Il Vescovo a Rivolta d’Adda nella festa di San Francesco Spinelli (FOTO E AUDIO)

Nel pomeriggio del 6 febbraio monsignor Napolioni ha visitato la casa Santa Maria e poi celebrato la messa in Casa Madre
image_pdfimage_print

Prima la visita alla casa Santa Maria, che ospita le suore anziane ed ammalate, poi la messa solenne in Casa madre. Questi i due momenti che nel pomeriggio di giovedì 6 febbraio hanno caratterizzato la presenza del vescovo Antonio Napolioni presso le suore Adoratrici del Santissimo Sacramento di Rivolta d’Adda nel giorno della festa del loro fondatore, San Francesco Spinelli.

Accompagnato dal vescovo emerito di Cremona Dante Lafranconi e dal cerimoniere don Flavio Meano, in Casa Santa Maria il vescovo ha prima celebrato il vespro e poi incontrato le religiose per un saluto. «La stagione che vivete ora in questa casa – ha detto monsignor Napolioni alla suore presenti nella chiesetta della struttura di via Piave nella breve riflessione tenuta durante il vespro – non vi deve far sentire arrivate. Il Signore dà l’appuntamento a tutti noi nei nostri cuori, non si stanca mai di visitarci e di parlarci. Allora grazie e avanti. Grazie perché ogni giorno rinnovate il vostro sì, non meno difficile di quello in certi momenti entusiasmanti e di altri fragilissimi. Avanti dietro di Lui, con i fratelli, le sorelle e con tutta la Chiesa».

Omelia del Vescovo nei vespri a Santa Maria

Alle 17.30 il Vescovo ha presieduto la messa nella chiesa della casa madre delle Adoratrici, concelebrata da monsignor Dante Lafranconi, dal parroco di Rivolta monsignor Dennis Feudatari e da altri sacerdoti dicoesani e allietata dalla preghiera cantata dalle corali di Cella Dati, Derovere e Pugnolo. A rappresentare l’Amministrazione comunale c’erano gli assessori Andrea Vergani e Fiorella Boschetti con accanto il presidente della Pro Loco Giuseppe Strepparola, il presidente della Bcc di Caravaggio e Cremasco Giorgio Merigo ed il sindaco di Offanengo Gianni Rossoni.

A madre Isabella Vecchio, superiora generale delle Adoratrici, il compito di salutare il vescovo Antonio. «Dal cielo, San Francesco Spinelli – ha detto – oggi guarda e benedice anche lei, Eccellenza. Grazie al vescovo Dante che continua a portarci nel cuore, ai preti, alle suore e a tutti coloro che oggi sono qui in questa chiesa».

Saluto della superiora generale, madre Isabella Vecchio

«Il Signore è con noi e ci propone, mediante la figura di San Francesco Spinelli, la possibilità di una vita più bella di quella che finora abbiamo assaporato» ha esordito il vescovo Napolioni nella sua omelia, soffermandosi poi sulle letture e sul vangelo. «Chi mangia questo pane – ha proseguito – vivrà in eterno. Su questa frase del vangelo San Francesco Spinelli non ha detto “speriamo” ma ha insistito, costruendoci sopra una vita. Affido alle suore questa esortazione, questo “vivrà in eterno”, da interpretare non solo in chiave individuale ma anche in chiave comunitaria. Tutte le storie vissute sulla terra – ha concluso – nella misura in cui sono state docili alla provvidenza del Padre, sono eterne».

La celebrazione si è conclusa con la preghiera e la benedizione solenne impartita dal vescovo davanti all’urna di padre Spinelli.

Omelia del Vescovo nella Messa in Casa madre

 

Photogallery

 

Biografia di san Francesco Spinelli

Nato a Milano il 14 aprile 1853 da genitori bergamaschi a servizio dei Marchesi Stanga, Francesco cresce bravo e vivace e, come S. Giovanni Bosco, è pieno di gioia quando attira gli altri bambini organizzando spettacolini di marionette.  Quando è libero, la mamma lo conduce a visitare poveri e ammalati e lui è felice di amare e aiutare il prossimo, come insegnato da Gesù.

Nasce la vocazione, e Francesco studia a Bergamo, e viene ordinato sacerdote nel 1875.  In quello stesso anno si reca a Roma per il Giubileo, e in S. Maria Maggiore ha una visione: uno stuolo di vergini che adorano Gesù Sacramentato. Don Francesco capisce il progetto della sua vita, ma aspetta il momento giusto per realizzarlo.

Tornato da Roma, svolge attività educative e una scuola serale presso l’ oratorio di don Palazzolo, un’apostolato fra i poveri nella parrocchia dello zio don Pietro, l’insegnamento in Seminario e la guida di alcune comunità religiose femminili, fino a quando nel 1882 recatosi a S.Gervasio d’Adda (CR) incontra una giovane ragazza, Caterina Comensoli, che desidera diventare religiosa in una congregazione che abbia come scopo l’Adorazione Eucaristica.

Don Francesco può così realizzare quel sogno visto in S. Maria Maggiore. Il 15 dicembre 1882 le prime aspiranti suore entrano in una casa che sarà il primo convento, in via S. Antonino a Bergamo. Quel giorno l’Istituto delle Suore Adoratrici ha inizio.  Intanto si aprono nuove case e le religiose accolgono handicappati, poveri e ammalati.

Tutto va bene fino a quando, per una serie di spiacevoli equivoci, don Francesco è costretto ad abbandonare la diocesi di Bergamo, e il 4 aprile 1889 si trasferisce in diocesi di Cremona, a Rivolta d’Adda, dove le sue figlie hanno aperto una casa. Il sacerdote non può più governare l’Istituto, e così la fondazione si divide: madre Comensoli fonda la congregazione delle Suore Sacramentine, don Francesco quella delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento.

Ottenuta la giusta approvazione, le Adoratrici prendono vita. Esse hanno il compito di adorare giorno e notte Gesù nell’Eucarestia e di servire i fratelli poveri e sofferenti, nei quali “Ravvisare il Volto di Cristo”.  Gesù è la fonte e il modello della vita sacerdotale di don Francesco, dal quale prendeva forza e vigore per servire gli altri.

A Rivolta si piega a cercare Cristo fra gli infelici, gli emarginati, i respinti, e dove c’è un bisogno di qualsiasi tipo: scuole, oratori, assistenza agli infermi, agli anziani soli.

I suoi prediletti sono i portatori di handicap, per i quali nutre un affetto di padre. Per loro, oltre all’assistenza, si prodiga per farli organizzare in semplici lavori per sollecitare la loro capacità e promuovere una maggiore autonomia personale. Crede in loro e non li tratta come dei “minorati”.

Accoglie i giovani del grosso borgo cremonese, nella casa madre, ed è felice di trovarsi con loro e farli divertire.  Circondato da vastissima fama di santità, raggiunge l’amato Dio, il 6 febbraio 1913.

Viene dichiarato beato da Giovanni Paolo II il 21 giugno 1992, nel Santuario Mariano di Caravaggio, e proclamato santo in piazza San Pietro da Papa Francesco il 14 ottobre 2018.

 

Le parole e le immagini della Canonizzazione 

Luca Maestri

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

Facebooktwittermail