MissioConnessi, padre Bongiovanni e il compito da cavatappi del missionario

Intervista al saveriano originario di Bozzolo: oltre 50 anni di servizio in Sierra Leone e alle spalle anche l'esperienza del rapimento
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Nuova puntata e nuovo ospite, per la rubrica MissioConnessi. Questa volta è padre Vittorio Bongiovanni a rispondere alle domande di don Maurizio Ghilardi, incaricato per la pastorale missionaria della diocesi di Cremona. Padre Bongiovanni, missionario saveriano originario di Bozzolo, è una sorta di leggenda: oltre cinquant’anni di missione, durante i quali ha vissuto momenti estremamente particolari, tra i quali un rapimento che lo ha seriamente portato a rischiare la vita.

Il sacerdote mantovano, infatti, ha prestato servizio – e si trova tutt’ora – in Sierra Leone, anche e soprattutto durante i lunghi anni della guerra civile.

«Molti bambini venivano sfruttati: si metteva loro in mano un fucile e li si mandava sul campo», ha spiegato Bongiovanni, il quale, vista la situazione, non ha potuto che mettersi in gioco. «Per sette mesi ho lavorato in mezzo ai ribelli, insieme ai bambini soldato, tentando di aiutarli a ritrovare la libertà».

Inutile dire quanto il servizio svolto dal missionario sia stato complicato, esponendolo al pericolo. Tuttavia padre Bongiovanni non si è lasciato spaventare, «tanto che la maggior parte dei duecentocinquanta bambini che all’inizio erano stati arruolati sono riusciti a fuggire e a salvarsi».

Oggi il ministero del missionario è ovviamente ben diverso. Dopo l’esperienza della guerra Bongiovanni ha ricevuto numerosi incarichi. Da qualche tempo, però, non si occupa più di una singola parrocchia, ma è stato incaricato di «visitare le comunità locali per incontrare persone, laici e sacerdoti, e sostenere lo slancio missionario della Chiesa».

Sì, perché dall’alto dei suoi ottant’anni, con l’entusiasmo che da sempre lo contraddistingue, padre Vittorio Bongiovanni ci tiene a ricordare a tutti quanto sia chiaro, per lui, il significato di essere missionari: «Il missionario ha il compito di vivere come un cavatappi, perché deve essere capace di far emergere il bene che sta dentro a ciascuno».

 

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Andrea Bassani

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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