A Cassano d’Adda l’insediamento di don Bariselli come nuovo parroco di Cristo Risorto

L'ingresso nel pomeriggio di domenica 6 ottobre con la Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni
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Il caloroso, sincero e partecipato abbraccio di una intera città, ha salutato nel tardo pomeriggio di domenica 6 ottobre,  l’arrivo di don Vittore Bariselli nella parrocchia di Cristo Risorto in Cassano d’Adda. È il terzo parroco che si avvicenda alla guida della comunità sorta, nel 1987, dal frazionamento della parrocchia matrice dell’Immacolata e San Zeno.

«Ho letto il messaggio di presentazione che don Vittore ha inviato ai parrocchiani – ha esordito il sindaco Roberto Maviglia, nell’indirizzo di saluto seguito alla breve processione di ingresso – e vi si evince da un lato la nostalgia nel lasciare il precedente incarico, dall’altro la voglia di iniziare una nuova sfida, entrando in sintonia con una diversa realtà». «Troverà qui una comunità vivace con tanta voglia di fare e pronta al confronto e alle novità per affrontare un nuovo cammino di crescita – ha rassicurato il primo cittadino -,  troverà una chiesa e un oratorio non solo di mattoni e di cemento ma soprattutto di persone e di legami. Abbiamo un obiettivo da raggiungere insieme: il bene di tutti; la collaborazione dell’Amministrazione comunale è assicurata fin da ora».

«Nell’accoglierla tra noi non possiamo non ricordare i sacerdoti che hanno operato prima di lei nella comunità di Cristo Risorto, ognuno con il proprio stile di servizio alla Chiesa», sono state invece le parole di accoglienza della comunità parrocchiale, affidate alla voce di Giusy Braggiè. «Dal Paradiso gioirà don Carlo Valli che circa cinquanta anni fa volle intensamente la costruzione di questa chiesa, in una zona periferica allora composta solo di campi e prati». «Il compito che la attende non sarà facile – ha proseguito la rappresentante parrocchiale – ma avremo un nuovo compagno di viaggio al quale chiediamo condivisione e trasparenza e al quale assicuriamo condivisione e preghiera». Il dono di un libro liturgico alla nuova guida pastorale ha simbolicamente contrassegnato l’inizio di questa impegnativa avventura.

«Ho ascoltato dalla vostra presenza un clima di affetto, evidenti nelle parole e negli atteggiamenti di tutti voi presenti e tanto numerosi – ha esordito il Vescovo – l’assemblea è  il primo sacramento e io non mi stanco mai di sperimentare la forte attrazione che esiste tra a parrocchia e il suo parroco». «A cosa serve il prete se non servire? – ha poi interrogato il Vescovo, rifacendosi alla lettura del Vangelo – Il prete non è un padrone delle cose di Dio o della comunità, ma un dono del Signore che ciascuno ha ricevuto». «Occorre ricominciare con Gesù con cuore nuovo, ricordandosi che i nostri granelli sono potenti quando si uniscono – è stata l’esortazione finale -. Voglia il Signore che questo nuovo inizio sia vissuto secondo il Vangelo, a cuore aperto».

Dense di commozione le prime parole rivolte dal neoparroco ai nuovi fedeli. «Non credo alle coincidenze – ha esordito don Vittore -. Credo che la Provvidenza, alle volte per vie non comprensibili, tracci le strade dei credenti e che talvolta con sassolini nella scarpe proponga nuovi cammini. Credo sia la Provvidenza, infatti, ad avermi messo sul cammino di Cassano; la stessa Provvidenza che mi ha dato una famiglia che in ventidue anni di sacerdozio mi ha sempre seguito e accompagnato in ogni spostamento». Un sentiero, in definitiva, già tracciato quello che ha condotto don Vittore Bariselli a Cassano d’Adda e resosi sempre più intellegibile nell’incontro con tanti sacerdoti che hanno caratterizzato le tappe importanti della sua missione e del suo apostolato nelle varie sedi della Diocesi: don Renato Onida, già vicario a Cassano, don Giulio Brambilla, cassanese di origine, don Giovanni Sanfelici, vicario a San Zeno, che poi don Vittore sostituì a Bozzolo. «A Bozzolo infine ho ritrovato don Giansante Fusar Imperatore che ora ritrovo a Cassano – ha ricordato don Vittore -. Le fatiche e le inquietudini non hanno mai vinto la gioia. Ora la Provvidenza e il Vescovo mi chiedono un cambiamento». «Non sarò più il Peter Pan della diocesi, come più vecchio vicario di oratorio – ha simpaticamente concluso il neoparroco –. Non è il momento di fare programmi ma sicuramente non potremo iniziare il cammino senza considerare che i ragazzi e i giovani meritano il nostro sguardo, così come la formazione cristiana degli adulti e la ricerca di collaborazione con le altre comunità parrocchiali di Cassano d’Adda».

Un momento di festa e convivialità ha infine accompagnato don Vittore nel distacco dai vecchi parrocchiani di Castelleone e nella conoscenza dei nuovi fedeli di Cristo Risorto.

Photogallery (di Federico Conti)

Marco Galbusera

 

Biografia di don Bariselli

Don Vittore Bariselli, classe 1972, è stato ordinato il 21 giugno 1997, mentre risiedeva nella parrocchia di Calcio. Ha iniziato il proprio ministero come vicario a Bozzolo. Nel 2004 il trasferimento, sempre come vicario, a Castelleone e Corte Madama. Ora mons. Napolioni lo ha scelto come nuovo parroco di Cristo Risorto in Cassano d’Adda.

 

Saluto del nuovo parroco sul bollettino parrocchiale

Vi confesso che in questo giorni mi sento molto vicino all’uomo di oggi. Emozioni, saluti, prospettive per il futuro, la fatica di lasciare Castelleone, il timore di essere inadeguato per un passaggio della mia vita, generano quelle incertezze che confondono e limitano la libertà del cuore e la fede nella Provvidenza.

Cerco di fare un esercizio spesso invocato: andare all’essenziale, ritrovare i fondamenti del vivere cristiano, perché il vento della paura e il fascino del tempo non sconvolgano la direzione del Vangelo di Cristo.

Mi chiedo: nel mondo multiculturale e multietnico, possiamo vivere da cristiani senza seguire le ammalianti voci del tempo e farci vincere dalla paura, indegna compagna per un credente?

Le tre virtù teologali, Fede, Speranza e Carità, ci possono aiutare ed essere faro alla nostra comunità parrocchiale di Cristo Risorto.

Quale fede siamo chiamati a vivere e celebrare oggi? Quando possiamo dirci credenti? In un tempo dove indifferenza ed individualismo fanno la voce grossa: qual è il seme della fede credente?

L’evangelista Giovanni ci dice, che tutto quello che possiamo conoscere e dire di Dio ci è stato rivelato in Gesù Cristo, nel Dio fatto uomo, Lui è la Parola fatta Carne. Gesù è immagine del Dio invisibile, Gesù ci mostra il Padre , Dio si rivela nella umanità di Cristo. Gesù è il maestro e proprio perché vero uomo possiamo imitarlo; lasciandoci sedurre dalla sua Parola, ritroveremo la forza rivoluzionaria di Cristo, che il tempo e l’abitudine ci hanno fatto perdere o dimenticare. La liturgia è chiamata a dare voce alla fede per trasfigurare la storia e regalare la speranza e la forza di vivere la carità. Avete mai letto il libro Leone di Paola Mastrocola? È la storia di un bambino, Leone, che interroga la vita di chi gli sta attorno perché è un credente che prega senza vergogna e crede nella forza della preghiera: un piccolo rivoluzionario. E’ però necessario un esercizio, perché la nostra fede si radichi e fecondi, che ci lasciamo interpellare dall’ascolto della storia, dal silenzio e dalle domande dei nostri giovani: saranno capaci di aiutarci a purificare il linguaggio e la celebrazione della fede.

“Da questo vi riconosceranno, dall’amore che avrete gli uni per gli altri. Amatevi come io ho amato voi.” Da come riusciremo ad amarci , saremo riconoscibili in Gesù. Non basta ascoltare la Parola, occorre praticare la carità , attualizzarla nell’oggi. Guardiamo ai Santi come nel tempo e con fantasia Evangelica hanno interpretato l’Amore Crocifisso. Quanti cristiani e santi della porta accanto, hanno vissuto in modo originale l’unico comandamento dell’amore. Gesù, ci giudicherà sulle nostri omissioni “Avevo fame, sete, ero malato… e non mi avete incontrato nel fratello. Come ci ricorda il Papa, occorre una carità eversiva, senza paura e senza voler vincere seguendo le logiche del mondo. Manifestare con la vita un amore gratuito fino ad amare il nemico: il mondo lo comprende, ne può rimanere affascinato avvicinando a Dio i cuori dei lontani.

La speranza in un tempo dove incertezza e crisi paralizzano la fiducia, dove l’io soffoca il noi, dove pace interiore e salutismo sono diventati i nuovi comandamenti, la comunità credente quale speranza deve testimoniare? Siamo custodi della promessa che il perdono vincerà sul male e che l’Amore vince la morte. La Grazia dello Spirito che opera in ogni uomo perché creato a sua immagine e somiglianza è la speranza che possiamo narrare al mondo. Diamo voce alle famiglie giovani, perché possano aiutarci a scoprire la bellezza della speranza cristiana e viverla in relazioni di amicizia e fiducia.

Con la fiducia tipica dei piccoli, capaci di fidarsi e abbracciare chi tende loro le braccia, le nostre famiglie potranno riappropriarsi o ravvivare la fede battesimale, accompagnando i loro figli nei percorsi catechistici.

L’oratorio, con la molteplicità dei linguaggi educativi, dal teatro al grest, dai campi estivi a quelli di servizio, dall’associazionismo ai movimenti, dallo sport alla catechesi, mi piacerebbe potesse diventare per i ragazzi, i giovani e gli adulti un laboratorio delle virtù cristiane per sperimentare la bellezza e leggere insieme i sogni della vita.

Nel tempo dell’indifferenza la comunità parrocchiale, deve diventare luogo accogliente come una famiglia, una seconda casa per vincere le solitudini, un luogo fisico ed esistenziale per trovare rifugio , forza e slancio quando la quotidianità ci fa sentire come canne sbattute dal vento.

Mi piacerebbe che la comunità parrocchiale potesse essere luogo per sperimentare le tre virtù e rendere desiderabile la vita cristiana.

Grazie a don Antonio e ai sacerdoti che hanno lavorato nella parrocchia di Cristo Risorto, con umiltà raccolgo la testimonianza di servizio con gioia inizio con voi un cammino di semina.

Don Vittore

(Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova)

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