Agnadello rilegge una pagina di storia e devozione mariana riscoprendo padre Marcellino

L'opera edita nel 1871 dal frate cappuccino originario del paese, arricchito da contributi storici e biografici, a cura della Pro loco con la presidente Pierina Bolzoni e l'arcivescovo Gian Carlo Perego
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Non perde di interesse la figura di padre Marcellino d’Agnadello, al secolo Vincenzo Moroni. Lo dimostra una delle recenti pubblicazioni della Pro loco di Agnadello, a cura dalla presidente Pierina Bolzoni e di un altro agnadellese, monsignor Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio. Si tratta della nuova edizione, arricchita da diversi contributi biografici e storici, dell’operetta di padre Marcellino d’Agnadello, di uno tra i grandi nomi agnadellesi che hanno illustrato il piccolo paese della Gera d’Adda tra il XIX e il XX secolo.

Un uomo, frate cappuccino, prete diocesano, oggetto di studio e – quasi – di venerazione da parte dei compaesani e non solo, perché si può dire che il nome di padre Marcellino è ricordato in spezzoni di storia ecclesiale e civile in Italia e anche oltreoceano, particolarmente in Brasile.

La pubblicazione della Pro loco agnadellese ripropone il lavoro di padre Marcellino edito nel 1871: “Cenno storico sulla Madonna della Vittoria, traslata del sec. XVIII dal territorio di Agnadello a quello della Costa Cremasca”. Lo scritto di padre Marcellino era dedicato “alla Gran Vergine Maria Santissima” e sottoscritto dal “Vostro povero Figlio P. Marcellino d’Agnadello Oblato di S. Francesco”.

Il testo parte dalla “descrizione di quell’insigne fatto d’arme” che fu la battaglia di Agnadello (o, come alcuni dicono, “di Gera d’Adda”) del 14 maggio 1509 tra l’esercito di Luigi XII re di Francia e della Lega di Cambrai contro quello della Repubblica di Venezia. A memoria dell’ottenuta vittoria, il re francese fece “edificare una cappella, onorandola col nome di Santa Maria della Vittoria”, per venerare la Vergine e ricordare i soldati morti nella battaglia.

Le vicissitudini politiche e storiche e – come scriveva l’autore – “il tempo, che tutto logora” portarono la chiesetta alla rovina. “Pensò Maria in allora a salvare la sua gloriosa Effige”, esultava padre Marcellino: monsignor Agostino Premoli, cremasco vescovo di Concordia nel Friuli e proprietario della cascina detta Costa Cremasca, attigua al luogo della rovinata cappella, decise di far costruire su terreno di sua proprietà, e nel territorio ecclesiasticamente cremasco di Cascine Gandini-Palazzo Pignano, una nuova chiesa per dar continuità alla devozione mariana.

Padre Marcellino, nel suo scritto, ricordava come i secoli videro alterne vicende di attenzione finché, nel 1871, lui stesso (ma egli non si nomina in quest’intervento) ravvivava il culto sia nella chiesa cremasca sia nel riedificare e rinnovare il memoriale della storica battaglia nel territorio di Agnadello, dove sorgeva la primitiva chiesetta voluta da Luigi XII.

I restauri della chiesa della Costa Cremasca furono inaugurati il 16 giugno 1871, per festeggiare (come ricordava esplicitamente lo stesso padre Marcellino) il venticinquesimo di elezione al Pontificato di papa Pio IX.

L’Autore chiudeva il suo “Cenno storico” con un auspicio: “or s’apre il cuore alla più bella e viva speranza che la devozione al presente ridestatasi per la Immagine miracolosa di Maria della Vittoria, lungi dal venir meno, andrà anzi ognora crescendo, e il suo piccolo Santuario acquisterà sempre più rinomanza e splendore”. I tempi, come sempre e come già avevano dimostrato allo stesso padre Moroni riguardo alla sorte della Cappella del re di Francia, furono alterni rispetto al suo auspicio.

Oggi la devozione religiosa e di memoria storica è ravvivata assai sul terreno agnadellese della “Cappellina dei Morti della Vittoria”, anche grazie all’impegno della Parrocchia (fin dagli anni ’70 del secolo scorso e dall’opera dell’allora parroco don Luigi Possenti) e, negli ultimi anni, dall’iniziativa della Pro loco di ricordare con manifestazioni in costume l’anniversario della battaglia di Agnadello.

L’operetta del padre Marcellino richiamava, in appendice, “grazie distinte ottenute da Maria Ss. invocata sotto il titolo di Madonna della Vittoria”, riportandone sette tra quelle più notevoli.

Al lettore gustare tutto lo scritto ottocentesco.

È da ricordare che padre Marcellino e la “Madonna della Vittoria” sono un binomio che sempre accende il cuore e l’interesse degli agnadellesi e che, negli anni, ha avuto una significativa diffusione grazie a diverse, seppure minori ma non per questo secondarie, pubblicazioni delle quali l’attuale non è che l’ultimo tassello.

L’agile volumetto raccoglie – oltre agli interventi di saluto e presentazione delle diverse autorità locali – alcuni studi sulla figura di padre Marcellino Moroni da Agnadello stesi nel tempo da monsignor Perego; riprende parte di un interessante articolo su “La vera storia della demolizione di San Domenico” (il grandioso complesso conventuale domenicano che si trovava dove attualmente sorgono i giardini pubblici di piazza Roma nel centro storico di Cremona), storia nella quale il nostro padre Marcellino ebbe parte, come giornalista direttore del periodico cattolico “La Buona Famiglia”, per evitare lo scempio della demolizione, parte per la quale subì anche un processo dal quale uscì “condannato a un mese di carcere e 100 franchi di ammenda”.

La storia locale e la figura, presentate nel lavoro curato da Pierina Bolzoni e monsignor Perego, sono piccolo ma importante punto anche per tutta una diocesi, quella cremonese. Infatti, come già accennato, padre Marcellino ha avuto un ruolo particolare anche nella storia cittadina di Cremona, oltre che di servizio in svariati luoghi della stessa diocesi, dopo il rientro dal Brasile, e sempre a favore di quelli che oggi si ama definire “gli ultimi” e “gli scartati” dalla società.

La pubblicazione ha, da parte dei curatori, una doppia dedica, anch’essa “agnadellese”: “alla Sciora Rina Ercoli per la devozione, l’amore e la cura che ha dedicato alla Cappella dei Morti della Vittoria; a Maurizio Vertua per l’amore e la cura che durante la sua vita ha dedicato agli ultimi attraverso la Caritas diocesana e parrocchiale”.

Il “Quaderno”, edito grazie al contributo del Comune di Agnadello, della Bcc di Caravaggio-Adda e Cremasco e di Laura Feltrinelli Gnecchi, è in vendita a 10 euro. Il ricavato servirà alla Pro loco stessa per finanziare le proprie attività. Chi fosse interessato ad avere il volumetto può scrivere a prolocoagnadello@libero.it.

Giandomenico Pandini

 

Padre Marcellino d’Agnadello

Padre Marcellino Moroni da Agnadello è stato una figura che si può ben definire insigne non solo per la storia locale di un piccolo paese, ma anche per un non secondario apporto alla storia della Chiesa del XIX secolo con il suo impegno, profuso “all’ombra” dei grandi “vescovi degli emigranti” Scalabrini di Piacenza e Bonomelli di Cremona, a favore degli italiani in America e specialmente in Brasile. Tant’è che, in una delle città brasiliane dove il padre Moroni operò, gli fu eretto un monumento alla memoria.

Padre Marcellino (Vincenzo, al Battesimo) Moroni “ebbe i natali” il 27 novembre 1827, in una “modesta casa” di Agnadello nella via che ora porta il suo nome, e morì “il 13 aprile del 1908, alle ore 17, nella casa parrocchiale di S. Bernardo (allora tra i “sobborghi” di Cremona), confortato dal viatico amministrato dal parroco e amico agnadellese don Carlo Piola”. Il vescovo Bonomelli, alla notizia della morte del religioso, scrisse: “È morto un santo!”.

Nel 1927 (centenario della nascita), la salma di padre Marcellino fu traslata dal cimitero di Cremona a quello di Agnadello.

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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