In Seminario al lavoro per garantire pasti a domicilio

L’attività è svolta da cuochi, seminaristi e volontari in collaborazione con la Cooperativa “Varietà” di via Bonomelli
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Tutti i sacerdoti, che da seminaristi hanno abitato tra le mura di via Milano 5, ricordano molto bene tutti gli eventi e gli avvenimenti che hanno segnato la storia di questa comunità. Alcuni più piacevoli, altri molto duri, addirittura da far cambiare fisionomia alla struttura.

I sacerdoti più anziani ricordano il periodo della guerra, le cronache ne danno conferma. Negli anni della Seconda guerra mondiale il Seminario cambiò “vocazione”: non più luogo attento alla cura e alla formazione dei futuri presbiteri, ma ambiente di cura e ricovero per i militari feriti. In poco tempo la comunità aprì le porte alla richiesta di aiuto. La diocesi necessitava di sacerdoti, ma anche di uomini sani e militari che potessero continuare ad aiutare il proprio Paese. Così il Seminario di Cremona divenne ben presto un nosocomio cittadino.

Oggi non siamo in tempo di guerra, ma la situazione di gravità ed emergenza in cui verte il territorio invita ciascuno a dare il proprio contributo. Interpella a porsi la domanda su come poter aiutare il prossimo. Richiama tutti a un senso di responsabilità, a fare nei limiti del possibile la propria parte. Così anche il Seminario vescovile di Cremona ha aperto le porte e ha messo a disposizione la propria cucina per la preparazione dei pasti che, quotidianamente, grazie a numerosi volontari, vengono consegnati agli anziani della città e delle zone limitrofe. L’attività è svolta in collaborazione con la Cooperativa “Varietà” di via Bonomelli 81.

Anche i seminaristi si sono messi a disposizione per collaborare e aiutare a preparare i pacchi da consegnare nelle case. In un momento così delicato, la preghiera e la carità che si è invitati a compiere fa comprendere quanto l’altro abbia bisogno di noi. Non per un senso di onnipotenza o indispensabilità, ma per attuare nel quotidiano quell’appartenenza civica e comunitaria che ciascuno è chiamato a vivere.

La giornata per i cuochi inizia la mattina molto presto, intorno alle 6. Dopo la preghiera comunitaria, arrivano i seminaristi; infine è il momento dei volontari. Le mascherine e i camici bianchi che tutti sono obbligati a mettere incutono una certa preoccupazione per la situazione attuale, ma coloro che li portano sono persone che fanno ben sperare. Perché il bene comune è interesse di tutti, e il loro sorriso ne dà conferma.

Valerio Lazzari

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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