Parte il Grest e l’estate si… anima

Sono quasi 5mila gli adolescenti che accoglieranno i più piccoli al Grest 2019 indossando la maglietta degli animatori. Ne abbiamo parlato con l'incaricato di pastorale giovanile don Paolo Arienti
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Il salone della Federazione Oratori cremonesi è pieno di scatoloni. Non è un trasloco, sono i materiali del Grest che dalla sede centrale vengono smistati nella rete degli oratori. Delle cinquemila magliette stampate per gli animatori ne avanzerà solo qualche decina: ci sono quelle grigie per i coordinatori con la scritta «Sono sempre i sogni a dare forma al mondo» e quelle gialle degli animatori su cui invece si legge «Adesso che ho cominciato a sognare non smetterò».

È un popolo numeroso e colorato quello degli animatori dei Grest; adolescenti dalla prima alla quarta superiore (in quinta c’è la maturità…) che anche dopo la fine della scuola scelgono di alzarsi dal letto alle 7.20 del mattino: «C’è l’aspetto magico dell’estate – osserva don Paolo Arienti, incaricato della pastorale giovanile – che viene vissuta come un tempo “liberato”, dove si accetta anche di prendersi un impegno come una scelta autonoma, da vivere a pieno. Non per nulla gli esperimenti con i “Grinv”, i gruppi invernali, non danno gli stessi risultati». Certo, per molti dedicare il tempo ad animare l’estate dei bimbi del quartiere o del paese nasce dalla voglia di stare in gruppo con i propri coetanei prima ancora che da una assunzione di responsabilità. Non per questo l’occasione è meno preziosa: «La prossimità agli adolescenti – commenta don Paolo – è forse il primo fronte educativo del Grest. Vediamo bene come l’obiettivo pedagogico si fa più urgente man mano che l’età cresce».

Così cresce anche il grado di responsabilità. Non tutti nel gruppo degli animatori hanno lo stesso compito: c’è chi partecipa all’ideazione dei progetti, chi coordina, chi prepara il campo da gioco o fa il capo–squadra. «Gli adolescenti sono nella catena educativa: non sono più bambini e non ancora educatori. Questo è molto importante anche per i più piccoli, che in loro vedono come dei fratelli maggiori. A cui però noi adulti abbiamo affidato un ruolo, a cui diamo fiducia, assumendoci anche qualche rischio». Non è però un salto nel vuoto. Durante l’anno infatti si attivano percorsi di formazioni studiati ad hoc per gli animatori con il sussidio del manuale preparato dalla commissione lombarda per fornire le competenze di base necessarie. C’è anche chi inserisce questi contenuti nel percorso catechistico in parrocchia, altri richiedono l’intervento della Federazione Oratori che mette a disposizione energie e risorse per incontri specifici negli oratori.

Conclusione di questi percorsi è il mandato: ogni oratorio ha il proprio cartellone che riassume e ricorda l’impegno di chi decide di indossare la maglia (grigia o gialla, ma tutte con disegnata una stella di Matisse) dell’animatore; ci sono anche un messaggio rivolto dal Vescovo agli adolescenti dei Grest e lo spazio dedicato alle firme: «È il loro impegno, un patto educativo – spiega don Arienti –. La sfida è quella di accompagnarli dall’entusiasmo puro alla forma del servizio, che introduce termini come abnegazione, dedizione, anche sacrificio…». Ma da dove arrivano gli oltre quattromila animatori dei Grest? Dov’erano fino ad ora? «Questa è una delle domande che ci poniamo: attiviamo solo i “fedelissimi” dell’oratorio, oppure anche quelli che si presentano solo a maggio? Qui sta alla gestione delle parrocchie, alla sensibilità di cogliere il clima di una comunità». Che nelle prime settimane d’estate pone in gioco la propria funzione non solo di accoglienza, ma anche di agenzia educativa di fronte (o al fianco) alle famiglie che mandano i propri figli: «Si tratta della fiducia guadagnata dall’oratorio in tanti anni.

Va detto che il Grest non è fatto solo dagli animatori, ma negli ultimi anni è cresciuta molto la presenza di giovani adulti, anche come educatori professionali, e di adulti. Spesso sono i genitori stessi che affiancano il don. Questo – riflette l’incaricato diocesano – per dire che al Grest non lasci il tuo bambino in mano a un quindicenne, ma lo fai entrare in una rete consolidata, con una regia, una preparazione e una tradizione educativa forte». Che guarda alla crescita di tutti. Insieme. E non la prende (solo) come un gioco, ma ne fa una questione di responsabilità. Ciascuno per la propria parte: «Abbiamo un’intera estate – si legge nella presentazione del Grest 2019 sul sito della Federazione oratori cremonesi – per scoprire che la vocazione è la bella storia della vita di ognuno».

 

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