Covid-19 e scuole dell’infanzia la riapertura a settembre tra molte incognite

Il 29 maggio si è svolto il Consiglio nazionale della Fism, la federazione più rappresentativa delle scuole materne paritarie
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“La riapertura” della scuola “non potrà prevedere da subito la stessa situazione presente alla chiusura a causa del Covid 19. Ecco allora la necessità di scegliere nuovi percorsi, individuare i necessari sostegni per i bambini, i docenti, gli educatori, le famiglie, in una situazione nella quale non vanno rimodulati solo gli spazi di apprendimento, recepiti nuovi protocolli sanitari in ambienti deputati ad essere luoghi di relazione, ma anche verificate le condizioni di aperture realistiche: praticabilità, sostenibilità, copertura economica senza aggravi di sacrifici per le famiglie. Senza dimenticare anche i traumi psicologici nascosti che ancora non si vogliono vedere…” . Sono alcune delle linee emerse al Consiglio Nazionale della Fism, la Federazione Italiana Scuole Materne, riunitosi il 29 maggio – presente il segretario generale Luigi Morgano, il presidente Stefano Giordano, la vicepresidente Luisa Stoppini – su piattaforma web per fare il punto sulla situazione.

La federazione, che rappresenta 9.000 realtà educative e di istruzione per circa mezzo milione di piccoli utenti da zero a sei anni , nonché decine di migliaia di insegnanti che svolgono il loro servizio in più della metà dei comuni italiani, pur tra manifestazioni di timori per la ripresa, ha tenuto a sottolineare quasi come premessa, la tutela del primato dei bambini.

“Le nostre scuole devono poter continuare a garantire una qualità alta secondo i precisi criteri pedagogici e didattici che ne connotano i servizi”, afferma il segretario Nazionale Morgano. E continua: “Fatta salva la valutazione determinante di tipo sanitario che deve garantire la salute dei bambini, del personale della scuola e delle famiglie è evidente che la riapertura dei servizi educativi 0–3 anni e delle scuole dell’infanzia 3–6 anni presuppone indicazioni omogenee sia per le scuole statali sia per quelle paritarie nel quadro di  una valutazione che tenga presenti tutte le realtà operanti nel nostro Paese”.

Per la Fism – continua Morgano –  “non è condivisibile un modello definito sulla base delle sole scuole statali con le scuole paritarie tenute ad applicarlo. Inoltre, non è percorribile la strada di una soluzione identica su tutto il territorio nazionale”.

La maggior attenzione, anche nel confronto emerso con i delegati di varie regioni, si è in ogni caso concentrata sulla riapertura necessariamente subordinata al reperimento di fondi necessari a coprire “il rilevantissimo disavanzo che le scuole avrebbero se dovesse essere adottata la scelta dei piccoli gruppi, ovvero di un numero di bambini per sezione che da 20/25 dovesse scendere a 5/8/10”, per usare le parole del segretario nazionale.

Morgano – insieme ad altri rappresentanti delle scuole paritarie – il 28 giugno ha incontrato il ministro dell’Economia e delle Finanze Gualtieri, chiedendo che nei lavori parlamentari in corso sul Decreto Rilancio si adottino decisioni che concrete in risposta a questioni ineludibili.

La somma indicata per aiutare nidi e scuole materne paritarie per Morgano è “semplicemente inidonea” e rischia di condannare questi istituti alla chiusura.

“Speriamo che vengano accolte le nostre richieste” – spiega la Fism in una nota – anche se “molto ruota attorno a tre domande: quando si riapre? come si riapre? per quanto tempo può durare la soluzione transitoria?”.

“Tutti gli interventi richiesti, compresi quelli edilizi – conclude la nota – dovrebbero essere assunti tenendo conto di queste tre domande e non messi a carico delle strutture che prestano servizio”.

Infine: “Considerando che i territori del nostro Paese non sono tutti uguali, così come le scuole, e che il Covid-19 ha colpito in maniera diversa i contesti regionali, provinciali e all’interno delle stesse provincie, è opportuno prevedere già da ora soluzioni differenti che tengano conto del reale rischio epidemiologico”.

Un ulteriore contributo al Consiglio è arrivato dai documenti offerti all’assemblea dalla vicepresidente Stoppini circa le linee di “accompagnamento alla riapertura”, fra regole e valori, come pure circa aspetti riguardanti alunni con disabilità, mentre il presidente Giordano ha toccato gli aspetti giuridici dell’attuale situazione, con riferimento alle responsabilità dei gestori e all’evoluzione delle normative che coinvolgono anche i contratti di lavoro e gli ammortizzatori sociali.

Tutto questo aspettando nuovi passi da parte del governo a sostegno di queste scuole che – non va dimenticato – sono enti no profit e già subiscono discriminazioni. Una parità – la loro – ancora irrealizzata.

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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