Don Vincenzo Rini: sarai sempre il nostro “milite noto”

Nello sguardo di don Vincenzo abbiamo davvero conosciuto lo sguardo della misericordia del Padre, uno sguardo che non condanna ma sa solo aprirsi a un amore infinto.
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“Lo sguardo sacerdotale è misurato sullo sguardo di Dio, che sta ad osservare tutti i suoi figli, a partire da quelli che da lui si sono allontanati, con amore indissolubile”. Ci è tornato in mente questo pensiero di don Vincenzo Rini, presidente della Federazione nazionale settimanali cattolici (Fisc) dal 1999 al 2004, e successivamente dell’Agenzia Sir, nell’apprendere la notizia della sua morte con il coronavirus.

Abbiamo avuto il dono di conoscere don Vincenzo da vicino. Un dono che è andato oltre gli incarichi a livello nazionale e che è proseguito nel tempo, fino a poche settimane fa. Le nostre telefonate erano frequenti e arricchenti. Don Vincenzo aveva la capacità di leggere e ricomporre il frammento nell’insieme. E con questo spirito, ha guidato per oltre trent’anni il settimanale diocesano di Cremona. Il tutto con grande ironia.

Ogni incontro con don Vincenzo rappresentava sempre una finestra aperta nella speranza, quella virtù che ha sempre contraddistinto la sua vita. C’è un aspetto della sua esistenza che forse più di altri abbiamo apprezzato: il suo sguardo, quella capacità di conservare gli occhi del bambino e unirli al sacerdozio. Come amava ripetere, “è lo sguardo del Padre celeste, che nessun tradimento, nessuna cattiveria umana può cancellare o deviare, l’espressione piena della sua misericordia, l’indicazione verace della misericordia che deve impregnare tutta la vita della comunità cristiana; l’immagine che deve imprimersi nel cuore di ogni prete affinché possa imparare dallo sguardo misericordioso di Dio a esserne, con il proprio sguardo, testimone e annunciatore”.

Nello sguardo di don Vincenzo abbiamo davvero conosciuto lo sguardo della misericordia del Padre, uno sguardo che non condanna ma sa solo aprirsi a un amore infinto. È quello sguardo sacerdotale che, come quello di Cristo, condanna il male, senza rinunciare mai ad amare i peccatori. Don Vincenzo portava nel suo sguardo d’amore ai fedeli lo stesso sguardo d’amore misericordioso del Padre. E tutto ciò perché si lasciava guardare dall’amore di Dio, che lo seguiva, anzi, lo inseguiva sempre, nel suo servizio all’informazione per la Chiesa italiana, condiviso tra i settimanali diocesani e l’Agenzia Sir, tra bellezza del ministero e fatica del servizio per una buona stampa.

“Militi ignoti” è il titolo di un agile libretto scritto da don Vincenzo per ricordare diciassette profili di sacerdoti incontrati durante la sua vita e che hanno lasciato un segno indelebile nella sua esistenza e nella sua vocazione presbiterale. Per noi don Vincenzo sarai sempre il nostro “milite noto”. Grazie per la tua testimonianza e per il tuo servizio alla Chiesa.

Don Ivan Maffeis *  e Vincenzo Corrado **

(*) sottosegretario della Cei

(**) direttore Ufficio nazionale Cei comunicazioni sociali

(Fonte: AgenSir)

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