«Proprio oggi che non possiamo invitarci a cena, riscopriamo lo stupore della Cena con Dio» (VIDEO E FOTO)

Nella Messa in Coena Domini del Giovedì Santo il vescovo Napolioni ha invitato a ritrovare la gioia di sentirsi invitati al banchetto di un Padre che ama senza confini
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«Il ricordo dello scorso anno è ancora vivo e dolente». Con queste parole, con questo sguardo su un passato ancora così vicino, il vescovo Napolioni ha introdotto la Messa nella Cena del Signore, presieduta in Cattedrale nella serata del Giovedì Santo. Uno sguardo che richiama agli occhi della memoria alla stessa celebrazione durante il Triduo del 2020, a «quella cena del Signore celebrata con tutti voi chiusi in casa, costretti al digiuno eucaristico e all’attesa di una liberazione dal male, certamente spirituale ma che ha preso anche le forme della insidia alla salute, della morte, della solitudine, dello scoraggiamento. Per questo – ha detto monsignor Napolioni – non possiamo non gioire stasera, perché anche se c’è ancora tanta strada da fare in questo tunnel buio la luce affascina e la nostra Cattedrale la raccoglie e la riconsegna al suo Signore che ci ospita al suo banchetto»

Ed è l’immagine del banchetto a guidare verso il senso più profondo di questa celebrazione e di ogni celebrazione Eucaristica, anche e in questo tempo: «Come quegli inviti a cena che oggi non ci possiamo rivolgere – ha invitato a riflettere il vescovo – Gesù però ci consente di essere a cena con lui. Siamo a cena da Dio. In questo gesto umanissimo si rivela il volto del Signore, il suo stile, la sua originalità. il suo cuore di padre, di madre, di fonte della vita».

Se tutta la storia della salvezza si può raccontare attraverso i pasti condivisi, «non come appuntamenti biologici, ma umani, comunitari, spirituali» è proprio in questa dinamica di condivisione, di convivialità e gioia condivisa a compiersi nel cenacolo la promessa di salvezza dell’Antico Testamento: «La Parola che salva è il nome di ciascuno di noi: “la festa è per te, invito te, mi do a te”… Gesù ha desiderato riunire i discepoli per consegnare loro questi gesti e per renderli consapevoli di un mistero così inesauribile ha lavato i loro piedi. Li ha stupiti».

Uno stupore che continuamente siamo chiamati a riconoscere e rinnovare: «Nel tempo – ha osservato monsignor Napolioni – abbiamo rischiato di congelare tutto ciò, di farne qualcosa che possiamo controllare con le cerimonie, i riti e con il rischio che tornando a casa l’unico commento sia: “che belli i canti” “la predica era lunga” “eravamo di più”, “eravamo di meno”… come fosse la cronaca di una partita. Invece eravamo a cena con Dio».

Un Dio – ha aggiunto – che ha mostrato il suo cuore all’uomo nella viat di Gesù che è venuto a «ribaltare l’ospitalità dei notabili invitando al suo banchetto gli scarti della società».

Questo lo stupore che non deve abbandonare il popolo cristiano: «Riprendiamo il cammino da ogni Eucaristia sempre più forti. – ha esortato il vescovo – Siamo più vecchi, siamo di meno, ma sempre più forti perché sempre guidati dal Signore. Chiediamogli – ha detto concludendo la sua omelia con una preghiera – di riaccendere questa sera in noi lo stupore: “Tu lavi i piedi a me?”, “Tu ti offri da mangiare a noi?”, “Non sei stanco del mondo, ci ami in maniera così incommensurabile… non bastano i numeri a misurarlo, a mettere confini. L’unico confine è il tuo abbraccio di Padre. Quell’abbraccio che noi non possiamo darci tra noi ma che tu ci fai sentire nel profondo del cuore”»

Nel rispetto delle norme di contenimento dell’epidemia in corso non si è svolto in questa celebrazione il gesto caratteristico della lavanda dei piedi.

La Celebrazione si è conclusa con la processione accompagnata dai canonici del Capitolo nel raccoglimento dell’assemblea verso l’altare dell’Adorazione per la reposizione dell’Eucaristia, dove il vescovo si è trattenuto per una preghiera silenziosa in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento prima dello scioglimento silenzioso dell’assemblea.

La fotogallery completa della celebrazione

 

 

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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