Don Sanni a Calvatone, Tornata e Romprezzagno: succede a don Cavalleri, collaboratore a Sabbioneta Don Rocchetti a S. Imerio

Domenica 26 luglio annunciati tre nuovi provvedimenti vescovili. Anzitutto la promozione a parroco di don Massimo Sanni, che lascia così le comunità di Piadena, Drizzona e Vho, dove era vicario, per assumere la guida delle comunità di Calvatone, Tornata e Romprezzagno. Succede a don Vincenzo Cavalleri, che diventa collaboratore a Sabbioneta, Breda Cisoni, Villa Pasquali e Ponteterra. Novità anche a Cremona, dove è stato reso noto il successore di don Antonio Bislenghi come vicario a S. Imerio: è don Michele Rocchetti, di ritorno da Roma dove ha perfezionato gli studi in Teologia del matrimonio e della famiglia.
Biografia dei sacerdoti

Don Massimo Sanni è nato a Bozzolo (Mn) il 20 maggio 1974. Ordinato sacerdote il 17 giugno del 2000, ha iniziato il proprio ministero pastorale a Viadana come vicario della parrocchia S. Pietro apostolo. Nel 2008 il trasferimento, sempre come vicario, nelle parrocchie di Piadena, Drizzona e Vho. Ora mons. Lafranconi l’ha promosso parroco, affidandogli la cura d’anima delle comunità di Calvatone, Tornata e Romprezzagno, succedendo a don Vincenzo Cavalleri.

Don Vincenzo Cavalleri è nato il 2 febbraio 1950 a Castelnuovo del Zappa. Ordinato sacerdote il 22 giugno 1974, ha iniziato il proprio ministero pastorale come vicario a Cremona, nella parrocchia di S. Abbondio. Nel 1991 è diventato parroco di Gadesco e Pieve Delmona; nel 2003 il trasferimento a Calvatone. Dal 2005 era anche parroco in solido di Tornata e Romprezzagno. Ora mons. Lafranconi l’ha destinato, come collaboratore parrocchiale, alle comunità di Sabbioneta, Breda Cisoni, Ponteterra e Villa Pasquali, dove collaborerà con il parroco don Samuele Riva, il nuovo vicario don Alessandro Maffezzoni e il collaboratore parrocchiale don Ennio Asinari.

Don Michele Rocchetti è nato il 5 giugno 1987 a Treviglio (Bg). Originario della parrocchia di Caravaggio, è stato ordinato sacerdote l’8 giugno 2013. Prete novello è stato inviato dal vescovo Lafranconi a Roma per approfondire gli studi nell’ambito della Teologia del matrimonio e della famiglia. Al rientro in diocesi il Vescovo l’ha destinato come vicario a Cremona della parrocchia di S. Imerio, in sostituzione di don Antonio Bislenghi, diventato parroco di Annicco e Grontorto. Don Rocchetti collaborerà con il parroco don Giuseppe Nevi, che è anche responsabile dell’Ufficio diocesano per la pastorale familiare.




Papa Francesco ai giovani: «Un’opera di misericordia corporale e una spirituale da praticare ogni mese»

Riscoprire le opere di misericordia corporale e spirituale per essere “strumenti” della misericordia di Dio “verso il nostro prossimo”. Nel suo Messaggio per la XXXI Gmg che si celebrerà a Cracovia dal 25 al 31 luglio 2016, Papa Francesco offre ai giovani di tutto il mondo le coordinate per diventare “apostoli della misericordia”. E lo fa in modo concreto, partendo proprio dal tema della Giornata, “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”, che di fatto inserisce Cracovia nell’Anno Santo della Misericordia, trasformandola in un vero e proprio Giubileo dei Giovani.

Un programma di vita. La misericordia, per Francesco, è “un programma di vita molto concreto ed esigente perché implica delle opere… Non è ‘buonismo’, né mero sentimentalismo”. In essa “c’è la verifica dell’autenticità del nostro essere discepoli di Gesù, della nostra credibilità in quanto cristiani nel mondo di oggi”. Credibilità che fa rima con concretezza. La misericordia di Dio, il cui “segno più eloquente è la Croce”, è “molto concreta e tutti siamo chiamati a farne esperienza in prima persona” scrive il Papa che, a riguardo, cita un episodio della sua gioventù, quando a 17 anni, un giorno, prima di uscire con gli amici, si fermò in Chiesa. “Lì – ricorda – ho trovato un sacerdote che mi ha ispirato una particolare fiducia e ho sentito il desiderio di aprire il mio cuore nella Confessione. Quell’incontro mi ha cambiato la vita! Ho scoperto che quando apriamo il cuore con umiltà e trasparenza, possiamo contemplare in modo molto concreto la misericordia di Dio. Forse qualcuno di voi ha un peso nel suo cuore e pensa: Ho fatto questo, ho fatto quello…. Non temete! Lui vi aspetta! Lui è padre”. Da qui l’invito del Pontefice a “scoprire il confessionale come il luogo della misericordia”. Nel concetto biblico di misericordia, trattato nel messaggio, Francesco include anche “la concretezza di un amore che è fedele, gratuito e sa perdonare”. Perché è su questo terreno che “saremo giudicati”.

Riscoprire le opere di misericordia. Il Papa non fa sconti ai giovani. Anzi, alza loro l’asticella della proposta di vita cristiana. “Saremo giudicati sulle opere di misericordia… Vi invito perciò a riscoprire le opere di misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. E non dimentichiamo le opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti”. Come fece nella sua vita santa Faustina, “umile apostola della Divina Misericordia nei nostri tempi”, portata come esempio ai giovani ai quali rivolge anche un ulteriore cammino di preparazione verso Cracovia: “a voi, che siete molto concreti, vorrei proporre per i primi sette mesi del 2016 di scegliere un’opera di misericordia corporale e una spirituale da mettere in pratica ogni mese”. Tra queste una delle “più difficili da mettere in pratica, è quella di perdonare chi ci ha offeso, chi ci ha fatto del male, coloro che consideriamo come nemici”. “Incontro tanti giovani – dice Francesco nel messaggio – che dicono di essere stanchi di questo mondo così diviso, in cui si scontrano sostenitori di fazioni diverse, ci sono tante guerre e c’è addirittura chi usa la propria religione come giustificazione per la violenza. Dobbiamo supplicare il Signore di donarci la grazia di essere misericordiosi con chi ci fa del male”, perché “l’unica via per vincere il male” è la misericordia. “La giustizia è necessaria, eccome, ma da sola non basta. Giustizia e misericordia devono camminare insieme”.

“Non abbiate paura”. E alla fine di questo cammino c’è “Gesù misericordioso” che “vi aspetta”. Ritorna forte l’invito: “non abbiate paura di fissare i suoi occhi colmi di amore infinito nei vostri confronti e lasciatevi raggiungere dal suo sguardo misericordioso, pronto a perdonare ogni vostro peccato, uno sguardo capace di cambiare la vostra vita e di guarire le ferite delle vostre anime. Lasciatevi toccare dalla sua misericordia senza limiti per diventare a vostra volta apostoli della misericordia mediante le opere, le parole e la preghiera, nel nostro mondo ferito dall’egoismo, dall’odio, e da tanta disperazione”.




Don Alessandro Capelletti amministratore parrocchiale della comunità di Pomponesco dopo la rinuncia di don Anselmi

Il vescovo Lafranconi, in data 24 agosto, ha accettato la rinuncia alla parrocchia “Ss. Sette Fratelli martiri” in Pomponesco, presentata da don Marco Anselmi. In pari data ha nominato amministratore parrocchiale della stessa parrocchia don Alessandro Capelletti (in foto), vicario zonale della zona pastorale undicesima.

Biografia dei sacerdoti interessati

Don Alessandro Capelletti è nato a Covo il 27 maggio 1956 ed è stato ordinato sacerdote il 21 giugno 1980. È stato vicario nelle parrocchie di San Leonardo a Casalmaggiore (1980-1888) e Immacolata e San Zeno a Cassano d’Adda (1988-1997). Nel 1997 il trasferimento a Dosolo come parroco. Nel 2011 mons. Lafranconi gli ha affidato anche la comunità di Correggioverde in qualità di amministratore parrocchiale. Dall’ottobre 2014 è vicario zonale della Zona pastorale undicesima.

Don Marco Anselmi è nato a Cremona il 1° gennaio 1971 ed è stato ordinato sacerdote da mons. Giulio Nicolini il 22 giugno 1996. È stato vicario nelle parrocchie riunite di Viadana (Castello, Santa Maria e S. Martino) dal 1996 al 2003, a Soresina dal 2003 al 2006, a Rivarolo Mantovano dal 2006 al 2011, e a Casalmaggiore S. Stefano dal 2011 al 2013. Nell’estate 2013 il trasferimento a Pomponesco come parroco.

 




Lettera del Vescovo alla Diocesi in vista della canonizzazione: «Ottenga dal Signore vocazioni di autentici educatori»

Lettera del vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi, indirizzata all’intera diocesi, in vista della canonizzazione del sacerdote cremonese don Vincenzo Grossi (1845-1917). Il nome del prete pizzighettonese sarà ufficialmente iscritto nel catalogo dei santi domenica 18 ottobre nella solenne cerimonia che Papa Francesco presiederà a S. Pietro, in Vaticano. Attraverso il Segretariato diocesano pellegrinaggi e l’agenzia ProfiloTours (tel. 0372-460592) viene offerta la possibilità di prendere parte alla canonizzazione di don Grossi. Una proposta che si concluderà con la Messa di ringraziamento che lo stesso vescovo Lafranconi presiederà lunedì 19 ottobre nella Capitale.

Nella lettera, indirizzata a tutti i sacerdoti, i religiosi e i laici della diocesi di Cremona, mons. Lafranconi ricorda i passaggi più significativi della vita di questo sacerdote diocesano, nato a Pizzighettone il 9 marzo 1845 e ordinato presbitero dal vescovo di Brescia, mons. Girolamo Verzieri, essendo vacante la sede di Cremona per la morte del vescovo Novasconi.

I suoi primi incarichi furono nelle parrocchie di San Rocco in Gera di Pizzighettone e a Sesto Cremonese, seguiti, nel 1871, da quello di economo spirituale a Ca’ de’ Soresini. Il primo mandato effettivo come parroco fu, dal 1873, a Regona di Pizzighettone. «La popolazione del luogo – sottolinea mons. Lafranconi – era da tempo lontana dalla pratica religiosa, ma don Vincenzo vi si dedicò con tanta cura che dopo pochi anni trasformò il piccolo borgo in un “conventino”, come appunto venne definito dai suoi confratelli». Nel 1883 il trasferimento a Vicobellignano (dove morì il 7 novembre 1917), «un terreno – ricorda ancora il Vescovo – particolarmente delicato per la presenza di una vivace comunità protestante».

«In lui – scrive di don Grossi il Vescovo, nel messaggio rivolto alla Diocesi – ravvisiamo la figura classica, anche se straordinaria, del sacerdote diocesano dedito con fede appassionata alla cura pastorale dei fedeli a lui direttamente affidati, ai quali intendeva presentarsi anzitutto come esemplare discepolo di Gesù nel seguire il Vangelo nonché come umile e avveduto pastore in piena comunione con la Chiesa. Il riconoscimento della sua santità è motivo di lode e di gratitudine al Signore, che, come dice sant’Agostino “coronando i meriti dei Santi, corona la sua stessa opera”; ma è motivo di gioia e richiamo per tutti noi – anzitutto per noi sacerdoti – a tendere effettivamente alla santità».

E ancora: «Egli era consapevole, come lo siamo noi, che per preparare il futuro buono della Chiesa e della società, è indispensabile formare la gioventù. Per favorire la loro educazione cristiana occorrevano persone dedite a questa opera con lo spirito e la dedizione di chi si consacra totalmente a una missione. Formò pazientemente quelle donne che costituirono il primo nucleo di una Congregazione religiosa (Figlie dell’Oratorio, ndr). Per favorire il loro inserimento nella vita pastorale, particolarmente tra i giovani, volle che anche nella loro foggia esteriore si presentassero non nella tradizionale divisa delle suore, ma in abito semplice simile al comune vestire femminile».

Quindi due richiami. Anzitutto rispetto a «il valore della vita consacrata – afferma mons. Lafranconi – che merita la nostra preghiera e il nostro apprezzamento, particolarmente in questo anno in cui il Papa ha voluto porre all’attenzione della Chiesa il carisma della vita consacrata nelle sue varie forme che continuano a segnare la storia della Chiesa, risvegliando in tutti i cristiani il riferimento a Dio “sommamente amato”».

«Il secondo richiamo – continua il Vescovo – riguarda l’urgenza educativa che la Chiesa, assieme alla famiglia e ad altre Istituzioni, da sempre ha avuto a cuore e che nei nostri paesi ha trovato una sua peculiare espressione attraverso gli Oratori. Essi costituiscono una presenza ancora valida, anche se ha bisogno di essere ripensata e rinnovata come si sta facendo. Ora, al di là di nuove prospettive o cambiamenti, quello che più conta è la riscoperta della passione educativa e la dedizione – che è qualcosa di più della disponibilità – di adulti che vogliono investire tempo, energie e creatività in questo ambito prezioso per il presente e per il futuro. Chiediamo al nuovo Santo che ottenga dal Signore vocazioni di autentici educatori per la Congregazione delle Figlie dell’Oratorio e per le nostre parrocchie. Alla sua intercessione uniamo la nostra preghiera e la testimonianza di una vita veramente cristiana».

Attraverso il Segretariato diocesano pellegrinaggi e l’agenzia ProfiloTours (tel. 0372-460592) viene offerta la possibilità di prendere parte alla canonizzazione di don Vincenzo Grossi a Roma. Una proposta che si concluderà con la Messa di ringraziamento che lo stesso vescovo Lafranconi presiederà lunedì 19 ottobre nella Capitale.




A Roma per la canonizzazione di Grossi

Anche la Diocesi di Cremona con il suo Vescovo domenica 18 ottobre sarà in piazza S. Pietro per la canonizzazione del sacerdote cremonese don Vincenzo Grossi. Diversi i gruppi presenti, con differenti programmi di viaggio.

 

La proposta diocesana

Il Segretariato diocesano pellegrinaggi, attraverso l’agenzia ProfiloTours, ha predisposto per l’occasione un programma di viaggio, in sinergia con le Figlie dell’Oratorio (la congregazione fondata da don Grossi) e la Diocesi di Lodi (dove l’istituto religioso ha la propria casa madre).

Il pellegrinaggio diocesano vede coinvolte le realtà legate alla figura del nuovo santo o alla presenza delle sue suore: Cremona, Pizzighettone, Sesto Cremonese e Viadana.

La partenza dei pellegrini è fissata la mattina di sabato 17 ottobre. Nel pomeriggio a Roma, nella basilica di Santa Prassede, il momento di spiritualità che darà ufficialmente inizio al pellegrinaggio.

A caratterizzare la mattinata di domenica sarà la solenne cerimonia di canonizzazione del Santo pizzighettonese in piazza San Pietro. Nel pomeriggio tempo per relax e turismo, con una visita panoramica guidata alla città.

L’ultimo momento previsto per il gruppo cremonese nella Capitale sarà lunedì 19 ottobre. I pellegrini cremonesi, insieme a mons. Lafranconi, si ritroveranno con i fedeli lodigiani guidati da mons. Maurizio Malvestiti e la delegazione delle Figlie dell’Oratorio con la nuova generale, madre Rita Rasero, per la Messa di ringraziamento, prevista nella basilica di S. Giovanni dei Fiorentini. Al termine, la visita alle “Camere di san Filippo Neri”. Dopo il pranzo, la partenza alla volta di Cremona, dove il rientro è previsto in serata.

 

Giovani e famiglie pizzighettonesi

Dalle parrocchie in riva all’Adda anche una proposta di pellegrinaggio – dal titolo “La via è aperta: bisogna andare” – per adolescenti, giovani e famiglie. Una prima modalità di partecipazione, rivolta ad adolescenti e giovani, prevede la sistemazione in palestra; la seconda è pensata, invece, per adulti e famiglie. Per entrambi i gruppi il pernottamento è previsto presso il Collegio Internazionale Seraphicum di Roma (zona Eur).

La partenza da Pizzighettone venerdì 16 ottobre alle 13.30: in serata l’arrivo a Roma.

La giornata di sabato 17 sarà dedicata alla visita della città: le famiglie potranno muoversi in autonomia, mentre per i ragazzi è previsto un itinerario unitario.
Domenica 18 il gruppo parteciperà in piazza S. Pietro alla Messa di canonizzazione. Dopo il pranzo, la partenza per il rientro.

 

Il pellegrinaggio di Vicobellignano

Anche la parrocchia di Vicobellignano ha predisposto un pellegrinaggio che, facendo tappa in alcune località italiane di interesse religioso e culturale, avrà il proprio culmine nella celebrazione di canonizzazione.

Nella prima mattina di sabato 17 ottobre è prevista la partenza del gruppo da Vicobellignano. In mattinata tappa ad Arezzo, antica città etrusca e romana, terra di vescovi-conti e di famiglie guerriere le cui torri punteggiano ancora il centro medievale.

In serata l’arrivo a Roma, dove domenica mattina è prevista la partecipazione alla Messa di canonizzazione in piazza S. Pietro.

Nel pomeriggio di domenica 18 ottobre il trasferimento a Bolsena, dove nel 1263 avvenne il più famoso miracolo eucaristico della storia, che ha dato origine alla festa del Corpus Domini.

Nella mattinata di lunedì 19 ottobre è in programma la visita alla grandiosa abbazia di Monte Oliveto Maggiore, uno dei principali complessi monastici d’Italia. Tappa a Siena per il pranzo e tempo libero per la visita della città; quindi il rientro a Vicobellignano.




Il 5 settembre a Calcio l’ingresso di don Santambrogio Il Vescovo: comunione per scardinare l’indifferenza

La qualità di una comunità cristiana si valuta dallo stile della comunione che la caratterizza e che diventa servizio nei confronti degli altri, vincendo l’indifferenza. È questo il messaggio, e il compito, che sabato 5 settembre il Vescovo ha proposto alla parrocchia di Calcio in occasione dell’insediamento del nuovo parroco, don Fabio Santambrogio, a cui mons. Lafranconi ha augurato di essere in mezzo alla comunità portatore di una parola che consenta di ritrovare i fondamenti della propria speranza.

È dalla Bergamasca, e per la precisione da Calcio, che hanno preso il via la celebrazioni di ingresso dei nuovi parroci nominati nei mesi estivi dal Vescovo. Prima tappa appunto la comunità di S. Vittore, orfana del proprio pastore dopo la prematura scomparsa di don Massimo Morselli.

Tutto ha avuto inizio intorno alle 15.30 presso la scuola delle Suore di Maria Bambina, proprio di rimpetto alla chiesa. Prima don Santambrogio e poi il vescovo Lafranconi sono stati accolti in maniera solenne dal corpo bandistico S. Gottardo.

Quindi si è formata la processione diretta alla chiesa parrocchiale. Dietro gli stendardi e i gonfaloni delle associazioni del paese, i ministranti con i confratelli del Santissimo Sacramento; poi i sacerdoti concelebranti (in particolare legati alle parrocchie in cui don Santambrogio ha svolto il proprio ministero). Accanto al Vescovo, il nuovo parroco e il vicario zonale, don Marco Leggio. Naturalmente non mancavano il vicario don Matteo Bottesini e il collaboratore parrocchiale don Carlo Merisi.

All’ingresso della chiesa una sosta, per ricevere il saluto del primo cittadino di Calcio, Elena Comendulli. Presenti anche i comandanti dell’Arma e della Polizia locale; oltre al sindaco di Martignana di Po, Alessandro Gozzi. La Comendulli ha rivolto un caloroso benvenuto al nuovo parroco e al Vescovo, che ha voluto ringraziare per aver concesso in tempi brevi un nuovo sacerdote. E il pensiero naturalmente è andato anche al compianto don Morselli. Il sindaco ha assicurato al nuovo parroco che non sarà «mai solo», garantendo una sincera collaborazione, pur nella distinzione dei ruoli. Nel suo intervento anche un forte richiamo alla necessità di scardinare l’indifferenza.

In chiesa, dopo il saluto liturgico del Vescovo, il vicario zonale ha dato lettura del decreto di nomina del nuovo parroco. Al termine, don Santambrogio ha asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica, due gesti caratteristici del rito di insediamento dei nuovi parroci.

Quindi Emanuele Mazzotti, membro del Consiglio pastorale parrocchiale, ha letto il saluto di benvenuto dell’intera comunità, «ricca di strutture e di risorse». Da qui la richiesta di «aiutarci a costruire comunione e armonia tra i vari gruppi, e a fare in modo che ciascuno lavori solo ed esclusivamente a servizio del Vangelo e degli ultimi». Anche nelle parole del rappresentante parrocchiale non è mancato il riferimento al periodo della malattia del predecessore, con un ricordo ai suoi familiari che «sono stati per noi, con la loro testimonianza nel dolore, un profondo esempio di fede». «Con don Massimo – ha proseguito – avevamo iniziato un profondo cammino di discernimento e di rinnovamento che aveva come obiettivo principale l’acquisizione di una coscienza comunitaria». Un percorso che la comunità intende continuare con convinzione. Infine l’abbraccio di Mazzotti al nuovo parroco e un regalo: un camice liturgico.

Nell’omelia il Vescovo ha preso spunto dai brani della Scrittura per alcune considerazioni. Anzitutto rispetto alla vita di un parroco che «spesso si incontra con persone smarrite di cuore: per motivi di carattere familiare, per la sofferenza, per la mancanza di lavoro, per evenienze che scombinano i progetti fatti della vita. Anche oggi quanti smarriti di cuore!». E ancora: «Un prete in mezzo alla sua gente deve avere il coraggio di dire parole anche non comprensibili immediatamente. Parole che anche vengono rifiutate lì per lì. Quello che conta è che dica parole vere, che dica parole pienamente conformi alla Parola di Dio! Lo auguriamo a don Fabio: essere in mezzo alla comunità come portatore di una parola che consenta anche agli smarriti di cuore di ritrovare i fondamenti della propria speranza; e che non si scoraggi se a volte queste parole da lui dette, proprio perché non corrispondono alle aspettative immediate di chi le ascolta, possano trovare rifiuto».

Poi l’attenzione si è spostata alla comunità. E dalle Letture un ulteriore richiamo: non essere una comunità indifferente. «Mi ha colpito – ha detto il Vescovo – nelle parole di saluto rivolte dal sindaco, l’immagine, molto bella, di ricorrere al grimaldello per vincere l’indifferenza. È vero: spesso viviamo gli uni accanto agli altri, ma anche così indifferenti gli uni nei confronti degli altri. E non pensiamo soltanto a quella indifferenza che fa venire le lacrime agli occhi di fronte alle scene degli immigrati e del modo con cui vengono trattati; di questa incapacità dell’Europa a riconoscere che questa è povera gente, che la loro vita vale prima e più di ogni altra cosa. Non inutilmente il Papa continua a ritornare su questo tema. Noi cristiani dovremmo farci un po’ di esame di coscienza! Ma non è soltanto questa indifferenza che possiamo vedere negli scenari dell’Europa o del mondo: pensiamo anche all’indifferenza più spicciola che segna le relazioni dentro le nostre comunità parrocchiali».

Superare l’indifferenza significa fare comunità. «Se una comunità cristiana – ha ricordato mons. Lafranconi – non è più capace di esprimere in maniera visibile e forte l’unità e la comunione, questa comunità cessa di essere segno di Gesù Cristo. Possiamo anche dire che il cupolone di Calcio si vede da lontano: ma non basta vedere il cupolone, bisogna vedere quello che ci sta sotto! Bisogna vedere il segno di una comunità viva, il segno di una comunità che si interessa degli interessi di Dio, ma anche degli interessi dei fratelli nella carità. Altrimenti i nostri segni sono invisibili o incomprensibili!». Poi altri esempi concreti: «Non soltanto siamo invitati a vincere l’indifferenza sapendoci interessare degli altri, ma a vincere anche tutte le tentazioni che portano ai pregiudizi, che, proprio perché tali, creano incomunicabilità. Una comunità cristiana – ne sono convinto sempre più fortemente! – non si qualifica per il numero, neanche per quello delle Comunioni che si fanno: una comunità cristiana si qualifica per lo stile della comunione che diventa servizio nei confronti degli altri, di tutti!».

Al termine dell’omelia, il nuovo parroco ha recitato da solo la professione di fede (il Credo), segno che sarà lui il primo responsabile della diffusione e della difesa dei contenuti della fede nella comunità.

Alla fine della Messa, animata dalla corale parrocchiale S. Vittore, l’atteso intervento di don Santambrogio, che ha anzitutto ricordato il mandato ricevuto nel giorno dell’ordinazione sacerdotale. «Vi assicuro – ha detto – che è mia volontà camminare con voi seguendo Gesù nella strada della mansuetudine, del perdono, della comunione, del sacrificio fatto con gioia, della sincerità, dell’autenticità e della preghiera». Poi un primo indirizzo di cammino: «La mia vita sacerdotale – ha detto – è particolarmente legata a due sacramenti: la Riconciliazione e l’Eucaristia. Desidero anche in questa comunità parrocchiale di Calcio consacrare tempo al sacramento della Riconciliazione (…) e, insieme a voi, preparare bene la celebrazione eucaristica, sia festiva sia quotidiana, sapendo che è la comunità il primo soggetto celebrante. La S. Messa va attesa, preparata e desiderata ardentemente». Altro importante capitolo quella famiglia, con il fidanzamento da intendere come vera «palestra di vita». Non è mancato un pensiero rivolto ai sofferenti, così come il grazie ai propri familiari e il ricordo delle comunità servite in passato. Infine il ricordo del predecessore e il saluto agli altri sacerdoti di Calcio: «Chiedo a voi – ha quindi affermato – un grande regalo. Avete il grande dono di avere tre sacerdoti: aiutateci a volerci bene e a testimoniare la fraternità sacerdotale. Lo chiedo con tutto il cuore».

Il pomeriggio, che dopo un breve scroscio di pioggia proprio durante le parole di don Santambrogio, ha visto nuovamente splendere il sole si è concluso con un momento di festa in oratorio.

Prima però, le firme sul verbale della celebrazione da parte del Vescovo, di don Santambrogio e dei testimoni: Giacomo Togni e Rachele Vescovi.

Poi accanto alla chiesa ancora la musica della banda. Dopo il rinfresco in oratorio, per tutti la possibilità di fermarsi a cena, grazie al servizio cucina predisposto in occasione della Festa dell’oratorio. In serata un ulteriore appuntamento di benvenuto: il musical “Follow me”, proposto dal Coro Effatà Hope di Calcio. Altra occasione di festa, e per conoscere più da vicino il nuovo parroco, la serata di domenica 6 settembre quando, nella pizza del paese, interverranno l’attore Andrea Carretti e Gigi Cotichella, tra i più quotati educ-animatori italiani e docente alla Hope Music School.

In preparazione all’ingresso del nuovo parroco erano stati organizzati alcuni momenti di spiritualità: la sera di martedì 1° settembre alle 21 liturgia della Parola; mercoledì 2 alle 21 liturgia della riconciliazione; giovedì 2 a mezzanotte un’ora di veglia.

Omelia del Vescovo:   mp3   pdf

Saluto del nuovo parroco (mp3)

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Saluto del nuovo parroco sul giornalino

Carissimi miei amici parrocchiani di Calcio,

un grazie speciale a tutti…siete speciali…grazie di essere entrati nella mia vita! A tutti dico: accoglietemi nel nome di Gesù, non per i miei pregi e difetti ma perché vengo in nome e per conto del Buon Pastore che vuole tutti salvi. Vengo in una terra piena di storia e di cultura, di fede e di carismi.

Che sogno di parrocchia ho nel cassetto? Sogno una parrocchia di gradinate: i gradini servono a salire e scendere. Giacobbe e tanti Padri della Chiesa parlarono di Scala Santa. La Parrocchia è una delle possibilità di incontrare Dio. Tutte le iniziative possibili, tutte le aggregazioni inventabili non sono nulla se non portano a Dio. Qui si viene per amare Dio, di qui si esce per continuarlo a fare nel prossimo. Salire le scale comporta fatica, a volte ci si deve fermare, a volte bisogna abbattere barriere architettoniche. Giovanni Crisostomo ci ricorda che al termine della vita saremo giudicati sulla carità: una carità non filantropia ma espressione di un cuore innamorato di Dio. Amici il nostro programma pastorale è uno solo, quello dei discepoli di Giovanni Battista: “Maestro dove abiti?” “Venite e vedrete” (Gv 1, 38-39). Io sogno una parrocchia da campo di calcio. Una squadra dove non esistono titolari e panchinari, ma tutti giocano e le vittorie sono di tutti, così pure le sconfitte. Una delle regole del calcio è che la vittoria non collima con i protagonismi. Se uno pensa di giocare per tutti ha già decretato la fine. Ci sono punte, centravanti, difensori. Ognuno ha il suo carisma e ruolo ma per la valorizzazione dell’altro. La fede è un pallone che fa gol solo quando tutto funziona secondo lo schema del mister. E l’allenatore non è il parroco, ma il Vangelo. Amici, desidero una parrocchia dove ci sia gioia di squadra, serenità di lavoro, giovinezza di stile, profumo di fresco, entusiasmo di novità. Nessuno si senta mai escluso, anzi proprio gli ultimi sono i benvenuti. Apriamo le porte di questo campo, facciamoci entrare tutti. Bambini non fateci mancare la vostra tenerezza. Giovani, non abbandonateci ma asciugate le nostre lacrime e sostenete i nostri dubbi. Famiglie ed adulti lavoriamo perché questa grande famiglia sia viva di progettualità rinnovate e capacità rigenerate. Anziani ed ammalati siete i preferiti. La vostra saggezza e sofferenza sosterranno il nostro lavoro molto più di mille parole e fatti.

Ed infine sogno una parrocchia di persone, non di maschere. Personalmente non ho tante qualità: ho un cuore e da oggi è vostro. Non vengo a voi né con il bastone di Mosè capace di diramare le agitate acque del peccato sociale e personale, né con la bacchetta magica capace di trovare ricette appropriate ad ogni problema. Mi presento tenendo in una mano il Vangelo ed in un’altra la voglia di fare comunione. Ho due obiettivi: la prima è essere amico intimo di Gesù. Il resto è solo lavoro. La seconda è vedervi tutti in Paradiso, nessuno escluso! Aiutatemi a realizzare queste ambizioni, per voi e per me. Realizziamo comunione. Insieme siamo Chiesa ed insieme progetteremo parole coraggiose per tempi nuovi. Vi prometto che farò tutto con voi, nulla contro di voi!

Ho detto troppe parole, spero che i fatti divengano gradualmente più eloquenti di tante prediche.

Maria Madre di Provvidenza, San Vittore e San Gottardo allontanateci da ciò che non ha il sapore di Dio e permetteteci di rendere la nostra storia un po’ più bella di come l’abbiamo trovata.

Il vostro parroco don Fabio

Biografia di don Santambrogio

Don Fabio Santambrogio è nato a Milano il 25 maggio 1968. Originario di Rivolta d’Adda, è stato ordinato sacerdote a Verona nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza (Opera don Calabria) il 25 maggio 1996. È stato vicario in diocesi di Roma prima nella comunità cittadina di S. Maria Assunta (2004-2007) e poi a San Paolo in Genazzano (2007-2008). Dal 2008 al 2009 è stato collaboratore parrocchiale a Soncino (S. Maria Assunta e S. Pietro) e a Isengo. Nel 2009 è stato incardinato in diocesi ed è stato nominato vicario parrocchiale di Soncino (S. Maria Assunta e S. Pietro) e di Isengo dove è rimasto fino al 2013 quando è stato promosso parroco di Santa Lucia in Martignana di Po. Comunità che lascia per prendere la guida della parrocchia di “San Vittore Martire” in Calcio, succedendo al compianto don Massimo Morselli. Nel suo nuovo incarico pastorale può contare sull’aiuto del vicario don Matteo Bottesini e del collaboratore parrocchiale don Carlo Merisi.




Il 6 settembre a Martignana l’ingresso di don Gino Assensi Il Vescovo: «La comunione è ancor più importante della presenza di un prete»

«Coraggio, non temete!». È citando il profeta Isaia che il vescovo Lafranconi si è rivolto alla comunità di Martignana di Po invitandola a volgere lo sguardo e la propria fiducia al vero Pastore, anche per superare le incertezze suscitate dal rapido succedersi di parroci degli ultimi anni. L’occasione è stata, nel pomeriggio di domenica 6 settembre, l’insediamento del nuovo parroco, don Gino Assensi, che dopo l’intensa esperienza da rettore del Santuario di Caravaggio torna alla guida di una parrocchia.

Pur nella sobrietà, domenica 6 settembre a Martignana di Po si poteva respirare aria di festa, in un clima di attesa e speranza. Quelle di una guida «continuativa e duratura», come ha auspicato il sindaco Alessandro Gozzi nel saluto al Vescovo e al nuovo parroco sul sagrato della chiesa. Un intervento che è stato occasione per offrire la collaborazione tra Amministrazione e Parrocchia, già consolidata negli anni. E non è mancata neppure una battuta riferita all’età di don Assensi, che sul giornalino parrocchiale aveva fatto riferimento al limite dei suoi sessant’anni (compiuti il 14 agosto scorso): «Siamo quasi coetanei. Vedrà – ha affermato il primo cittadino – che dimostreremo a questi giovani che l’esperienza dei sessant’anni a volte è più importante dell’intraprendenza dei giovani. Avremo tempo per dimostrarlo!».

In chiesa tanti martignanesi (che hanno voluto che questa fosse l’unica celebrazione eucaristica della giornata), ma anche i familiari di don Assensi (originario di Commessaggio, non molto lontano), diversi amici e parecchi caravaggini. Ad accompagnare la processione d’ingresso anche lo stendardo del Santuario di S. Maria del Fonte, che don Assensi ha guidato per circa otto anni.

Più di una decina i sacerdoti concelebranti. Tra loro anche il vicario zonale, don Ottorino Baronio, che all’inizio della Messa ha letto il decreto di nomina. Secondo il rito proprio degli ingressi dei nuovi parroci, don Assensi ha quindi asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica.

Poi è stato il momento del benvenuto ufficiale della parrocchia, letto da Enore Soldi. Il rappresentante del Consiglio pastorale parrocchiale si è anzitutto rivolto al Vescovo ringraziandolo per aver dato a Martignana un nuovo parroco. Non sono mancate parole per esprimere lo sconcerto provocato in molti dal continuo avvicendamento di sacerdoti nell’ultimo quinquennio. Il pensiero, e il ringraziamento, è andato anche a loro, così come a quanti, da don Germinasi in avanti, hanno guidato la parrocchia intitolata a S. Lucia. Un benvenuto espresso insieme al dichiarato auspicio che il nuovo parroco possa spendere a Martignana ben più dei nove anni previsti dal decreto di nomina. Naturalmente con l’assicurazione di una fattiva e generosa collaborazione. Al termine del saluto un regalo: i contenitori per gli oli santi.

Le parole del rappresentate parrocchiale sono state riprese nell’omelia dal Vescovo che, citando le Letture, ha esordito: «Chissà se si può dire anche di voi di Martignana che siete smarriti di cuore?». Ma rileggendo il profeta Isaia ha subito rassicurato: «Coraggio, non temete! Dio comunque accompagna la nostra vita, accompagna la storia delle nostre comunità cristiane. E certamente attraverso le vicende, anche quelle umanamente meno comprensibili, vuol farci giungere qualche messaggio: anzitutto quello di credere e riconoscere che la Chiesa è sua prima di tutto, che Lui è il pastore e che noi preti siamo pastori in nome suo». Lo sguardo è andato così al vero Pastore, «colui che veramente salva».

Poi, riferendosi ai nove anni di nomina del nuovo parroco, ha proseguito: «Noi non misuriamo il nostro impegno, la nostra voglia di donarci, il nostro spirito di servizio, la nostra generosità, sulla durata del tempo, ma sulla validità della causa, su quell’amore con cui il vero grande Pastore ha dato la sua vita per tutti noi. Sembrerebbe che il ministero di Gesù non sia durato neanche nove anni, forse tre anni scarsi. Mi è sembrato molto significativo e anche molto consolante quello che pure abbiamo ascoltato prima e che esprimeva tutta la disponibilità e tutta la buona volontà dicendo: don Gino, può contare su di noi; non tutti saremo collaboratori, non tutti condivideremo alla stessa maniera, con lo stesso entusiasmo e con la disponibilità, ma può contare su di noi. Questo mi sembra l’atteggiamento bello che ci fa superare le scadenze, perché quello che viviamo lo viviamo come riflesso e profezia dell’eternità».

Infine il riferimento alla Seconda lettura, in cui l’apostolo Giacomo mette in guardia dalle divisioni e i pregiudizi che possono nascere in una comunità: «È ciò che va eliminato con decisione – ha detto il Vescovo –. Questo in una comunità cristiana è ancor più importante della presenza di un prete! Perché una comunità cristiana è chiamata a essere segno della presenza, dell’opera e della grazia di Dio, secondo quell’indicazione che Gesù ci ha dato: riconosceranno che siete miei discepoli si vi amerete l’uno con l’altro».

«Mentre affidiamo al Signore il ministero di don Gino – ha quindi concluso il Vescovo –, mentre rinnoviamo con gioia, entusiasmo e piena disponibilità il nostro impegno di servire questa comunità tutti insieme per farla crescere secondo l’immagine che Dio ha di ogni comunità dei suoi discepoli, chiediamo anche a Lui la grazia di poter rinsaldare tra di noi quei vincoli di comunione vera che sono fatti di verità nei rapporti, di pazienza nella condivisione, di tolleranza di fronte ai difetti che ciascuno di noi porta e che sono fatti di misericordia e di perdono, come chiediamo nella preghiera del Padre nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”».

La celebrazione è stata animata dalla corale parrocchiale, diretta da Jessica Braga. Ma l’intera assemblea ha potuto partecipare attivamente nel canto, e non solo, anche grazie al maxi schermo posizionato accanto all’altare, sul quale sono stati proiettati non solo i testi dei canti, ma anche le letture e le preghiere.

Prima della benedizione finale don Assensi ha preso la parola per il suo intervento. Un saluto che è stato più propriamente una preghiera di invocazione e di richiesta di benedizione: per i suoi familiari, gli amici, per i nuovi parrocchiani e per il suo nuovo ministero. Un’invocazione allo Spirito cui ha fatto seguito la richiesta di intercessione alla Vergine Maria e alla patrona santa Lucia.

Al termine dell’Eucaristia, dopo le firme sui documenti ufficiali da parte del Vescovo, del nuovo parroco e di Manuel Bozzetti e Marco Lui in qualità di testimoni, il saluto a don Gino è proseguito in maniera più informale in oratorio, dove è stato preparato un rinfresco di benvenuto.

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Saluto del nuovo parroco (mp3)

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Il saluto di don Assensi sul giornalino

È arrivata “Santa Lucia”! Certo, fuori stagione e nell’imperversare della canicola, non suscita le emozioni come quando, da bambini, la si attendeva nella data canonica. Eppure, benché non più bambino da un pezzo, per me ha costituito una sorpresa. Non m’aspettavo, infatti, di essere nominato parroco quando desideravo essere riciclato al più come collaboratore, senza responsabilità dirette di parrocchia. Ma questo – cari Martignanesi – nulla toglie al fatto che io venga tra voi molto volentieri!

Penso, inoltre, che questa “Santa Lucia” costituisca motivo di sorpresa anche per voi, in quanto è la prima volta che vi viene destinato un parroco che ha ormai sessant’anni. Se questo dato di fatto non mi garantisce certamente la vitalità caratteristica dei miei predecessori, spero di poter contare sulla vostra collaborazione (peraltro risaputa!) per il bene della comunità, nonché sulla vostra indulgenza (che non dovrà essere poca!) verso i miei limiti.

Problemi e difficoltà li affronteremo e supereremo insieme nella misura in cui l’attenzione della nostra fede sarà rivolta al Signore Gesù, nel cui nome ci raduneremo almeno ogni Domenica: accogliamone con sollecitudine la parola di vita e i sacramenti della salvezza, nell’attesa della sua venuta!

Questo basti per avviare con voi un dialogo che desidero il più cordiale e schietto possibile. A presto!

Don Gino

 

 

Biografia del nuovo parroco

Don Gino Assensi è nato a Sabbioneta (Mn) il 14 agosto 1955. Ordinato sacerdote il 23 giugno 1979, ha celebrato la sua prima Messa a Commessaggio, suo paese d’origine. Il primo incarico ministeriale è stato come vicario a Cremona, nella parrocchia Ss. Clemente e Imerio (1979-1983); quindi il trasferimento, sempre come vicario, a Bozzolo (1983-1988). Nel 1988 la promozione a parroco, con il vescovo Assi che gli ha affidato la comunità di Quattrocase, frazione di Casalmaggiore. Incarico al quale, dal 1993, ha affiancato anche quello di parroco della vicina parrocchia di Vicomoscano. Nel 1995 è tornato di nuovo a Cremona, come parroco di Cavatigozzi. Negli stessi anni è stato anche responsabile della Sezione Musica per la liturgia dell’Ufficio liturgico diocesano. Nel 2003 il ritorno in terra mantovana come parroco di Cicognara, diventando, dall’anno successivo, parroco moderatore della neonata unità pastorale di Cicognara, Cogozzo e Roncadello Po. Nel 2007 mons. Lafranconi l’ha nominato rettore del Santuario S. Maria del Fonte presso Caravaggio, incarico che ha mantenuto fino all’aprile scorso.




Il 12 settembre ad Annicco l’ingresso di don Bislenghi Il Vescovo: Siate veri discepoli incamminati dietro al Maestro

Essere veri discepoli di Cristo, cioè disposti a incamminarsi dietro al Signore senza seguire le opinioni comuni. Questo l’invito e l’augurio che mons. Lafranconi ha rivolto, sabato 12 settembre, alle comunità di Annicco e Grontorto in occasione dell’ingresso del nuovo parroco, don Antonio Bislenghi, che il Vescovo ha indicato come compagno di viaggio, ma anche guida. Prima della Messa di insediamento la visita alla casa di risposo.

Sabato 12 settembre Annicco era tutto agghindato a festa per dare il benvenuto al nuovo parroco. Salutato con riconoscenza nelle settimane precedenti don Franco Zangrandi, dimessosi per raggiunti limiti d’età dopo ben 35 anni alla guida della parrocchia, l’attenzione era ora tutta rivolta al suo successore. Festoni e ghirlande giallo-bianche coloravano tutte le strade del paese.

Primo appuntamento dell’intenso pomeriggio è stato, alle 15.30, la visita del nuovo parroco alla casa di riposo: la Fondazione Bevilacqua-Rizzi di via Oberdan. Accompagnato dal vicario zonale, don Antonio Bandirali, don Bislenghi si è intrattenuto con gli ospiti, scambiando alcune parole e pregando con loro. Poi l’incontro con i responsabili e una veloce visita alla struttura, cominciando naturalmente dalla cappella. Lasciando la casa di riposo, tra un caloroso applauso, la promessa di un arrivederci nei giorni successivi, per iniziare un rapporto di conoscenza più personale e profondo.

Quindi il trasferimento nella parrocchiale di San Giovanni Battista Decollato, dove fervevano gli ultimi preparativi in vista della Messa delle 16.30.

Al suono delle campane, puntuale, dalla casa parrocchiale si è mossa la processione d’ingresso, aperta dal gruppo dei ministranti coordinati dal diacono permanente Raffaele Ferri. Poi la dozzina di sacerdoti concelebranti: tra questi alcuni preti della zona, uno dei compagni di Messa, don Giovanni Tonani. C’erano anche i parroci di don Bislenghi: don Vilmo Realini, con cui iniziò da vicario il ministero presbiterale a Pizzighettone; e don Giuseppe Nevi, parroco di S. Imerio, insieme a don Michele Rocchetti, nuovo vicario della parrocchia cittadina successore del neopromosso parroco di Annicco e Grontorto. A chiudere la processione il Vescovo, tra il vicario zonale e don Bislenghi.

Sul sagrato della chiesa il saluto del sindaco Maurizio Fornasari, affiancato dal comandante della locale stazione dei Carabinieri e dalla delegazione comunale con lo stendardo. Nelle parole del primo cittadino anzitutto il grazie al Vescovo per aver concesso al paese la fortuna di un nuovo parroco. Poi una fotografia delle realtà locale, evidenziando la necessità di avere punti di riferimenti credibili. Tra le parole d’ordine “collaborazione”, non solo all’interno delle mura parrocchiali, ma anche con le numerose realtà annicchesi e la stessa Amministrazione. Non è mancato un particolare riferimento alle giovani generazioni, bisognosi «di una presenza autorevole che li sappia incitare, frenare e stimolare al momento giusto».

In chiesa, dopo il saluto liturgico, il vicario zonale ha dato lettura al decreto di nomina del nuovo parroco che, al termine, ha asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica.

Quindi Giuseppe Stringhetti, membro del Consiglio per gli affari economici, ha rivolto il saluto ufficiale delle comunità parrocchiali di Annicco e Grontorto al Vescovo e a don Bislenghi. Non è mancato naturalmente un pensiero per don Zangrandi, con riconoscenza «per il lungo e proficuo ministero svolto tra noi». «Saremo al suo fianco – è stato quindi assicurato al nuovo parroco – a costruire insieme il percorso di fede in Cristo. La sua giovane età, accompagnata dall’entusiasmo per una nuova esperienza sacerdotale, porterà vigore all’azione pastorale. Sarà un piacere per noi collaborare e condividere gli istanti di gioia, dolore e preoccupazione, realizzando giorno per giorno la comunione con lei, che ci farà da guida nell’accoglienza del Vangelo e nella testimonianza degli Apostoli e dei Santi». Non è mancata neppure la richiesta, esplicita, di momenti di incontro e dialogo.

Nell’omelia il Vescovo, prendendo spunto dalla pagina evangelica caratterizzata dalla domanda di Gesù “Voi chi dite che io sia?”, ha invitato con forza a non accondiscendere alle opinioni comuni, ma essere veri discepoli che si mettono alla sequela del Maestro.

«Accogliere un parroco – ha quindi precisato mons. Lafranconi – vuol dire riconoscere la nostra comunità cristiana e riconoscere che lui viene con questo ministero, con questo servizio di essere compagno e guida di questa comunità cristiana. Compagno perché anch’egli condivide la stessa fede, perché anch’egli – che non è certamente migliore di Pietro – può avere i suoi abbagli, i suoi modi diversi di pensare il Messia, di pensare il ministero o di pensare la valutazione dei risultati o l’efficacia delle iniziative.  Nello stesso tempo, però, è anche guida. Perché il Signore, che l’ha scelto a essere presbitero, dà a lui – come l’ha data a Pietro e ai Dodici – la grazia di essere accompagnato dallo Spirito Santo nella comunione con la Chiesa, per dire la parola vera e giusta. Allora è bello riconoscere che, quando noi accogliamo un nuovo parroco, si riconferma dentro di noi la comunione, la comunità di fede che ripete il proprio desiderio e la propria scelta di essere al seguito di Gesù, di essere discepoli di Gesù: una scelta fondamentale!».

«A volte – ha però messo in guardia il Vescovo – io ho l’impressione che quello che manca nelle nostre comunità è la consapevolezza di essere discepoli! Noi ci arrabattiamo tanto per fare questo o quest’altro, per dire una cosa o avviare un’iniziativa … tutte cose lodevoli, ma ti misuri qualche volta con la tua identità di discepolo? Perché essere discepolo vuol dire che in Gesù e nella sua parola, così come la Chiesa me la trasmette oggi, io riconosco i criteri del mio giudizio, i parametri del mio operare. E quando Gesù mi dice “perdonatevi gli uni gli altri”, sono discepolo di Gesù perché sono disposto a perdonare? E quando Gesù mi dice “non mettere la tua fiducia nei beni e nelle ricchezze, ma nella Provvidenza di Dio”, è vero che io sono così? E quando Gesù mi dice “in ogni povero riconosci la mia presenza, sii disposto ad andargli incontro, ad amarlo, ad accoglierlo e a servirlo”, è così che io ragiono? Se non è così io possono venire a Messa anche dieci volte al giorno, ma non sono discepolo di Gesù, non sono un cristiano!». E ancora: «Non sempre siamo capaci – è vero – di tradurre la scelta di essere discepoli nelle nostre scelte quotidiane pienamente, ma la novità e la nostalgia di questa scelta deve essere permanente dentro di noi! Solo a questa condizione so ritornare sui miei passi quando mi rendo conto di aver sbagliato».

Poi il riferimento al saluto del rappresentante della comunità: «Mi è piaciuto – ha detto il Vescovo – che per ben due volte sia ritornata questa immagine: insieme vogliamo compiere il percorso della fede. Sì, perché la fede un percorso! Un percorso che qualche volta non ci risparmia disagi, cadute e incidenti. È un percorso perché dura tutta la vita! Si tratta di andare dietro a Gesù per tutto il tempo che dura il cammino della nostra vita!».

«In questa circostanza – ha concluso mons. Lafranconi – in cui don Antonio incomincia il suo ministero di parroco qui ad Annicco e Grontorto, mi sembra bello raccogliere dalla parola del vangelo questo messaggio, per riconfermare tutti insieme la decisa volontà di compiere il percorso della fede, con la grazia del Signore e con il sostegno fraterno e autorevole della Chiesa».

Il nuovo parroco, che conclusa l’omelia, da solo ha recitato la professione di fede (il Credo), segno che sarà lui il primo responsabile della diffusione e della difesa dei contenuti della fede nella comunità, alla fine della Messa ha preso la parola per un indirizzo di saluto. Con una precisa consapevolezza: «Nulla avviene per caso!». E qui il nuovo parroco ha evidenziato alcuni segni che casualità non sono. Anzitutto la presenza, su molte case del paese, di santelle dedicata alla Madonna. Poi il fatto che il suo ingresso avvenga nel giorno della festa del Santissimo nome di Maria. E proprio alla Madonna, “Stella del mare”, don Bislenghi ha voluto affidare il proprio ministero e la sua nuova comunità, vedendo nella Vergine la guida per il nuovo cammino da intraprendere. Dopo aver proposto “Stella del mare” di san Bernardo di Chiaravalle, i saluti, con la commozione che ha avuto il sopravvento nel momento rivolto ai fedeli di S. Imerio e di Pizzighettone presenti. Da ultimo un avviso: l’invito per tutti alla messa domenicale del 13 settembre.

Dopo la Messa, animata dalla corale parrocchiale, la firma degli atti ufficiali da parte del Vescovo, del nuovo parroco e di quattro testimoni: Giuseppe Stringhetti e Giuseppe Milanesi, in rappresentanza della parrocchia di Annicco, e Elena Arcari e Pierangelo Violanti per quella di Grontorto.

Il pomeriggio si è quindi concluso con un rinfresco nella vicina Sala della comunità.

Domenica 13 settembre alle 9.15 prima messa del nuovo parroco a Grontorto, nella parrocchiale intitolata a S. Andrea apostolo.

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Biografia di don Bislenghi

Don Antonio Bislenghi è nato Bozzolo il 20 ottobre 1972 ed è stato ordinato sacerdote il 16 giugno 2001 mentre risiedeva nella parrocchia dei Santi Antonio e Ambrogio in Tornata. È stato vicario a Pizzighettone (2001-2008) e a Sant’Imerio in città (2008-2015). Ora mons. Lafranconi l’ha voluto alla guida delle comunità di Annicco e Grontorto, in sostituzione di don Franco Zangradi, dimessosi per raggiunti limiti d’età.

Saluto del nuovo parroco sul giornalino

Nulla avviene per caso, anzi. La fortuna e la sfortuna non esistono per noi cristiani, tutto è volontà di Dio, tutto segue quell’intreccio meraviglioso che si chiama Storia della Salvezza, in cui i fili della libertà umana e della libertà di Dio tessono una trama meravigliosa. È un ordito misterioso di cui spesso si intravede solo una parte, è l’azione provvidente di Dio.

Giovanni Damasceno affermava: ” La provvidenza consiste nella cura esercitata da Dio nei confronti di ciò che esiste. Essa rappresenta, inoltre, quella volontà divina grazie alla quale ogni cosa è retta da un giusto ordinamento”. In particolare l’azione di Dio vuole guidare gli uomini verso il loro fine ultimo: il Paradiso. San Paolo nella sua Lettera ai Romani scrive: “Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno”. Il piano provvidenziale di Dio non è un gioco sadico o dispotico, ma un amore verso i suoi figli che si fa presenza nella storia per costruire il bene e vincere il male.

È in quest’ottica che desidero leggere l’ufficio di parroco che il Vescovo mi ha affidato tra Voi, non come una questione di fortuna o di sfortuna, ma come la continua realizzazione di un disegno più grande.

Oggi l’essere parroco è fonte di fraintendimento. Negli ultimi decenni la figura stessa del prete è stata impoverita, lo si è pensato come “prete operaio”, come “prete del sociale” oppure da contraltare, lo si è pensato come funzionario liturgico o come uomo in carriera nella Chiesa. Da queste incertezze le comunità cristiane hanno costruito attese e pretese che solamente un superuomo potrebbe in parte soddisfare. Come sempre quando si perde il senso delle parole occorre tornare al loro significato vero: parroco letteralmente significa colui che regge una parrocchia, ma in un secondo significato meno accreditato ma più affascinante è colui che porge e offre. Egli assume un incarico che per sua natura è relazionale, non ci sono parroci senza parrocchiani, egli agisce nella sua comunità in “persona Christi”, la sua missione è incarnare la funzione sacerdotale di Cristo offrendo preghiere a Dio e porgendo la salvezza ai fedeli. È la Chiesa che, a nome di nostro Signore Gesù Cristo, autorizza il sacerdote a compiere la funzione di mediazione, un ponte che collega Dio e il popolo, di modo che la salvezza entri nella storia del mondo attraverso l’azione pastorale della comunità cristiana guidata dal Vescovo e dai parroci, suoi collaboratori. Il parroco è colui che regge, ma al tempo stesso è colui che offre questo dono inestimabile alla comunità credente.

Vorrei condividere con Voi una meditazione che papa Benedetto XVI ha rivolto al clero di Roma il 22 febbraio del 2010 e che in questi giorni mi ha fatto compagnia.

«II sacerdote deve essere dalla parte di Dio, e solamente in Cristo questo bisogno, questa condizione della mediazione è realizzata pienamente. Perciò era necessario questo Mistero; il Figlio di Dio si fa uomo perché ci sia il vero ponte, ci sia la vera mediazione. Gli altri devono avere almeno un’autorizzazione da Dio o, nel caso della Chiesa, il Sacramento, cioè introdurre il nostro essere nell’essere di Cristo, nell’essere divino. Solo con il Sacramento, questo atto divino che ci crea sacerdoti nella comunione con Cristo, possiamo realizzare la nostra missione. E questo mi sembra un primo punto di meditazione per noi: l’importanza del Sacramento. Nessuno si fa sacerdote da se stesso; solo Dio può attirarmi, può autorizzarmi, può introdurmi nella partecipazione al mistero di Cristo; solo Dio può entrare nella mia vita e prendermi in mano. Questo aspetto del dono, della precedenza divina, dell’azione divina, che noi non possiamo realizzare, questa nostra passività – essere eletti e presi per mano da Dio – è un punto fondamentale nel quale entrare. Dobbiamo ritornare sempre al Sacramento, ritornare a questo dono nel quale Dio mi dà quanto io non potrei mai dare: la partecipazione, la comunione con l’essere divino, col sacerdozio di Cristo. Rendiamo questa realtà anche un fattore pratico della nostra vita: se è così, un sacerdote deve essere realmente un uomo di Dio, deve conoscere Dio da vicino, e lo conosce in comunione con Cristo. Dobbiamo allora vivere questa comunione e la celebrazione della Santa Messa, la preghiera del Breviario, tutta la preghiera personale, sono elementi dell’essere con Dio, dell’essere uomini di Dio, Il nostro essere, la nostra vita, il nostro cuore devono essere fissati in Dio, in questo punto dal quale non dobbiamo uscire, e ciò si realizza, si rafforza giorno per giorno, anche con brevi preghiere nelle quali ci ricolleghiamo con Dio e diventiamo sempre più uomini di Dio, che vivono nella sua comunione e possono così parlare di Dio e guidare a Dio.

L’altro elemento è che il sacerdote deve essere uomo. Uomo in tutti i sensi, cioè deve vivere una vera umanità, un vero umanesimo; deve avere un’educazione, una formazione umana, delle virtù umane; deve sviluppare la sua intelligenza, la sua volontà, i suoi sentimenti, i suoi affetti; deve essere realmente uomo, uomo secondo la volontà del Creatore, del Redentore, perché sappiamo che l’essere umano è ferito e la questione di “che cosa sia l’uomo” è oscurata dal fatto del peccato, che ha leso la natura umana fino nelle sue profondità. Così si dice: “ha mentito”, “è umano”; “ha rubato”, “è umano; ma questo non è il vero essere umano. Umano è essere generoso, è essere buono, è essere uomo della giustizia, della prudenza vera, della saggezza. Quindi uscire, con l’aiuto di Cristo, da questo oscuramento della nostra natura per giungere al vero essere umano ad immagine di Dio, è un processo di vita che deve cominciare nella formazione al sacerdozio, ma che deve realizzarsi poi e continuare in tutta la nostra esistenza. Penso che le due cose vadano fondamentalmente insieme: essere di Dio e con Dio ed essere realmente uomo, nel vero senso che ha voluto il creatore plasmando questa creatura che siamo noi…».

Inoltre il Papa emerito aggiunge: “Questa umanità del sacerdote non risponde all’ideale platonico e aristotelico, secondo il quale il vero uomo sarebbe colui che vive solo nella contemplazione della verità, e così è beato, felice, perché ha solo amicizia con le cose belle, con la bellezza divina, ma “i lavori” li fanno altri. Questa è una supposizione, mentre qui si suppone che il sacerdote entri come Cristo nella miseria umana, la porti con sé, vada alle persone sofferenti, se ne occupi, e non solo esteriormente, ma interiormente prenda su di sé, raccolga in se stesso la “passione” del suo tempo, della sua parrocchia, delle persone a lui affidate. Così Cristo ha mostrato il vero umanesimo. Certo il suo cuore è sempre fisso in Dio, vede sempre Dio, intimamente è sempre in colloquio con Lui, ma Egli porta, nello stesso tempo, tutto l’essere, tutta la sofferenza umana entra nella Passione. Parlando, vedendo gli uomini che sono piccoli, senza pastore, Egli soffre con loro e noi sacerdoti non possiamo ritrarci in un Elysium, ma siamo immersi nella passione di questo mondo e dobbiamo, con l’aiuto di Cristo e in comunione con Lui, cercare di trasformarlo, di portarlo verso Dio».

Questa è l’immagine del parroco che sapientemente Benedetto XVI dipinge, non un operatore sociale e nemmeno un funzionario ecclesiastico, ma un uomo di Dio che cerca di portare la sua comunità verso Dio. Venendo da Voi non ho in mente iniziative strabilianti o innovazioni che cambieranno la storia di Annicco o della Chiesa. Il mio piano pastorale sarà solamente cercare di andare verso Dio, cioè di percorrere un pezzo di strada insieme verso il Paradiso.

don Antonio




Il 19 settembre l’ingresso di don Massimo Sanni parroco di Calvatone, Tornata e Romprezzagno

Si è insediato ufficialmente nel pomeriggio di sabato 19 settembre nella parrocchiale di S. Maria Immacolata don Massimo Sanni, nuovo parroco di Calvatone, Tornata e Romprezzagno. A presiedere la solenne Eucaristia il vescovo Dante Lafranconi che ha invitato a guardare la storia «alla luce dello sguardo di Dio». Riflettendo poi sulla figura del parroco ne ha sottolineato il ruolo di pastore e servo, indicando anche una priorità: «essere servo nella comunione delle tre parrocchie».

Circa cinque chilometri separano Calvatone dal paese natale del suo nuovo parroco, Bozzolo. In direzione opposta la stessa distanza porta alla terra del suo precedente ministero pastorale: Piadena, dove era vicario, così come a Vho e Drizzona. Da queste due principali direttrici sono giunti amici e conoscenti, accolti, così come i nuovi parrocchiani, sul sagrato della chiesa.
È qui che alle 16.30 don Sanni e il Vescovo hanno ricevuto il saluto ufficiale della comunità civile da parte di Pierugo Piccinelli, sindaco di Calvatone e presidente dell’Unione dei Comuni di Calvatone e Tornata, rappresentata dal primo cittadino Mario Penci. Un benvenuto ricco di speranza, con l’assicurazione di una collaborazione che potrà contare anche sulle tante realtà di volontariato presenti sul territorio, molte delle quali erano rappresentante dai propri gonfaloni, compreso quello dell’Associazione Alpini, presenti in uniforme.

In chiesa, dopo il saluto liturgico, il vicario zonale, don Luigi Pisani, ha dato lettura del decreto di nomina del nuovo parroco che, al termine, ha asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica.
Poi ha preso la parola Giuseppe Mazzi che, porgendo il saluto al Vescovo e a don Sanni, ha subito espresso anche un pensiero di vicinanza per l’ex parroco, don Vincenzo Cavalleri. Quella proposta dal rappresentante delle tre parrocchie ha voluto essere propriamente una «accoglienza unitaria». Lo dimostrava anche la corale che ha animato la celebrazione, per l’occasione formata dai coristi delle tre comunità. «Anche prima eravamo pastoralmente uniti – ha ricordato Mazzi – ma ora lo dovremo essere ancora di più e, sicuramente, in modo diverso. Sapendo superare le difficoltà e abbandonando quelle forme di divisione che non hanno ragione di essere portate avanti. Questo è il compito che ci attende, il cammino che con don Massimo dovremo percorrere».

Nell’omelia il Vescovo, prendendo spunto in particolare dal brano evangelico, ha rinnovato l’invito fatto ai discepoli da Gesù: «non guardare la storia – ha detto il Vescovo – solo fin dove arriva il nostro sguardo, ma alla luce dello sguardo di Dio». «La fede – ha precisato – è assumere questa disposizione: guardare al di là della nostra storia, avere uno sguardo che non è limitato dentro ciò che vediamo, ciò che tocchiamo, ciò che ci serve e ciò che ci piace; ma uno sguardo che va oltre! Se non ci fosse questo sguardo non avremmo martiri! Né dei secoli passati, né dei giorni presenti. Martire è colui che vive in prima persona quello che Gesù ha detto: “Se uno vuol seguirmi prenda la sua croce”».
Una riflessione che ha portato a guardare anche alla figura del parroco «che in una comunità cristiana – ha spiegato mons. Lafranconi – è un compagno di viaggio nella fede, ma che vive il suo viaggio nella propria identità di prete, di sacerdote, di pastore». E ha proseguito: «Noi accogliamo il nuovo parroco desiderosi di compiere con lui un cammino di fede, sulla base di questa comune vocazione di essere cristiani, ma lo accogliamo anche riconoscendo che egli ha il compito di essere pastore e guida, e pregando perché non perda mai la consapevolezza di essere servo! Perché è ciò che il Signore domanda».

«Questa missione di servizio – ha detto ancora – ha tante modalità, tante occasioni e tanti modi concreti per manifestarsi. Non ultima, e forse non la più facile, sarà l’occasione di essere servo nella comunione delle tre parrocchie. In genere è la cosa un po’ più precaria e difficile. È da costruire costantemente e con pazienza, nella consapevolezza che essa richiede impegno, fede, sacrificio, pazienza, apertura di dialogo e capacità di soffrire come il Signore Gesù, che sulla croce morì per riunire i figli di Dio che erano dispersi».
Circa una quindicina i sacerdoti concelebranti. In particolare erano presente don Giuseppe Manzoni, parroco di Piadena e don Giovanni Maccalli arciprete di Bozzolo.

Al termine dell’Eucaristia ha preso la parola don Sanni, che ha ripreso alcuni passaggi della pagina evangelica come consegne per il proprio ministero. “Nessuno lo sapesse” è stato tradotto in «meno protagonismo intorno alla figura del prete»; “Il figlio dell’uomo deve essere consegnato”, come il sacerdote è consegnato alla propria comunità”; e “Accogliere nel mio nome”, che è diventato l’augurio per la reciproca conoscenza tra il parroco e i nuovi parrocchiani. Non sono mancati i saluti e i ringraziamenti, con un ricordo particolare per don Pietro Osini e mons. Maurizio Galli.
Dopo la Messa la firma degli atti ufficiali da parte del Vescovo, del nuovo parroco e di sei testimoni, due per ognuna delle tre parrocchie: per Calvatone Roberta e Gianni Pini; per Romprezzagno Carolina Cappelli e Francesco Barbiani; per Tornata Simona Durantini e Ottorino Rossi.

Il pomeriggio è quindi proseguito nel vicino oratorio con un momento di festa.

Omelia del Vescovo:    mp3   pdf

Saluto del nuovo parroco (mp3)

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Biografia del nuovo parroco

Don Massimo Sanni è nato a Bozzolo (Mn) il 20 maggio 1974. Ordinato sacerdote il 17 giugno del 2000, ha iniziato il proprio ministero pastorale a Viadana come vicario della parrocchia S. Pietro apostolo. Nel 2008 il trasferimento, sempre come vicario, nelle parrocchie di Piadena, Drizzona e Vho. Ora mons. Lafranconi l’ha promosso parroco, affidandogli la cura d’anima delle comunità di Calvatone, Tornata e Romprezzagno, succedendo a don Vincenzo Cavalleri.

 

Il saluto di don Sanni sul giornalino

Una semplice parola di saluto alle Comunità di Calvatone, Tornata e Romprezzagno.

Presto inizieremo a lavorare insieme, condividendo le bellezze e le difficoltà della vita pastorale e quotidiana. Potete immaginare la mia emozione, nel contempo vi rendo partecipi del fatto che so di non essere esperto in nulla, ho molto da imparare e da ascoltare. Ma il desiderio di camminare e di collaborare con voi è più forte di ogni comprensibile paura o incertezza.

È un po’ come camminare sulle acque … e, come l’apostolo Pietro, anch’io corro il rischio di affondare se non saranno la speranza e la fede a dettare il passo del nostro relazionarci.

Il prete, che è uomo di carità, ha pur sempre bisogno egli pure, forse più degli altri, di altrettanta carità, perché “dispensa con povere mani e labbra di uomo la divina e ineffabile Parola e presenza di Dio”.

E non sempre ne è all’altezza. C’è una bella espressione che voglio fare mia nel presentarmi a tutti voi. Chi vorrò essere, quale stile incarnare, quale figura di pastore proporre e hiamare in causa? “Servitore della vostra gioia”. Sì, questo desidero essere con voi e in mezzo a voi. Una gioia che non si compra e neppure si baratta, ma solo si riceve dopo aver preparato e aperto il cuore. Questa gioia da scoprire insieme è il Signore.

Con la protezione materna della Vergine Immacolata, l’essenzialità di Antonio, l’autorevolezza di Ambrogio e la letizia di Francesco, nostri patroni, vi saluto e vi abbraccio fraternamente.

Don Massimo




Alla Vergine Maria affidato il cammino delle parrocchie di Boschetto e Migliaro nell’insediamento del parroco don Ghilardi e di don Braggiè

È alla Vergine, alla quale con il titolo di S. Maria Nascente è intitolata la chiesa del Migliaro e con quello di S. Maria Annunciata la chiesa del Boschetto, che il Vescovo ha affidato il cammino delle due parrocchie della periferia di Cremona e dei loro nuovi sacerdoti. Nella mattinata di domenica 27 settembre, al Boschetto, nel giorno della sagra, si è insediato ufficialmente il nuovo parroco, don Maurizio Ghilardi. Alla Messa di insediamento, presieduta da mons. Lafranconi, era presente anche don Sante Braggiè, il nuovo collaboratore parrocchiale.

La celebrazione di insediamento del nuovo parroco ha avuto inizio sul sagrato della parrocchiale del Boschetto, dove alle 10.30 il consigliere comunale Enrico Manfredini ha rivolto il saluto della comunità civile al Vescovo e ai nuovi sacerdoti. Un messaggio rivolto anche a nome del sindaco Gianluca Galimberti, impossibilitato a essere presente per impegni istituzionali, e dell’intero Consiglio comunale. Nel breve intervento di benvenuto il riferimento a don Primo Mazzolari (nato e battezzato al Boschetto) e al ministero di servizio del sacerdote. Guardando poi alle situazioni di fragilità del territorio, l’auspicio per uno sforzo concorde tra istituzioni e l’impegno dell’Amministrazione a collaborare alle iniziative che saranno intraprese per conseguire il bene comune.
Accanto al Vescovo, oltre a don Ghilardi e don Braggiè, era presente il vicario zonale, don Gianpaolo Maccagni, e alcuni altri sacerdoti, tra loro don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas diocesana, cui don Ghilardi ha collaborato dal 2007, ricoprendo negli ultimi anni il ruolo di vicedirettore.

In chiesa il vicario zonale ha dato lettura del decreto di nomina del nuovo parroco, che il Vescovo ha voluto anche nuovo responsabile dell’Ufficio diocesano per la Pastorale missionaria e per la Cooperazione con le Chiese sorelle. Don Ghilardi ha quindi asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica, due gesti propri del rito di immissione dei nuovi parroci.
Ha poi preso la parola Santo Maugeri, membro del Consiglio pastorale parrocchiale, che porgendo il saluto al Vescovo e ai nuovi sacerdoti ha ricordato don Primo Mazzolari e le parole del suo testamento, trasformandole in augurio: “Dopo la Messa il dono più grande è la parrocchia”. Quindi ha assicurato l’intenzione di tutti a “camminare insieme”, procedendo sulla strada dell’itinerario di iniziazione cristiana secondo il modello catecumenale, insieme alla richiesta di prendere a cuore le giovani generazioni. L’occasione anche per fare il punto su quanto portato avanti in parrocchia: dalla preparazione delle liturgie alla cura dell’oratorio, dai servizi caritativi alla società sportiva.

Iniziando l’omelia il Vescovo ha ricordato il cammino che le due comunità del Boschetto e del Migliaro, diventate unità pastorale nel 2012, devono continuare a percorrere insieme, oggi sotto la guida di un nuovo parroco, don Maurizio Ghilardi, e con l’ausilio di don Sante Braggiè in qualità di collaboratore parrocchiale.
Quindi una riflessione sulla figura del sacerdote, e del parroco in particolare, in una parrocchia. Per farlo il Vescovo ha ripreso dalle letture l’espressione “nel nome del Signore”. Mons. Lafranconi, ricordando come spesso l’ingresso dei parroci sia salutato con la frase “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”, ha affermato: «Vuol dire che viene perché è mandato, non perché l’ha scelto lui o perché a lui piace questa parrocchia. Se il mandato trova la sua concretizzazione in un momento particolare, per disposizione del vescovo, è pur vero che ha le sue radici in Colui che lo ha chiamato al sacerdozio». E ha proseguito: «Che cosa fa un prete in una parrocchia? Annuncia la Parola di Dio, celebra i Sacramenti, cerca di vivere le preoccupazioni, i disagi, le sofferenze, le gioie, i passaggi che famiglie, persone singole, gruppi e associazioni si trovano ad affrontare. E tutto questo che cosa è se non operare nel nome del Signore?».

«Il riferimento a Dio e alla Chiesa – ha continuato – è indispensabile e continuo nella vita di un prete: è un riferimento che segna ogni passo del suo ministero, segna ogni passo della sua vita. Senza questo riferimento a Dio noi perderemmo la ragione e anche il senso non solo di quello che facciamo, ma anche di quello che siamo». Un riferimento – ha precisato il Vescovo – che, però, è anche per tutti i fedeli. «Perché tutti, come credenti e discepoli di Gesù, – ha spiegato – siamo investiti dalla sua grazia e resi capaci di essere profeti, cioè essere un segno che lascia trasparire il Vangelo, l’amicizia con Gesù, il riferimento all’eterno».
Poi un secondo monito: «Non devono esserci tra di noi gelosie! Purtroppo, uno dei peccati delle parrocchie è che spesso i gruppi sono gelosi l’uno dell’altro. Finché c’è emulazione per fare il bene è una bella cosa, ma se l’emulazione scade nella gelosia e nella voglia di dire che io sono migliore di te, che io faccio di più o che io arrivo prima, allora questo è contrario al Vangelo e smentisce la fisionomia di una comunità cristiana».

«Questo nostro tenere fisso lo sguardo sul Signore Gesù – ha detto ancora il Vescovo – ci porta poi alla esigenza di un cammino de fede deciso e costante: non tentennante, non a giorni alterni, non secondo gli umori. Questo ovviamente è legato alla nostra decisione di essere discepoli». E proprio nei momenti difficili il sacerdote diventa una presenza importante, perché è richiamo concreto dalla presenza di Dio nella vita di ciascuno.
«Il cammino che riprende, non dico incomincia, con due figure nuove – ha concluso il Vescovo – lo affidiamo volentieri alla Madonna, la quale quando è nata non sapeva cosa l’aspettava, come nessuno di noi; ma non lo sapeva bene neppure nell’Annunciazione, quando Dio si è messo di traverso nei suoi progetti proponendole qualcosa di diverso: essere la madre di Dio. La Madonna Nascente del Migliaro, la Madonna Annunciata del Boschetto accompagnino la vita dei nostri due sacerdoti e accompagnino anche la vita di questa comunità».

Terminata l’omelia il nuovo parroco ha recitato da solo il Credo, segno che sarà lui il primo responsabile della diffusione e della difesa dei contenuti della fede nella comunità. Una professione di fede alternata al canto della corale che ha animato la liturgia, composta dal coro giovanile insieme alla schola cantorum del Boschetto e supportata da archi e flauti insieme all’organo. Gremita la chiesa che nelle prime fine, insieme ai parenti di don Ghilardi, vedeva schierati anche i lLpetti Scout del Cremona 2: bambini e bambine del Boschetto.
Al termine della celebrazione don Ghilardi ha preso la parola per il saluto ai nuovi parrocchiani., ma non ha voluto dimenticare neppure le comunità incontrare nelle sue precedenti esperienze pastorali, in particolare alla Caritas. Poi, ricordando anche il nuovo incarico di responsabile dell’Ufficio missionario, ha espresso un desiderio: «Chissà che questa comunità abbia il coraggio e l’umiltà di guardare oltre!». Da ultimo una rassicurazione: «Guardate che sono contento di essere qui, e sono molto sereno».

Dopo la Messa nel saloncino sotto la casa parrocchiale, da dove era partita la processione iniziale, è avvenuta la firma degli atti ufficiali da parte del Vescovo, del nuovo parroco e di due testimoni: Enrico Garavelli in rappresentanza della parrocchia del Boschetto e Maria Stella Galli per quella del Migliaro.
La mattinata è proseguita nel vicino oratorio con un rinfresco che ha ulteriormente ampliato il ricco programma della Sagra. Tra i tanti che hanno voluto salutare don Ghilardi anche gli ospiti della Casa dell’Accoglienza che, presenti insieme a don Pezzetti e alle suore Catechiste di S. Anna, hanno portato un regalo a don Maurizio.

Tra i primi impegni del nuovo parroco non è mancata neppure la visita a don Angelo Garibaldi, già parroco del Boschetto dal 1994 al 2005, e che da un paio d’anni, dopo aver lasciato la parrocchia di Pumenengo, risiede nuovamente al Boschetto, proprio di fronte alla casa parrocchiale.
Nel pomeriggio, alle 18, don Ghilardi e don Braggiè hanno celebrato la loro prima Messa nella parrocchiale del Migliaro.

 

Omelia del Vescovo:   mp3   pdf

Saluto del Parroco (mp3)

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Biografia dei sacerdoti

Don Maurizio Ghilardi è nato a Bergamo il 26 marzo 1968. Originario della parrocchia di Mozzanica, è stato ordinato sacerdote il 16 giugno 1994 dal vescovo Giulio Nicolini insieme ad altri tre confratelli. Il suo primo incarico pastorale è stato a Cremona, come vicario nella parrocchia di S. Bernardo (1994-1999). Quindi il trasferimento, sempre come vicario, prima a Calcio (1999-2003) e poi ad Agnadello (2003-2005). Dopo un anno come assistente religioso della Comunità “Mondo nuovo”, nel 2007 ha iniziato il proprio impegno presso le strutture della Caritas diocesana, della quale mons. Lafranconi l’ha nominato vicedirettore nel giugno del 2012.

Laureato in Scienze della Formazione presso la sede di Piacenza dell’Università Cattolica del S. Cuore, lo scorso febbraio don Ghilardi ha conseguito, con valutazione di 110 e lode, la laurea magistrale in Progettazione pedagogica nei Servizi per minori con la testi intitolata “L’uso delle tecnologie digitalizzate in contesto migratorio: dal linguaggio del capo tribù a Facebook, passando dalla globalizzazione”.

Ora mons. Lafranconi l’ha scelto come nuovo parroco delle comunità cittadine di “S. Maria Annunciata” al Boschetto e “S. Maria Nascente” al Migliaro, dove succede a don Antonio Mascaretti, che il Vescovo ha voluto nuovo rettore del Santuario di S. Maria del Fonte presso Caravaggio.

Don Ghilardi, inoltre, è stato nominato responsabile dell’Ufficio missionario diocesano subentrando a don Gianmarco Fodri.

Don Sante Braggiè è nato a Conselve, in provincia di Padova, il 13 giugno 1959 ed è stato ordinato sacerdote il 18 giugno 1983 mentre risiedeva a Cassano d’Adda. È stato vicario a Fontanella (1983-1993), poi vicario a Sant’Ambrogio in città e contemporaneamente incaricato per il Cimitero Civico (1993-2000). Per un anno (2000-2001) è stato cappellano dell’Ospedale di Treviglio-Caravaggio, quindi vicario a Soncino (2001-2006). Nel 2006 la nomina a parroco di Casaletto di Sopra e Melotta. Ora il Vescovo l’ha scelto come collaboratore parrocchiale a Cremona nelle comunità di “S. Maria Nascente” al Migliaro e di “S. Maria Annunciata” al Boschetto.

Intervista a don Ghilardi sul giornalino parrocchiale

Carissimo don Maurizio, quali sono le emozioni che la stanno accompagnando in questo nuovo capitolo della sua vita sacerdotale?

Credo che la curiosità e il desiderio di sperimentarmi come parroco siano due forze che mi stanno animando in questo momento. Una cosa è vivere la vita da vicario parrocchiale (che è l’unica vissuta fino ad ora da me nelle parrocchie dove ho prestato servizio) e come vice direttore della Caritas e un’altra è essere incaricato di animare e accompagnare due comunità parrocchiali. Un po’ di trepidazione devo ammettere che mi sta abitando, ma sono contento e sereno di diventare parte del Boschetto e del Migliaro.

Quali sono le persone che l’accompagneranno nella sua Messa di ingresso?

Mia mamma, i miei tre fratelli, le mie cognate e mia sorella, i miei cinque nipoti e una zia che vive con noi da moltissimi anni. Mio padre non c’è più dal 2003. Sono certo che mi accompagnerà da lassù con la sua personalità forte e allegra. Credo poi che ci saranno diversi amici e parenti. Non ho fatto inviti, la partecipazione dovrà rimanere libera e spontanea.

Conosce già la nostra realtà parrocchiale?

Sì. Diverse volte ho incontrato alcuni gruppi di giovani e adulti in occasione di incontri formativi e di testimonianze riguardanti il servizio caritativo. Mi sono sempre trovato molto bene. Ma come sapete, un conto è l’incontro occasionale e un altro è la vita quotidiana. Spero che i semi gettati durante quegli incontri possano produrre da adesso rapporti degni di una comunità ecclesiale.

Lei ha dedicato buona parte del suo cammino sacerdotale alla Caritas diocesana: quali attenzioni spera di poter seminare nelle nostre parrocchie?

Bella domanda! Spero di poter lavorare, tramite il Vangelo, sul pregiudizio, sull’apertura mentale, sulla capacità di consegnare il messaggio evangelico ai ragazzi e agli adulti del Boschetto e del Migliaro perché diventino sempre più comunità accoglienti, senza la pretesa di cambiare gli altri o di obbligarli al rispetto di quelle regole non scritte che esistono nelle parrocchie e che se uno non osserva allora è fuori dai giochi. Sovente accade! Apertura e accoglienza nel rispetto reciproco secondo l’insegnamento di Gesù, sapendo che sbaglieremo spesso ma che potremo riprendere il cammino. Abbiamo il compito e il diritto di farlo.

Quale bagaglio di esperienze e di incontri porta con sé?

Gli incontri sono tantissimi così come le esperienze. San Bernardo in città mi ha permesso di fare gli sbagli della gioventù sacerdotale e mi ha sempre accompagnato un affetto che continua. Calcio (non è solo uno sport ma è anche una parrocchia del bergamasco) mi ha fatto provare la convivenza sacerdotale e l’amicizia con chi dall’oratorio non pretendeva sempre ma all’oratorio dava molto di sé e una grande amicizia con chi in chiesa non veniva mai. Agnadello è stata un’esperienza breve dove gli adolescenti mi hanno insegnato che cosa significhi il non lasciarli soli, cercando di interpretare le loro richieste di aiuto. La Caritas è un capitolo aperto dove profughi, malati di AIDS, donne con molti problemi nelle loro giovani vite, minori, volontari… – chi più ne ha più ne metta – costituiscono un terreno di crescita di cui ancora non so calcolarne il peso e il valore, immenso sicuramente, ma ho bisogno di tempo per lasciar sedimentare tutto quello che ho vissuto di bello e di meno bello.

Quali sono le sue aspettative? Che cosa spera di poter realizzare?

Grazie a Dio non sono solo io a dover realizzare qualcosa; credo che ci si dovrà aiutare a maturare una libertà d’animo tale da farci accogliere il Vangelo nella sua essenza. È così bello, perché sprecare tempo e occasioni? Certo ho delle aspettative, alcune non sono oggettivabili: crescere nella libertà evangelica, diventare sempre un’unica comunità, maturare l’idea che pur essendo minoranza siamo Chiesa e siamo nella Chiesa e abbiamo molto da dire all’uomo sull’uomo lasciandoci guidare da Dio senza scontri culturali ma, nel paziente lavoro che ognuno deve compiere su di sé. Poi, se potessimo essere anche un po’ missionari non mi dispiacerebbe. Da un punto di vista puramente materiale preferisco ragionare in loco, con quanti vorranno, per comprendere meglio l’utilizzo delle strutture che abbiamo e se si può pensare a qualcosa di nuovo! Essendo parroco per la prima volta, non ho mai chiesto soldi ai parrocchiani, spero di non doverlo fare troppo frequentemente. Si riuscirà a fare qualche esperienza di campo estivo o invernale con i ragazzi e con gli adulti? E se diventassimo una unità pastorale dove anche il Centro Missionario Diocesano potrà trovare spazio? Non so in che modo, ma sarebbe davvero interessante. C’è spazio per tutti quelli che desiderano impegnarsi nella Chiesa.

Lei è laureato in Scienze della Formazione con una tesi sull’uso delle nuove tecnologie negli stranieri non scolarizzati: quali sono le potenzialità di questi strumenti per la nuova evangelizzazione, soprattutto nei confronti dei più giovani?

Le nuove tecnologie di comunicazione digitalizzate hanno il pregio della velocità, dell’immediatezza e della continua produzione di messaggi. Ma solo Uno è il messaggio, che necessita di relazione. Nel mio caso, ad esempio, usare WhatsApp e Facebook con gli ospiti della Casa dell’Accoglienza che non hanno un’elevata scolarizzazione mi ha permesso di lasciare in loro l’idea che qualcuno per loro c’è sempre, seppur fisicamente distante. Così credo funzioni anche per i nostri ragazzi. Sempre meglio preferire comunque la relazione personale, certe cose del Vangelo non arrivano al cuore solo stando sul web e gli adulti questo lo sanno. L’evangelizzazione passa attraverso esperienze di servizio da vivere con l’anima e con il corpo, questo il web non lo consente, però il web ci permette di essere connessi gli uni agli altri, una nuova forma per dire che siamo in comunione gli uni con gli altri se però prima lo siamo stati con il cuore e di persona.