Domenica è la Giornata diocesana della scuola: diamo anche noi “casa al futuro”?

Nota dell’ufficio di pastorale scolastica all’inizio dell’anno scolastico 2019/2020
image_pdfimage_print

In occasione della Giornata diocesana della scuola, che la Chiesa cremonese celebra domenica 15 settembre, pubblichiamo una nota dell’Ufficio diocesano per la Pastorale scolastica all’inizio dell’anno scolastico 2019/2020 a firma dell’incaricato don Giovanni Tonani.

Intanto presso presso l’Ufficio scuola, al Centro pastorale diocesano di Cremona, è disponibile la guida diocesana che presenta il progetto formazione e aggiornamento per i docenti nell’anno scolastico 2019/2020. L’ospuscolo – dal titolo “Dar tempo ai giovani. Pensare e presentare il Cristianesimo a scuola” – può anche essere scaricato cliccando qui.

 

Nota dell’ufficio di pastorale scolastica

Dare casa al futuro” è il titolo delle Linee programmatiche della Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana, elaborate dall’apposito Servizio nazionale alla luce del recente Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. E un paragrafo è dedicato al tema della Scuola. Tre, tra i diversi, sono gli aspetti che si possono condividere all’inizio di quest’anno scolastico.

 

Formare una “coscienza critica”.

Nella prima area, il documento, parlando dei luoghi di vita dei giovani e dell’importanza di accompagnamento, ascolto e prossimità, un paragrafo è dedicato alla scuola e all’università. «L’esperienza dello studio è formazione di una coscienza critica (anche nei confronti della fede), ricerca di autonomia personale e di esperienze relazionali». Oggi la scuola fatica su diversi fronti. I ragazzi (dai più piccoli a quelli più grandi) spesso non sono abituati a vivere un impegno regolare e continuo. Le parole “formazione”, “ricerca”, “autonomia” e “relazione”, esigono per sé un impegno. Bisogna “starci dentro”: senza fuggire alle proprie responsabilità o giustificare le proprie rinunce. La scuola deve abituare alla fatica, deve abituare alle sconfitte, deve abituare i ragazzi ad avere una giusta visione di sé (vincenti o perdenti che siano); correggere chi cerca sempre scorciatoie o sterili protagonismi. Occorre allenare i ragazzi alla fatica del ragionamento e del rispetto dell’altrui pensiero. Se non si forma questa coscienza, si rischia di far crescere sempre di più persone che abdicano alle proprie responsabilità. Una scuola di “tutti bravi” non esiste; una scuola di “tutti promossi” non esiste, non può esistere. Può, invece, esistere una scuola che forma, chiede fatica, incoraggia, corregge, spinge, chiede rispetto, una scuola che non usa la pialla, ma lo scalpello: in quel pezzo di marmo, in quel pezzo di legno c’è già un’opera d’arte, il compito della scuola è quello di togliere quei pezzi che la rendono informe, per scoprirvi, poi, un uomo, una donna, adulti capaci di pensare e di relazioni. Ma tutto questo resta una utopia da manuale, se le storie, le intelligenze e le passioni degli adulti, insegnanti in primis, non credono alla vocazione posta nelle loro mani; se non c’è alleanza educativa, se non c’è maturità innanzitutto adulta.

 

Dentro la comunità cristiana.

La scuola – prosegue il testo – «… rappresenta una propizia opportunità per imparare a confrontarsi con il territorio … L’incontro con la scuola è per la comunità cristiana una palestra di dialogo e la concreta possibilità di agire in modo sinergico.». Al di là di paure o polemiche riguardo alla presenza della comunità cristiana, meglio dei credenti, nella scuola, al di là di sterili ed inutili diatribe riguardo alla legittimità della presenza dell’Insegnamento della Religione Cattolica, al di là di tutto questo la Comunità cristiana non può ignorare la realtà della scuola. In essa molti cristiani vivono, operano e si impegnano. In essa vengono trasmessi contenuti culturali cui il cristianesimo (lo si voglia o no) ha contribuito in modo radicale. Questa coscienza e la presenza di alunni, famiglie, docenti, non docenti o dirigenti che si dichiarano cristiani, non sono certo mancanza di rispetto per i non credenti o per chi professa altre religioni, ma vanno lette come testimonianza di valori altissimi irrinunciabili, vitali. Il confronto con chi non crede o con chi professa altre religioni, deve partire alla pari, deve creare dialogo, deve portare alla collaborazione, nel rispetto reciproco e nella volontà di costruire una comunità scolastica rispettosa, aperta e dialogante. Educando al confronto, non alla pacifica giustapposizione che tende ad ignorare identità, modi di vivere e tradizioni, ma alla reciproca integrazione. Solo se non si escludono a priori alcune dimensioni dell’umano, si eviterà di trasformare un’equilibrata laicità in laicismo apologetico.

 

Gli insegnanti.

Il documento, quindi, fa una breve riflessione sugli insegnanti: «Un’azione concreta e importante potrebbe essere quella di coinvolgerli di più nel discernimento e nella conoscenza dei ragazzi per la progettazione pastorale. Il loro sguardo, quotidiano e competente, dovrebbe essere una risorsa da ascoltare di più e meglio». Molti insegnati, anche IdR, sono parte viva e vitale della comunità cristiana e della comunità scolastica. Impegnati in tanti settori della vita delle Parrocchie o della Diocesi; immersi nelle più varie attività della Scuola (da collaboratori del dirigente, a referenti di progetti; da coordinatori di classe a responsabili di sportelli…), lavorano con uno stile di servizio tipicamente cristiano. Vanno sicuramente ringraziati e spronati a continuare e affiancati nelle loro fatiche. Sollecitava Papa Francesco nel discorso ai membri dell’UCIIM il 14 marzo 2015: «Insegnare è un impegno serio, che solo una personalità matura ed equilibrata può prendere. Un impegno del genere può incutere timore, ma occorre ricordare che nessun insegnante è mai solo: condivide sempre il proprio lavoro con gli altri colleghi e con tutta la comunità educativa cui appartiene.». Gli insegnanti cristiani devo saper condividere: condividere “le gioie e le speranze, i lutti e le angosce” che si incontrano sulla propria strada, condividere per non rischiare di non essere fecondi, di chiudersi nel proprio orticello e fermarsi lì. Condividere con la comunità cristiana l’identità dei fanciulli, dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani di oggi, condividere con la comunità cristiana le fatiche dell’educazione alla fede. Esserci nella Scuola, esserci nella comunità! Sempre Papa Francesco nel discorso sopra ricordato diceva: «La comunità cristiana ha tantissimi esempi di grandi educatori che si sono dedicati a colmare le carenze della formazione scolastica o a fondare scuole a loro volta. Pensiamo, tra gli altri, a san Giovanni Bosco, … È a queste figure che potete guardare anche voi, insegnanti cristiani, per animare dall’interno una scuola che, a prescindere dalla sua gestione statale o non statale, ha bisogno di educatori credibili e di testimoni di una umanità matura e completa. Testimonianza. E questa non si compra, non si vende: si offre.». Insegnanti cristiani… ovvero educatori e testimoni nella scuola e nella comunità.

 

Abitare la scuola è dare una casa al futuro!

In questo inizio di anno scolastico, ricchi di entusiasmo, di buoni propositi e di speranza, quasi come dei “remigini” ritorniamo ad abitare la scuola. Abitarla non solo fisicamente, ma col cuore, con la mente e con lo spirito. Abitare la scuola vuol dire creare il futuro, non solo dei ragazzi, ma della società. Abitare la scuola vuol dire non fermarsi a guardare al nostro oggi, vuol dire guardare i volti di quei ragazzi che varcano le porte a tre anni e che ne usciranno a diciannove; appena svezzati … già adulti! Abitare la scuola per formare la società di un futuro che molti di noi potranno vedere, in cui i piccoli di oggi saranno protagonisti. Di questo futuro è il mondo adulto di oggi ad essere responsabile. Abitare la scuola oggi vuol dire davvero dare una casa al futuro. Dare una casa a questi nostri ragazzi, dare una casa anche a noi, dare una casa a questo nostro mondo oggi ferito e, speriamo, domani, anche per merito nostro, risanato.

 

Con questi pensieri e con l’affetto e la simpatia, la Chiesa cremonese accompagna l’inizio del nuovo anno scolastico, con la convinzione che sia sempre e ancora una preziosa opportunità, di cui tutti possono godere e di cui tutti sono responsabili.  Un particolare saluto e un augurio di buon lavoro al nuovo “Responsabile dell’UST” e ai neo-dirigenti che si sono insediata in diverse scuole della nostra Diocesi.

 

don Giovanni Tonani
incaricato Ufficio di Pastorale Scolastica
Diocesi di Cremona

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

Facebooktwittermail