Il Vescovo: a Brignano tante vocazioni grazie al contagio del dovere, della fiducia, della fede

Nella serata del 1° giugno a Brignano Gera d'Adda la Messa in suffragio di mons. Giuseppe Aresi, don Vito Magri e don Francesco Nisoli
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«Grazie per la sua carezza, grazie per esserci vicino nel momento del dolore»: così il parroco di Brignano Gera d’Adda, don Giuseppe Ferri, ha salutato il vescovo Napolioni all’inizio della Messa di suffragio celebrata, la sera di lunedì 1° giugno, a ricordo dei tre sacerdoti brignanesi deceduti durante la pandemia sanitaria e dei quali non è stato possibile celebrare le esequie.

Una celebrazione vissuta con intensità dalla comunità brignanese, duramente colpita dal Covid, e che non ha esitato a stringersi con affetto e riconoscenza attorno al ricordo di mons. Giuseppe Aresi, don Vito Magri e don Francesco Nisoli.

«Non rievocherò gli incarichi e le opere personali di questi sacerdoti – ha esordito il Vescovo – ogni volta che celebriamo da credenti il riassunto di una vita umana, la vera parola conclusiva non la possiamo dire noi ma Dio”.  «Chi veramente sia stato ognuno di noi lo sa solo il Signore, – ha proseguito – certamente sorge il desiderio di rileggere i numerosi libri di don Aresi; rievocare i tanti aneddoti della vita di don Magri, simpatico e pungente ma fraterno; viene il bisogno di fare un salto in Brasile per parlare con chi ha condiviso i tanti anni di missione missionaria di don Nisoli». Tre sacerdoti, tre battezzati, tre amici, tre fratelli, «tre figli di Brignano» che vanno ricordati sotto una luce «che aiuta a non divagare: quella della memoria di Maria madre della Chiesa che si celebra proprio oggi».

Brignano ha generato tante vocazioni alla vita consacrata, «significa che questa parrocchia è materna: maternità che dà fiducia e slancio nel produrre nuove vite che portano avanti il disegno di Dio nella storia; – ha ricordato il Vescovo – si è insomma innestato un contagio (parola oggi molto antipatica) da un prete all’altro, da un giovane all’altro: il contagio del dovere, della fiducia, della fede». «Scegliete di quale virus ammalarvi insieme»: ha provocatoriamente esortato mons. Napolioni.

«Il modo più bello di ricordare i preti che hanno servito le nostre comunità è custodire le loro lezioni di fede, di guardare dove essi guardavano – è proseguita la riflessione -. Non perdiamoci nei dettagli della vita umana, ma guardiamo avanti, fissando lo sguardo su Gesù».

Suggestive le parole, tratte da alcuni appunti di “don Cecchino”, ai quali il Vescovo ha voluto affidare la conclusione dell’omelia: «Dammi, Spirito santo, la forza e il coraggio di essere profeta nella Chiesa e nella società civile, dammi la forza di non fare tanti calcoli umani, ma di guardare solo al tuo Regno e ai tuoi figli e figlie che sono miei fratelli e sorelle. Tante volte mi hai fatto provare le bellezze della vita: fa che condivida queste gioie e che sia capace di comunicare la bellezza di quanto è bello vivere in comunione con te, al servizio dei fratelli. Grazie, Padre mio, e dammi sempre il tuo Santo Spirito perché sappia essere l’Agnello immolato con Cristo».

Al termine della Messa il parroco don Giuseppe Ferri ha voluto consegnare ai parenti di ciascun sacerdote deceduto il significativo dono di alcune piantine di ulivo: «sentinelle di vita e simbolo di serenità e rinascita».

 

 

Monsignor Giuseppe Aresi

Ordinato sacerdote il 28 giugno 1953, iniziò il proprio ministero come vicario a Trigolo; dopo un anno il trasferimento a Cremona, come vicario della parrocchia di S. Sebastiano. Nel 1956 fu nominato parroco di Monticelli Ripa d’Oglio (frazione del comune di Pessina Cremonese), comunità che nel 1960 ha lasciato per Ca’ d’Andrea. Nel 1974 il ritorno nella sua Bergamasca, prima come parroco Casirate d’Adde e, dopo 19 anni, continuando il proprio ministero come sacerdote cooperatore presso il Santuario di Caravaggio. Nel 1997 fu scelto dal vescovo Giulio Nicolini come canonico del Capitolo della Cattedrale e vicepenitenziere, ricoprendo poi l’incarico di penitenziere dal 2001 al 2003, quando si ritirò presso la casa di riposo di Vailate, dove è deceduto nel pomeriggio di mercoledì 18 marzo, a 91 anni.

 

Don Vito Magri

Classe 1931, diplomato in Scienze sociali, don Vito è stato ordinato sacerdote il 27 giugno del 1954. I suoi primi anni di sacerdozio sono stati come vicario negli oratori: a Sesto Cremonese (1955-1956), Romanengo (1956-1957), Cremona nella parrocchia di Sant’Abbondio (1957-1965), Calcio (1965-1969) e Fornovo San Giovanni (1969-1974). Nel 1974 la nomina a parroco di Isengo, fino al trasferimento nel 1998 a Fiesco, sempre come parroco. Dal 1999 al 2010 ha assunto l’incarico di sacerdote cooperatore al Santuario di S. Maria del Fonte presso Caravaggio, dove ha poi continuato a risiedere svolgendo ancora il proprio ministero. Dalla fine del 2017 risiedeva presso la Fondazione Ospedale Caimi di Vailate dove è deceduto nella notte tra lunedì 23 e martedì 24 marzo, in seguito all’aggravarsi delle sue condizioni. Avrebbe compiuto 89 anni a metà maggio. 

 

Don Francesco Nisoli

Don Francesco Nisoli, originario della parrocchia di Brignano Gera d’Adda, è nato l’11 febbraio 1949. Ordinato sacerdote il 22 giugno 1974, ha iniziato il proprio ministero come vicario parrocchiale proprio nella Bergamasca, prima a Covo (1974-1982) e poi a Pumenengo (1982-1987). Nel 1987 è diventato parroco di Cella Dati. Dopo un anno la decisione di partire per la missione. Per quasi trent’anni, dal 1989 al 2017, è stato missionario in America Latina come “fidei donum”: negli ultimi anni di servizio in terra carioca, in particolare, ha svolto il proprio ministero come parroco della parrocchia di Nostra Signora di Fatima Taraqual, nella periferia di Goiania. Rientrato in diocesi si era messo a servizio della parrocchia di Caravaggio come collaboratore parrocchiale. Il 23 marzo era stato ricoverato all’ospedale di Treviglio a causa dell’aggravarsi di sintomi riconducibili al coronavirus; diovedì 26 marzo, in serata, il decesso, all’età di 71 anni.

 

 

Nelle parrocchie con il Vescovo le Messe in suffragio dei sacerdoti morti durante l’emergenza Covid

Marco Galbusera

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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