«Digiuno eucaristico», una riflessione di don Franzini: «Il disagio dei fedeli può essere superato se ricordiamo…»

Il parroco scrive a chi visita la Cattedrale: «L’Eucaristia è un dono, non una pretesa. Viviamo dunque il digiuno eucaristico come momento di prova e di purificazione, non di sconforto e di desolazione»
image_pdfimage_print

Come in tutta la Lombardia, la Quaresima 2020 è iniziata senza celebrazioni comunitarie in osservanza delle disposizioni di sicurezza sanitaria disposte per fronteggiare il contagio da Coronavirus. Tuttavia in tutto il territorio diocesano le chiese restano aperte per la preghiera personale. Così nel Mercoledì delle Ceneri il parroco della Cattedrale don Alberto Franzini ha esposto in Duomo una riflessione destinata a tutti coloro che fanno visita alla chiesa madre della diocesi per una sosta di preghiera, sulla particolare situazione di queste settimane.

«A tutti i fedeli che visitano la Cattedrale

Il disagio che il popolo cristiano vive in questi momenti, in cui l’Eucaristia non può essere pubblicamente celebrata,  può essere superato:

– se ricordiamo anzitutto che la celebrazione eucaristica sgorga dall’unico sacrificio che ha salvato il mondo, il sacrificio pasquale di Gesù sulla Croce, al quale possiamo e dobbiamo partecipare anche in forme diverse rispetto alla forma sacramentale: l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera personale e familiare, l’esercizio molteplice della carità…

– se ricordiamo che le tante Messe alle quali abbiamo partecipato richiedono una nostra testimonianza esistenziale: non basta che l’Eucaristia sia ben celebrata, ma deve essere fruttuosamente vissuta  nella nostra esistenza quotidiana: e dunque il digiuno eucaristico non solo ci fa riscoprire la preziosità dell’Eucaristia, ma anche la preziosità delle conseguenze di vita che sgorgano dall’Eucaristia;

– se ricordiamo che anche i nostri padri ebrei hanno vissuto stagioni senza tempio, senza sacrifici cultuali, senza l’esercizio del sacerdozio levitico, come ad esempio nei  70 anni dell’esilio a Babilonia, durante i quali hanno potuto purificare la propria fede e alimentarla e rafforzarla  con l’ascolto della Parola di Dio;

– se ricordiamo che anche oggi non sono poche le comunità cristiane, soprattutto in certe parti dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia, che non hanno la gioia di poter partecipare ogni domenica all’Eucaristia: eppure da quelle comunità ci vengono testimonianze eroiche di fede cristiana, che arrivano fino al martirio e che ci fanno impallidire;

– se ricordiamo infine che il sacrificio che ci viene richiesto in questa circostanza è finalizzato al bene di tutti: è un vero atto di carità verso l’intera comunità umana, che possiamo e dobbiamo vivere come espressione di un forte atto di culto verso Dio, nella condivisione delle morti, delle sofferenze e dei dolori di tante famiglie, e nella consapevolezza dei tanti disagi anche economici e di alcune limitazioni del nostro vivere che non sono estranei allo spirito penitenziale del tempo quaresimale.

L’Eucaristia è un dono, non una pretesa. Ed è nelle prove concrete della vita che si plasma e si rafforza la fede. Viviamo dunque il digiuno eucaristico come momento di prova e di purificazione, non di sconforto e di desolazione

                                                               Don Alberto Franzini

Rettore Parroco

26 febbraio 2020, Mercoledì delle Ceneri»

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

Facebooktwittermail