Feste dell’oratorio ed eventi: ecco le regole da seguire

Dopo la riprogettazione estiva e la riapertura graduale degli Oratori, il pensiero va a settembre ed oltre, con lo sguardo alla catechesi e alle sue condizioni di possibilità (vd. la lettera ai catechisti), ma anche ai ritmi dei nostri Oratori, spesso cuore pulsante delle comunità parrocchiali. L’Ordinanza regionale del 31 luglio non presenta, oltre Celebrazioni e trasporti, particolari novità e dunque conferma la cornice normativa entro la quale operare.

I materiali dell’anno oratoriano 2020-2021, Ad occhi aperti. Cielo e terra passeranno, le mie parole non passeranno, saranno disponibili da giovedì 6 agosto sul sito focr.it. Troverete alcuni contributi che possono aiutare a costruire momenti di incontro, riflessione e preghiera e caratterizzare anche la celebrazione eucaristica:

  • il messaggio del Vescovo Antonio
  • uno schema di preghiera e celebrazione
  • il testo di presentazione dell’anno: le ragioni e il pensiero, i progetti, le risorse e le iniziative diocesane. Le Parrocchie riceveranno puntuale comunicazione attraverso i canali diocesani.

Quanto alle normative per la realizzazione di Feste dell’Oratorio (costruzione di giornate di attività, serate di apertura e altri eventi in Oratorio) la Federazione oratori cremonesi richiama i punti decisivi cui ottemperare:

• la vigilanza sul distanziamento e – negli spazi al chiuso – l’obbligo della mascherina. La norma è stata reiterata sino al 10 settembre dall’ordinanza del Governatore di Regione Lombardia in data 31 luglio.

l’igienizzazione che da settimane abbiamo imparato a conoscere e l’adeguata informazione. Sono disponibili i materiali (colonnine, gel idroalcolici ed altri dispositivi) anche in Focr, come pure on line su focr.it le grafiche dedicate per la visualizzazione delle informazioni necessarie alla prevenzione.

• per le cene: è bene procedere con la logica della prenotazione, per garantire l’osservanza delle disposizioni su accesso, posti a sedere e distanziamenti. All’ingresso si tenga registrazione dei presenti, si rilevi la temperatura e si vieti l’accesso a chi presenta i sintomi ormai noti. Ricordiamo che il tenore delle disposizioni tende a poter tracciare, in caso di persone positive, gli eventuali contatti avuti. Per il bene di tutti. Facciamo attenzione alle normative generali sulla regolarità di cucine e confezionamento dei cibi (su focr.it/normative/cucine il punto) e sulla somministrazione che dovrà tener conto anche dell’emergenza covid-19: si organizzi un servizio ai tavoli secondo le disposizioni igieniche.

• vanno evitati assembramenti e gioco libero in Oratorio che violi il distanziamento. Anche l’impiego dei gonfiabili o di altre attrazioni deve rientrare in un protocollo che preveda igienizzazione, ingressi dedicati ed eviti assembramenti.

• per l’organizzazione di pesche e lotterie si faccia riferimento, dal versante amministrativo, alla consueta modulistica pubblicata sul sito Focr e, per quanto riguarda il capitolo igienico-sanitario, si ottemperi alle norme di informazione con cartelli, distanziamento, igienizzazione, divieto di assembramento, mascherine in luogo chiuso.

• per i giorni delle manifestazioni a carattere pubblico – qualora si somministri temporaneamente cibo e bevande – si presenti al Comune la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività): questa procedura appartiene alle modulistiche e alle prassi locali. È sempre opportuno e consigliato verificare con l’Amministrazione, in spirito di collaborazione, quanto necessario rispetto alle iniziative che l’Oratorio intende organizzare e che hanno carattere pubblico.

Questo l’aggiornamento ad oggi, seguiranno ove necessario altri approfondimenti.

(fonte: focr.it)




Assunta a Casalmaggiore, le celebrazioni al Santuario della Fontana

Né il Covid né la calura estiva di questo inizio agosto hanno fermato l’organizzazione annuale delle celebrazioni per la Solennità dell’Assunta, il prossimo 15 agosto, presso il Santuario della Fontana di Casalmaggiore.

Luogo di devozione mariana dal 1320, i Frati Cappuccini che l’hanno in cura hanno previsto diverse messe (nella mattinata alle ore 7.30, 9.00, 10.30 celebrata da don Claudio Rubagotti parroco di Casalmaggiore, e nel pomeriggio alle ore 17.00) e una processione che partirà dalla Chiesa di San Francesco alle ore 21, per terminare al Santuario con la santa benedizione.

La festa celebra il dogma dell’Assunzione di Maria promulgato il 1 novembre 1950 da Papa Pio XII attraverso la Costituzione apostolica “Munificentissimus Deus”, a seguito di un forte sentimento popolare che già credeva nella glorificazione della Madre di Cristo, assunta al cielo “in anima e corpo”.




Festa dell’Assunta, triduo e Messa con il Vescovo in Cattedrale

Si avvicina la solennità dell’Assunzione di Maria e la Cattedrale di Cremona, che alla Vergine Assunta è dedicata, si prepara a festeggiarla con un triduo di preghiera: nei giorni martedì 11, mercoledì 12 e giovedì 13 agosto, infatti, in Duomo si celebreranno il Santo Rosario meditato alle 17.30 e, alle 18, la Messa quotidiana.

Venerdì 14, giorno di vigilia, dopo il Rosario delle 17.30 la celebrazione eucaristica prefestiva mentre il 15 agosto, giorno dell’Assunzione al cielo di Maria, le messe seguiranno gli orari festivi (9, 11 e 18). La Messa Solenne delle 11 sarà presieduta dal vescovo Napolioni e concelebrata dal Capitolo dei Canonici e sarà trasmessa in diretta sui canali digitali diocesani (diocesidicremona.it, pagine ufficiali di Facebook e Youtube) e sull’emittente locale Cremona1 (canale 80 e 580).

Alle 17.30 il Vespro della solennità, in una festa liturgica così speciale per la Chiesa Madre della diocesi, che proprio all’Assunta è stata dedicata dal vescovo Cesare Speciano il 2 giugno del 1592 (dunque quasi 4 secoli prima della proclamazione del dogma nel 1950), secondo una devozione profondamente radicata nella tradizione delle comunità cristiane, come dimostra la dedicazione alla Vergine Assunta anche delle cattedrali di Brescia, Como, Crema, Lodi e Pavia soltanto nel territorio regionale, con la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria per quanti, in occasione della festività del 15 agosto, visitino devotamente queste chiese alle solite condizioni: visita alla Chiesa Cattedrale, confessione sacramentale e comunione eucaristica nell’arco della settimana, preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre (almeno un Padre nostro e un’Ave Maria), disposizione d’animo che escluda ogni affetto al peccato anche veniale.

Anche al Santuario di Caravaggio sarà celebrata l’Assunzione con particolare solennità: venerdì 14 agosto alle 21 la Veglia con il Rosario e l’Ufficio delle letture; sabato 15 le Messe negli orari festivi (7 in Basilica, 8.30, 10.30, 11.30, 16 e 17.30 all’altare esterno) con la presenza del vescovo Napolioni che presiederà l’Eucaristia pomeridiana delle 16 dopo la celebrazione mariana alle 15 in Basilica.

È stata invece annullata quest’anno a causa delle misure di sicurezza in vigore la tradizionale processione sul fiume Po con la statua della Madonna di Brancere.




Soncino, Correggioverde, Museo diocesano… ripartono i cantieri per salvare i capolavori sul territorio

Tra i settori che hanno subito un brusco e inevitabile arresto a causa della pandemia e del lockdown, c’è anche quello dell’edilizia. Un settore che riguarda da vicino il patrimonio immobile della diocesi e delle parrocchie sul territorio, interessate da interventi restauro e ristrutturazione per la conservazione, la messa in sicurezza e la valorizzazione degli edifici e dei beni culturali che contengono.

Dopo i mesi di stop, però, anche i cantieri seguiti dall’Ufficio dei Beni culturali in tutte le zone della diocesi, sono ripartiti o, in qualche caso, hanno potuto partire.

Nelle ultime settimane infatti hanno riaperto i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza per le chiese parrocchiali di Pizzighettone (ormai quasi ultimato), Ossolaro (restauro degli interni e delle coperture) e Fornovo San Giovanni (è in corso il restauro della decorazione interna della chiesa). È invece potuto partire l’intervento previsto per il restauro e la messa in sicurezza del campanile della chiesa di San Lorenzo Aroldo, colpito l’anno scorso da un fulmine che ne ha danneggiato la sommità.

Ripresa anche l’attività per l’avanzamento dei lavori del Museo Diocesano: è ripreso il cantiere per il completamento strutturale e degli impianti delle aree del Palazzo Vescovile che saranno destinate all’esposizione, mentre si avviano al completamento le azioni di restauro di circa una decina di opere destinate al Museo stesso. Un lavoro delicato e prezioso che non si è mai fermato, nemmeno nei mesi del lockdown, e che sta restituendo lo splendore originario a opere di grande pregio come il crocifisso di Scandolara, un altro crocifisso del Duomo, tavolette da soffitto del Bembo, una tavola del Boccaccio Boccaccino che ritrae la Sacra famiglia con Maria Maddalena di proprietà della parrocchia di Sant’Agata, e altri tesori dell’arte religiosa cremonese.

Mentre una particolare attenzione è rivolta ai nuovi bandi che riguardano il settore dei beni artistici e dei monumenti storici, sia a livello regionale e ministeriale per la valorizzazione e il sostegno al comparto del turismo culturale, sia a livello locale con i finanziamenti previsti da Fondazione comunitaria della provincia di Cremona e Fondazione Cariplo per il rilancio della cultura territoriale, arrivano importanti novità anche sul fronte dei contributi annuali (circa un milione di euro complessivo) dalla Cei per la conservazione dei Beni culturali. In particolare giunge dopo un lungo e complesso iter, il decreto di approvazione per l’intervento di restauro sulla chiesa di Correggioverde di Dosolo (foto) gioiello del Seicento chiuso alle visite dal terremoto del 2012. L’intervento di circa 800 mila euro (coperto per circa 500mila dai fondi dell’8xmille) riguarderà la messa in sicurezza di tetto e volte e il consolidamento strutturale dell’edificio. Sono conclusi invece gli interventi sulle chiese di Masano, Covo, Fengo, San Zeno a Cassano d’Adda e San Sebastiano a Cremona (dove resta aperto il cantiere interno).

Arriva invece dal bando “Beni al sicuro” di Fondazione Cariplo il sostegno a un altro importante intervento su uno dei capolavori artistiche  architettonici della diocesi, la chiesa di Santa Maria delle Grazie a Soncino che sarà oggetto di un complesso lavoro di studio diagnostico sulla struttura. La chiesa non ha fondamenta (come molte altre) e si trova in una condizione di particolare fragilità dovuta al terreno sottostante che “scivola” sulla falda dell’antico lago Gerundo. Una situazione molto delicata che causa problemi strutturali che mettono a rischio la stabilità dell’edificio che ospita il tesoro artistico degli affreschi di Giulio Campi. Prima di intervenire sul consolidamento e la messa in sicurezza è necessaria una delicata analisi specialistica sulla struttura per verificarne la fattibilità. I ponteggi sono già posizionati .

Sempre Soncino, infine, è interessata dai fondi Cei per la ristrutturazione degli organi: sono in partenza infatti i lavori di restauro dello strumento della chiesa di San Giacomo, che si aggiunge agli altri due interventi in diocesi sugli organi di Brignano Gera d’Adda e Rivarolo Mantovano, ripartiti dopo lo stop forzato dal Covid.

 

 




Covid e celebrazioni, la nuova ordinanza della Regione porta a 350 il limite di presenze, ma resta il distanziamento

Contiene anche un aggiornamento delle disposizioni anche in materia di celebrazioni religiose l’ordinanza sulle misure di sicurezza sanitaria firmata dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in vigore dal 1° agosto al 10 settembre 2020.

Le celebrazioni religiose che si svolgono all’interno degli immobili destinati al culto religioso l’ordinanza prevede che il numero di partecipanti sia determinato dal numero di posti utilizzabili al fine di garantire la distanza minima di sicurezza, pari ad almeno un metro laterale e frontale tra i partecipanti, in considerazione delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, nel rispetto del limite di 350 persone. È possibile derogare al limite di 350 persone, previa relazione di un tecnico abilitato che attesti una superiore capienza della struttura compatibile con il rispetto del predetto distanziamento interpersonale.

Resta dunque la misura del distanziamento mentre aumenta il limite massimo delle presenze all’interno dell’edificio (da 200 a 350).

Sul tema delle misure di sicurezza durante le celebrazioni nei giorni scorsi anche la Presidenza della Cei aveva scritto una lettera ai vescovi, frutto della riflessione maturata nell’ultima riunione della Presidenza, che si soffermava sul ritorno alla celebrazione dell’Eucaristia con il popolo, “segnato anche da un certo smarrimento (in particolare, una diffusa assenza dei bambini e dei ragazzi), che richiede di essere ascoltato”.

“Occorre un saggio discernimento per cogliere ciò che è veramente essenziale”, osserva la Presidenza per la quale “la consegna della nuova edizione del Messale Romano sarà un’opportunità preziosa per aiutare le comunità cristiane a recuperare consapevolezza circa la verità dell’azione liturgica, le sue esigenze e implicazioni, la sua fecondità per la nostra vita”.

Quanto alla celebrazione dei sacramenti, “a partire da quelli dell’iniziazione cristiana”, la lettera ricorda che “non ci sono impedimenti a celebrare con dignità e sobrietà”. “È bene – si raccomanda – aver cura che la loro celebrazione, pur in gruppi contenuti, avvenga sempre in un contesto comunitario”. Per la Cresima, “oltre ad assicurare il rispetto delle indicazioni sanitarie, in questa fase l’unzione può essere fatta usando un batuffolo di cotone o una salvietta per ogni cresimando”. La stessa attenzione “sarà necessaria per le unzioni battesimali e per il sacramento dell’Unzione dei malati”.

Mentre si attendono dal Ministero dell’Interno indicazioni per un ritorno dei cantori e dei cori, “la possibilità dei familiari di partecipare insieme alle celebrazioni, stando in uno stesso banco, trova risposta positiva nella prassi della vita quotidiana”.

Il tempo che stiamo vivendo, “con le sue difficoltà e le sue opportunità, ci chiede di non restringere gli orizzonti del nostro discernimento e del nostro impegno semplicemente ai protocolli o alle soluzioni pratiche”, suggerisce la Presidenza sottolineando che l’attuale situazione storica “invoca un nuovo incontro con il Vangelo, in particolare con l’annuncio del kerygma, cuore dell’esperienza credente”.

“Se davvero l’esperienza della pandemia non ci può lasciare come prima – conclude lettera – la riunione autunnale del Consiglio Permanente e l’Assemblea Generale (prevista a novembre) dovranno essere eventi di grazia, nei quali confrontarci e aiutarci a individuare le forme dell’esperienza della fede e, quindi, le priorità sulle quali plasmare il volto delle nostre Chiese per il prossimo futuro”.




«Nell’oggi e nel domani di Dio», è in arrivo il volume dei percorsi pastorali per l’anno 2020/21

Sarà pubblicato nelle prossime settimane il nuovo volume dei Percorsi pastorali 2020/21.
Il titolo del volume “Nell’oggi e nel domani di Dio” è il tema che il vescovo Antonio Napolioni ha scelto per il nuovo anno pastorale, in continuità con il progetto pastorale iniziato nel 2015 e guidato dai grandi discorsi di Gesù secondo il Vangelo di Matteo, ma calato nella realtà così particolare del periodo storico che le comunità stanno vivendo. Questa la prospettiva proposta da monsignor Napolioni nel suo messaggio che apre e orienta il volume che contiene un’ampia riflessione biblica di don Marco D’Agostino e don Francesco Cortellini, altri interventi di approfondimento su temi rilevanti proposti dalle Aree della pastorale e le schede di alcuni progetti e percorsi diocesani indicati dagli Uffici per il 2020/21.

Il volume sarà in vendita al pubblico al prezzo di copertina di 5 € presso i seguenti i seguenti punti vendita sul territorio:

  • CREMONA – Libreria Paoline (via Decia 1)
  • CARAVAGGIO – Santuario S. Maria del Fonte (cancelleria)
  • CASALMAGGIORE – Libreria “lL Seme” (piazza Garibaldi 54)

Il volume sarà disponibile anche presso la Curia Vescovile.

Sarà inoltre possibile ricevere per posta le a propria copia scrivendo a prenotazioni@teleradiocremona.it o telefonando allo 0372-462122 indicando nome e indirizzo per l’invio (costo di spedizione: 1,50 €).

PER LE PARROCCHIE

Il volume sarà distribuito gratuitamente a tutte le parrocchie e le unità pastorali in quantità proporzionali al numero totale degli abitanti accorpati per ciascun parroco:

  • 1 pacco da 10 copie fino a 1.500 abitanti
  • 2 pacchi da 10 copie fino a 6.000 abitanti
  • 3 pacchi da 10 copie fino a 10.000 abitanti
  • 4 pacchi da 10 copie oltre i 10.000 abitanti.

Ogni parroco o moderatore potrà fare riferimento al proprio Vicario Zonale per il ritiro delle proprie copie, disponibili da metà agosto.

Sarà possibile acquistare altri pacchi da 10 copie al prezzo scontato per le Parrocchie di 3,50 €/copia. Prenotazioni scrivendo a prenotazioni@teleradiocremona.it o telefonando allo 0372-462122 indicando nome della parrocchia e numero di copie.

I volumi prenotati entro domenica 9 agosto saranno disponibili presso i Vicari Zonali insieme alle copie omaggio. Per successive prenotazioni il ritiro potrà avvenire presso la Casa della Comunicazione o, previo accordo, con recapito presso la Parrocchia.

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Giornata contro la tratta, Czerny: terribile aumento durante il lockdown

Si stima che circa 40 milioni di persone siano vittime nel mondo di tratta. Secondo il Rapporto sul traffico di esseri umani dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc), quasi un terzo sono minori. Inoltre, il 71% del totale è costituito da donne e bambine.

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) denuncia che 21 milioni di persone siano vittime di lavoro forzato, spesso collegato anche allo sfruttamento sessuale. C’è poi il drammatico fenomeno del traffico degli organi che sfugge alle stime, ma che resta un innegabile risvolto. Della drammaticità e della pervasività del fenomeno, che interessa tutti i Paesi, di origine, di transito o di destinazione delle vittime, abbiamo parlato con il cardinale Michael Czerny, sottosegretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale:

R. – La più grande risposta da parte di tutta la Chiesa si trova nell’impegno delle suore della rete Thalita Khum. E così, per la Sezione rifugiati e migranti del Dicastero, la prima priorità è accompagnare la rete, collaborare, appoggiare, suggerire, facilitare… Facciamo ciò che possiamo perché in tanti Paesi del mondo le suore stanno rispondendo veramente a nome della Chiesa e a nome di Cristo. É importantissimo riconoscere questo lavoro, perché loro non parlano, ma agiscono. Noi allora possiamo parlarne un po’.

Indubbiamente la pandemia ha rappresentato un fattore di complicazione di tutto questo impegno…

R. – Certo. Ha complicato l’impegno delle suore, ma grazie a Dio, grazie all’aiuto dello Spirito Santo, loro hanno trovato sempre i mezzi per continuare a portare avanti il ministero. Non si sono rassegnate a tre mesi o sei mesi di lockdown. No: hanno cambiato mezzi o metodi e hanno continuato. La grande tristezza è che in questi mesi di pandemia si è assistito ad un terribile aumento della tratta e questo deve scandalizzarci. Mentre tutti noi – “i buoni” – siamo rinchiusi in casa, come mai la domanda aumenta e non diminuisce? Questo indica che le radici del problema si trovano nelle case, nel cuore delle persone, dei cittadini, di fratelli e sorelle che ci sono intorno. Questa connessione fra la tratta e la vita apparentemente normale di persone apparentemente normali è un grande scandalo che deve farci riflettere, chiedere perdono a Dio, per cercare la necessaria conversione per ridurre e eliminare la domanda che è il motore della tratta.

Diciamo che i due fronti sono il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale, quindi donne e bambini in tutti e due i casi sono in prima linea, anche insieme con tanti uomini ovviamente…

R. – Esatto. Lei ha menzionato la prostituzione, che include adesso, in modo particolare, tutto lo sfruttamento online e il lavoro forzato; include anche il traffico di organi, un crimine per il quale non ci sono parole, e altri aspetti, come l’uso delle persone per trasportare la droga … Tutti questi sono impegni o “imprese” della tratta.

Eminenza, dal 2013 ricordiamo la Giornata internazionale voluta dall’Onu contro la tratta di esseri umani. Nel 2015 c’è stato un impegno sottoscritto dai governi del mondo a combattere questo che spesso viene definito un fenomeno, ma – lo ricordiamo – è un crimine vero e proprio. In questi anni che cosa è stato fatto e che cosa invece non viene affrontato davvero?

R. – Questa è una buona domanda, uno spunto per approfondire. Voglio dire che alla fine la somma degli sforzi potrebbe essere meno importante dei singoli sforzi specifici, perché sono persone, uomini, donne e bambini, le vittime della tratta, i quali vengono sfruttati e abusati. In questo senso, voglio dire che ciò che è interessante è l’aumento di coscienza, direi mondiale; questo per noi è l’aspetto più importante. E in questi anni si è visto lo sviluppo di consapevolezza. Vediamo anche lo sviluppo di tanti nuovi ministeri della Chiesa per affrontare questa piaga: dalla prevenzione, al riscatto, alla riabilitazione, all’integrazione delle persone. E’ importante per tutti a tutti i livelli, renderci conto di ciò che noi stessi diciamo, appoggiamo e provochiamo con le nostre scelte. Il nostro impegno non deve essere quello di contare i numeri, ma di renderci conto che sono le scelte che io faccio che appoggiano in qualche modo e contribuiscono alla tratta. E non dico di guardare solo agli altri o ai cattivi, ma alle scelte di ognuno. Io, che scelte faccio, ad esempio quando compro un telefonino? Quando faccio un viaggio? Quando mi permetto un piacere? E non entro nel dettaglio.

Eminenza, per il cristiano è scontato o dovrebbe essere scontato che l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, quindi il rispetto della persona. In una società che vanta la proliferazione, la rivendicazione di tanti diritti, questo non è più scontato, non è più così condivisibile…

R. – Sì, forse. Io penso che ogni diritto ha qualcosa di vero. Forse tutti non vanno così bene nell’insieme, o forse non tutti i diritti hanno lo stesso livello o valore, ma in genere non sono cattivi in quanto tali. Il punto è la cultura dello scarto, una cultura del piacere non istantaneo o necessario, obbligatorio. Dobbiamo riflettere su alcuni “bisogni”, quando si sente dire “ho bisogno di questo piacere, di questo prodotto, ho bisogno di questo prezzo basso” … Penso che queste compulsioni siano più al cuore del problema della tratta che la proliferazione dei diritti o cosiddetti diritti.

L’esperienza di Thalita Khum in tempo di pandemia

Alla grande risposta della Chiesa alla piag della tratta appartiene dunque l’esperienza di Talitha Kum, rete mondiale della vita consacrata impegnata contro la tratta di persone . Suor Gabriella Bottani, coordinatrice internazionale dell’organizzazione, sottolinea che le condizioni di vulnerabilità stanno aumentando e toccando un maggior numero di persone, soprattutto a causa di situazioni di povertà estrema che, a loro volta, facilitano l’attività dei trafficanti. Tra i principali gruppi colpiti vi sono le donne, i bambini, le minoranze etniche, i cittadini stranieri, soprattutto quelli senza documenti, e le popolazioni indigene. Oltre alla diffusione del virus, il principale fattore che contribuisce a incrementare tale vulnerabilità è la perdita del lavoro. Il mercato del lavoro è un settore chiave per i reclutatori al fine di trascinare le persone nella rete dello sfruttamento. Secondo i dati di Thalita Khum, la violenza domestica contro le donne e i bambini risulta in aumento. Pur non facendo parte del traffico in quanto tale, questa può causarlo indirettamente, perché la violenza domestica può costringere le persone ad accettare qualsiasi via di fuga. In aggiunta, alcune delle misure sociali e sanitarie attuate a livello mondiale per contenere il Covid-19 hanno avuto un impatto sui migranti, soprattutto quelli senza documenti e senza permesso di soggiorno. Tra questi ci sono molte vittime di tratta. La pandemia, peraltro, ha avuto effetti sul lavoro di Thalitha Kum: missionari e volontari si sono rivolti ai social media per continuare la missione mantenendo il contatto umano con le vittime della tratta in modo virtuale, e a tal fine si è resa necessaria una formazione specifica.

L’appello Caritas: misure urgenti e mirate

Il segretario generale di Caritas Internationalis, Aloysius John, afferma che “in questo momento di diffusione del Covid-19,  le persone vulnerabili sono maggiormente a rischio di divenire vittime della tratta”.  La Confederazione delle 162 Caritas nazionali e la rete anti-tratta cristiana sottolineano come il Covid-19 abbia focalizzato l’attenzione dei governi in ambito sanitario, impedendo tuttavia che potesse essere prestata sufficiente attenzione ai danni collaterali della pandemia globale, specialmente sui migranti e lavoratori informali, ora più esposti alla tratta e allo sfruttamento. Caritas Internationalis e Coatnet chiedono, dunque, misure urgenti e mirate per sostenere quanti lavorano in settori informali, tra cui i collaboratori domestici e gli operai agricoli e edili, tra i quali si trovano i lavoratori più vulnerabili, come ad esempio i migranti privi di documenti.




Non solo whatsapp: a Viadana riparte l’oratorio

Dopo mesi di lontananza, i ragazzi delle scuole superiori sono tornati a frequentare l’oratorio, per molti abituale luogo di ritrovo prima dell’emergenza sanitaria. Sinora si sono svolti tre incontri serali, cui hanno preso parte oltre cinquanta giovanissimi; ma c’è tutta l’intenzione di promuovere ulteriori appuntamenti.

Gli oratori cittadini sono chiusi ormai da tempo, nel rispetto delle misure di prevenzione sanitaria. Da subito, per mantenere i contatti in particolare col gruppo del lunedì sera (catechesi adolescenti), gli educatori avevano istituito un gruppo whatsapp, utilizzato per la condivisione di riflessioni, materiali utili e contributi video. Sulla falsariga della didattica a distanza, si erano svolti inoltre alcuni incontri in videoconferenza, soprattutto allo scopo di tenere vivi i legami.

Ciò che però mancava era il contatto personale, oltre alla possibilità di fare un minimo di attività fisica; e così, quando il lockdown si è allentato e le autorità hanno consentito la ripresa della pratica sportiva, la parrocchia ha messo a punto un progetto di riapertura dell’oratorio.

Gli incontri si sono svolti al centro giovanile di San Pietro, nel rispetto delle indicazioni di Ats Valpadana: compilazione dei moduli (anche a cura dei genitori) e tenuta del registro presenze, triage all’ingresso con misurazione della temperatura corporea, utilizzo della mascherina, distanziamento sociale. Tra le attività proposte: musica, gioco e chiacchiere libere (di cui si sentiva una gran mancanza dopo mesi di ridotte frequentazioni sociali), tornei di basket e pallavolo, preghiera. E’ stato inoltre avviato un lavoro di riflessione e programmazione sull’oratorio che verrà, in quanto appare evidente che le attività e le modalità di apertura del centro giovanile dovranno essere ora completamente reinventate.

Agli incontri hanno preso parte il vicario don Luca Bosio, il collaboratore parrocchiale don Andrea Paroli e cinque catechisti tra adulti lavoratori e giovani universitari.

Alcuni dei ragazzi si sono nel frattempo resi disponibili anche come animatori dei bambini, in affiancamento agli educatori adulti nelle tre settimane del gruppo estivo Summerlife.




Padre Dall’Oglio: «Non ci stancheremo di chiedere la verità»

“Non ci stancheremo di chiedere la verità su padre Paolo, sulla sua vita e su questi sette anni che ancora attendono di essere chiariti”. È quanto affermato dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, in un video-messaggio inviato alla conferenza stampa, oggi a Roma presso la sede della Fnsi, indetta a sette anni dalla scomparsa di padre Paolo Dall’Oglio in Siria.

Un ricordo “affettuoso” quello di Sassoli per il quale “ricordare la figura di padre Dall’Oglio a sette anni dalla sua ultima apparizione, a Raqqa, è un dovere che abbiamo come comunità per non disperdere il grande patrimonio civile, sociale, culturale che fino adesso ha accompagnato la sua vita. Dobbiamo portare avanti il suo messaggio, per seguirlo e renderlo sempre attuale: siamo tutti accomunati da un destino unico e di cittadinanza globale”.
Il presidente dell’Europarlamento ha posto l’accento sulla “preghiera, una forte lettura della contemporaneità e una grande fiducia negli uomini”, tre peculiarità del gesuita romano, “instancabile uomo di fede, di forti convinzioni che gli hanno permesso di portare avanti il suo obiettivo e non arrendersi di fronte agli ostacoli che ha incontrato”. Padre Dall’Oglio, ha aggiunto Sassoli, “è una figura estremamente contemporanea e attuale nella quale possiamo riflettere i valori a fondamento del nostro progetto europeo fondato sulla diversità, sulla pluralità, sul dialogo, concetti essenziali per la promozione ovunque nel mondo della cultura della convivenza, della riconciliazione tra comunità e religioni, principi che dobbiamo rafforzare quotidianamente”.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Alla conferenza stampa è intervenuto anche padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione Ratzinger: “Paolo è per noi l’impegno dei religiosi che sono martiri, che continuano a ispirare tantissimi altri sulla linea e sull’impegno loro e anche delle persone, in particolare di musulmani, con cui egli ha saputo insegnarci a dialogare e a essere solidali nella ricerca della giustizia e della pace”. “La sua memoria – ha detto padre Lombardi – è viva, è una presenza che ispira, di idee e pensieri profondi, di coraggio e impegno che ci aiuta a trovare vie di dialogo, giustizia e pace e approfondimento”.
Di “difesa della verità da custodire e tramandare” ha parlato, nel suo intervento, il prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, Paolo Ruffini (nella foto), “e tocca anche ai giornalisti fare in modo che la comunicazione sia strumento per costruire e non per distruggere, per incontrarci e non per scontrarci, per orientare e non disorientare. Custodire e tramandare i valori della pace, che è ciò che padre Paolo ha fatto in Occidente e in Oriente. Lo ha fatto raccontando agli uni la storia degli altri”.
Parole confermate da Asmae Dachan, giornalista italo-siriana, nel suo ricordo di padre Dall’Oglio a chiusura di conferenza stampa: “A noi musulmani in Italia, che studiamo e viviamo in Italia e ci sentiamo figli di entrambe le culture, padre Paolo ci ha aperto una strada che ci riporta al titolo di un suo libro: ‘Innamorati dell’Islam, credenti in Cristo’. La sua figura è rilevante non solo per il dialogo interreligioso ma anche per il futuro della Siria. Per questo è importante chiedere la verità per padre Paolo e per tutti gli scomparsi. Se ci arrendiamo all’idea che tanto in Siria le cose funzionano così, lasceremo che migliaia di famiglie che attendono la verità sui propri cari restino nell’angoscia”.

Francesca Dall’Oglio, sorella del gesuita, presente alla conferenza stampa, ha chiesto, anche a nome dei familiari, che “si faccia chiarezza, verità su Paolo” e ha ribadito “la speranza che possa essere ancora vivo”. “In Algeria – ha ricordato – ci sono state persone sequestrate per 10 anni, detenute nel fondo di un pozzo, che sono riuscite a sopravvivere. La speranza che sia vivo esiste. Io continuo a sperare e nel mio piccolo so, dai riscontri che ho avuto, che mio fratello era vivo a Baghuz nel febbraio-marzo 2019. Quando pensiamo a Paolo pensiamo alla Siria, quando parliamo di Paolo parliamo di Siria. C’è un processo a Coblenza sui crimini di Assad ma di questo non se ne parla, così come dei corridoi umanitari. Io continuo a sperare e mi affido alla Provvidenza”.




Intorno all’opera/24 – Il destino di Hagia Sophia

«E il mare mi porta un po’ lontano col pensiero: a Istanbul. Penso a Santa Sofia e sono molto addolorato». È con queste poche parole aggiunte a braccio che, a margine dell’Angelus domenicale papa Francesco ha fatto riferimento alla decisione per Hagia Sophia (la chiesa della Sapienza divina di Costantinopoli, costruita nel 537) di farla tornare ad essere una moschea: venerdì 24 luglio con la preghiera solenne di mezzogiorno recitata davanti al presidente turco Erdogan (anzi, è stato proprio lui a recitare i primi versetti del Corano) e in diretta televisiva.

Lo era già stata per quasi cinque secoli, dalla conquista ottomana di Maometto II nel 1453 alla decisione del presidente Mustafa Kemal Atatürk nel 1934 di trasformarla in museo: priva cioè di funzioni religiose, aperta alle visite turistiche con biglietto d’ingresso.

La decisione formale era già arrivata due settimane prima, con un decreto presidenziale che ha fatto seguito a una pronuncia formale del Consiglio di Stato sulla revoca dello status museale.

I motivi politici della decisione di Erdogan e il contesto in cui sono maturati sono ben noti: esigenze politiche interne, dovute a difficoltà economiche e di conseguenza elettorali; volontà di rivendicare per la Turchia un ruolo di guida del mondo islamico, in ambito sia regionale mediorientale, sia globale.

La mossa del presidente turco ha però suscitato allarmi da parte dell’Unesco e di studiosi di tutto il mondo. Questi nei loro appelli hanno sollevato perplessità sul futuro delle strutture e delle decorazioni di Hagia Sophia, in termini sia di accessibilità, sia di conservazione. La chiesa-moschea, già museo, fa infatti parte del patrimonio mondiale dal 1985, la sua specificità è quella di offrire ai visitatori elementi architettonici e cultuali propri sia dell’islam sia del cristianesimo, giustapposti gli uni agli altri.

Le autorità turche hanno risposto rassicurando: tutto ciò che riguarda la conservazione continuerà a essere mantenuto, assicurando sulla visibilità delle immagini cristiane di età bizantina; d’altra parte, verrà abolito il biglietto d’ingresso e la struttura diventerà quindi (al di fuori degli orari delle cinque preghiere quotidiane) a entrata libera e gratuita. Nelle due settimane d’interregno sono apparse indiscrezioni e qualche foto dei primi interventi: grandi tappeti verdi; pannelli rossi che nascondono le impalcature per restauri da tempo in corso; veli che coprono, parzialmente, i mosaici della Madonna con Bambino e dell’arcangelo Gabriele sulla volta dell’abside (verranno alzati solo durante le preghiere).

L’impatto non è esteticamente gradevole, ma neanche devastante. Rimangono però da capire alcuni dettagli per il futuro: se tutti gli altri mosaici e affreschi rimarranno visibili; se dopo le preghiere verranno rimossi i tappeti che ricoprono i marmi pavimentali; se la nuova configurazione istituzionale consentirà le attività internazionali di ricerca e di restauro che negli ultimi decenni hanno arricchito le conoscenze su questo straordinario edificio. Vedremo.

a cura di don Gianluca Gaiardi
incaricato diocesano Beni Culturali