Giornata della Vita consacrata: «Attenti al “raffreddore” del carisma, accendiamo il mondo di un amore infuocato»

Nel pomeriggio di domenica 2 febbraio a Cremona il vescovo Napolioni ha presieduto l’Eucaristia per i religiosi della diocesi in occasione della 24esima Giornata mondiale della vita consacrata, che ogni anno si celebra nella festa della Presentazione di Gesù al tempio, presso la casa madre dell’Istituto delle suore della Beata Vergine, alla presenza del delegato episcopale per la vita consacrata don Giulio Brambilla, del delegato diocesano Cism padre Virginio Bebber e di madre Giuliana Arsuffi, incaricata diocesana Usmi.

È stata proprio madre Giuliana a introdurre la celebrazione, ricordando l’occasione di festa per «la bellezza di tanto amore ricevuto e donato» e ringraziando quanti – dal vescovo Napolioni, ai tanti fratelli e sorelle che quotidianamente incontrano sulla loro strada i consacrati e le consacrate – «per la condivisione della gioia» della vocazione.

Saluto di madre Giuliana Arsuffi, delegata USMI

Riprendendo poi la liturgia della Parola, e in particolare la prima lettura tratta dal libro del profeta Malachia, il vescovo Napolioni ha proposto una sua riflessione sull’annuncio del Messia e sul suo ingresso al tempio, raccogliendo parole che «si possono applicare a tutti noi» e in particolare – ha aggiunto – ai consacrati e alle consacrate.

A loro ha rivolto il suo pensiero monsignor Napolioni durante l’omelia articolata su tre punti fondamentali così riassunti in conclusione: incarnazione, spirito ed eternità.

«Non è un tempio di pietra che può contenere la grandezza di Dio», ha sottolineato. Per questo «Dio ha scelto di abitare il tempio della vita umana». Da qui «il primo compito di un credente (e a maggior ragione di un consacrato o di una consacrata) è quello di far entrare il Signore nella nostra vita, ed entrare al modo del Signore nella vita che ci circonda» con un’attenzione particolare alle tante forme di povertà che abito i nostri luoghi. Non dunque da «spettatori», perché «il Signore – ha aggiunto ancora – ci chiede di partecipare alla sua opera» con quella fecondità «concessa anche a chi rinuncia alla famiglia secondo la carne per fare di ogni carne la sua famiglia»

«In quale tempio dobbiamo entrare noi oggi – ha chiesto dunque il vescovo – se il mondo sembra voler fare a meno di noi?». L’invito è quello alla fiducia nella «fantasia più grande di Dio» e all’ascolto del «vagito» che si nasconde dietro la secolarizzazione e la bestemmia, dei figli che «tutti cercano un Padre che non sbatte mai la porta del cielo».

Il Vescovo ha così sollecitato religiose e religiosi a cercare «l’amore infuocato di Dio che purifica e trasforma» un mondo raffreddato: «Attenti al raffreddore del carisma, della comunità, della testimonianza. Abbiamo bisogno di farci riaccendere continuamente, dall’iniziativa di Dio e dalla responsabilità personale».

L’ultimo passaggio dell’omelia è stato perciò uno sguardo alla «offerta gradita a Dio»: non un gesto rituale ma «una vita che si consuma illuminando». Anche – ha aggiunto – quando un carisma va ad esaurimento e ci attacchiamo alle nostre opere senza riconsegnarle al Signore». Una teologia della ri-consegna che dona pienezza, da riscoprire «nella nostra quotidianità e nella quotidianità delle persone che incontriamo».

 

Omelia del vescovo Napolioni

Alla celebrazione hanno preso parte i religiosi e le religiose, delle diverse congregazioni, che operano in diocesi. Folta la rappresentanza delle suore della Beata Vergine, che ha ospitato quest’anno la celebrazione, con la superiora generale madre Piera Monzani.

Durante la celebrazione sono state rinnovate le promesse religiose ed è stata anche l’occasione per ricordare i più significativi anniversari di professione. Hanno infatti festeggiato il 75° suor Carmela Bariani, suor Melania Della Valle e suor Amelia Vezzoli; il 70° suor Iside Barzaghi, suor Franceschina Raimondi e suor Desideria Sarti. Consistente il gruppo del 60°: padre Francesco Avi, suor Serena Bolzoni, suor Agostina Ferrari, suor Maria Luigia Maffeis, suor Armanda Raineri, suor Isidora Rotini, suor Marina Ruggeri, suor Luisa Sala e suor Emilia Varini. Numerose anche le religiose che festeggiano il 50°: madre Giuliana Arsuffi, madre Nancy Micallef, madre Enrica Pagnoncelli, madre Adriana Rossi e suor Nunzia Verrigni. Due le suora che hanno celebrato il 25° di professione: suor Paola Rizzi e suor Ivana Signorelli.

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