Intorno all’opera/25 – I giardini di Piazza Roma e la chiesa di S. Domenico a Cremona

Sabato 8 agosto la chiesa celebra la memoria di S. Domenico, fondatore dell’ordine dei Padri domenicani, figura di spicco tra le più eccelse della spiritualità cristiana, paragonabile e assimilabile alla figura di S. Francesco; fondatori dei due grandi ordini mendicanti del medioevo, sempre quasi volutamente contrapposti, anche fisicamente con i loro imponenti conventi all’interno delle grandi città medioevali.

Anche a Cremona rimangono tracce di tutto questo, ma bisogna scovarle. Di S. Francesco e della chiesa a lui dedicata, insieme al grande convento, rimane traccia in quello che era fino agli anni settanta l’ospedale maggiore. Oggi si può vedere la facciata della chiesa in piazza Giovanni XXIII e la monumentalità dell’edificio di culto conventuale che si estende nella sua lunghezza fino a via S. Antonio del fuoco.

Trovare tracce del convento e della chiesa di S. Domenico è molto più difficile, ma forse anche per questo, essendo disperso il suo patrimonio artistico, è puntellata l’intera città, per non dire l’intero territorio diocesano. Per esempio infatti la pala realizzata da Camillo Procaccini per l’altare della Madonna del Rosario, raffigurante il Santo fondatore e papa Pio V appartenente anch’egli all’ordine, ora si trova nella chiesa arcipretale di Isola Dovarese. Sullo sfondo del dipinto la scena della battaglia di Lepanto, rappresentata dal tumultuoso aggrovigliarsi delle navi dei due eserciti che si frappongono, il Santo fondatore Domenico, in primo piano, si rivolge alla Vergine per intercedere e per chiedere la vittoria. A braccia aperte ci volge le spalle, non per mancanza di rispetto, ma per insegnarci l’atteggiamento, anche noi inginocchiati guardando la Vergine.

Lo spazio una volta occupato dalla monumentale chiesa, la seconda più grande della città dopo la cattedrale e il suo convento, corrispondono ora al perimetro dei giardini pubblici, cioè piazza Roma. Conforta sapere che lì, dove una volta sorgeva la chiesa, abbattuta per il piacere anticlericale di sopprimere una traccia, una presenza, una memoria, la mano dell’uomo non ha profanato il terreno costruendo altri edifici, magari destinati a fini commerciali. Vediamo così che in un territorio inquinato come il nostro, l’ecologia della custodia del creato ha fatto germogliare il polmone verde della città. Si è distrutta una chiesa, ma non si è riusciti a farla scomparire. Una battaglia vinta ancora.

a cura di don Gianluca Gaiardi
(incaricato diocesano per i Beni Culturali)