Pillola “dei 5 giorni dopo”, una comunità adulta non può lavarsene le mani

La vendita alle minorenni del farmaco va in direzione contraria rispetto ai percorsi educativi che hanno a cuore la crescita armoniosa dei nostri adolescenti
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La decisione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) di permettere la vendita  alle minorenni della pillola “dei 5 giorni dopo” senza ricetta medica va nella direzione opposta a quella in cui faticosamente, come comunità di adulti, si cerca di camminare.

Nelle nostre famiglie e comunità ci si pone infatti l’obiettivo di educare gli adolescenti perché crescano in modo armonioso nelle varie dimensioni della loro persona e imparino gradualmente a vivere relazioni con le persone improntate al rispetto, all’amicizia ed all’amore. Con questo obiettivo si propongono loro momenti formativi ed esperienze di servizio, li si aiuta ad interrogarsi sul significato dei gesti affettivi. Ci si forma per capire al meglio come interagire con loro senza farsi scoraggiare dal vederli vivere atteggiamenti lontani dai nostri desideri o dal fatto che a volte sperimentino esperienze che li segnano negativamente e spesso dolorosamente.

Come adulti si è chiamati a star loro vicino con la testimonianza, a proporre loro la bellezza di una vita che abbia nel Vangelo il suo fondamento, a richiamarli con pazienza quando sbagliano e a stare comunque e sempre loro vicino.

In quest’ottica l’educarli ad una vita affettiva e sessuale matura passa dalla vicinanza e dalla costanza di una proposta che li aiuti a conoscersi, a cogliere il loro valore e quello degli altri, la possibilità di donarsi dandosi i tempi per cogliere i linguaggi dell’amore. Per educarli a ciò servono adulti attenti, disposti all’ascolto, desiderosi di  dare il loro tempo e la loro passione a questi figli più giovani della comunità, accettando anche la sfida di capire modalità diverse di porsi.

Come adulti vogliamo e dobbiamo esserci.

Di segno totalmente opposto è il risolvere tutto con una pillola che può essere acquistata da una adolescente senza parlare o ascoltare nessun adulto, nemmeno un medico che spieghi con chiarezza quale farmaco si sta usando. E se un ruolo determinante lo hanno i genitori, sappiamo che la comunità, anche se eterogenea e con visioni antropologiche diverse, non può pensare di abbandonare alla solitudine gli adolescenti o illudersi che sappiano da soli discernere come vivere con responsabilità il loro amore.

Certo con buone probabilità quell’adolescente non avrà una gravidanza indesiderata, ma fa paura che sia questo l’unico problema da affrontare.

Dal punto di vista sanitario si conoscono le complicanze possibili che la ragazza vivrà, da sola e nel totale disorientamento, e si sa anche con quale facilità e frequenza una adolescente ricorrerà all’acquisto della pillola, contravvenendo ad indicazioni che sono sulla carta se nessun adulto aiuta a rispettarle. Viene infatti caldamente sconsigliato da chi  produce la pillola stessa un utilizzo frequente, ma in farmacia nessuno potrà verificare se questo è già successo.

Dal punto di vista educativo la minorenne non sarà aiutata a valutare serenamente le conseguenze possibili delle sue azioni, perché tanto saprà che c’è una facile via di fuga. Questo senz’altro non aiuta nello sviluppo di una personalità adulta che sa un po’ alla volta prendere decisioni consapevoli. Ed il ragazzo in gioco verrà ulteriormente confermato nel fatto che può comportarsi come crede, senza nessuna responsabilità, andando così decisamente contro quella logica di parità di dignità e responsabilità che tanto si proclama ed a cui anche il Direttore Generale dell’AIFA si appella quando afferma che la decisione è “uno strumento etico in quanto consente di evitare i momenti critici che di solito sono a carico solo delle ragazze”.

Le ragazze sono di fatto ancora più sole a vivere un momento pesante dal punto di vista fisico, emotivo e morale. Gli adulti, molto poco eticamente, se ne lavano velocemente le mani.

Se poi pensiamo che la pillola del giorno dopo in alcune situazioni impedisce la ovulazione, e quindi la fecondazione, ma in altre potrebbe agire su un ovulo già fecondato e quindi impedire lo sviluppo di una nuova vita, capiamo che in gioco ci sono ben altre questioni etiche: la accoglienza della vita di un nuovo individuo e la tutela e responsabilità educativa verso una minore.

Ufficio diocesano per la Pastorale famigliare

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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