Sepoltura delle ceneri, Sant’Abbondio offre spazi per una cura comunitaria della memoria

Il parroco don Foglia e don Piazzi, responsabile dell'Ufficio liturgico, affrontano il tema tra attenzione pastorale e diritto canonico
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In questi giorni si è tornato a parlare – anche sui media locali – di un’iniziativa portata avanti ormai da alcuni anni in città dalla parrocchia di Sant’Abbondio, guidata da don Andrea Foglia. L’idea – perfettamente coerente con le normative oggi in vigore in Italia e in linea con le disposizioni della Congregazione della Dottrina per la fede – è quella di poter conservare le urne con le ceneri dei cari defunti anche all’interno di luoghi di culto come chiese o parrocchie.

Per capire il significato di questa iniziativa, abbiamo chiesto allo stesso don Andrea e a don Daniele Piazzi, incaricato diocesano per la pastorale liturgica.
«Dare la possibilità ai parrocchiani e a tutti coloro che ruotano intorno alla nostra parrocchia di conservare qui le ceneri dei propri cari non è altro che un modo di restituire un po’ di quella vicinanza cristiana tra vivi e morti che nel tempo si è persa. Fino all’inizio dell’Ottocento, infatti, era normale che i morti venissero seppelliti in chiesa o nelle immediate vicinanze. In epoca napoleonica però quest’usanza venne cancellata e vennero creati i cimiteri, lontani dalle città. In questo modo, però, la morte è diventata qualcosa di estraneo, da rifuggire ed esorcizzare e così, poco a poco anche quel legame stretto che legava cielo e terra è venuto meno», spiega don Andrea.
Anche per questo, racconta, poiché da ormai diversi anni la Chiesa ha dichiarato lecita la pratica della cremazione, si è pensato che fosse bello poter mettere a disposizione gli ampi spazi del chiostro e dei sotterranei per la conservazione delle urne funerarie. «È un servizio totalmente gratuito e non ci muove altro che una preoccupazione pastorale. C’è chi – anche in tempo di pandemia, dove il ricorso alla cremazione è aumentato – ha lucrato su questo e non lo trovo giusto. Io ho a cuore invece un’altra cosa:

poter riavvicinare il ricordo dei defunti alla comunità e far sì che la morte di coloro ai quali abbiamo voluto bene non sia qualcosa da dimenticare, ma un’occasione di memoria».

«La nostra parrocchia ha la fortuna di avere un chiostro con uno spazio molto ampio, dove è stato possibile ricavare un luogo per la conservazione delle ceneri. Il vescovo ha accolto favorevolmente questa cosa, verificando con la CEI e i liturgisti che fosse tutto secondo le norme. Abbiamo quindi realizzato delle colonne fatte di box dove si inseriscono le urne: sul davanti ci sono dei cubi che si impilano a colonna, con anche degli elementi artistici con incisi i nomi dei defunti».
Il progetto però non è ancora partito, perché in attesa del via libera del Comune di Cremona. «Speriamo che arrivi presto, ci sono già quattro famiglie che vorrebbero portare qui le ceneri dei propri cari e nell’attesa, purtroppo, le stanno tenendo in casa. Anche altri hanno già espresso il desiderio, in futuro, di poterle conservare qui. In fondo, se ci si pensa, è l’occasione per portare avanti un legame che prosegue oltre la morte. Dopo la messa domenicale, basta passare davanti a queste colonne per una breve preghiera. Attualmente abbiamo spazio per circa 200-300 urne, ma abbiamo anche un ipogeo sotterraneo che ne potrebbe contenere migliaia», conclude il sacerdote.

Il quadro normativo

Anche il quadro normativo italiano è favorevole a questa opzione. Così come quello liturgico. In diverse città italiane i Comuni hanno già autorizzato la realizzazione di cinerari nei luoghi di culto come chiese e parrocchie.

Don Daniele Piazzi, responsabile dell’Ufficio liturgico diocesano, sottolinea come sia una bella possibilità. «La Congregazione per la Dottrina della Fede, nel 2016, aveva già stabilito che le ceneri dei defunti debbano essere conservate in un luogo sacro come può essere un cimitero oppure in una chiesa o in un’area dedicata allo scopo dalle autorità ecclesiastiche. Questo per evitare – ad esempio – la dispersione dei resti all’esterno o la conservazione in casa (tutte cose previste dalla legge italiana, ma non a livello canonico perché contrarie dalla dottrina cristiana, ndr). E, si badi bene, la preoccupazione in questo senso è più culturale che non religiosa.

Tenere in casa le ceneri dei propri defunti è in qualche modo una privatizzazione del lutto che impedisce però l’elaborazione del distacco e in qualche modo pregiudica il futuro, perché toglie i luoghi della memoria. E senza memoria, lo sappiamo, non esistono presente e futuro».

Un’altra possibilità di cui si è discusso a livello nazionale, conclude don Piazzi, è quella di pensare di utilizzare anche chiese in disuso per convertirle in luoghi di conservazione delle urne. Si tratta di una soluzione di grande interesse perché, da un lato, viene incontro al fabbisogno di nuovi luoghi di sepoltura per le urne cinerarie e, dall’altro, permetterebbe il recupero degli edifici di culto in disuso, senza snaturarli e senza che essi perdano il loro carattere sacro.

Il valore della memoria

Sul tema è intervenuto in passato anche monsignor Felice di Molfetta, già Presidente della Commissione Episcopale per la Liturgia della CEI. «La morte, così presente nella rivelazione biblica e nello scorrere quotidiano degli eventi, è ormai diventata il vero tabù della nostra società, banalizzata nei media, ospedalizzata e marginalizzata (…). Con l’affermarsi della secolarizzazione, la morte e il morire hanno perso ogni connotato di sacralità, divenendo non più un passaggio ma un’ineludibile scadenza che sfocia nel nulla. Questa anestesia delle coscienze agisce togliendo la visibilità al dato della fine corporale, ovattandone le circostanze e i riti, facendo calare su di essa un silenzio che non è il silenzio orante davanti all’enigma e al mistero, il silenzio compassionevole del raccoglimento, della condivisione della pietas, bensì quello imbarazzato con cui si circonda ciò che scandalizza e sgomenta».
Anche per questo, conclude don Piazzi, «è più che mai necessario riscoprire l’importanza di un gesto come quello della degna sepoltura. Nella sensibilità cristiana, la sepoltura tradizionale delle salme, che va estesa per analogia anche alle urne cinerarie, presso i cimiteri o nelle chiese, è stata fin dalle origini espressione del rispetto dovuto al corpo, del distacco ma anche del permanente legame fra vivi e defunti, della memoria amorevole dei morti nei vivi. Una memoria che non può andare persa».

 

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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