Mons. Napolioni nella Messa del Giovedì Santo: «La lavanda dei piedi diventa il pane quotidiano» (VIDEO e FOTO)

Il vescovo ha celebrato in Cattedrale a porte chiuse. Nella sua riflessione tanti riferimenti all momento attuale: dal digiuno eucaristico, all'amore praticato nella cura del più debole. «Lasciamoci educare da Dio! Egli è più vivo che mai»
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Uno dei gesti più suggestivi della Messa nella cena del Signore, quella del Giovedì Santo, è certamente la lavanda dei piedi. Ma non per questo 2020 di Covid-19. Eppure in questo inizio di Triduo pasquale in cui si ricorda l’istituzione dell’Eucaristia «la lavanda dei piedi diventa il pane quotidiano». «Quasi come se le proporzioni fossero ristabilite – ha detto il Vescovo dalla Cattedrale di Cremona –. Ora meno comunione eucaristica e più comunione con la sofferenza, più servizio vicendevole, più amore praticato e non solo pregato e celebrato».

Deserta la Cattedrale, come ormai, purtroppo, ci si è abituati a vedere. Con il vescovo che dall’ambone si è rivolto a quanti hanno vissuto questa celebrazione in comunione spirituale attraverso i mezzi di comunicazione.

Nella riflessione del Vescovo l’ultima cena è stata accostata a quella pasquale degli ebrei, ma guardando anche alle cene eucaristiche domenicali in attesa del banchetto finale con Dio.

Non sono mancati i riferimenti all’oggi con la “quarantena degli ebrei”, chiusi in casa nella notte del passaggio dell’Angelo sterminatore, così come nei precedenti giorni delle altre nove piaghe. «Quante parti del mondo, quanti popoli poveri – ha ricordato monsignor Napolioni – anche in questi anni hanno sofferto e soffrono prove del genere che lasciano uno strascico di morte di miseria, che ora impaurisce anche noi».

Le piaghe d’Egitto ricordate dunque come strumento di vittoria di Dio sul male. Ma il Vescovo ha invitato a non formarsi solamente a questa interpretazione miope della parola di Dio, nella consapevolezza che il vero significato delle Scritture è illuminato dalla venuta di Cristo.

Monsignor Napolioni ha voluto poi ricordare il memoriale della liberazione dall’Egitto degli ebrei: un momento di vita familiare in cui i bambini disegnano i dieci flagelli di Dio che diventano durante la cena domande per comprendere meglio il significato di ciò che viene ricordato. Una liturgia familiare che in queste settimane anche i cristiani hanno in qualche modo imparato a vivere. «Anche noi – ha affermato il Vescovo – ci dobbiamo fare le domande giuste in questo momento».

Dalle piaghe dell’Egitto a quelle di Gesù sulla croce: l’onnipotente viene a condividere la fragilità umana.

E proprio in riferimento alla fragilità un passaggio in cui il Vescovo ha voluto aprire il proprio cuore: «Quando ero all’ospedale malato – ha raccontato – mi sentivo unito ai malati e particolarmente sentivo vicino Gesù. Perché Gesù è lì! Gesù ci si fa vicino così, non ci guarda da lontano, non decide a chi fare un miracolo e a chi no. Ma com-patisce, solidale, da dentro il nostro cuore, da dentro la nostra carne».

«Per questo ci consegna l’Eucaristia e contemporaneamente lava i piedi ai discepoli – ha proseguito –. Due grandi segni che ci giudicano, specie in questi giorni. Mai come stasera soffriamo un digiuno eucaristico forzato. Capisco il gran dispiacere di non celebrare pienamente la cena: si può guardare una cena in tv? Aumenta la fame!».

E ancora: «Magari aumentasse davvero la fame per scoprire che non è solo fame di un rito, di una tradizione, ma è la fame dell’amore! E l’amore il Signore lo sa far giungere nel cuore dei suoi figli in mille modi. Lo sa stanare dal cuore dei suoi figli come capacità di amare anche al di là delle nostre forze».

E qui ancora un riferimento all’oggi: «Non è quello che stiamo vedendo e sperimentando in questi giorni? Non è automatico: è frutto della libertà di ogni uomo e di ogni donna, che davanti alla sofferenza dell’altro decide se farsene carico, chinarsi, prendersene cura o girarsi dall’altra parte o, peggio, approfittarne per il proprio tornaconto».

Ecco allora che la lavanda dei piedi diventa il pane quotidiano. «Questa Quaresima lunga, in cui la lavanda dei piedi è cominciata molto presto, e non solo negli ospedali, ora culmina in questo Triduo che inizia così. Lasciamoci educare da Dio! Non pretendiamo di insegnargli la lezione: egli è più vivo che mai, si prende cura di noi, ci sta lavando i piedi così, ci sta lavando il cuore e la mente, anche con le lacrime che non cessano di sgorgare dai nostri occhi».

Se è mancato in questa Messa il gesto concreto della lavanda dei piedi, c’è stato, invece, un altro momento tipico: dopo l’intonazione del Gloria, il suono delle campane e dell’organo, che rimarranno “muti” sino all’annuncio pasquale.

Dopo l’omelia, poi, l’intensa liturgia eucaristica, con l’ultima consacrazione fino alla Pasqua.

La benedizione finale ha chiuso la Messa quest’anno senza la processione per riporre il Santissimo nel tabernacolo.

 

Photogallery della celebrazione

 

 

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Le prossime dirette sui nostri social e in tv

  • Venerdì ore 16 – Preghiera dall’Ospedale di Cremona
  • Venerdì ore 18 – Celebrazione della Passione del Signore (Cattedrale)
  • Sabato ore 21 – Veglia pasquale (Cattedrale)
  • Domenica ore 11 – Messa nella Risurrezione del Signore (Cattedrale)
  • Lunedì ore 11 – Messa dalla Santa Casa presso la chiesa di S. Abbondio in Cremona

 

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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