d’altri. Quanta ipocrisia si gioca anche ai giorni nostri!

Ma si sa, sulla pace Mazzolari è maestro indiscusso nel panorama cattolico novecentesco italiano. Ci sono argomenti, invece, poco affrontati e conosciuti che possono illuminarci oggi. Uno di questi è il rapporto con la terra. Certo, non è nella top ten dei temi mazzolariani, ma quando si leggono pagine di Cara Terra o alcuni discorsi per la giornata del ringraziamento o qualche novella non si può restare indifferenti di fronte alla sua sensibilità sociale. Il mondo contadino gli appartiene come provenienza e come esperienza. La denominazione di origine controllata contadina è spesso stata la sua lettera di presentazione per ottenere ascolto presso il popolo rurale che sa pesare a distanza la credibilità di un uomo. Quel mondo lo sente nel sangue, tanto da ricordare con affetto momenti dell’infanzia: la sera al fienile dove la famiglia si trova al tepore degli animali, la casa aperta agli ospiti di passaggio («una volta ne ho contati quindici» – confessa) o che hanno bisogno di dormire in un luogo riparato, la generosità del padre che non dice di no a nessuno e l’accoglienza della madre che ha sempre una fetta di polenta per tutti, la visita con la zia alla stalla per vedere i vitellini appena nati, quando si rinnova il prodigio della vita… Mazzolari ha imparato dalla vita contadina lo sguardo contemplativo, da credente, e ciò gli ha permesso di lasciarsi convertire dai tempi e dalle logiche della natura. Scriveva: «Campo è solo la terra che si lascia amare, che si abbandona alle nostre braccia e che ci dà il pane in cambio del sudore, e anche un po’ di pace per compensarci dell’affanno con cui seguiamo le alterne vicende dei tempi e delle stagioni. Il campo è il luogo dove penso di potermi incontrare con Dio, e che Dio riveste di erbe, di fiori e di spighe». La campagna «parla» ai contadini, ma per il parroco di Bozzolo, attraverso la terra è Dio che rivolge un messaggio all’uomo. La voce di Dio nella creazione chiede un ascolto obbediente. Senza questa fiducia, l’uomo rischia di pensarsi dominatore incontrastato, come un despota; non sa recepire i limiti presenti nella creazione e si scopre arrogante… Nel tempo dei cambiamenti climatici e di una comunità cristiana intenta a recepire gli insegnamenti di Laudato si’, c’è molto da seminare e altrettanto da raccogliere leggendo don Mazzolari. La saggezza cristiana del mondo contadino suggerisce uno stile di vita sobrio e umile. Certo, quel contesto sociale non esiste più.

Rimane però un insegnamento. C’è sempre il pericolo che la terra si allontani da chi se ne può prendere cura. Con la conseguenza dell’inquinamento e del degrado. C’è anche il rischio che l’ingiustizia finisca per prevalere. Terra e contadino possono finire calpestati. C’è già qualcosa dell’ecologia integrale di papa Francesco in questo sguardo etico che don Primo ha trasmesso… Come ignorare questa scuola di spiritualità?




In occasione del convegno “La cura del creato da Mazzolari a papa Francesco” annunciata un udienza speciale il 16 aprile prossimo in Vaticano (Video e Foto)

A conclusione delle celebrazioni per il 60° anniversario della morte di don Primo Mazzolari, papa Francesco ha voluto programmare un’udienza speciale a lui dedicata: si svolgerà il 16 aprile prossimo in Vaticano, alla presenza di una delegazione della Diocesi di Cremona. L’annuncio è stato dato dal presidente della Fondazione “Don Primo Mazzolari” di Bozzolo, don Bruno Bignami, in occasione del convegno “La cura del creato da Mazzolari a papa Francesco” che, con la partecipazione di Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano, si è svolto nel pomeriggio di sabato 11 gennaio presso una gremita sala Quadri del Palazzo comunale di Cremona.

L’intento dell’incontro – promosso da Diocesi di Cremona, Fondazione Mazzolari e Acli, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona in occasione dell’anniversario della nascita di don Primo – è stato quello di mettere in collegamento il rapporto del parroco di Bozzolo con la terra e le tematiche richiamate dal Papa nell’enciclica Laudato si’ e nel recente Sinodo sull’Amazzonia. Rispettivamente negli interventi di don Bignami e del professor Monda.

Ad aprire l’incontro – moderato dalla giornalista Chiara Delogu – il saluto di Paolo Segalla, responsabile del settore Ambiente delle Acli provinciali. «L’enciclica Laudato si’ è un documento straordinario che non parla di ecologia – ha affermato – ma di sociologia, politica, economia e umanesimo integrale, ispirate dalla spiritualità e che descrive un nuovo modo di essere su questo pianeta. Non è un documento solo per la formazione e la riflessione spirituale, ma esprime una tecnica non neutrale che definisce il tipo di società che si impone e i gruppi di potere che influenzano queste scelte a livello mondiale così come locale, per tante questioni come gli stoccaggi di metano sotterranei, i progetti di autostrade inutili, l’agricoltura industriale». «La riflessione di papa Francesco – ha concluso Segalla – indica una tecnica non neutrale che ci chiama anche all’azione, scegliendo da che parte stare, perché non è possibile stare da tutte le parti».

Nel suo intervento don Bignami si è soffermato sul rapporto di don Primo Mazzolari con la terra. Dopo aver introdotto la figura di don Primo come “prete-contadino” (come lui stesso si è definito in alcuni testi), ha messo in risalto la sua vicinanza con le questioni sociali dell’epoca: riguardo le famiglie contadine e il loro rapporto con la terra, la crisi economica e la religione. «Mazzolari – ha affermato don Bignami – vive la vita contadina da vicino, ne conosce i problemi e le istanze delle persone: nel primo dopoguerra avviene una crisi economica che anche lui avverte seguendo con attenzione e favorevolmente le rivendicazioni sindacali dei contadini, come all’epoca fece Miglioli, al fine di uscire dalle logiche padronali per riscattare la dignità lavorativa di tanti. E nel secondo dopoguerra denunciò le condizioni degradanti in cui vivevano molti contadini della val Padana».

Se all’epoca Mazzolari, a causa del differente contesto, non aveva la sensibilità ai temi ecologici come oggi vengono intesi, aveva però già individuato il legame fondamentale fra la terra e l’uomo. «Questo aspetto della spiritualità di don Primo – ha affermato il presidente della Fondazione Mazzolari – non è fra quelli prioritari, ma riprendendolo se ne scopre l’importanza: parlava di “campo” come terra che si lascia amare da chi la lavora in quanto frutto di una relazione che viene ugualmente ripresa anche dal Papa. Bisogna riscoprire questa spiritualità di Mazzolari che riguarda la relazione con la creazione perché nella terra c’è Dio che parla e noi l’abbiamo calpestata e inquinata».

Successivamente è intervenuto il direttore de L’Osservatore Romano Andrea Monda, che «ricoprendo questo ruolo da circa un anno – ha ricordato – sono come un portavoce delle parole di papa Francesco: quindi riporterò quello che è il suo messaggio nella “Laudato si’”». Ha così individuato alcuni punti chiave della riflessione del Papa.

Un termine che continua a ricorrere è “connessione”, parola chiave della relazione che c’è tra l’uomo e la terra che nell’enciclica diventa “ecologia integrale”. «Non è un documento che parla di ecologia – ha ricordato Monda – ma è un’enciclica sociale: mi auguro che, come la “Rerum Novarum” di Leone XIII del 1891 fu l’inizio della dottrina sociale della Chiesa, così l’enciclica di papa Francesco possa diventare l’inizio per una nuova stagione della Chiesa».

Il direttore della testata vaticana ha poi proseguito riflettendo sulla parola “umiltà”. «Mazzolari sapeva bene che la terra è in basso e come la parola “umiltà” deriva dal termine humus. Ricordando il proverbio “se i campi fossero all’altezza delle mani anche i ricchi li lavorerebbero”, Monda ha evidenziato come la imponga in qualche modo di chinarsi. Un gesto profondamente religioso: l’uomo si inchina e in qualche modo riconosce che ciò che è basso è, però, più alto e nobile. Abbassandosi e curando la terra l’uomo riconosce la sua origine.

Il terzo punto della sua riflessione ha riguardato la mistica. «Lo sguardo contemplativo di Mazzolari riporta allo uno sguardo contemplativo che i contadini hanno per natura: è proprio lo sguardo del contadino, del prete contadino, del papa e di ogni cristiano che è indispensabile per andare avanti e per avere dei frutti».

È seguito poi l’intervento del sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, che si è soffermato sul senso del futuro che dev’essere proprio di ogni singolo come di ogni comunità. «Il senso del bene comune – ha detto – è una questione chiave per pensare a un futuro con uno sguardo ampio in un mondo di relazioni così come è importante avere una consapevolezza del futuro: la consapevolezza dei disastri ambientali è sempre maggiore, così come a livello mondiale così ogni città ha i suoi problemi legati anche a una certa inconsapevolezza e visione sbagliata del futuro. Per questo allora serve una consapevolezza entusiasta, che sia positiva per poter crescere».

 

Photogallery dell’incontro

 




“La cura del creato da Mazzolari a Papa Francesco”: incontro con il direttore dell’osservatore Romano l’11 gennaio

È in programma sabato 11 gennaio (ore 16.30) presso la sala Quadri del Comune di Cremona l’incontro intitolato “La cura del creato da Mazzolari a papa Francesco” con la partecipazione di Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano.

Durante l’incontro – promosso da Diocesi di Cremona, Fondazione don Primo Mazzolari e Acli, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona e moderato dalla giornalista Chiara Delogu – interverranno anche il Sindaco Gianluca Galimberti e don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro e presidente della Fondazione Mazzolari.

L’intento del convegno è quello di mettere in collegamento la riflessione di don Mazzolari sul suo rapporto con la terra e le origini (ricordando anche i 130 anni della nascita del prete del Boschetto) con la quella sul rapporto con la creazione espressa da Papa Francesco nella Laudato sì e nell’ambito del recente Sinodo sull’Amazzonia.

In particolare don Bignami presenterà il rapporto tra Mazzolari e la terra mentre il direttore del quotidiano della Santa Sede Andrea Monda guarderà al messaggio di Papa Bergoglio.

«Guarderemo – spiega don Bignami – ad un aspetto ancora poco esplorato del pensiero di don Primo, osservando una volta in più come abbia intuito cose che oggi, 60 anni dopo la sua morte, sono diventate fondamentali per la vita della Chiesa e del mondo»

Locandina




Enzo Bianchi tuona contro «l’afonia» dei cattolici in politica e richiama l’appello di don Mazzolari (audio completi e video intervista)

Un appuntamento molto partecipato e apprezzato dai presenti quello che si è svolto a Bozzolo sabato 5 ottobre dal titolo “Questa è l’ora: appello ai cattolici”.

L’incontro, organizzato da “Amici del dialogo-Associazione di cultura e politica area Oglio Po”, in collaborazione con la Fondazione don Primo Mazzolari e la Parrocchia di San Pietro Apostolo di Bozzolo, ha visto tra i relatori il prof. Giovanni Borsa direttore della rivista mazzolariana “Impegno”, padre Giuseppe Riggio caporedattore della rivista gesuita “Aggiornamenti sociali” e padre Enzo Bianchi fondatore della “Comunità monastica di Bose”.

I cattolici devono essere visibili. Papa Francesco e prima ancora il Vangelo portano a fare una scelta di campo pre-politica, apartitica, non ideologica. Ma portano a scegliere. Per il bene della polis, della città, per il bene pubblico. Questo in sintesi quanto è stato condiviso dai relatori presenti.

Enzo Bianchi sull'impegno dei cattolici in politica

Enzo Bianchi da Bozzolo tuona contro «l’afonia» dei cattolici in politica e richiama l’appello di don Primo MazzolariArticolo e audio integrale al link 👇🏻https://www.diocesidicremona.it/blog/enzo-bianchi-tuona-contro-lafonia-dei-cattolici-in-politica-e-richiama-lappello-di-don-mazzolari-audio-completi-e-video-intervista-07-10-2019.htmlFondazione Don Primo MazzolariAmici del DialogoParrocchia di Bozzolo

Pubblicato da Diocesi Di Cremona su Lunedì 7 ottobre 2019

A partire da don Luigi Pisani, parroco di Bozzolo, che nell’introdurre i lavori ha confidato che «non è stato facile preparare questo incontro ma noi abbiamo insistito perché ci fosse questo momento in questo momento. Tante le resistenze interne alle parrocchie e dentro l’ecclesialità stessa nel parlare di politica». Perché pare ci si dimentichi il senso proprio delle parole, nel suo significato originale. «Per superare la tentazione di tanti cattolici di rintanarsi nelle sagrestie sazi di un culto privato e personale -continua don Pisani – occorre spingerli a decidersi in quale chiesa vorrebbero riconoscersi. Nella chiesa di don Primo e di papa Francesco, che è quella del Concilio Vaticano II? O in quella di alcune ideologie tradizionaliste o dietrologie, che vorrebbero riportarci al medioevo clericale, alle vecchie dogane, ai muri del silenzio, ai reticolati assassini magari ammantati dall’idea della difesa dei nostri valori e della nostra fede? Quale chiesa vogliono scegliere i cristiani?».

Dopo queste sollecitazioni, è stato il momento di una riflessione da parte del prof. Borsa che, a partire dagli studi promossi dalla Fondazione Mazzolari, ha attualizzato il motto di don Primo “il Vangelo è un invito a fare, fare è la prima beatitudine”. «La fede è incarnata – ha dichiarato – nella lucida osservazione della realtà che la circonda, sia essa la pieve sull’argine oppure le trincee, l’Italia del fascismo o quella della ricostruzione. Fra la gente a cui don Primo andava incontro scorgeva allora la necessità di un’azione riformatrice». La stessa di cui c’è necessità oggi. La stessa, per utilizzare i citati termini di don Primo dalle pagine della sua “Rivoluzione cristiana”, che  gli faceva dire che «nessuno può eguagliare la passione rivoluzionaria del cristiano perché nessuno può eguagliare la sua sete di salvezza. E ci si salva con gli altri. Ci si salva salvando».

L’audio dell’intervento del prof. Borsa

A seguire, è stato il momento di un lungo excursus storico di padre Riggio che, partito dal Non expedit di Pio IX (che impediva ai cattolici di impegnarsi nella politica sia attiva che passiva), passando attraverso “l’Appello ai liberi e forti” di don Sturzo, per arrivare all’Assemblea costituente del dopo guerra e al caso Moro, ha ripercorso per tappe la partecipazione dei cattolici alla vita politica del loro Paese. Fino ai tempi attuali. Dato significativo nel presente è il forte astensionismo alle ultime elezioni europee, il che significa un profondo disinteresse per la politica, «da troppi dileggiata». Mentre grande è «la sfida della vocazione all’impegno politico», per ricordare l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di papa Francesco.

L’audio dell’intervento di padre Riggio

Da ultimo, l’intervento probabilmente più atteso, perché si sa che padre Enzo Bianchi, oltre che essere il fondatore della comunità monastica di Bose, è anche molto vicino agli ambienti papali. E ci si aspetta da lui delle provocazioni e delle novità. Le quali non sono tardate ad arrivare.

«Viviamo nel tempo della crisi ma il vero problema si chiama aporia, aporia come incertezza, come non comprendere e non sapere, non saper dire né decidere né operare delle scelte -ha dichiarato- Questo perché manca l’operazione faticosa e paziente del discernimento, della lettura dei segni dei tempi».

E, sollecitando a interrogarsi su quello che è necessario nell’hic et nunc, qui e ora, nel mondo europeo del secondo millennio, ha portato l’auditorium a riflettere, con partecipazione a tratti commossa, sull’incapacità dei cattolici, dei cristiani, a stare nella polis. «Un’afonia dovuta a un’astenia della loro fede. Continuiamo a interrogarci sui mezzi con cui i cattolici possono essere presenti in politica. Ma il problema è più radicale. C’è stato un allontanamento. I cattolici sono stati delegittimati e sostituiti da soggetti ecclesiastici che hanno avocato a sé il discernimento della politica italiana. Si è negata ai fedeli laici la possibilità di essere cristiani adulti e maturi. La loro voce è stata impedita». Bianchi addita pertanto a una certa visione di chiesa la colpa di non aver lasciato spazio al laicato di vivere nella polis l’ispirazione cristiana, che è quella che nasce dalla parola di Dio e che chiede di essere partecipi alla vita della città. L’ispirazione che non si accontenta del servizio agli altri nella verità e nella carità, ma che è anche un’assunzione di scelta e di azioni nella politica, nell’economia, nel governo della città.

«Spetta ai cattolici la funzione immediata nel partecipare in prima persona alla vita pubblica».

La concezione cristiana della politica, allora, dev’essere «eversiva e anormale», perché solo così si distacca da ciò che nella storia è vincente. «La fede cristiana chiede oggi una rifondazione. Il fondamento è e resta Gesù Cristo ma il modo di vivere il cristianesimo in questa società di oggi è nuovo e chiede che noi rifondiamo la nostra prassi e la nostra presenza. Ma questo dipende da una fede che abbia una vera passione per Gesù Cristo, il che significa una vera passione per l’uomo. Altrimenti la nostra sterilità continuerà ad essere attestata».

L’audio dell’intervento di Enzo Bianchi

Erano presenti il sindaco di Bozzolo, l’on. Giuseppe Torchio, la senatrice Albertina Soliani, l’on. Bruno Tabacci e l’on. Pierluigi  Castagnetti.

 

A BREVE IL VIDEO INTEGRALE DEL CONVEGNO




Don Paolo Antonini, il prete dell’accoglienza, “erede” di don Primo (VIDEO)

Si è conclusa domenica 16 giugno la tre giorni dedicata alla figura di don Primo Mazzolari “Rimandi Mazzolariani. Il fiume, la cascina, la pianura”, voluta da Fondazione Mazzolari in occasione del sessantesimo anniversario della morte di don Primo. Con il patrocinio di Regione Lombardia, Comune di Bozzolo, Comune di Sabbioneta, ass. FiloMeeting, ass. Gli Amici di Gemma, Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Francesco” di Mantova e naturalmente della Parrocchia di Bozzolo, la rassegna ha visto affiorare una modalità nuova di relazionarsi al pubblico che, numeroso, ha raggiunto Bozzolo in questi giorni: tanti gli appuntamenti dedicati alla figura di don Primo che, anche in simultanea, si sono avvicendati in diversi luoghi cittadini.

“La formula che abbiamo scelto per questa celebrazione è stata vincente – dichiara il parroco don Luigi Pisani-. Le persone hanno potuto partecipare in base alle loro preferenze. Abbiamo proposto dibattiti, ma anche momenti di riflessione a partire da letture delle parole di don Primo. E poi musica, cinema, arti visive. Senza dimenticare di dare spazio a momenti di animazione per bambini. Tra la fine dell’anno in corso e il successivo si succederanno altri eventi tra Cremona e Mantova in collaborazione con l’attuale rassegna bozzolese e ci auguriamo che questo sia l’inizio di un percorso che si possa ripetere ogni anno”.

Sul palco, anzi sarebbe meglio dire tra i borghi di Bozzolo, si sono succedute grandi personalità del panorama nazionale che nella più assoluta semplicità hanno dato vita a momenti di elevata riflessione: don Bruno Bignami (presidente della Fondazione Mazzolari e direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro), che ha aperto la manifestazione venerdì sera con una riflessione intitolata “In dialogo con don Primo Mazzolari”; Stefano Zamagni (docente di economia politica presso l’Università di Bologna e presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali) che ha presentato nel pomeriggio di sabato 15 una riflessione dal titolo “Redistribuire la ricchezza”; Moni Ovadia che ha proposto i suoi “Racconti di un viandante”.

Particolarmente significativo l’evento di apertura di domenica 16 quando, presso la sala  assemblee dell’oratorio, è stato presentato il docu-film “Don Paolo Antonini, il prete dell’accoglienza”. Ideato da un gruppo di volontari provenienti da diverse zone della Diocesi di Cremona, credenti e non credenti, legati alla figura di colui che dal 1978 al 1997 fu parroco a Casalmaggiore, produzione e regia di Gigi Bonfatti Sabbioni, il documentario è stato introdotto dalle parole di don Luigi Pisani.

“C’erano tanti preti che come don Paolo ripercorrevano le orme di don Mazzolari – ha dichiarato – ma se ai tempi di don Primo la profezia era nella base della Chiesa oggi è al vertice. Eppure una parte della base della Chiesa non la ascolta, non è sintonizzata con i valori di una Chiesa dei poveri e nemmeno con quelli espressi dal Concilio Vaticano II. Ma noi non possiamo tornare indietro”.

Una lettura attualizzata molto intensa della vita di don Paolo Antonini. Una lettura condivisa con l’amico e giornalista Nazzareno Condina.

“Nei dieci anni in cui ho avuto il piacere di collaborare con lui – dichiara – non l’ho mai visto rifiutare un aiuto a qualcuno. Non riusciva mai a dire di no. Don Paolo era una persona particolare già dai suoi modelli, che passavano dal pacifismo militante di Balducci ai teologi della liberazione, dall’inquietudine di Turoldo alla lezione di don Milani. Senza dimenticare il suo don Primo Mazzolari, che citava sempre. Don Paolo infatti era un uomo di cultura oltre che un uomo di profonda fede. E oltre che essere un uomo di cultura era un uomo di azione”. Azione che viene narrata proprio nel documentario.

Attraverso il racconto di testimoni oculari, Bonfatti Sabbioni ha riproposto la cronologia della storia di don Paolo dall’ingresso in seminario giovanissimo, dove venne ordinato sacerdote nel 1945, al decesso in Domus a Bozzolo nel 2009.

Don Paolo fu inviato giovane prete nella parrocchia di Breda Cisoni, dove sarebbe rimasto fino al 1961 per poi entrare in Gazzuolo e qui vivere il sacerdozio per 17 anni. Sono gli anni dell’apertura dei primi circoli ACLI della zona, a dimostrare l’interesse di un giovane parroco verso giovani uomini. E se già in quei primi anni si poteva intuire lo spessore dell’uomo oltre che del sacerdote, “mi dicevano di lasciar perdere gli scritti di don Primo e di dedicarmi allo studio dei testi” dichiara lo stesso don Paolo a Giancarlo Ghidorsi di Fondazione Mazzolari, il vero exploit si ebbe all’arrivo a Casalmaggiore, dove prese in mano la parrocchia che era appartenuta fino ad allora a Mons. Brioni. Qui l’apertura della Casa dell’accoglienza per quelli che allora venivano chiamati “extracomunitari” (termine oggi sostituito dal più inclusivo “migranti”), che fungeva inizialmente da alloggio per i lavoratori stagionali ma poi divenne rifugio per tutto l’anno, fu probabilmente l’opera che più lo identificò sia in paese che fuori.

Figura complessa e dedita all’uomo in tutte le sue sfaccettature, don Paolo viene descritto come il prete degli ultimi, degli emarginati, dei soli. Il prete che agiva la sua fede, a dirla con una sua dichiarazione rilasciata nel 1993 allo stesso Bonfatti Sabbioni, in “orizzontale”.

“Non è possibile vivere la nostra esperienza di fede limitandola ad un rapporto verticale, il rapporto con Dio, senza una dimensione orizzontale, quindi senza una dimensione sociale. Non si può andare a Dio se non si passa dall’uomo e il nostro andare a Dio rimanda all’uomo. Noi crediamo in un Dio che si è incarnato, Dio che fa della sua esistenza un dono all’uomo. Un Dio per l’uomo, un Dio con l’uomo, un Dio nell’uomo. Questo è il mistero dell’incarnazione e della redenzione”. E le sue non erano solo parole, ma diventavano accoglienza, ascolto, comprensione. Diventavano vicinanza a ragazzi dipendenti dalle droghe, a famiglie in difficoltà, a malati nel corpo e nella psiche. Diventavano alloggio per uomini e donne che venivano da lontano a cercare una vita migliore e tentativi di impostare, tra essi, il dialogo interreligioso proposto dal Concilio Vaticano II. Molto ancora ci sarebbe da dire, ma vogliamo rimandare al prossimo novembre quando, stavolta a Casalmaggiore, prenderanno avvio le celebrazioni per il decennale della sua morte.




Moni Ovadia a Bozzolo per la tre giorni dedicata a don Mazzolari (AUDIO e FOTO)

Una serata molto partecipata e intensa quella di sabato 15 giugno a Bozzolo nella cascina di fronte alla Fondazione don Primo Mazzolari. Ospite, all’interno della rassegna di tre giorni dedicata a don Mazzolari, Moni Ovadia, famoso artista eclettico e intellettuale italiano di origini bulgare e di cultura yiddish.

L’atmosfera nella cascina è stata molto accogliente, preceduta da una semplice cena a buffet animata da una band giovanile durante la quale i partecipanti hanno potuto conoscersi e intrattenersi anche con il celebre relatore, giunto prima anche per avere la possibilità di fare visita alla Fondazione.

Don Bruno Bignami, presidente della Fondazione, ha introdotto l’incontro ricordando che la cascina è stata uno dei tre elementi evidenziati da papa Francesco durante la sua visita a Bozzolo due anni fa (insieme al fiume e alla grande pianura): “la figura della cascina è però pericolosa – ha affermato don Bignami – perché può diventare sinonimo di chiusura, mentre il suo vero significato deve essere quello del vivere insieme in comunità, come una famiglia”.

Moni Ovadia è stato introdotto dal professor Enrico Garlaschelli, docente di filosofia alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Milano e docente presso l’Istituto di scienze religiose di Mantova, che ha voluto indicare come questa rassegna (organizzata per la prima volta) sia un tentativo di andare oltre i soli libri di Mazzolari per provare a riflettere e ragionare anche di materie come l’economia, la filosofia o l’ecologia, per tentare altre strade entrando in azione e accettando le novità. Presentando l’ospite ha sottolineato come “Moni è una persona difficilmente catalogabile, è una persona a tutto tondo che, come don Primo, pensando ai lontani li sente vicini”.

Moni Ovadia ha saputo coinvolgere i numerosi presenti con parole intense e profonde, partendo dall’evocazione della situazione umana del viaggiare: “da Abramo a Odisseo il viaggio è la scoperta dell’umano e di se stessi. Abramo nel suo viaggio scopre Dio e che l’etica del viandante si identifica con l’etica dello straniero perché, come ci insegnano i maestri cabalisti, il cammino più grande è quello che si innesca quando si va incontro all’altro”. L’artista ha poi ricordato che “come Abramo riceve la benedizione universale da Dio, una benedizione che è unica ma che si declina in diversi modi per ogni famiglia, popolo e religione, così Odisseo non è protagonista di un grande poema perché è tornato a Itaca dalla famiglia e l’ha circondata col filo spinato ma perché compie un percorso di conoscenza, di identità che va verso l’altro con curiosità”. Così è stata poi introdotta la figura di don Mazzolari.

È iniziato poi un percorso sulle parole di Gesù che invitano ad amare il prossimo, ad amare lo straniero perché “in ogni essere umano c’è l’immagine di Dio, che è l’immagine dell’amore. In ebraico si può omettere il verbo essere e, secondo alcune interpretazione, il comandamento dell’amore può essere letto in una diversa chiave: ‘ama il prossimo tuo che è te stesso’, diventando così un invito alla pace. Infatti, secondo la Bibbia, abbiamo tutti un unico progenitore, Adamo, per ricordarci che nessuno può così vantare un’ascendenza superiore”.

Garlaschelli ha poi voluto provocare Ovadia ripartendo da don Primo, per il quale tutti sono esuli, poiché non c’è nessun pellegrino come il cristiano che è in un cammino di formazione umana. A questa provocazione l’artista ha voluto dare risposta indicando come “la giustizia e l’uguaglianza sociale dovrebbero essere alla base della convivenza umana, andando oltre l’idea dell’appartenenza della terra, poiché in realtà essa non ci appartiene: è soltanto un dono che riceviamo. Ci possiamo così ricordare che la fragilità è ciò che caratterizza l’uomo e senza questa si perderebbe l’umanità: questa precarietà ci ricorda che in ogni momento la nostra vita può cambiare e ciò non dipende dalla nostra grandezza o dal nostro potere. Ed è proprio nell’accogliere questa fragilità che i grandi padri biblici, attraverso i loro difetti si sono potuti mettere in contatto con Dio: infatti è nella fragilità che splende la grandezza dell’essere umano”.

Ovadia, che non è cristiano e ha deciso di uscire dalla comunità ebraica, è comunque profondo conoscitore delle Scritture (della Torah come della Bibbia cattolica, ma anche del Corano) e ha voluto ricordare come per i cattolici, per definizione stessa del termine, il Vangelo è per tutti, è di tutti e che la più grande blasfemia è fare di questo libro un simbolo di parte”.

Al termine della serata è stata omaggiata all’artista una maglietta personalizzata con le parole di don Primo “Ciò che è bello non si lascia prendere”.

Matteo Lodigiani

 

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Segue, nella giornata di lunedì, il resoconto della giornata di domenica con il convegno su don Antonini.




La tre giorni su don Mazzolari anche su L’Osservatore Romano

Anche L’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, nell’edizione di lunedì 17 giugno ha dato spazio alla tre giorni che, dal 14 al 16 giugno a Bozzolo, ha celebrato i sessant’anni dalla morte di don Mazzolari con una rassegna – intitolata “Il fiume, la cascina, la pianura”— che ha previsto mostre, musiche, letture, incontri e testimonianze, con la partecipazione di ospiti illustri.

La pagina 5, quasi interamente dedicata a don Primo, ospita in particolare il resoconto dell’interessante iniziativa che nel pomeriggio di sabato 15 giugno ha messo a tema “Ricchezza, povertà e redistribuzione” grazie agli approfondimenti di economisti politici come Stefano Zamagni e Flavio Delbono dell’Università di Bologna, della docente di Filosofia politica Carla Danani dell’Università di Macerata e della docente di Economia Aziendale dell’Università Cattolica di Piacenza Annamaria Fellegara. L’articolo è a firma di Paolo Rizzi, docente del Dipartimento di Scienze economiche e sociali dell’Università Cattolica.

Ampio spazio è dedicato anche all’intervento del presidente della Fondazione don Primo Mazzolari, don Bruno Bignami, che a partire dall’immagine del fiume offre alcuni punti di luce sull’intera esistenza sacerdotale del “parroco d’Italia”.

La pagina de L’Osservatore Romano




Bozzolo, tre giorni di fede, arte e cultura nel 60° della scomparsa di don Mazzolari

“Il fiume, la cascina, la pianura: le tre immagini usate da Papa Francesco il 20 giugno 2017 in visita alla tomba di don Primo Mazzolari, ora diventano tre giorni di manifestazioni a Bozzolo”: lo spiega al Sir don Bruno Bignami, presidente della Fondazione Don Primo Mazzolari che ha sede nel paese – provincia di Mantova, diocesi di Cremona – in cui il prete-scrittore fu parroco dal 1932 al 1959, anno della morte, e dove è sepolto.

La Fondazione sta celebrando i 60 anni dalla scomparsa di Mazzolari e per l’occasione ha predisposto una fitta serie di appuntamenti culturali, religiosi e di svago che portano i riflettori sulla piccola cittadina nella Val Padana. “Don Mazzolari scende in piazza e lo fa in occasione del 60° dalla morte. Gli eventi – spiega don Bignami – sono organizzati dalla Fondazione, dal Comune di Bozzolo e dalla parrocchia e sono occasione per riprendere il messaggio di don Primo”. Bignami, che è postulatore della causa di beatificazione del sacerdote lombardo e direttore dell’Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro, aggiunge: “Innovativo è lo stile di questa tre giorni che si terrà nei giorni 14-15-16 giugno; in vari punti del paese ci saranno mostre iconografiche, musiche, letture, incontri, testimonianze e ospiti illustri che si alterneranno e offriranno un approccio originale al parroco di Bozzolo”.

Si tratta “di un evento assolutamente inedito e unico, di richiamo nel suo genere. Si parlerà di economia, di filosofia, di politica, di spiritualità, di società, di comunicazione… senza rinunciare alla buona musica, al teatro e alla cucina mantovana”. Un richiamo offerto fra l’altro dalla presenza di personaggi importanti del nostro tempo: da Stefano Zamagni a Paolo Rizzi, da Moni Ovadia a Enrico Garlaschelli, da Carla Danani a Elena Bartolini, da Roberto Maier a Franco Gabrielli, da Barbara Rossi a Gaia De Vecchi. “Al centro ci sarà la parola di don Mazzolari, che diventa occasione di ascolto, di narrazione e di cultura grazie a volti che si incontrano”, conclude don Bignami. Gli appuntamenti prenderanno avvio venerdì 14 giugno, alle ore 16.30 nella chiesa di San Francesco (via Paccini, Bozzolo), con l’inaugurazione della mostra iconografica di Bruna Grazioli. A seguire, alle 17, nella sala civica di piazza Europa, sarà don Bignami a tenere una relazione pubblica sul tema “Don Primo Mazzolari nel nostro tempo”; sono previsti interventi dell’economista Paolo Rizzi, di Vincenzo La Fragola, diacono, e di Roberto Maier, sacerdote. Per l’intero programma – che ha preso avvio lo scorso novembre con un convegno su Mazzolari nella sede Unesco di Parigi, è proseguito con numerosi eventi in Italia e andrà avanti fino alla fine del 2019 -:fondazionemazzolari.it/.

 




60° della morte di don Mazzolari: pubblicati gli atti del Convegno all’Unesco

Il programma celebrativo promosso dalla Fondazione “Don Primo Mazzolari” di Bozzolo in occasione del 60° anniversario della morte del servo di Dio don Primo Mazzolari (12 aprile 1959), culminato con gli eventi del 6 e 7 aprile scorso a Bozzolo, sono iniziate a Parigi lo scorso 29 novembre con la conversazione internazionale promossa all’Unesco alla presenza del Segretario di Stato card. Pietro Parolin. Proprio in questi giorni sono disponibili gli atti del convegno.

Il testo – numero speciale della rivista “Impegno” – raccoglie gli interventi di don Bruno Bignami, Guy Coq, mons. Francesco Follo, Mariangela Maraviglia, mons. Antonio Napolioni, card. Pietro Parolin e Xing Qu.

Il volumetto è stato inviato a tutti gli abbonati, ma è disponibile, con offerta libera, anche presso la Fondazione, in via Castello 15 a Bozzolo (tel. 0376-920726; e-mail info@fondazionemazzolari.it).

 

Il nuovo libro di don Agnelli

In occasione del 60° anniversario della morte di don Mazzolari a Cremona la presentazione del libro del sacerdote cremonese don Antonio Agnelli “Vita, fuoco, passione divina. Istanze profetiche in Primo Mazzolari”.

Il testo analizza il cuore della sua profezia e del suo impegno per la pace e la giustizia, la sua immedesimazione e I granitica e la percezione della presenza del Cristo nella vita personale e storica delle persone. Alla luce di questa fede dinamica, Mazzolari proclamava il valore assoluto della dignità umana, contro le ideologie disumane del suo tempo, della libertà e della coscienza, illuminate dalla forza dello Spirito e il primato degli impoveriti, carne di Cristo, ai quali dare il necessario per una vita pienamente umana. Contribuire a realizzare una giustizia concreta, sebbene mai perfetta, era per don Primo imperativo categorico conformazione a Gesù di Nazareth, profeta della misericordia del Padre.

«Si comprende quanto per don Primo il Vangelo – fa notare l’autore – sia stata questione decisiva, poiché da esso deriva la possibilità di trasformare la storia secondo il progetto di Dio, sprigionando la passione divina per il mondo, che diventa per il credente una bruciante esigenza che non dà tregua». Da qui l’abbondanza di citazioni dai testi di don Mazzolari che corredano il primo capitolo del libro (dopo una breve sintesi biografica), dimostrando la sua fede del credente. A questi aspetti l’autore dedica il secondo capitolo. Il terzo, invece, analizza l’impegno costante di Mazzolari per decostruire una cultura di odio e violenza, contro l’assurdità della guerra e del riarmo atomico. Questioni quanto mai attuali.

L’autore conclude confermando l’attualità profetica di don Primo nell’essere stato animatore di speranza anche dentro contesti storici asfissianti, a partire dal perno della predicazione di Gesù, la misericordia divina. Infine, attraverso un ipotetico discorso per l’oggi, don Agnelli fa dire a don Primo, utilizzando i titoli delle sue opere più significative, di non tradire mai il Vangelo.