Il Vescovo battezza tre catecumeni nella Veglia di Pasqua: «Non è mai troppo tardi per riaccendere fiducia e speranza» (VIDEO E FOTO)

Durante la solenne celebrazione del Sabato Santo in Cattedrale mons. Napolioni ha conferito i sacramenti della iniziazione cristiana a Jarelin Rodriguez, Alessia Habibi e Mundi Shota
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In una Cattedrale di Cremona completamente immersa nel silenzio e nel buio, ma che torna a vivere (pur nel rispetto del distanziamento e delle norme di sicurezza) la notte della Risurrezione di Cristo con la presenza dei fedeli, è la luce del cero pasquale, acceso dal vescovo Napolioni al centro della grande navata, ad aprire la solenne Veglia pasquale.

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A rendere ancora più prezioso e carico di significato questo momento c’è stato poi il conferimento dei sacramenti dell’iniziazione cristiana a tre catecumeni. Ieri sera a dire di sì alla vita cristiana sono state tre adulti. La prima è Jarelin Rodriguez: di origine cubana, è sposata civilmente con Sergio e frequenta la parrocchia di Mozzanica. A Cuba, sotto il regime, vivere il Cristianesimo non era semplice e anche quel poco trasmessole dalla famiglia si era perso. Arrivata in Italia, ha vissuto la nostalgia di una fede vera e profonda e così ha deciso di fare un passo di avvicinamento, accompagnata anche dal marito e dai figli (educati cristianamente) e da alcuni amici.

Oltre a Jarelin, ieri sera ha ricevuto i sacramenti anche una giovane studentessa albanese, Alessia Habibi. La ragazza, che si sposerà tra poche settimane, aveva respirato la fede cristiana grazie ai nonni, ma le vicissitudini sociali e politiche del paese d’origine le hanno impedito di continuare su quella strada. Innamorata profondamente del suo futuro marito, un ragazzo della parrocchia di Sant’Imerio, a Cremona, ha deciso quindi di conoscere più a fondo la fede cristiana. Un cammino di scoperta che, capisce, è per la sua felicità e anche per poter vivere più pienamente la bellezza del matrimonio.

Anche Mundi Shota è albanese: sposato con Mimosa e con figli già grandi, frequenta la parrocchia di Cristo Re, a Cremona. La moglie è cristiana e anche i figli sono stati cresciuti nei sacramenti. Nel tempo, quindi, anche in Mundi è nato il desiderio di chiarire questa appartenenza alla Chiesa Cattolica.

Ieri sera, di fronte al vescovo, il suo sì e quello di Alessia e Jarelin hanno restituito al mistero della Pasqua il suo senso più grande: quello di una rinascita, nella certezza che la morte non ha l’ultima parola.

E «cosa c’entra» l’inizio della vita cristiana di questi tre nuovi fratelli nella fede, con le promesse del Signore? Lo ha chiesto il vescovo Napolioni durante la sua omelia, partita dalla riflessione sulla liturgia della Parola che ha ripercorso le tappe della storia della salvezza fino a liberarsi nel canto dell’Alleluia.  Un canto – ha osservato iniziando la sua riflessione – «di cui avevamo una gran voglia», ricordando la Pasqua dell’anno 2020, senza celebrazioni in presenza: «Abbiamo celebrato la Pasqua con tutta la fede che avevamo – ha detto – ma la fede ha bisogno anche di segni, volti, corpi, di assemblea. Ha bisogno di storia, di eventi e persino di misurarsi con il male. Non ci è stata data ala fede per chiuderci in una bolla, ma per vincere il male con il bene. Questa è l’opera di Dio».

Un’opera che dalla Creazione ad Abramo, dalla schiavitù in Egitto all’esodo nel deserto, ha manifestato la «fedeltà di Dio alle sue promesse: promessa di terra e di discendenza». Ma davvero è fedele Dio? interroga ancora il Vescovo. E la risposta arriva dal sepolcro vuoto «È Gesù che inaugura una terra nuova, un rapporto nuovo con gli altri.  Donne e bambini non contavano… Invece quel mattino sono le donne a esplorare la tomba vuota. E lì trovano un giovane: un angelo giovane, non della giovinezza mitizzata dalla società dei consumi, ma della giovinezza di Dio che è sempre nuovo, è sempre avanti a noi, finte di vita».

«Se c’è un futuro per l’Italia e per il mondo dopo la pandemia – ha aggiunto monsignor Napolioni – c’è nella misura in cui custodiremo la terra e la terremo in serbo per i figli e i figli dei nostri figli».

Ed ecco dunque la domanda sul Battesimo e sulla Cresima che di lì a pochi minuti sarebbero stati conferiti a Jarelin, Alessia e Mundi proprio dalle mani del Vescovo: “cosa c’entra questo con queste vite cristiane che iniziano? «Voi ne siete la conferma – ha risposto con sicurezza il vescovo – Voi siete la testimonianza che Cristo è sempre affascinante che il bisogno di speranza trova la sua risposta più vera nel Vangelo e che davvero la notte di Pasqua è un grembo di vita nuova. Grazie – ha concluso l’omelia – perché ci aiutate a riscoprire che non è mai troppo tardi per diventare davvero cristiani, per gioire di nuovo del dono della salvezza, per riaccendere nel nostro cuore ragioni di fiducia e di speranza. Guai a noi se ci pensassimo una Chiesa vecchia: lasciamolo dire alle statistiche, non lo dica il nostro cuore, la nostra preghiera la nostra quotidianità fatta di incontri fraterni in cui il Signore risorto e vivente tutto ci rende capaci di fare. Non le grandi cose ma i passi secondo la sua volontà».

Passi che conducono dove il risorto attende: in Galilea. «E la Galilea è ovunque i nostri ragazzi andranno a lavorare e a vivere. Non possediamoli, non controlliamoli. Facciamo che la Galilea non sia una babilonia, ma sia la frontiera su cui il mondo moderno – così piccolo, così fragile, così presuntuoso – viene salvato proprio dall’amore di chi ne ha ricevuto tanto dal Signore da non fare altro che spartirlo con chiunque incontra».

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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