L’omaggio di Casalmaggiore a don Paolo Antonini nel decennale della morte

“Don Paolo. Un prete tra noi”, serata dedicata al parroco di Casalmaggiore presso la parrocchia di Santo Stefano dal 1978 al 1997
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Auditorium Giovanni Paolo II gremito venerdì 22 novembre, in occasione del convegno  “Don Paolo. Un prete tra noi”. Casalmaggiore ha voluto rendere omaggio, a dieci anni  dalla morte, a don Paolo Antonini, parroco di Casalmaggiore presso la parrocchia di Santo Stefano dal 1978 al 1997 e scomparso il 23 novembre 2009 a Bozzolo.

Non un memoriale sterile ma «un modo di comprendere e di rileggere questa figura» secondo le parole con cui don Claudio Rubagotti, attuale parroco casalese, ha introdotto la serata.

«Non è la commemorazione di un morto – ha aggiunto Sebastiano Fortugno a nome del comitato organizzatore- bensì è un invito a parlare ancora con don Paolo, e non di don Paolo, perché i relatori ci ricorderanno le parole, i gesti, le azioni che don Paolo ha compiuto passando tra noi». Da sacerdote e da cristiano, come indicato dal suo personale crocifisso condiviso per la serata dall’amico Renzo Zardi.

Della testimonianza evangelica di questo sacerdote, che ha speso la sua vita alla sequela di Cristo incarnando il Vangelo in tutte le sue sfaccettature, hanno parlato don Luigi Pisani, Enza Mazzoli e Giacomo Daina. A ciascuno è andato il compito, arduo, di descrivere il rapporto di don Paolo con la società del suo tempo, quella che andava dal dopoguerra alla fine gli anni ’90, segnata da nuove forme di povertà sociali indissolubili. La solitudine di giovani e anziani, le dipendenze da droghe e alcol, la malattia divenuta una componente del privato ad imporre marginalità e non condivisione, la risposta del mondo politico non sempre soddisfacente.

A questo don Paolo fece fronte ripartendo dal Concilio Vaticano II. Chiesa come popolo di Dio e non mera gerarchia, sacerdote come colui che supera la legge per stare «dalla parte dell’uomo», nuovo umanesimo fondato sui temi dalla Dottrina Sociale della Chiesa. La sua vicinanza a don Primo Mazzolari, come è stato ricordato dall’attuale parroco di Bozzolo don Pisani, lo ha portato a percorrere strade non ancora battute nella Casalmaggiore degli anni ’90. Non solo l’apertura della Casa dell’accoglienza per migranti, per cui è spesso ricordato, ma molte altre azioni pastorali innovative che lo hanno reso sacerdote di tutti e per tutti. L’apertura di una sede AVO (associazione volontari ospedalieri) a Casalmaggiore, in cui era coinvolto anche il mondo del volontariato laico perché «don Paolo l’ha voluta laica per evitare barriere», la nascita della cooperativa Santa Federici (tutt’ora attiva) per andare incontro alle famiglie che avessero al loro interno casi di disagio psichico, l’esperienza dei centri di ascolto per indagare la Parola di Dio attraverso la guida di un teologo e la riflessione comunitaria, la trasmissione via radio della Messa per arrivare ad anziani e malati impossibilitati ad essere presenti in chiesa, la possibilità che i laici portassero l’Eucaristia nelle case, l’attenzione verso i poveri, le missioni, il recupero della chiesa di San Francesco e molte altre.

Così come molte furono le parole che don Paolo scrisse e che sono state lette per raccontarlo quale «maestro e compagno di viaggio», come «colui che indica la strada e la percorre», «testimone credibile» del Vangelo. E che sono state accompagnate dal personale saluto da parte di due ex ragazzi della Casa dell’accoglienza, che hanno voluto dirgli il loro grazie.

Sara Pisani

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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