«Ci sta a cuore», riflessione e impegno della Chiesa italiana tra emergenza sanitaria e pastorale del lavoro

La Commissione diocesana per la pastorale sociale e il lavoro propone il documento dell'Ufficio Nazionale e fa proprie le attenzioni e le proposte da attuare in questo momento di crisi e per il futuro del mondo del lavoro
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L’Ufficio Nazionale per la Pastorale Sociale e del Lavoro ha inviato a tutti gli uffici Diocesani una nota sulla Emergenza sanitaria in atto, messa in relazione con il mondo del lavoro. Anche la nostra commissione diocesana guidata da Eugenio Bignardi ha condiviso questa prima riflessione con l’intento di approfondire e proporre un cammino pastorale per l’immediato futuro, cammino destinato ai cristiani e alle comunità locali, finalizzato a far comprendere da tutti che questa realtà «Ci sta a cuore».

La nota si apre con una constatazione: «La diffusione del Covid-19 è diventata subito emergenza sanitaria. I sacrifici di questi giorni sono in nome dei più fragili, che rischiano la vita: scelta sacrosanta, perché la persona umana è al centro della Dottrina sociale della Chiesa. Eppure, passata la bufera, è prevedibile immaginare che per molti nulla sarà come prima.

Nulla sarà come prima per le famiglie che hanno subito perdite umane.

Nulla sarà come prima per chi è stremato dai sacrifici in quanto operatore sanitario.

Nulla sarà come prima anche per il mondo economico, che ha prima rallentato e poi ha visto fermarsi la propria attività. Già si contano danni importanti, soprattutto per gli imprenditori che in questi anni hanno investito per creare lavoro e si trovano ora sulle spalle ingenti debiti e grandi punti interrogativi circa il futuro della loro azienda.

Nulla sarà come prima per i settori sono andati in sofferenza e vivono l’incertezza del domani».

Di fronte a questa situazione «la comunità cristiana non intende restare indifferente. La Chiesa italiana si sente coinvolta».

Da questa volontà nascono così «alcune attenzioni che come Diocesi possiamo adottare nel periodo di “quarantena sociale” e al momento delicato della ripresa:

    1. Facciamo con coraggio il primo passo nel mostrare vicinanza verso gli imprenditori e i lavoratori che stanno subendo gravi perdite.
    2. Aiutiamo e incoraggiamo quanti – all’interno delle nostre parrocchie, associazioni, movimenti, gruppi di catechesi, oratori – sono impegnati nel lavoro in ruoli di responsabilità, a livelli differenti.
    3. Organizziamo la carità per andare incontro alle situazioni più critiche, per alleggerire pesi gravosi, per sostenere persone a rialzarsi».

Allora cosa possiamo fare?

Ecco alcune proposte: suggerite dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale Sociale e del Lavoro, diretto dal sacerdote cremonese don Bruno Bignami:

    • esprimere gratitudine a chi, in questo periodo di emergenza, sta lavorando per il bene della collettività, mettendo a rischio la propria salute;
    • valorizzare la figura di San Giuseppe (19 marzo) e la giornata dei lavoratori (1° maggio) per far sentire la vicinanza ecclesiale nei confronti del mondo;
    • promuovere un sostegno concreto attraverso l’acquisto di beni realizzati in Italia da aziende che si dimostrano attente alla tutela del lavoro, alla sostenibilità ecologica e alla qualità dei prodotti;
    • diffondere nelle parrocchie l’appello #sceglilitalia: da giugno a dicembre 2020 la meta della vacanza sia nel nostro Paese;
    • assumere alcune soluzioni lavorative a distanza – come lo smart working o la didattica online – quali opportunità concrete anche per il futuro, con cui conciliare il lavoro con i tempi della famiglia e la sostenibilità ambientale (meno traffico e aria più respirabile).

La nota chiude evidenziando che «questo periodo “a casa” non deve solo alimentare la preoccupazione per un momento critico, ma può avviare un processo che duri nel tempo e che accompagni le diocesi a fare dell’attenzione al lavoro un’occasione di evangelizzazione e di sviluppo umano integrale».

SCARICA QUI IL DOCUMENTO COMPLETO

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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