Speciale Giorno del Signore: ripartire dal lavoro per una nuova stagione economica (VIDEO)

Voci e storie dal territorio approfondite in studio dalla professoressa Chiara Mussida, don Bruno Bignami e il giornalista Guido Lombardi
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Il lavoro come “ripartenza” a conclusione del travagliato periodo della pandemia. Un “lavoro che cambia”, si reinventa, si riscopre in nuove modalità di azione – in parte dettate dalle difficili contingenze del momento – ma che necessariamente non deve smarrire l’attenzione alla persona e alla comunità. Se ne è parlato nella puntata speciale del “Giorno del Signore”, la rubrica diocesana andata in onda in occasione della giornata del Primo Maggio. Condotta dal direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali, Riccardo Mancabelli, ha visto la partecipazione di esperti e la raccolta di alcune preziose testimonianze dal territorio.

“Non è pensabile una vita a prescindere dal lavoro – è l’appello introduttivo del vescovo Antonio Napolioni –occorre sollecitare l’attenzione alla dignità e alla possibilità di lavoro per tutti”, anche  e sopratutto in una situazione non facile come quella attuale.

I dati non sembrano infatti lasciare spazio all’ottimismo. Oltre 456.000 sono stati i posti di lavoro persi in Italia nel corso del 2020: una  cifra pesante, originata in massima parte dalla emergenza sanitaria, all’interno della quale si inserisce – come ha evidenziato la professoressa Chiara Mussida, docente di Politica economica presso la Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza-Cremona – una perdita “particolarmente marcata per le categorie più deboli, come la componente femminile e i lavoratori a tempo determinato”. Le donne si sono inoltre ritrovate a fare i conti con la difficoltosa conciliazione con i tempi della quotidianità, con figli in didattica a distanza e la compartecipazione alle faccende famigliari.

Un milione di persone del nostro Paese può inoltre considerarsi povera, cioè non in grado di soddisfare i bisogni primari della quotidianità: un dato che non può che suscitare preoccupazione. Numerosi sono infine gli “scartati”, coloro cioè che per la particolarmente fragile situazione occupazionale di partenza si sono trovate “non tutelate da forme di intervento pubblico e che devono essere inserite nel panorama occupazionale”, come precisato da don Bruno Bignami, sacerdote cremonese a capo dell’Ufficio nazionale della CEI per i problemi sociali e il lavoro, che ha sollecitato “uno sguardo sul futuro partendo proprio da queste categorie di individui, da reinserire dentro nuove prospettive di lavoro”.

Nonostante una situazione in apparenza poco rosea, numerosi sono tuttavia gli spunti di ottimismo e rinascita che si presentano nei tempi attuali, partendo innanzitutto dalla riscoperta della componente comunitaria del lavoro. “È forte il senso di comunità in quest’angolo di Lombardia, più che in altre zone della regione – è la considerazione di Guido Lombardi, direttore di Cremona1 e Cremona oggi –: si è capito che da soli non si va da nessuna parte e questo può essere il punto da cui ripartire”. Va quindi riformulato l’approccio con il lavoro, “abitare una nuova stagione economica e sociale”, nella quale la comunità e un più consapevole utilizzo della tecnologia siano in grado di ridisegnare nuove prospettive occupazionali e sociali.

“In questi mesi abbiamo utilizzato tecnologie, prima poco utilizzate, che hanno consentito di annullare le distanze e creato opportunità per proseguire nel lavoro e nelle relazioni – è la constatazione del giornalista economico – occorre quindi investire nella digitalizzazione”, con l’impegno di utilizzare queste nuove risorse in modo consapevole e responsabile.

La tecnologia, unita alla condivisione e alla solidarietà, è inoltre in grado di creare opportunità di inclusione e valorizzazione dell’individuo, come insegna l’esperienza della cooperativa sociale “Il calabrone”, una attività positiva e propositiva,  importante testimonianza del territorio.

A tutto ciò va aggiunto il coraggio per una nuova sfida: “Va creata una nuova cultura di impresa – considera don Bignami – una concezione diversa rispetto al passato: il lavoro va concepito non come una stagione ma come esperienza continuativa di una intera vita” . Una vera e propria rivoluzione che non deve tuttavia perdere di vista la persona, la famiglia e la componente sociale del lavoro, sempre finalizzato allo sviluppo della comunità e dell’individuo.

La trasmissione, introdotta dall’incaricato diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, Eugenio Bignardi, si è sviluppata anche grazie agli stimoli offerti dal presidente regionale delle Acli Martino Troncatti, il segreteraio generale della Cisl Asse del Po Cremona-Mantova Dino Perboni e il presidente di Confcooperative Cremona Tiziano Fusar Poli.

In chiusura il racconto di un’esperienza di riscatto nata grazie al contributo della “Borsa di sant’Omobono”, lo strumento di sostegno messa in campo dalla Diocesi di Cremona per chi ha perso il lavoro in questo periodo.

 

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(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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