Pastorale giovanile: per riprendere il filo educativo di fronte a sfide inedite

Una riflessione dell'incaricato don Paolo Arienti nei giorni in cui gli oratori provano con fatica e creatività ad interpretare questo tempo in chiave educativa
image_pdfimage_print

Un aggettivo si può a buon diritto spendere sull’estate 2020, appena iniziata e già carica di pensiero: inedita. Sì, mai vista per quanto la precede e per quanto la sta costituendo. Inedito è stato un lockdown che per forza maggiore ha spezzato tante reti educative, a cominciare dalla scuola, trasferendo tutto sul web e rimettendo al centro, non senza tensioni, la famiglia, nido di protezione e
contesto a volte precario.

Inedite le regole – anche dei giochi – di queste settimane che fungono da Cavallo di Troia rispetto a una scuola che non si è più ripresa e una stagione di luce che si va surriscaldando. Agli oratori – riconosciamolo, con serenità – è toccato proprio in queste ore il compito di riaprire i propri cancelli, laddove possibile e alle condizioni di legge, come primo luogo di socializzazione e nuovo incontro dell’umano. Un umano spesso impaurito, disperso, dislocato, forse più attento all’essenziale, ma anche più diffidente e difensivo. Tutto davvero inedito, davvero spiazzante.
Questo tempo ha chiesto di riprendere in mano il filo educativo, ripartendo col mettere in discussione tanti presupposti o taciuti o non ben espressi che qui si possono solo evocare, nella speranza che una diocesi, una comunità ecclesiale e civile li possano e li vogliano mettere nell’agenda del pensiero e del discernimento.
Ci si è scoperti esposti, anche alla mortalità, all’isolamento e allo sgretolarsi di ritmi sociali e psicologici dati per scontati. Abbiamo fatto l’esperienza del bisogno reciproco, declinato ora come nostalgia, ora come alleanza necessaria. Un nuovo ritmo del tempo e uno spazio, per certi versi deformato e compresso, sono venuti a trovarci, direttamente in casa. Ci siamo detti che servono rete, alleanze, disponibilità, coraggio e nuove idee. E abbiamo visto un welfare gonfiato a suon di euro, necessario a far ripartire il tutto, ma bisognoso di sguardi sinergici, compositivi, non sospettosi.
Stiamo provando a ripartire, a riprendere un filo di passione e di cura, consapevoli che è troppo poco contrapporre animazione e formazione; è troppo poco distinguere con la scure essenziale e secondario. Perché poi c’è l’umano, l’evolutivo, il povero e il vocazionale, l’evangelico, l’ecclesiale… tutte «cose» di carne e sangue che ci ributtano nell’orizzonte dell’altro, dentro la sua e nostra storia. E meno male che ci sta venendo nostalgia dell’oratorio e financo della scuola, dello sport e della corporeità vera. Meno male! E non per scarsa virtù, ma per la verità dell’umano e dell’evangelico.
Che sia questa una nuova alleanza di senso da cui ripartire?

Paolo Arienti
incaricato di Pastorale giovanile

Facebooktwittermail