Migranti: Comunità di Sant’Egidio, le proposte per “una ripartenza migliore e una giusta e legale immigrazione”

Europei 2021, Impagliazzo: “Inaccettabile che alcune squadre si inginocchino contro il razzismo e altre no”
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Ripristinare flussi di ingressi regolari nei settori che hanno più bisogno di lavoratori, come la sanità, il turismo e l’agricoltura; reintrodurre il sistema di sponsorship private e “prestazione di garanzia” per far entrare lavoratori dall’estero; ampliare i corridoi umanitari ed estenderli ad altri Paesi europei; superare il Regolamento di Dublino prevedendo la possibilità, per chi si sposta per i 3 mesi consentiti, di accettare un impiego in un Paese diverso da quello di arrivo e possibilità di sponsor privati che possano richiedere l’autorizzazione all’ingresso per ricerca di lavoro per un anno. Sono queste le principali proposte in materia immigrazione che la Comunità di Sant’Egidio rivolge al Governo italiano e a tutti i governi in vista del prossimo Consiglio europeo “per una giusta e legale immigrazione”.

A partire da una esperienza di 40 anni, la Comunità di Sant’Egidio invita la politica italiana ed europea ad affrontare la fase della ripartenza dopo la pandemia tenendo conto anche dell’inverno demografico in corso e della mancanza di lavoratori in alcuni settori, per far incontrare domanda ed offerta, i bisogni delle famiglie italiane e di chi emigra e “per garantire legalità e sicurezza per tutti”. “Il tema della ripartenza può essere una occasione per cambiare in meglio – ha detto oggi Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio in conferenza stampa –, per creare un mercato del lavoro sano e non tenere nessuno in situazione di irregolarità”. Ci sono infatti 600.000 persone in Italia “che se regolarizzate sarebbero una grande ricchezza per il gettito fiscale dello Stato, le pensioni e il welfare”.

Il problema di fondo è che l’Italia è a saldo zero tra emigrazione e immigrazione: “Gli italiani all’estero sono aumentati del 60% in 10 anni, passando da 3.100.000 a quasi 5 milioni. Nel 2019 sono emigrate 180.000 persone, di cui il 75% italiani, un numero pari alle persone arrivate in Italia. Perdiamo giovani, competenze e attrattività nel mercato del lavoro. Potremmo andare a cercare lavoratori qualificati nei Paesi extra-Ue”.

Gli esempi concreti non mancano, anche dalla cronaca recente. “C’è una carenza del 20/30% di personale nel turismo e nella ristorazione – ha ricordato Impagliazzo –. Mancano 50.000 lavoratori in agricoltura e 60.000 infermieri nella sanità. Le famiglie soffrono per le carenze nell’assistenza degli anziani. Ci sono Paesi come il Perù, l’Argentina e la Romania che hanno scuole infermieristiche con livelli molto elevati ma manca l’equipollenza dei diplomi. Chiediamo al Governo italiano di riconoscere i titoli e impiegare immediatamente questo personale”.

Impagliazzo ha chiesto anche di velocizzare le 220.000 domande di emersione dal lavoro nero del governo Conte: “Ne sono state accolte pochissime perché le pratiche non vengono lavorate”. Tutte le proposte, ha concluso Impagliazzo, “sono nell’aria da tempo ma non si ha il coraggio politico di fare scelte semplici e di buon senso , che potrebbero essere messe in pratica nell’immediato”.

“È ridicolo e inaccettabile che alcune squadre si inginocchino per protestare contro il razzismo e altre no”. Lo ha affermato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, durante una conferenza stampa a Roma nella quale ha illustrato una serie di proposte alla politica per affrontare la ripartenza dopo la pandemia in modo migliore anche in materia immigrazione, per renderla giusta e regolare. Il riferimento è al gesto compiuto da alcune squadre (gli inglesi e i belgi) di inginocchiarsi prima dell’inizio delle partite in solidarietà al movimento americano Black lives matters mentre altre si sono rifiutate di farlo. “Sono tutte situazioni collegate tra loro – ha detto Impagliazzo –. Non accetteremo di dividerci come sta purtroppo accadendo nel mondo dello sport”.  Tra le proposte al Governo italiano e al Consiglio europeo anche quella di “una maggiore solidarietà europea da parte dei Paesi cosiddetti  ‘volenterosi’ nei confronti dei Paesi di arrivo come Italia, Malta, Grecia e Spagna. Perché non decidono di prendere almeno il 50% degli arrivi per sollevare questi Paesi ed evitare i movimenti secondari europei che causano irregolarità?”

Patrizia Caiffa

(Fonte: AgenSir)

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