In Cattedrale la Messa del Vescovo per Cl

A 15 anni dalla morte di don Giussani e nel 38° anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e liberazione
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A quindici anni dalla morte del servo di Dio don Luigi Giussani (22 febbraio 2005) e nel 38° anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione (11 febbraio 1982), in tutta Italia e nel mondo vengono celebrate Messe presiedute da vescovi e cardinali. Nella serata di lunedì 17 febbraio nella Cattedrale di Cremona un’Eucaristia in suo ricordo è stata presieduta anche monsignor Antonio Napolioni.

Molti i ciellini presenti, e tra loro anche tanti giovanissimi che se pure non hanno conosciuto personalmente don Giussani sono rimasti affascinati da un modo di vivere il cristianesimo vivo e originale.

Riprendendo il Vangelo, mons. Napolioni ha ricordato la gratitudine necessaria per un Dio che si è fatto uomo, «dedicando tempo alle nostre parole e ai nostri pensieri e perfino con i nostri lamenti. Gesù ci sta, sta al gioco». Dopo averlo incontrato, gli uomini pretendevano da Lui un segno eclatante dal cielo e poiché – ha spiegato ancora il Vescovo – il Vangelo tocca sempre situazioni umane ripetibili anche oggi, questa tentazione spesso sfiora anche l’uomo moderno.

«Gesù, respirando profondamente, si domanda: Perché questa generazione chiede un segno? Semplice: perché non riconosce la realtà, chiede di vedere qualcosa che non vede perché non si accorge che sta già vedendo la luce del mondo: Gesù». E Gesù, ha ricordato mons. Napolioni, era un uomo libero, radicato nel rapporto con il Padre e dunque capace di amare fino a dare la vita per noi.

«Se ascoltiamo l’apostolo Giacomo – che dirà che non puoi amare Dio che non vedi se non ami il fratello che vedi – vediamo in lui il proseguimento di quanto diceva san Paolo, cioè di un popolo fedele per grazia e concreto nelle opere». Ma per poter camminare su questa strada, ha chiosato, bisogna domandare a Dio la sapienza e l’umiltà del cuore, che è docilità, attesa, desiderio, accoglienza.

Al termine della celebrazione c’è stato il ringraziamento e il saluto di Paolo Mirri, responsabile di Comunione e Liberazione a Cremona. «Abbiamo cantato “Tu sei un Dio fedele”, perché solo la grazia della sua fedeltà ci permette di vivere dentro le circostanze della vita, che urge. Grazie – ha detto al Vescovo – per la tua paternità. Ti affidiamo la nostra Fraternità e ti offriamo le nostre energie al servizio della comunità».

Mirri ha fatto eco in qualche modo alle parole di don Julián Carrón (presidente della Fraternità di Cl), che parlando delle circostanze in cui ogni cristiano è chiamato a testimoniare la propria fede, ha affermato: “Quante volte in questi anni ci siamo detti – con le parole di Papa Francesco – che stiamo vivendo un vero e proprio “cambiamento d’epoca”. I segni di un mutamento radicale nei rapporti fra le persone, nella società, nelle istituzioni si vedono sempre più chiaramente e a ogni latitudine. Nei Paesi tradizionalmente di cultura cristiana, poi, è sempre più chiaro che il contesto sociale non è più in grado di sostenere i valori cristiani che per secoli hanno caratterizzato la vita delle persone». Questo profondo cambiamento che stiamo attraversando, ha aggiunto Carrón, «è per noi una grande provocazione a non dare nulla per scontato e ci costringe a interrogarci quotidianamente su qual è la nostra speranza, che cosa ci permette di alzarci alla mattina, andare a lavorare, voler bene, non scandalizzarci dei nostri limiti, affrontare la vita senza paura e senza violenza nei rapporti. Sosteniamoci a vicenda con la testimonianza reciproca, perché questa circostanza non faccia venir meno la passione di comunicare Cristo».

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Maria Acqua Simi

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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