Da Cremona a Bahia, la preghiera è ponte di fraternità

Il progetto "Interconnessi" nasce per stringere i legami spirituale tra la Chiesa cremonese e la comunità dove operano don Emilio Bellani e don Davide Ferretti
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A Salvador de Bahia, Brasile, la vita della Chiesa cattolica è da sempre molto vivace. Fondata nel 1549, è stata la prima capitale del Paese. Cuore pulsante della cultura afro–brasiliana, nota al mondo per essere stata la città ad avere importato più schiavi dall’Africa per le piantagioni di canna da zucchero, è da tempo luogo di missione. Anche ora che il coronavirus ha colpito duramente, pur rispettando le norme richieste per arginare l’epidemia, le parrocchie si sono organizzate per non lasciare sola la gente.

Lo sanno bene don Emilio Bellani e don Davide Ferretti, missionari fidei donum nel quartiere «Novos Alagados», dove si trova una delle più grandi favela dell’area. Qui la loro parrocchia – fondata oltre trent’anni fa e dedicata a Jesus Cristo Resussidado – sperimenta la freschezza e l’essenzialità di una comunità cattolica che vive il costante confronto con numerose chiese evangeliche e pentecostali. Sul territorio della parrocchia di Cristo Risorto si contano circa 35mila abitanti con una presenza cattolica del 30%.

Tra le tante iniziative portate avanti dai due missionari, ne spicca una: «Interconnessi». Di cosa si tratta lo spiega lo stesso don Ferretti, in Italia per alcuni giorni, e che ha presieduto le veglie di preghiera di Cremona e Scandolara. «Interconnessi è una proposta che nasce dal desiderio di mantenere vivo il legame che esiste tra la realtà parrocchiale che ci è affidata a Bahia e la nostra Chiesa cremonese».

Ogni giovedì nella chiesa bahiana viene esposto il Santissimo Sacramento e i fedeli si riuniscono per l’adorazione. Il tutto quando in Italia sono circa le 22. La proposta – rivolta a singoli, comunità parrocchiali, associazioni, movimenti, istituti religiosi della diocesi cremonese – è quindi quella di trovarsi in preghiera più o meno verso la stessa ora anche in Italia, tutti con lo sguardo fisso a Gesù Eucarestia. Solo un gesto potente come la preghiera vissuta in comunione può infatti annullare distanze – geografiche e culturali – che a volte potrebbero apparire come insormontabili. Come scrive l’Ufficio missionario diocesano, «sapere che qualche ora prima in Italia, o qualche ora dopo in Brasile, qualcuno ha pregato o pregherà insieme è di conforto e genera un senso di appartenenza ecclesiale. Non è una preghiera per, ma una preghiera con, per un cammino comune. Un’esperienza che può creare un ponte di bene in Gesù Cristo, affidando a Lui le nostre vite».

L’invito del Centro missionario è dunque quello di «inserirsi nella traccia della preghiera personale per far posto a una interconnessione con la comunità d’oltreoceano alla quale siamo legati da un progetto missionario». Per rafforzare ulteriormente questo legame – oltre alla necessaria preghiera che rimane il gesto più vero ed essenziale che si possa fare per vivere in comunione, nonostante le migliaia di chilometri di distanza – alle realtà diocesane che decideranno di aderire a questa iniziativa viene fatta un’ulteriore proposta: inviare una foto della propria chiesa e dei fedeli riuniti per l’adorazione da rilanciare sui social, molto frequentati dai parrocchiani di Bahia, desiderosi di conoscere la «storia» e la comunità d’origine dei loro sacerdoti in missione. Anche video di saluti o videochiamate possono essere una bella idea, un modo di trasmettere calore e mandare un grande segno di amicizia all’intera comunità bahiani, definita la 223ª parrocchia della diocesi di Cremona.

Maria Acqua Simi

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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