“In principio Dio creò il cielo e la terra”: il Videocatechismo e il Creato

Durante la Festa del Cinema di Roma, monsignor Flavio Giovenale, vescovo di Cruzeiro do Sul in Brasile, tra i partecipanti al Sinodo per l'Amazzonia, ha presentato all’Auditorium Parco della Musica e poi a Palazzo Cesi, il settimo episodio, "il Creato", del Videocatechismo della Chiesa Cattolica di Gjon Kolndrekaj, 30 minuti di immagini, musica e parole integrali del Catechismo
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“In principio Dio creò il cielo e la terra. Con queste solenni parole incomincia la Sacra Scrittura”. E comincia anche il paragrafo 4 dedicato al “Creatore” dell’articolo del Catechismo della Chiesa Cattolica intitolato: “Io credo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra”, che il regista Gjon Kolndrekaj ha trasformato in un film potente in immagini, musica e parole di 30 minuti, il settimo dei 46 episodi del suo Videocatechismo. La grande produzione multimediale, patrocinata dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, che trasforma in un film di 25 ore il testo integrale del Catechismo, approvato in forma definitiva da san Giovanni Paolo II il 15 agosto del 1997, è stata presentata a fine ottobre anche all’interno della 14esima Festa del Cinema di Roma, all’Auditorium Parco della Musica.

La presentazione de “Il Creato” alla Festa del Cinema di Roma

Accanto al regista, che è anche produttore del film con la società Crossinmedia group,  erano presenti monsignor Flavio Giovenale, vescovo di Cruzeiro do Sul, nell’Amazzonia brasiliana, a Roma per il Sinodo dei Vescovi sulla regione Panamazzonica, l’ambasciatore albanese in Italia Anila Bitri e il direttore generale Roma Lazio Film Commission Cristina Priarone. Monsignor Giovenale ha introdotto anche, nella stessa giornata, la visione dell’episodio “Il Creato” del Videocatechismo, a Palazzo Cesi in via della Conciliazione. Ecco come ne parla a “Vatican News”.

Ascolta l’intervista a monsignor Flavio Giovenale

«Il Videocatechismo è una esperienza interessante di traduzione del Catechismo della Chiesa cattolica nel linguaggio di oggi, attraverso un linguaggio artistico molto bello. Attraverso la bellezza si può arrivare a tutti, ai credenti e anche ai non credenti. Per me è stata un’esperienza molto interessante, che stimola ad andare avanti».

Possiamo dire che è davvero la prova di cosa si può fare con la forza delle immagini, della natura, del lavoro della vita e dell’arte dell’uomo e coinvolgendo anche come è stato fatto il popolo di Dio come lettori?

«Esatto, perché così noi possiamo attraverso la bellezza arrivare anche a quelle persone che forse non sono tanto coinvolti da un linguaggio di fede ma da un linguaggio di bellezza, un linguaggio che ci attrae inizialmente non grazie al messaggio di fede, ma attraverso un messaggio universale come quello della bellezza. Per i credenti è un aiuto molto bello, e per chi non è credente è uno stimolo per cominciare a farsi le stesse domande che la Bibbia fa e che il catechismo fa e alle quali la fede ci aiuta a rispondere».

Lei pensava di proporla ai suoi catechisti, però divisa in parti, su ognuna delle quali impostare un incontro?

«Sì, perché ogni capitolo nel quale è diviso questo enorme film, questo colossal, è più o meno di mezz’ora, ma per il linguaggio di oggi, specialmente per i bambini e i ragazzi, mezz’ora è troppo. Invece già suddivisa è più facile farla di 5, di 10 minuti, in base all’argomento trattato dai ragazzi, le ragazze, i bambini… penso che sarebbe molto più facile usarla negli incontri catechetici. Invece in altri momenti più di studio, di approfondimento si può proporre la mezz’ora completa e poi aprire il dibattito, in modo che il film sia uno stimolo iniziale per l’approfondimento»

Durante la presentazione alla Festa del Cinema di Roma lei ha proposto quasi una piccola catechesi sul Creato, ce la può ripetere?

«Il Creato è immagine di Dio, che ci mostra la sua essenza attraverso di esso. Lui vuol farci vedere il suo amore che non ha limiti, è perfino esagerato: normalmente noi con tutta ragione diciamo che Dio non ha difetti, ma nella pratica Dio avrebbe il grande difetto di avere un amore esagerato. Perciò così ha fatto gli astri nel cielo, ne ha messi milioni, miliardi in modo che gli scienziati possano sempre andare avanti, ricercare, scoprire cose nuove, così anche negli animali… quante cose… e alcune pensiamo che siano inutili. No, niente è inutile nella natura, anche quella frutta che marcisce, che non è usata come alimento, viene utilizzata come alimento da altri animali, da altri esseri, per esempio la pianta che dal frutto marcio ai suoi piedi prende vita nuova… niente nella nostra vita è inutile. Tante volte noi non sappiamo ancora a che serve e continuiamo la ricerca, come fanno gli scienziati, andiamo sempre avanti fino a scoprire, togliere la coperta… quel velo che la copriva e ci impediva di vederla come è veramente. Perciò la natura è un grande sacramento di Dio, con il quale Lui ci manda messaggi e ce li manda quasi nella forma di una parabola, cosicché una persona va, ricerca e poi, con ammirazione, dice: “Come è bello aver fatto una nuova scoperta di vita e per noi di fede”, e anche “come è bello avere un papà del cielo che da secoli e secoli ci ha preparato questo”».

Da padre sinodale, le chiedo un commento al documento finale che dice che l’unico cammino possibile è la cura pastorale della natura unita alla giustizia per i più poveri, l’ecologia integrale…

«Il Papa usa sempre il termine “integrale” per dire che non possiamo fermarci a un’ecologia che ha cura solo degli animali e delle piante, anche dimenticandosi dell’essere umano. Ecologia integrale vuol dire che tutto è unito: corpo, anima, spirito, natura, tutto è legato… E il Papa nella Laudato si’ ci ricorda questo. Nelle riflessioni presinodali, poi durante il Sinodo, abbiamo visto che la crisi ambientale e la crisi sociale non sono due crisi separate: è un’unica crisi socio-ambientale e quando noi ci impegniamo nel sociale rispondiamo anche alla crisi ambientale. L’aspetto umano della vita sociale comunitaria è anche molto correlato con l’aspetto della cura del Creato».

Alessandro Di Bussolo

(Fonte: VaticanNews)

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