Spiritualità, arte e senso di comunità nella Via Crucis in dialetto di Cella Dati

Nella serata del 26 marzo l'iniziativa di preghiera nella chiesa parrocchiale di Cella Dati, nell'Unità pastorale Madre Nostra
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Preghiera, suggestione, affidamento: la Via Crucis in dialetto cremonese, celebrata la sera di venerdì 26 marzo nella chiesa S. Maria Assunta di Cella Dati, facente parte della Unità pastorale Madre Nostra, ha rappresentato la condivisione di un alto momento dal punto di vista spirituale ma anche culturale e comunitario.

Presieduta da don Federico Celini, in collaborazione con don Umberto Zanaboni e don Giacomo Ghidoni, la celebrazione, vissuta nel rigoroso rispetto delle norme antiCovid, ha visto la partecipazione di una assemblea attenta, partecipe e, in alcuni momenti, particolarmente commossa.

I testi, elaborati da vari poeti dialettali cremonesi e impreziositi anche dalle varie, quasi impercettibili ma significative, varianti linguistiche locali, sono stati raccolti da Giovanni Scotti, promotore e “regista” dell’iniziativa, in un testo, pubblicato qualche anno fa dalla Amministrazione Comunale di Sospiro in collaborazione con il locale Centro Culturale G. B. Puerari, assai ricco anche dal punto di vista musicale ed iconografico, sempre ad opera di illustri artisti cremonesi: una operazione culturale tanto singolare quanto di alto profilo.

Così, al canto della lauda e dei versetti vernacolari dello “Stabat Mater”, eseguito da Fausto Ghisolfi accompagnato all’organo da Lino Binda, si sono di volta in volta succedute e alternate le accurate presentazioni delle varie stazioni, da parte di Andrea Scolari, e la loro sapiente lettura, eseguita dallo stesso Giovanni Scotti, da Giovanni Bertoni, Mirella Grandi Vettone,  Dina Poli Garavelli, Paolo Soldi.

Un plauso agli estensori dei testi poetici dialettali Gentilia Ardigò, Dante Mainardi, Franca Piazzi Zellioli, Maria Rosa Righetti, Giuseppe Caso, Gianluigi Bolzoni, Pierluigi Lanzoni, Gigi Manfredini, Mario Ghidotti, Donatella Cervi Dellanoce, Riccardo Magri, Cesarino Rossi, Mara Soldi Maretti, Giovanni Scotti, Giovanna Bragadini, Uliana Signorini Romanenghi, che hanno permesso in modo organico, dunque, di realizzare “un componimento-preghiera che, pur nella crudezza di certe immagini di morte e nell’insistenza di un esacerbato olocausto, lascia uno spazio finale alla speranza, alla vita risorta, messaggio ultimo ed essenziale del Vangelo di Cristo”, come ha scritto Ines Brambati nella presentazione dell’opera.

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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