Mazzolari, fratello di tutti (Video)

Si è intitolato “Don Primo fratello di tutti. L’Enciclica di Papa Francesco nella prospettiva mazzolariana” il convegno promosso da Fondazione don Primo Mazzolari e Comune di Cremona con il sostegno di Diocesi di Cremona, Acli provinciali e Azione Cattolica diocesana, nell’ambito dell’anniversario della nascita di don Primo, avvenuta nel quartiere Boschetto di Cremona il 13 gennaio 1890.

L’evento, moderato dal giornalista Gianni Borsa, si è svolto in diretta web durante la mattinata di sabato 16 gennaio con la partecipazione anche del vescovo Antonio Napolioni attraverso un video messaggio registrato, vista la concomitanza con la visita pastorale. Il Vescovo ha ricordato l’importanza dell’essere profetico di don Primo che «ci esorta a non temere» e, suggerendo le parole chiave “profezia” e “attualità”, ha indicato la strada di una riflessione attorno alla sua figura senza retorica e sentimentalismi, ma lasciandosi inquietare e interrogare sulla gravi responsabilità di questo tempo. «Davvero un modo fraterno, dialogico, aperto, inclusivo – ha dichiarato monsignor Napolioni – è la vera grande risposta all’emergenza immediata e alle preoccupanti derive di violenza, chiusura, attacco alla democrazia e alla libertà, al futuro delle nuove generazioni». Senza dimenticare l’ispirazione di fede che guida don Primo e con lui noi tutti.

È seguito l’intervento del sindaco di Cremona, Gianluca Galimberti, che ha fatto della parola “assonanza” il concetto chiave del suo pensiero. Assonanza tra i nuclei fondativi della teologia mazzolariana e quelli di papa Francesco, assonanza tra «gli approcci di lettura della quotidianità e dell’umanità profonda nel dire alcune cose di potenza universale partendo dalla normalità dell’esperienza» che, sia nell’uno che nell’altro, mettono al centro la persona e la possibilità di guardare alla vita con uno sguardo nuovo. «Proviamo a diventare, con i nostri limiti, profeti a nostra volta – è stato l’auspicio di Galimberti – per rendere nuova la nostra comunità».

A seguire è stato lasciato spazio alla presidente della Fondazione “Don Primo Mazzolari” di Bozzolo, la neoeletta Paola Bignardi, che ha brevemente tracciato la storia e le finalità della fondazione, a partire dagli oltre 35mila documenti raccolti dal 1981 ad oggi «attraverso l’impegno di tante persone, tra cui don Giuseppe Giussani, che è stato presidente della Fondazione dal 1992 al 2010 e che è da poco scomparso». «Intento della Fondazione – ha aggiunto la Bignardi – non è solo raccogliere documenti, ma anche ricavare ispirazione per l’impegno dei cristiani e di tante donne e uomini di buon volontà che si riconoscono in fraternità, pace e spirito di servizio».

Al centro della mattinata l’analisi, che il teologo lodigiano e membro del Comitato scientifico della Fondazione, don Cesare Pagazzi, ha condotto a partire da “La più bella avventura” (libro che don Primo Mazzolari pubblicò nel 1934, e per cui ricevette l’anno successivo la condanna dal Sant’Offizio) e creando delle connessioni con l’ultima enciclica di Papa Francesco, la “Fratelli tutti”.

Nel suo testo don Primo commenta la parabola evangelica del figliol prodigo. E lo fa giungendo a concludere che il rapporto problematico di quel giovane non fosse in realtà con il padre, ma con il fratello, come se il rapporto tra fratelli facesse scattare gelosie vane, che portano a scontri invece che a condivisione. «Il timore è che gli altri figli esauriscano le scorte della vita, privandoci dell’indispensabile – ha dichiarato don Pagazzi -. Non tenere conto di questa profonda paura significa esporsi al moralismo che scuote ma non tocca; urta, ma non smuove; urla, ma non incoraggia. Senza questa paura, non saremmo cattivi. Lo diventiamo certamente dandole ragione». E ha chiosato «A ben vedere il mirino della paura non è puntato innanzitutto su fratelli e sorelle. Il bersaglio è più in alto: Dio».

Il convegno si è concluso con i saluti e i ringraziamenti di don Luigi Pisani, parroco di Bozzolo e vicepresidente di Fondazione Mazzolari. Un intervento incentrato sul senso di speranza e di fratellanza. «La speranza è attorno al nostro lavoro sul pensiero mazzolariano che coincide con il pensiero di Papa Francesco», ha dichiarato. «Mazzolari ha interpretato la Chiesa che sarebbe arrivata con il Concilio Vaticano II e con Papa Francesco, una chiesa fraterna nella diversità. E lo sforzo che noi facciamo dentro la Chiesa, che è fatta spesso di persone diverse, dev’essere uno sforzo che insegniamo al mondo, un mondo fatto di culture e di religioni diverse», che possono diventare casa comune in cui tutti possono essere accolti. E ha concluso con un auspicio. «Il mondo può diventare una casa in cui ci si può trovare tutti. Che sullo stile evangelico di Papa Francesco questa Chiesa possa essere la nostra Chiesa e la Chiesa del futuro».

 

 

La riflessione proposta il 16 gennaio ha segnato l’apertura del percorso di formazione promosso dalla Diocesi di Cremona e rivolto in particolare agli operatori pastorali negli ambiti della carità, del servizio e nel sociale: successivi appuntamenti, sempre online, nelle serate di lunedì 1° e 8 febbraio, proseguendo nei giorni successivi con una riflessione condivisa in “social lab” sul gruppo whatsapp dedicato e al quale sarà possibile iscriversi scrivendo a segreteriapsl@diocesidicremona.it (leggi di più).