Intorno all’opera/22 – La chiesa di Sant’Imerio

Una visita di arte e preghiera nella chiesa cittadina che custodisce la devozione alla Madonna del Carmelo
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La festa mariana della Madonna del Carmelo (16 luglio) mi porta a proporvi una visita alla Chiesa cittadina che ne custodisce la devozione: S. Imerio. Una chiesa, che è stata sede di un importante comunità religiosa, quella dei Carmelitani scalzi e tutt’oggi punto di riferimento per una comunità parrocchiale che costituisce una porzione della città.

Quasi defilata, nascosta tra le case, così come dovrebbe essere una chiesa parrocchiale: casa tra le case. Con la sua facciata incompiuta in mattoni a vista, che mi fa pensare ad un’opera ancora da finire, che lascia spazio alla progettualità, alla creatività. Così come dovrebbe essere una comunità: riceviamo dal passato, costruiamo nel presente, lasciamo al futuro.

Una comunità che può fregiarsi di possedere opere straordinarie e che raccontano di personaggi rinomati, di artisti che hanno segnato la storia e l’arte di Cremona, come il Genovesino, illustre parrocchiano, che qui in S. Imerio lascia, nell’ultima cappella di destra, il suo capolavoro: “Il riposo dopo la fuga in Egitto” del 1651.

Una comunità che può orgogliosamente vedere costruita la sua spiritualità alla scuola dell’ascetica più profonda, quello dell’ordine Carmelitano scalzo, qui insediato dal 1606. La memoria delle grandi figure spirituali dell’ordine come S. Giovanni della Croce e S. Teresa d’Avila, mi spingono a rileggere pagine preziose della loro ascetica.

Mi permetto di usare un passaggio dell’opera più importante di S. Teresa d’Avila, grande mistica dell’ordine Carmelitano riformato, parafrasando l’esperienza che lei suggerisce di fare a ciascuno di noi, compiendo un cammino introspettivo all’interno della nostra anima, dove incontrare il Signore: “Il Castello interiore”. In esso parla di una fortezza composta da sette stanze che stanno sopra e sotto, a lato e in centro e in quella più interna, la camera da letto, si incontra il Signore. Guardo la chiesa di S. Imerio e la sua facciata incompiuta in laterizi, mi ricorda una fortezza. Così scrive S. Teresa d’Avila: “Tornando al nostro incantevole e splendido castello, dobbiamo ora vedere il modo di potervi entrare. Sembra che dica uno sproposito, perché se il castello è la stessa anima, non si ha certo bisogno di entrarvi, perché si è già dentro. Non è forse una sciocchezza dire a uno di entrare in una stanza quando già vi sia? Però dovete sapere che vi è una grande differenza tra un modo di essere e un altro, perché molte anime stanno soltanto nei dintorni, là dove sostano le guardie, senza curarsi di andare più innanzi, né sapere cosa si racchiuda in quella splendida dimora, né chi l’abiti, né quali appartamenti contenga. Se avete letto in qualche libro di orazione consigliare l’anima ad entrare in se stessa, è proprio quello che intendo io.” (Capitolo 1 n° 5)

Allora non mi resta che invitarvi ad entrare, nella vostra anima, nel vostro castello, nella settima stanza, la più intima, la più bella. Quella nella quale incontrare lo sposo, il re, il castellano, che vi aspetta e attende. Restando ad ammirare la stanza più interna, la meglio decorata, arricchita e impreziosita di opere e di capolavori. Ne resterete estasiati.

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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