Covid e celebrazioni, la nuova ordinanza della Regione porta a 350 il limite di presenze, ma resta il distanziamento

Il Governatore della Lombardia ha firmato la nuova ordinanza con alcune novità in merito alle celebrazioni religiose
image_pdfimage_print

Contiene anche un aggiornamento delle disposizioni anche in materia di celebrazioni religiose l’ordinanza sulle misure di sicurezza sanitaria firmata dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in vigore dal 1° agosto al 10 settembre 2020.

Le celebrazioni religiose che si svolgono all’interno degli immobili destinati al culto religioso l’ordinanza prevede che il numero di partecipanti sia determinato dal numero di posti utilizzabili al fine di garantire la distanza minima di sicurezza, pari ad almeno un metro laterale e frontale tra i partecipanti, in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, nel rispetto del limite di 350 persone. È possibile derogare al limite di 350 persone, previa relazione di un tecnico abilitato che attesti una superiore capienza della struttura compatibile con il rispetto del predetto distanziamento interpersonale.

Resta dunque la misura del distanziamento mentre aumenta il limite massimo delle presenze all’interno dell’edificio (da 200 a 350).

Sul tema delle misure di sicurezza durante le celebrazioni nei giorni scorsi anche la Presidenza della Cei aveva scritto una lettera ai vescovi, frutto della riflessione maturata nell’ultima riunione della Presidenza, che si soffermava sul ritorno alla celebrazione dell’Eucaristia con il popolo, “segnato anche da un certo smarrimento (in particolare, una diffusa assenza dei bambini e dei ragazzi), che richiede di essere ascoltato”.

“Occorre un saggio discernimento per cogliere ciò che è veramente essenziale”, osserva la Presidenza per la quale “la consegna della nuova edizione del Messale Romano sarà un’opportunità preziosa per aiutare le comunità cristiane a recuperare consapevolezza circa la verità dell’azione liturgica, le sue esigenze e implicazioni, la sua fecondità per la nostra vita”.

Quanto alla celebrazione dei sacramenti, “a partire da quelli dell’iniziazione cristiana”, la lettera ricorda che “non ci sono impedimenti a celebrare con dignità e sobrietà”. “È bene – si raccomanda – aver cura che la loro celebrazione, pur in gruppi contenuti, avvenga sempre in un contesto comunitario”. Per la Cresima, “oltre ad assicurare il rispetto delle indicazioni sanitarie, in questa fase l’unzione può essere fatta usando un batuffolo di cotone o una salvietta per ogni cresimando”. La stessa attenzione “sarà necessaria per le unzioni battesimali e per il sacramento dell’Unzione dei malati”.

Mentre si attendono dal Ministero dell’Interno indicazioni per un ritorno dei cantori e dei cori, “la possibilità dei familiari di partecipare insieme alle celebrazioni, stando in uno stesso banco, trova risposta positiva nella prassi della vita quotidiana”.

Il tempo che stiamo vivendo, “con le sue difficoltà e le sue opportunità, ci chiede di non restringere gli orizzonti del nostro discernimento e del nostro impegno semplicemente ai protocolli o alle soluzioni pratiche”, suggerisce la Presidenza sottolineando che l’attuale situazione storica “invoca un nuovo incontro con il Vangelo, in particolare con l’annuncio del kerygma, cuore dell’esperienza credente”.

“Se davvero l’esperienza della pandemia non ci può lasciare come prima – conclude lettera – la riunione autunnale del Consiglio Permanente e l’Assemblea Generale (prevista a novembre) dovranno essere eventi di grazia, nei quali confrontarci e aiutarci a individuare le forme dell’esperienza della fede e, quindi, le priorità sulle quali plasmare il volto delle nostre Chiese per il prossimo futuro”.

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

Facebooktwittermail