«Non una semplice tradizione, ma una vera testimonianza di fede»

Sabato 2 novembre al civico cimitero di Cremona la preghiera di suffragio per i defunti presieduta dal vescovo Napolioni
image_pdfimage_print

Nonostante il maltempo, anche quest’anno in tanti hanno voluto prendere parte alla preghiera di suffragio per i defunti che il vescovo di Cremona Antonio Napolioni nel pomeriggio di sabato 2 novembre ha presieduto presso il cimitero cittadino. Un gesto che, rinnovandosi di anno in anno, assume un vero e proprio senso di «testimonianza di fede». Per questo, al termine della celebrazione, monsignor Napolioni ha voluto ringraziare pubblicamente tutti i presenti e in particolare le famiglie che hanno portato anche i bambini, educandoli così, nel ricordo dei propri cari, al tema della morte e della vita vera.

La preghiera è stata vissuta sotto l’androne di sinistra rispetto al monumento centrale del cimitero, dove solitamente la celebrazione del 2 novembre si svolge. Un cambio di programma, dettato dalla pioggia, che in qualche modo ha permesso di «entrare nelle tombe», ha detto il Vescovo, che ha voluto sottolineare come la testimonianza di fede abbia creato nel corso delle generazioni questo luogo di profondo significato anche simbolico, essendo a forma di croce con al centro un ottagono, segno del «giorno nuovo», riproposto anche nella forma di molti battisteri.

Il brano evangelico del dialogo tra Gesù in croce e i due ladroni è stato lo spunto per la riflessione del Vescovo. La scena del Golgota – quale «tomba dell’umanità», essendo il «luogo del cranio» secondo la tradizione la tomba di Adamo, il primo uomo – diventa con il sacrificio di Cristo luogo di grazia, in quanto Cristo porta nel mondo la vita vera.

Proprio la croce diventa, nella scena evangelica, luogo di liberazione e salvezza. E addirittura della «prima canonizzazione della storia», ha affermato il Vescovo riferendosi alla promessa del Paradiso al buon ladrone. Da qui l’invito, N rivolto a tutti i fedeli presenti, a «non impedire a Dio di chiamarci in qualsiasi momento, sino all’ultimo» e a «non impedire a noi stessi di aprire gli occhi» nel momento della morte. «Guardate alla vita e alla morte nella vera luce», ha detto ancora monsignor Antonio Napolioni, che dal riconoscimento della morte di Gesù come di un innocente ha voluto ricordare come ancora oggi troppo dolore sia provocato dall’odio umano, in particolare nei confronti dei più deboli.

Dopo la preghiera per i defunti, prima della benedizione finale, l’aspersione da parte del Vescovo con l’acqua benedetta nel ricordo del Battesimo e l’incensazione delle tombe, invocando la gloria della risurrezione per quanti qui sono stati sepolti.

Accanto a monsignor Napolioni c’erano il vescovo emerito Dante Lafranconi e i sacerdoti della città. Tra i fedeli, in fascia tricolore, l’assessore Barbara Manfredini ha rappresentato l’Amministrazione comunale.

Photogallery

Facebooktwittermail