Il “Cortile dei sogni”: scambio di esperienze e prospettive tra gli oratori della Zona V

«Qual è la nostra idea di oratorio? Quanta passione siamo disposti a metterci per concretizzarla?»: una serata sul tema si è tenuta martedì 14 gennaio all’oratorio di Viadana Castello. Introdotto e moderato da don Paolo Arienti, incaricato diocesano per la pastorale giovanile, l’incontro costituiva la fase zonale del progetto “Il cortile dei sogni”, percorso di ripensamento e rilancio dei centri giovanili della diocesi cremonese. Al momento di confronto sono intervenuti una cinquantina tra sacerdoti e collaboratori d’oratorio.Dopo la preghiera e la riflessione iniziali, diversi tra don e animatori hanno preso la parola per condividere peculiarità, problematiche, aspettative, timori, idee e propositi, tracciando uno sguardo a 360 gradi sulla situazione attuale e sugli scenari futuri degli oratori della Zona pastorale V. La situazione di partenza è per certi versi simile, nonostante le inevitabili differenze: si osservano ad esempio un calo generalizzato delle frequenze, la dispersione degli adolescenti, la gestione in certi casi problematica di strutture e convivenza, la difficoltà di coinvolgere adulti e famiglie, la faticosa costruzione di un cammino unitario tra parrocchie, la complessità del dialogo coi giovani non cristiani. «Ci servirebbero – ha sintetizzato Patrizia (insegnante di Pomponesco) – una lente d’ingrandimento speciale, per riuscire a leggere la realtà in modo più approfondito, e un binocolo, per vedere più da vicino i bisogni dell’oggi».

«I due binari principali che dovremo tenere assieme – ha notato don Luca (vicario a Viadana) – sono l’educazione alla fede e l’accoglienza».

Come fare? Non sono mancate le proposte, da quelle più “tradizionali” (rilanciare le attività di Azione Cattolica e Csi) a quelle più “innovative” (assemblare un calendario delle proposte per adolescenti e giovani in zona, così da permettere ai gruppi di spostarsi anche tra oratori diversi; rimettere al centro la Messa, più che la catechesi; saper rinunciare se necessario persino ai Grest, se ciò dovesse significare tenersi la libertà di inventare qualcos’altro d’estate per rispondere ai bisogni nuovi dei più giovani).

Elia (ventenne di Casalmaggiore) ha posto l’accento sull’importanza dei sacerdoti: «Sono loro, con le loro attenzioni e il loro esempio, che aiutano i ragazzi a star bene e a sentirsi voluti bene in oratorio, stimolandoli a fare gruppo e a impegnarsi».

Non è mancato qualche intervento sconsolato, ma Don Andrea (parroco dell’unità pastorale Cicognara-Cogozzo-Roncadello) ha invitato tutti a rimanere sereni: «Siamo o non siamo la Chiesa del Signore risorto? Non è da noi vedere le cose come troppo complicate».

«Di strutture e organizzazioni – ha ribadito don Davide (vicario zonale) – ne ho viste passare e cambiare tante. Più di quelle, l’importante è la passione che ci si mette e la fede in Cristo che le sostiene». Anche don Paolo ha voluto concludere all’insegna dello spirito costruttivo: «Ripensare gli oratori non significa deprimersi, ma guardare avanti: rilanciarci, tenendo bene a mente perché ci siamo».

In programma il 17 aprile a Cremona l’incontro conclusivo, per un momento di condivisione diocesano.

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