Il 27 febbraio approfondimento sulle persecuzioni religiose con la testimonianza del vescovo di Zakho dei Caldei, mons. Felix Dawood Al Shabi

L'iniziativa, promossa dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, in occasione della visita del Santo Padre in Iraq e nella ricorrenza del martirio del vescovo Paulos Faraj Rahho
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In occasione della visita del Santo Padre in Iraq e nella ricorrenza del martirio del vescovo Paulos Faraj Rahho (29 febbraio 2008), nel pomeriggio di sabato 27 febbraio alle 17.30 sul canale youtube del Centro Culturale Talamoni (www.youtube.com/channel/UCilz6-d6Z9HGdKdwmd7ISSw) sarà proposta un’iniziativa per approfondire la conoscenza della persecuzione religiosa nel mondo e ad orientare più consapevolmente la nostra solidarietà ai Cristiani perseguitati.

“Esodo e ricostruzione: quale futuro per le minoranze cristiane dell’Iraq?” è il titolo dell’incontro, promosso dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre che, introdotto da Samuele Sanvito (Centro Culturale Talamoni) e con intervento di Maurizio Giammusso (Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”) vedrà intervenire in collegamento dall’Iraq per una testimonianza il vescovo di Zakho dei Caldei, mons. Felix Dawood Al Shabi.

A cinque anni dalla devastazione dell’ISIS che ha causato migliaia di morti e 95mila profughi, il Santo Padre Francesco si reca in visita apostolica nei luoghi dove san Tommaso portò il Cristianesimo delle origini e dove il fanatismo religioso di matrice islamica ha cercato di estirparlo nel recente passato. Quale valore ha questo viaggio per una Chiesa così antica e così martoriata?

Se quasi metà dei Cristiani sfollati è rientrata a casa dopo anni di esodo forzato, decine di migliaia non rientreranno più per la mancanza di sicurezza e di libertà. A che punto è la ricostruzione dei villaggi cristiani, sede di una delle più antiche comunità Cristiane al mondo? Quali prospettive esistono per i fedeli della Chiesa Caldea che hanno scelto di restare nel loro Paese? Quali sono, di fronte a questi fatti, le responsabilità dell’Occidente “cristiano”?

Monsignor Felix, 46 anni da poco compiuti, è il più giovane vescovo cattolico d’Iraq e il secondo più giovane di tutto il Medio Oriente cattolico. È vescovo della diocesi di Zaku (Zakho), cattolica di rito Caldeo, Iraq (Kurdistan Iracheno, a pochi chilometri dal confine con Turchia e Siria, nel cuore del territorio occupato da ISIS nel 2014-2017). La diocesi conta 9 sacerdoti attivi, un diacono, due seminaristi, un sacerdote anziano. I battezzati sono circa 7.800 (un secolo fa erano quasi il doppio).Eretta originariamente nel 1850, nel 2010 fu accorpata alla Diocesi Caldea di Amadyia; è stata ricostituita nel giugno 2020, quando mons. Felix è stato nominato vescovo, prendendone possesso il 30 agosto 2020.

Dal 2016 al 2020 mons. Felix Dawood Al Shabi ha studiato in Italia dove ha conseguito il dottorato in Diritto Canonico Orientale all’Università Lateranense. Durante questo periodo ha anche svolto opera di testimonianza sulla persecuzione dei Cristiani d’Iraq con la Fondazione Pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”. Precedentemente è stato la guida pastorale dei Cattolici Caldei della Diocesi di San Diego, California (oltre 20,000 fedeli di rito Caldeo).

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