Celebrare il mistero pasquale in famiglia: online i sussidi liturgici

«Vorremmo vivere questi giorni santi, in particolare quelli del Triduo Pasquale, esprimendo nello stesso tempo il legame “ecclesiale” con il Papa e il Vescovo, nel tessuto delle nostre Parrocchie e Unità Pastorali, ed il legame “domestico” della famiglia, delle piccole comunità di vicinato, con particolare attenzione alla fraternità con chi è ammalato e solo».

Scrive così il vescovo Antonio Napolioni rivolgendosi alla comunità diocesana. E prosegue: «Sarà prezioso, proprio nella “settimana santa”, esortare a questa responsabilità le famiglie dei ragazzi dell’iniziazione cristiana: perciò offriremo a ogni famiglia un sussidio per vivere in casa, oltre che nel collegamento coi media diocesani, ciascuna celebrazione».

In questo senso il Servizio per la Pastorale liturgica offre, attraverso il nostro portale, un sussidio per la celebrazione nelle case della Domenica delle Palme, del Giovedì Santo, del Venerdì Santo, della Veglia Pasquale e della Domenica di Pasqua.

«Invito le famiglie a scaricarlo e utilizzarlo – scrive ancora il Vescovo -. L’emergenza di questi giorni può rappresentare l’occasione non solo per seguire la liturgia attraverso i media, ma anche per apprendere uno stile di preghiera in famiglia, tra genitori e figli, creando uno spazio e un tempo a ciò dedicati, sperimentando la gioiosa responsabilità battesimale di essere “chiesa domestica”».

 

Sussidio per la preghiera in famiglia nella Domenica delle Palme (pdf)

 

Sussidi per il Triduo

L’Ufficio diocesano per il Culto Divino rende disponibile alle famiglie e a quanti vorranno pregare schemi di preghiera per i giorni del Triduo Pasquale. Questi sono stati preparati dai monaci di Camaldoli per la Diocesi di Arezzo–Cortona–Sansepolcro. Ogni giorno del Triduo prevede una liturgia della Parola di Dio e una preghiera per il pasto.

 

 

“O notte veramente gloriosa”
La Veglia pasquale quest’anno sarà celebrata e trasmessa dalla cattedrale.

Nella Veglia pasquale, principale celebrazione dell’anno, la Chiesa celebra “ogni evento di salvezza” che Dio ha operato nella storia a favore del suo popolo Israele e dell’intera umanità. Non si tratta di attendere la risurrezione di Cristo, che è un fatto avvenuta una volta per tutte, ma di vegliare in questa notte con le lampade accese, attendendo il Signore. In questa Veglia, da sempre si celebrano i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana per i catecumeni, e si rinnovano per chi è già battezzato. La vita nuova del Risorto diventa sempre nuovamente vita della Chiesa.
Per comprendere ciò che si celebra nella Veglia pasquale non è fuori luogo far riferimento ad un noto passaggio del rito della Pasqua ebraica nel quale si afferma: «In ogni generazione deve l’uomo considerarsi proprio lui uscito dall’Egitto… in quanto il Santo – Benedetto Egli sia -, non soltanto liberò i nostri padri, ma anche noi liberò con loro».
La celebrazione della Veglia, e meglio del Triduo di cui essa costituisce il centro, è per la Chiesa questa esperienza di liberazione e di redenzione: comunione con le opere che Dio ha compiuto nella storia per la sua salvezza e anticipazione del futuro, quando l’umanità entrerà nel riposo di Dio, nel suo Regno.

 

 

Un’altra sussidiazione utile per la preghiera in famiglia durante il Triduo Pasquale è offerta dall’Ufficio Liturgico Nazionale: scarica il sussidio CEI (pdf)

 

Tutte le indicazioni per la Settimana Santa 2020
con approfondimenti e sussidi da scaricare



Venerdì pomeriggio il Vescovo in preghiera all’Ospedale di Cremona: l’evento sarà trasmesso in diretta

Il 10 aprile, Venerdì Santo, alle ore 16, il vescovo Antonio Napolioni guiderà uno speciale momento di preghiera all’Ospedale di Cremona, facendo giungere, dalla pista dell’elisoccorso del nosocomio cittadino, la propria voce amplificata alle stanze di degenza.

L’iniziativa è nata su proposta della stessa Azienda Socio-Sanitaria Territoriale ed è stata condivisa con l’Ufficio diocesano per Pastorale della salute e la Cappellania dell’Ospedale come segno di vicinanza alle tante persone ammalate e agli operatori sanitari che, per far fronte all’emergenza coronavirus, trascorreranno nella struttura i giorni del Triduo Pasquale. Un invito accolto con piacere dal Vescovo che volentieri intende farsi idealmente vicino e pregare – in una giornata così importante e significativa come quella del Venerdì Santo – per e con tutti coloro che attendono la Pasqua tra le corsie, in molti casi lontani dagli affetti più cari. Un momento di spiritualità e di riflessione, dunque, in vista di una Pasqua diversa da tutte, ma anche una testimonianza particolarmente sentita.

Monsignor Napolioni, infatti, proprio presso l’Unità Operativa di Pneumologia dell’Ospedale cittadino era stato ricoverato per curare il Covid-19, dal quale è recentemente guarito: la sua presenza e le sue parole saranno dunque un segno di condivisione e un messaggio di speranza per quanti ancora stanno affrontando le fatiche della malattia e di gratitudine per chi presta il proprio impegno professionale in questa situazione di prova. Nell’Ospedale di Cremona così come all’Oglio Po di Casalmaggiore e nelle altre strutture sanitarie del territorio diocesano.

La preghiera del Vescovo all’Ospedale di Cremona sarà trasmessa in diretta sui mezzi della comunicazione diocesana (sul nostro portale, il canale Youtube e la pagina Facebook della Diocesi) e in tv sull’emittente locale Cremona 1 (canale 80 e 580), per offrire a tutta la comunità la possibilità di unirsi spiritualmente e condividere la propria gratitudine e la propria vicinanza.




“Vicini ai più piccoli”: sussidi video per far vivere la Settimana Santa ai bambini di materne ed elementari

La Settimana Santa aiuta a ripercorrere gli ultimi giorni della vita di Gesù: giorni decisivi e che i Vangeli raccontano con tanti particolari. Per aiutare bambini e famiglie a vivere con intensità questi giorni con i più piccoli (bambini delle scuole materne ed elementari) i seminaristi diocesani hanno realizzato video semplici ma anche di grande efficacia.

L’iniziativa – promossa in sinergia con gli Uffici diocesani per la Catechesi e la Pastorale giovanile – si rivolge alle famiglie con bambini dell’asilo e dei primi anni della scuola primaria: il racconto dei Vangeli del Giovedì Santo, del Venerdì Santo e di Pasqua si lega a una piccola proposta creativa da realizzare con l’aiuto dei genitori. Una seconda serie di video è proposta per i bambini dalla terza elementare in su: i brani del Vangelo di ogni giorno – raccontati e riassunti da un piccolo segno – conducono a gustare davvero la gioia della Pasqua.

Tutto questo per una Settimana Santa più familiare ma non meno intensa!

 

Per la scuola dell’infanzia, 1 e 2 elementare

 

Scarica il testo per la preghiera in famiglia Giovedì, Venerdì e Sabato Santo

 

Giovedì santo

Il materiale per l’attività                                La preghiera per il Giovedì Santo

     

Venerdì Santo

Il materiale per l’attività

     

Santa Pasqua

     

 

Per i bambini dalla 3 elementare

Lunedì Santo

Martedì Santo

 

Mercoledì Santo

 

Giovedì Santo

 

Venerdì Santo

 

Sabato Santo

 

Santa Pasqua




Covid-19: Cei, stanziamento straordinario CEI di 200 milioni di euro

200 milioni di euro per contribuire a far fronte alle conseguenze sanitarie, economiche e sociali provocate dal Covid-19. È l’aiuto straordinario della Chiesa italiana per sostenere persone e famiglie in situazioni di povertà o di necessità, enti e associazioni che operano per il superamento dell’emergenza provocata dalla pandemia, enti ecclesiastici in situazioni di difficoltà. Ruota attorno a queste destinazioni la somma stanziata dalla Presidenza della Cei, sentite tutte le Conferenze episcopali regionali. I fondi provengono dall’otto per mille che i cittadini destinano alla Chiesa Cattolica e sono recuperati dalla finalità a cui erano stati destinati, essenzialmente l’edilizia di culto. Di questi, 156 milioni sono ora ripartiti, in modo proporzionale, fra tutte le diocesi. L’erogazione avverrà entro fine aprile e impegna a un utilizzo di tali risorse entro il 31 dicembre 2020; la rendicontazione – che dovrà essere inviata alla Segreteria Generale della Cei entro il 28 febbraio 2021 – si atterrà al dettato concordatario (Legge 222/85) e ai criteri di trasparenza, rafforzati dall’Assemblea Generale del maggio 2016. “Tenuto conto delle differenti situazioni esistenti sul territorio nazionale, le modalità di tale rendicontazione non seguiranno la griglia predisposta per i fondi ordinari – precisa la nota della Cei -, ma dovranno specificare: i soggetti destinatari delle erogazioni, le causali, le somme erogate, i relativi giustificativi – secondo prassi – delle attività sostenute”.




Messaggio Cei 1° maggio, “nulla sarà come prima”, “il futuro rischia di essere pregiudicato”

Nulla sarà come prima”. È la constatazione che fa da sfondo al messaggio dei vescovi italiani per la festa del Primo maggio, sul tema: “Il lavoro in un’economia solidale”. “L’emergenza sanitaria porta con sé una nuova emergenza economica”, si legge nel messaggio, a firma della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace: “Nulla sarà come prima per le famiglie che hanno subito perdite umane. Nulla sarà come prima per chi è stremato dai sacrifici in quanto operatore sanitario. Nulla sarà come prima anche per il mondo del lavoro, che ha prima rallentato e poi ha visto fermarsi la propria attività. Già si contano danni importanti, soprattutto per gli imprenditori che in questi anni hanno investito per creare lavoro e si trovano ora sulle spalle ingenti debiti e grandi punti interrogativi circa il futuro della loro azienda”. E ancora: “Nulla sarà come prima per i settori che sono andati in sofferenza e vivono l’incertezza del domani: si pensi al turismo, ai trasporti e alla ristorazione, al mondo della cooperazione e del Terzo settore, a tutta la filiera dell’agricoltura e del settore zootecnico, alle ditte che organizzano eventi, al comparto della cultura, alle piccole e medie imprese che devono competere a livello globale e si vedono costrette a chiusure forzate, senza poter rispondere alla domanda di beni e servizi. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, comprendiamo il serio rischio che grava su molti lavoratori e molte lavoratrici”.

“Nulla sarà come prima”, evidenziano i vescovi, “per tutte le realtà del Terzo settore e particolarmente quelle afferenti al mondo ecclesiale. Già in queste settimane abbiamo registrato gravi difficoltà nel sostenere gli oneri economici di queste imprese (scuole paritarie, case di riposo, cooperative sociali…), soprattutto nei confronti di coloro che vi lavorano. Per altro, non avendo finalità di lucro, le loro attività si svolgono, in gran parte, con margini di sicurezza economica molto ridotti. Non solo i prossimi mesi, ma il loro stesso futuro rischia di essere pregiudicato”.

“In un sistema che – quando mette al centro l’esclusivo benessere dei consumatori e la crescita dei profitti delle imprese – è già problematico per sua natura, la crisi sanitaria e quella economica gravano sensibilmente sulla qualità e sulla dignità del lavoro”. Si legge ancora nel Messaggio dei vescovi italiani, in cui si mette l’accento sulla “quantità rilevante di persone scartate”, a causa del coronavirus. “Le dimensioni del problema non sono più percepibili correttamente con le tradizionali statistiche di occupazione e disoccupazione – la tesi della Cei –  perché il lavoro anche quando non manca, spesso è precario, povero, temporaneo, lontano da quei quattro attributi definiti da Papa Francesco: libero, creativo, partecipativo, solidale”. “Il problema della qualità e della dignità del lavoro si intreccia con altre dimensioni di insostenibilità tipiche dei nostri giorni”, si legge nel testo, in cui si fa notare che “già prima dell’emergenza del Covid-19, lo svolgersi degli eventi è stato un continuo susseguirsi di emergenze sul fronte del lavoro e dei cambiamenti climatici. Si tratta di emergenze correlate, al punto che in alcuni casi (come per l’ex Ilva di Taranto) prospettano l’ingiusto dilemma di dover sacrificare un problema per cercare di risolvere l’altro”.

“Quello che l’attualità ci sta chiedendo di affrontare, senza ulteriori ritardi o esitazioni – l’appello dei vescovi -, è una transizione verso un modello capace di coniugare la creazione di valore economico con la dignità del lavoro e la soluzione dei problemi ambientali (riscaldamento globale, smaltimento dei rifiuti, inquinamento)”. L’epidemia del coronavirus, per la Cei, “ha rafforzato la consapevolezza della nostra debolezza con un drammatico shock che ci ha scoperti nuovamente vulnerabili e fortemente interdipendenti ciascuno dall’altro, in un pianeta che è sempre di più comunità globale”. “Nessuno deve perdere lavoro per il coronavirus”, è stato lo slogan ripetuto all’indomani della crisi. Secondo i vescovi italiani, “è fondamentale che questo appello abbia successo, evitando le conseguenze negative di breve e medio termine”. In questa prospettiva, “sono auspicabili misure di aiuto a famiglie ed imprese che sappiano fare attenzione a proteggere tutti, soprattutto le categorie solitamente più fragili e meno tutelate come i lavoratori autonomi, gli irregolari o quelli con contratti a tempo determinato”. “Il problema per i lavoratori più esposti non è solo quello della perdita del salario o dell’occupazione, ma anche quello delle condizioni sul luogo di lavoro”, l’altra denuncia del messaggio: “Gli operatori nella manifattura, nel settore alimentare e della logistica hanno assicurato anche nei giorni della crisi beni e servizi necessari per il resto del Paese, lavorando in condizioni difficili e non sempre di sicurezza. Per non parlare degli eroi di questa emergenza, il personale medico e sanitario, professionale e volontario, che, mettendo a rischio la propria vita, non manca di garantire le cure alle vittime dell’epidemia”. “Abbiamo bisogno di un’economia che metta al centro la persona, la dignità del lavoratore e sappia mettersi in sintonia con l’ambiente naturale senza violentarlo, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile”, sulla scorta della “Laudato si’” e della Dottrina sociale della Chiesa.

“Costruire un’economia diversa non solo è possibile, ma è l’unica via che abbiamo per salvarci e per essere all’altezza del nostro compito nel mondo. È in gioco la fedeltà al progetto di Dio sull’umanità”. Assicurano i vescovi italiani per la festa del Primo Maggio. “Per ridare forza e dignità al lavoro dobbiamo curare la ferita dei nostri profondi divari territoriali”, la proposta, a partire dalla consapevolezza che “non esiste una sola Italia del lavoro, ma ‘diverse Italie’, con regioni e zone vicine alla piena occupazione – dove il problema diventa spesso quello di umanizzare il lavoro, vivendo il riposo della festa – e regioni dove il lavoro manca e costringe molti a migrare”. Da stigmatizzare, inoltre, la “schizofrenia del nostro atteggiamento verso i nostri fratelli migranti: sono sfruttati come forma quasi unica di manovalanza, a condizioni di lavoro non dignitose in molte aree del Paese. Dobbiamo saper trasformare le reti di protezione contro la povertà – essenziali in un mondo dove creazione e distruzione di posti di lavoro sono sempre più rapidi e frequenti – in strumenti che non tolgano dignità e desiderio di contribuire con il proprio sforzo al benessere del Paese”. “L’impegno sociale, politico ed economico per un lavoro degno – puntualizzano i vescovi – non passa attraverso la demonizzazione del progresso tecnologico, che può essere invece preziosissimo alleato per sconfiggere più rapidamente un’epidemia o aiutarci a coltivare relazioni affettive e di lavoro a distanza, in un momento di necessaria limitazione delle nostre libertà di movimento”. In ogni epoca della storia umana, infatti, “le rivoluzioni tecnologiche hanno sollevato i lavoratori dalla fatica e da mansioni ripetitive e poco generative, aumentando la creazione di ricchezza con la tendenza a concentrarla nelle mani dei pochi proprietari delle nuove tecnologie. Sono state le politiche fiscali progressive a redistribuire la maggiore ricchezza creata in occasione delle rivoluzioni tecnologiche nelle mani di molti, trasformandola in domanda diffusa e facendo nascere nuovi beni e servizi, attività, mestieri e professioni. Non è il progresso scientifico e tecnologico che ‘ruba’ il lavoro, ma l’incapacità delle politiche sociali ed economiche di redistribuire la maggiore ricchezza creata”.

“Il successo del contenimento dell’epidemia passa attraverso la responsabilità sociale dei cittadini e i loro comportamenti”. Si legge ancora nel messaggio. “La cittadinanza attiva e l’impegno di tutti noi in materia di stili di vita e di capacità di premiare con le nostre scelte prodotti e imprese che danno più dignità al lavoro sono oggi una leva di trasformazione che rende anche la politica consapevole di avere consenso alle spalle, quando si impegna con decisione a promuovere la stessa dignità del lavoro”, la tesi della Cei, secondo cui “la sfida che abbiamo di fronte è formidabile e richiede l’impegno di tutti”. “C’è una missione comune da svolgere nelle diverse dimensioni del nostro vivere come cittadini che partecipano alla vita sociale e politica, come risparmiatori e consumatori consapevoli, come utilizzatori dei nuovi mezzi di comunicazione digitali”, l’appello: “Questo chiede a tutti di dare un contributo alla costruzione di un modello sociale ed economico dove la persona sia al centro e il lavoro più degno. Così, senza rimuovere impegno e fatica, si può rendere la persona con-creatrice dell’opera del Signore e generativa”. Nel cammino che la Chiesa italiana sta facendo verso la 49ª Settimana sociale di Taranto (4-7 febbraio 2021) – si legge ancora nel messaggio – “siamo chiamati a coniugare lavoro e sostenibilità, economia ed emergenza sanitaria. L’opera umana sa cogliere la sfida di rendere il mondo una casa comune. I credenti possono diventare segno di speranza in questo tempo. Capaci di abitare e costruire il pianeta che speriamo”.




Emergenza Covid-19, slitta la Messa all’azienda agricola Facchi di Pessina per la festa del 1° maggio

La diffusione del Covid-19, diventata subito emergenza sanitaria, ha rivoluzionato la nostra vita e quella delle nostre comunità. Abbiamo la consapevolezza che, passata la bufera, è prevedibile immaginare che per molto tempo nulla sarà come prima. Alla luce di ciò, con la Commissione diocesana, abbiamo valutato i prossimi appuntamenti e abbiamo deciso, di comune accordo con gli organismi pastorali diocesani, di sospendere la celebrazione della festa del Lavoro, prevista per il 1° maggio con la Messa del Vescovo presso l’azienda agricola Facchi di Pessina Cremonese, aggiornando questo appuntamento al prossimo anno.

Non possiamo dimenticare che l’impatto di questo periodo sul lavoro può essere una nuova “carneficina” sociale, ma la crisi diventa anche occasione di discernimento e di nuova progettualità. L’emergenza sanitaria può essere occasione in cui rafforzare i legami di solidarietà tra le persone e le istituzioni, come pure per attivare gli anticorpi per una resilienza che permetta di sognare un “secondo tempo” per l’Italia, per l’Europa e per il mondo intero.

È questo il tempo, oltre che della condivisione e della solidarietà, anche della preghiera, della riflessione e della elaborazione di nuove proposte alla società e al mondo del lavoro, in particolare.

Per raggiungere tutti, stiamo pensando a un’occasione di proposta, attraverso i canali della comunicazione diocesana, in prossimità della festa del Lavoro.

Questo periodo “a casa” non deve solo alimentare la preoccupazione per un momento critico, ma può avviare un processo che duri nel tempo e che accompagni le diocesi a fare dell’attenzione al lavoro un’occasione di evangelizzazione e di sviluppo umano integrale. Siamo tutti connessi. Solidali

Eugenio Bignardi
Incaricato diocesano Pastorale sociale e del lavoro




Messaggio pasquale delle Chiese d’Europa: i cristiani siano testimoni di speranza

Si levano nuovamente insieme le voci della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) e della Conferenza delle Chiese Europee (Cec) in questo tempo di pandemia e nell’approssimarsi della Pasqua. Lo fanno attraverso i rispettivi presidenti, il cardinale Jean-Claude Hollerich e il reverendo Christian Kriege, che finora, anche quando il Vecchio continente ha taciuto all’inzio del diffondersi del contagio da coronavirus, hanno sempre lodato e incentivato ogni forma di solidarietà e di condivisione sociale e hanno sostenuto con la preghiera i leader politici perchè, non cedendo ai nazionalismi, lavorassero per il bene comune e l’aiuto ai più vulnerabili.

La lotta contro la morte

Oggi, a pochi giorni dalla Pasqua, tempo di prova e di grazia, in un messaggio i presidenti di Comece e Cec sottolineano la straordinarietà della commemorazione di quest’anno della Passione e morte di Cristo e della celebrazione della sua Risurrezione e il loro significato.

“Questa Pasqua – scrivono – i credenti non avranno la possibilità di ritrovarsi per pregare e cantare, riunirsi per rimanere in silenzio di fronte a Dio, ascoltare la sua parola, incontrarsi per condividere il pane ed il calice”. La lotta al Covid-19 che “semina lutti tra tutti i popoli”, impone isolamento e distanza, dunque ciascuno sarà “confinato” in casa e in auto-isolamento volontario, celebrerà “la vittoria della vita sperando di sconfiggere la morte”.

La speranza della fede

“Più che mai – proseguono i presidenti di Cec e Comece – gli attuali eventi ci ricordano quanta speranza una dimensione di fede possa apportare”. Nella speranza è la nostra salvezza, si legge nel messaggio sulla scorta dell’Apostolo Paolo nell’Epistola ai Romani: “Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno gia vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza” (Romani 8. 24-25).

L’augurio finale dunque, dei presidenti di Comece e CEC,  è che il “Vangelo Pasquale possa muovere questo soffio di speranza nei cuori e nei pensieri dei Cristiani, possa il soffio di Dio animare la nostra salda attesa, affinché la Chiesa e ciascuno di noi possa divenire portatore di speranza e luce nel nostro mondo sconvolto da tanta sofferenza. Possa Dio tre volte Santo, Colui che è, che è stato e che verrà, benedire e preservare la Sua umanità. Cristo è risorto, Egli è veramente risorto!”.




Nella solitudine il coronavirus uccide di più

Se il Covid-19 non guarda in faccia a nessuno e a contrarre il contagio sono ricchi e poveri, persone con ruoli pubblici e semplici cittadini in ogni Paese del mondo, è anche vero che ad essere maggiormente colpiti dalla pandemia in corso sono gli anziani. In Italia, ad esempio, oltre l’80% delle persone che hanno perso la vita a causa del coronavirus, aveva più di 70 anni. Alle persone di età avanzata va spesso in questi giorni il pensiero e la preghiera di Papa Francesco che, del resto, ha sempre sottolineato il loro valore e il loro ruolo prezioso all’interno delle famiglie e delle comunità.

Il pensiero del Dicastero vaticano per gli anziani

Agli anziani rivolge la sua attenzione oggi il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita con un messaggio che richiama tutti al dovere di particolare vicinanza con ognuno di loro, ma sollecita una presa di coscienza e una mobilitazione anche da parte delle amministrazioni e di quanti, in questo momento, sono chiamati a prendere decisioni importanti per il bene della collettività. “Care sorelle e cari fratelli, nel cuore di questa ‘tempesta inaspettata e furiosa ci siamo resi conto – come ci ha ricordato Papa Francesco – di trovarci sulla stessa barca’. Al suo interno ci sono anche gli anziani. Come tutti, sono fragili e disorientati.”. Queste le prime parole del messaggio che prosegue: “A loro va oggi il nostro pensiero preoccupato e grato, per restituire almeno un po’ di quella tenerezza con il quale ciascuno di noi è stato accompagnato nella vita e perchè giunga a ciascuno di essi la carezza materna della Chiesa”.

La malattia della solitudine

“Se è vero – si legge ancora nel testo –  che il coronavirus è più letale quando incontra un corpo debilitato, in molti casi la patologia pregressa è la solitudine. Non è un caso che stiamo assistendo alla morte, in proporzioni e modalità terribili, di tante persone che vivono lontane dal proprio nucleo familiare, in condizioni di solitudine davvero debilitanti e sconfortanti”. L’incoraggiamento del Dicastero è allora a fare “tutto quanto è possibile per rimediare a questa condizione”. Nell’impossibilità di andare a trovare le persone lì dove vivono, stanno nascendo nuove idee e la Chiesa sta trovando nuove forme di vicinanza come telefonate, messaggi video, ma anche lettere. Nelle parrocchie si sono attivate persone per consegnare cibo e medicinali a chi non può uscire di casa, mentre molti sacerdoti “continuano a visitare le case per dispensare i sacramenti”. Ma tutto questo non è ancora sufficiente. Da qui l’invito a fare di più nella consapevolezza, sottolinea il messaggio, “del valore inestimabile di ogni vita umana”. Per i nostri anziani possiamo pregare, attivare reti di solidarietà, mobilitare nuove energie.

La vita di un anziano vale come ogni altra

La cronaca riporta ogni giorno notizie drammatiche riguardo alla condizione delle persone in età avanzata che vivono in strutture residenziali, case di riposo o per le lungodegenze. In questi luoghi in migliaia, in questo periodo, hanno perso la vita. Nel messaggio si riconosce che le ragioni sono molte, la concentrazione di tante persone, la difficoltà a disporre delle necessarie misure di prevenzione, ma a fronte di tutto questo oggi si fanno i conti con “un abbandono assistenziale e terapeutico che viene da lontano”. Le parole del messaggio sono forti: “Pur nella complessità della situazione che viviamo – si legge -, è necessario chiarire che salvare la vita delle persone anziane che vivono all’interno di strutture residenziali o che sono sole o malate, è una priorità tanto quanto salvare qualunque altra persona”.

E’ ancora possibile prendere misure adeguate

L’appello è chiaro: “Nei Paesi nei quali la pandemia ha ancora dimensioni limitate è ancora possibile prendere delle misure preventive per proteggerli, in quelli dove la situazione è più drammatica è necessario attivarsi per trovare soluzioni emergenziali”. Il messaggio ricorda, infine, con gratitudine l’amore e la cura prestati da tanti figli e nipoti, da assistenti sanitari e dai volontari nei cui gesti rivive la compassione delle donne che si recarono al sepolcro per prendersi cura del corpo di Gesù e conclude con l’invito ad unirsi tutti “in preghiera per i nonni e gli anziani di tutto il mondo” e, laddove è possibile, ad agire per vincere la loro solitudine.




Il Triduo pasquale in Cattedrale con le celebrazioni presiedute dal Vescovo Napolioni

Con la Domenica delle Palme si sono ufficialmente aperti i riti della Settimana Santa, che avranno il loro culmine nel Triduo pasquale che quest’anno sarà vissuto nella Cattedrale di Cremona a porte chiuse, senza fedeli. A presiedere tutte le celebrazioni – che potranno comunque essere seguite in diretta attraverso i mezzi di comunicazione – sarà il vescovo Antonio Napolioni che può riprendere l’attività pastorale dopo la guarigione dal coronavirus.

Non si svolgerà quest’anno la Messa Crismale che solitamente la mattina del Giovedì Santo riunisce in Cattedrale l’intero clero diocesano. La celebrazione è rinviata a una data successiva, al termine dell’emergenza sanitaria. Comunque, al mattino del 9 aprile alle 10.30 il Vescovo – in una diretta web sui canali diocesani rivolta innanzitutto al Presbiterio – condividerà con i presbiteri e i diaconi un breve momento di preghiera e un suo messaggio.

Tutte le altre celebrazioni in programma sino a Pasqua saranno trasmesse sul nostro portale, sulla pagina Facebook e il canale YouTube della Diocesi, in televisione su Cremona1 (canale 80) e in radio sulle frequenze di RCN-InBlu (Fm 100.3 per la città di Cremona).

Giovedì 9 aprile La Messa nella cena del Signore di sarà presieduta dal vescovo Napolioni in Cattedrale alle 18.

Venerdì 10 aprile Sarà alle 18 anche la celebrazione della Passione del Signore, al termine della quale, dal portone della Cattedrale, il Vescovo con la reliquia della Sacra Spina impartirà una solenne benedizione alla città e alla diocesi.

Sabato 11 aprile La Veglia pasquale sarà presieduta da monsignor Antonio Napolioni alle 21 del Sabato Santo.

Domenica 12 aprile Alle 11, la Messa nella Risurrezione del Signore sempre presieduta da monsignor Napolioni.




Chiesa Cattedrale e Parrocchia S. Maria Assunta, le decisioni del Vescovo per assicurare continuità di servizio

A seguito del doloroso decesso di mons. Alberto Franzini, il vescovo Antonio Napolioni dovendo assicurare continuità di servizio alla Parrocchia “S. Maria Assunta” e alla Chiesa Cattedrale di Cremona, in attesa di scelte più stabili da assumere con la necessaria ponderazione nei prossimi mesi, riserva a se stesso la responsabilità di reggere la Chiesa Cattedrale, nominando quale pro-rettore mons. Attilio Cibolini, che continuerà ad avvalersi della collaborazione di mons. Antonio Trabucchi.

Nel contempo, nomina amministratore parrocchiale della parrocchia “S. Maria Assunta” in Cremona don Antonio Bandirali, già parroco delle parrocchie cittadine “Ss. Clemente e Imerio” e “S. Giorgio in S. Pietro al Po”, affinché – pur mantenendo ogni Parrocchia la sua identità giuridica – prosegua il cammino avviato verso l’unità pastorale.