Adeguamento liturgico della Cattedrale, sarà una «gara d’amore» (VIDEO e FOTO)

“Spazi per celebrare: adeguamento liturgico della Cattedrale”: questo il titolo del documentato convegno svoltosi nella serata di giovedì 18 giugno nella Cattedrale di Cremona e trasmesso in diretta sui canali web della Diocesi. Una serata che ha fatto il punto sulla prossima sfida che attende la comunità cremonese: la rielaborazione dell’area presbiterale del plurisecolare tempio e che porterà a una definitiva sistemazione dell’altare, dell’ambone e della cattedra del Vescovo, da anni affidati a strutture mobili divenute sempre più inadeguate. Da qui la preziosa opportunità offerta dal bando pubblicato nel 2018 dalla Conferenza episcopale italiana e alla quale la Diocesi cremonese ha partecipato con entusiasmo e speranza.

Dopo il saluto di Gabriele Barucca, della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Cremona, Lodi e Mantova, il convegno è iniziato con un breve filmato, tratto dal documentario “Gli affreschi della Navata Maggiore” con il professor Antonio Paolucci, cui è seguita la relazione di don Andrea Foglia, esperto di storia della chiesa locale e già responsabile dell’Archivio storico diocesano. A lui il compito di riassumere la corposa cronologia della Cattedrale. «Non è certo facile compiere una opera di ricostruzione storica – ha premesso il sacerdote –. Un primo dato certo ha tuttavia una forte valenza simbolica: la Cattedrale attuale insiste sull’area che tra la fine del quarto e gli inizi del quinto secolo era occupata dal cosiddetto gruppo episcopale, un complesso articolato in due edifici paralleli: uno più grande, dedicato a santa Maria e utilizzato per le celebrazioni festive con il popolo, e uno più piccolo, dedicato a Santo Stefano e utilizzato probabilmente dal vescovo per l’officiatura feriale. Al centro, verso est, sorgeva il Battistero». «Quando a partire dal 1107 fu costruita l’attuale Cattedrale – ha significativamente evidenziato don Foglia – il presbiterio fu realizzato in corrispondenza con antico battistero: l’area dove era iniziata la prima irradiazione cristiana in città, insomma, è venuta a trovarsi nel cuore del nuovo edificio, in stretto rapporto con i nuovi spazi delle celebrazioni liturgiche».

«Perché adeguare?», si è interrogato don Daniele Piazzi, responsabile dell’ufficio liturgico diocesano, nelle prime battute del suo intervento, anch’esso introdotto da un filmato. «La motivazione che sta alla base del cambiamento è molto profonda: la riflessione ecclesiale degli ultimi due secoli ha infatti maturato pensieri antichi che si erano persi ma non annullati. Occorre ritornare alla radice stessa del popolo di Dio, all’assemblea, mai uguale a se stessa nel tempo, ma sempre uguale nelle convocazioni domenicali». «Il primo spazio che abitiamo è il nostro corpo messo vicino a quello degli altri e accorgiamo in questi momenti di distanziamento sociale quanto ci manchi fare spazio insieme – ha proseguito –. La nostra radice è il Battesimo e occorre che quello che la Teologia ha riscoperto diventi la spiritualità di tutti: il momento più grande di un amore più grande che ci mette insieme è quando veniamo lavati, partecipiamo a un pasto comune». «Per questo gli spazi dell’Eucarestia non possono essere gli spazi del solo prete: occorre che questo sacerdozio battesimale quasi esploda anche nelle dimensioni degli spazi che abita – ha concluso don Piazzi –. Queste mura hanno segnato la presenza cristiana nella storia della nostra città e della nostra diocesi: quando qui ci riuniamo con il nostro Vescovo, nella molteplicità dei servizi, ci ritagliamo questo spazio e costruiamo questa comunità».

Tra gli interventi anche il collegamento video con don Valerio Pennasso, direttore nazionale per i Beni culturali ed artistici, e l’edilizia e culto. «A gennaio dello scorso anno – ha ricordato il sacerdote – diverse diocesi italiane si sono imbarcate in questa avventura che non è una questione solamente legata all’adeguamento architettonico o semplice riqualificazione di ambienti, ma va a toccare i momenti importanti della vita della comunità ecclesiale, un bene particolarmente importante per la nostra vita di Fede». «Riappropriarsi del significato delle azioni e dei gesti per entrare in Cattedrale è indispensabile per far in modo che la Cattedrale esca e si raccordi con la città e con tutte le sue espressioni culturali – ha proseguito –. Oggi non possiamo essere vicini tra di noi per il distanziamento sociale imposto dall’emergenza sanitaria e questo fa apprezzare di più la necessità che le nostre chiese diventino casa nostra». «Quando ci ritroveremo come prima nelle nostre chiese, – ha concluso – tornare ad essere vicini ci farà gustare come è bello essere popolo di Dio».
L’evento, articolato in più momenti, è stato aperto

Ha quindi preso la parola don Gianluca Gaiardi, incaricato diocesano per i Beni culturali ecclesiastici, anche ha voluto affidare a una curiosità storica l’esordio del suo intervento. «Non è sempre stato facile formulare bandi affidare lavori e appaltare opere: lo sapevano bene i canonici quando, nel 1483, dovettero difendere un artista dalla denuncia presentata da antagonisti che sollevavano dubbi sulla legittimità dell’affidamento dell’incarico». Si aprì così una lunga polemica, che si risolse più tardi in modo positivo – con la conferma della scelta dei canonici – ma che mise alla luce rivalità e divisioni, invidie e incomprensioni che solo la magnificenza di quanto realizzato è riuscita a far superare. «Sulla scorta del passato dobbiamo fare tesoro della bellezza, – ha precisato don Gianluca – conservarne la memoria, valorizzare e cercare di far vivere la nostra Cattedrale scrigno di opere d’arte, ma ancora oggi cuore della vita liturgica cittadina e diocesana».

Don Gaiardi ha poi fatto il punto su questioni di più squisito carattere tecnico: la Diocesi cremonese ha partecipato al bando che la Cei ha promosso nel dicembre del 2018, ricevendo l’interesse di ben 63 diocesi italiane. Solo quindici diocesi – tra cui Cremona – sono tuttavia passate alla seconda fase del complesso iter burocratico, presentando la manifestazione di interesse e un preliminare studio di fattibilità. Nel maggio del 2019 la proposta cremonese è stata dichiarata ammissibile, assieme a quella di altre cinque diocesi e da lì è partito un percorso di approfondimento sempre più intenso. «Ad oggi stiamo lavorando per i punti fondamentali della fattibilità – ha proseguito don Gaiardi –. Il coinvolgimento della comunità è necessario perché il cammino possa essere il più sinodale possibile». È stimato in circa un anno il tempo per la realizzazione di tutte le tappe dell’iter amministrativo: la Cei si è impegnata a contribuire con una somma di 300mila euro, pari al 75 per cento del costo del progetto. «Le esperienze vissute mostrano come adeguare architettonicamente una Cattedrale significa toccare la carne viva della Chiesa e accedere al cuore della sua vita – ha concluso –. È molto più che adeguamento di uno spazio celebrativo, significa eseguire una operazione di spessore culturale ed artistico per poterci accostare al Corpo e al Sangue di Cristo».

«Se qualcuno pensasse che è colpa del vescovo venuto da lontano questa ennesima voglia di cambiamento, si sappia che da tempo queste strutture sono in attesa di verifica e trasformazione in qualcosa di definitivo», ha tenuto scherzosamente a precisare il vescovo Antonio Napolioni nel suo indirizzo di saluto che ha chiuso il convegno. «Gli scalini dell’ambone e della cattedra realizzati in compensato e polistirolo sono scricchiolanti e testimoniano l’urgenza di compiutezza». Una situazione provvisoria che non può proseguire a lungo e che si trasforma in «una gara d’amore per la Cattedrale». «Lo dico da figlio di questa Cattedrale – ha proseguito il vescovo – che per me è grembo materno e dove il 30 gennaio 2016 ho ricevuto ordinazione episcopale». «Il mio compito – ha concluso – sarà di accompagnare le fasi di questo processo ma anche di vigilare perché questa “mamma” non venga sfigurata, in continuità con la straordinaria bellezza che ci è stata consegnata e che deve oggi attestare l’amore dei suoi figli del ventunesimo secolo».

 

Photogallery della serata

 

 




C’era una volta… Carlo Visconti, preposito di Sant’Omobono. Giovedì pomeriggio incontro in sala Puerari

Giovedì 5 dicembre, alle 16.30 presso la sala Puerari del museo civico Ala Ponzone di Cremona (presso Palazzo Affaitati, in via Ugolani Dati 4) si terrà l’incontro “C’era una volta… Carlo Visconti, preposito di Sant’Omobono”, durante il quale, oltre a presentare il recente restauro del ritratto di Carlo Visconti, si illustrerà, sullo sfondo della Cremona settecentesca e con la lettura di stralci curiosi della sua Cronaca, la figura di questo ecclesiastico, munifico mecenate nel XVIII secolo della chiesa del santo patrono. Interverranno Annalisa Rebecchi (restauratrice), Sonia Tassini (co-curatrice mostra). Letture di Beppe Ruggeri.

L’incontro è un evento collaterale della mostra “Immagini e voci del XVIII secolo. La chiesa dei Ss. Egidio ed Omobono” visitabile sino al 5 gennaio presso il Museo civico di Storia Naturale. La mostra è stata organizzata dall’Anisa (Associazione nazionale insegnati di storia dell’arte) e dal Gruppo fotografico Adafa in collaborazione con il Comune e la Diocesi di Cremona e Cultura partecipata 2019.

 

Presentata la mostra fotografica e documentaria sulla chiesa di S. Omobono (audio e video)




Bellitalia: il Museo verticale del Torrazzo protagonista su Rai3

Il Torrazzo di Cremona, con il suo “Museo verticale”, protagonista nella mattinata di sabato 9 febbraio (ore 11) su Rai3 a “Bellitalia”, la rubrica della TGR dedicata ai beni culturali. Ogni puntata propone un viaggio a tappe attraverso le varie regioni italiane, mettendo in evidenza non solo i tesori artistici e monumentali più celebrati, così da fornire un quadro a tutto tondo dedicato anche e soprattutto alle persone che vogliono informarsi sull’arte, la cultura e il paesaggio d’Italia.

Nel servizio di Alessandra Costa, che ha intervistato l’incaricato diocesano per i Beni culturali ecclesiastici don Gianluca Gaiardi, l’attenzione andrà al “Museo del tempo”. Osservato speciale il museo del Torrazzo di Cremona, il campanile più alto d’Europa, che racconta le antiche tecniche per misurare il tempo e i fenomeni astronomici.

Il museo, inaugurato l’11 novembre scorso alla presenza del vescovo Napolioni, sta riscuotendo molto interesse.

Tra gli altri servizi della puntata del 9 febbraio di “Bellitalia”: “La strada dei maestri” in Val Tiberina, il borgo di Cerreto Sannita ricostruito dopo il terremoto del 1688 e candidato a Patrimonio dell’Umanità, passando poi dalla Campania alla scoperta di un gioiello di urbanistica antisismica. E ancora: nel cuore di Firenze, il restauro di una chiesa del Cinquecento che ha rivelato, sotto uno strato di vernice grigia, un bellissimo soffitto affrescato. Poi i nuovi capolavori di cui si arricchisce la Fondazione Querini Stampalia di Venezia. Per finire l’imprinting italiano del protocollo internazionale per la salvaguardia dei beni culturali nell’epoca dei mutamenti climatici.




Pandino, all’oratorio S. Luigi inaugurata la nuova cappellina

Nel tardo pomeriggio di domenica 10 marzo è stata inaugurata, all’interno dell’oratorio di Pandino, la sala San Luigi Gonzaga. A seguito, infatti, dei lavori di ampliamento della preesistente cucina, resi necessari dall’elevato utilizzo della stessa per attività pastorali, si è compiuta la scelta di “rubare” qualche metro alla sala adiacente. Fino a quel momento utilizzata per incontri catechistici e di carattere pastorale o culturale, dotata di impianto di videoproiezione e amplificazione, la stessa ha visto ridursi la sua capienza di posti a sedere da cento alle poco più di sessanta unità. Questa “perdita”, unita all’utilizzo di quell’ala della struttura oratoriana per incontri di catechesi e per esperienze di vita comunitaria con i ragazzi adolescenti, ha portato il confronto tra i presbiteri ed alcuni giovani e adulti che più da vicino collaborano alla vita dell’oratorio, a rispolverare un antico progetto: dare alla struttura oratoriana un luogo adatto alla preghiera delle giovani generazioni che la frequentano.

Ecco allora riproporsi l’eterno dilemma: dar vita ad una “cappella” nel senso classico del termine oppure a uno spazio dove la liturgia potesse tornare ad essere patrimonio vivo nella vita della Chiesa, parole e gesti capaci di attualizzare il Mistero? Propendendo per questa seconda direzione, il successivo confronto con il responsabile dell’Ufficio diocesano per i beni culturali ecclesiastici, don Gianluca Gaiardi, ha portato a individuare in Davide Tolasi l’artista a cui affidare la realizzazione dell’opera che caratterizza e impreziosisce la sala.

Scrive proprio don Gaiardi nella sua presentazione dell’opera:

La capacità innovativa del vero artista contemporaneo è quella non solo di contestualizzare e attualizzare, cosa che al Caravaggio riusciva bene, ma è anche quella di raccontare, senza necessariamente doverlo spiegare, un messaggio e veicolarlo così semplicemente e subitaneamente agli occhi di qualsiasi spettatore, sia esso bambino, giovane o adulto.
Piace pertanto vedere che i classici segni iconografici del figlio cadetto dell’importante famiglia mantovana, siano ripensati e riusati in modo nuovo. La veste del chierico adattata con il clergyman del prete vicario dell’oratorio di oggi e il giglio tenuto in mano non come un fiore da odorare, ma da porgere, come se stesse offrendo contemporaneamente una virtù, quella della purezza: fisica, spirituale e mentale.
Il Crocifisso è sostituito dal Cristo stesso, non più sulla croce, ma in procinto d’essere adagiato e avvolto nel sudario. A donarsi anch’esso come il vero educatore che ne prende le sembianze e che offre lavoro, vita e cioè passione. Ci sono i giovani, che fanno, interpretando le persone che attorno al santo e al Cristo sono rimaste.

Partendo dall’idea complessa di una controfacciata (si pensi alle opere del Pordenone nella nostra Cattedrale di Cremona e di Barnardino Campi, o della sua scuola, nella chiesa di San Bassiano a Pizzighettone, Tolasi ha reinterpretato la consegna con grande estro e sapienza, riuscendo a fornire ad un impianto classico quello stile fresco, capace di “strizzare l’occhio” al mondo giovanile.

La biografia di grandi maestri come il Caravaggio, ricorda che a prestare il volto ai personaggi dei suoi dipinti non erano personaggi altolocati del tempo, ma gente del popolo. Oggi come allora c’è chi ha accettato di lasciarsi immortalare in quest’opera.

Così il critico d’arte Vincenzo Denti che in anteprima ha potuto visionare l’opera:

“Ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei nostri sentimenti” (da Lo spirituale nell’arte di Vasilij Kandinskij, 1910)

Con questa frase Vasilij Kandinskij ribadiva il concetto che l’arte è contemporanea al tempo che la vede realizzarsi, indipendentemente dal tema trattato o dal soggetto rappresentato. Questo pensiero è ben chiaro a Davide Tolasi che affronta la rappresentazione di San Luigi Gonzaga con l’energia e la freschezza stilistica e pittorica della sua giovane età.

L’aula liturgica dedicata a San Luigi Gonzaga si presenta oggi non ancora conclusa. Manca completamente l’arredo, un tabernacolo per la custodia dell’Eucarestia e il restauro della statua lignea raffigurante il santo che, iscritta nel catalogo delle opere d’arte della chiesa sussidiaria di Santa Marta, si è deciso di trasferire in oratorio dai magazzini parrocchiali nei quali era stata fin’ora custodita.

Si conta ora di completare quest’opera abitandola, esattamente come su richiesta dall’autore il dipinto è stato “abitato”.




Presentata la mostra fotografica e documentaria sulla chiesa di S. Omobono (audio e video)

La mostra fotografica sulla chiesa dei SS. Egidio ed Omobono di Cremona è stata inaugurata nella mattinata di sabato 9 novembre presso la sala Puerari del Museo di Cremona.

Alla presentazione della mostra oltre che al fotografo Giuliano Regis e alla curatrice del corredo esplicativo e narrativo della mostra Sonia Tassini, erano presenti anche l’assessore ai sistemi culturali del Comune di Cremona Luca Burgazzi, il presidente dell’A.D.A.F.A. gruppo fotografico cremonese Giovanni Fasani insieme a don Gianluca Gaiardi incaricato diocesano dell’ufficio diocesano dei beni culturali della diocesi e Raffaella Barbierato direttrice della Biblioteca Statale di Cremona.

Una mostra sulla chiesa di Sant'Omobono

Presentata la mostra fotografica e documentaria sulla chiesa di S. Omobono Sabato 9 novembre in Sala Puerari presso Cremona Musei l'inaugurazione ufficiale. Ecco le interviste dell'incaricato diocesano dei Beni Culturali don Gianluca Gaiardi e Raffaella Barbierato della Biblioteca Statale di CremonatecaAl link 👇🏻 l'articolo le foto e tutti gli altri interventi della presentazionehttps://www.diocesidicremona.it/blog/presentata-la-mostra-fotografica-e-documentaria-sulla-chiesa-di-s-omobono-audio-11-11-2019.html

Pubblicato da Diocesi Di Cremona su Lunedì 11 novembre 2019

Il cuore della mostra sono le fotografie scattate dall’occhio di Giulano Regis che ha scelto di fotografare vari elementi dell’edificio religioso sotto la sola luce naturale in diversi momenti della giornata e dell’anno per meglio cogliere la spazialità e forme architettoniche: «non ho dato un’idea monumentale agli elementi fotografati ma li ho contestualizzati nello spazio con il pavimento, gli ingressi e gli altri elementi presenti sfruttando la luce che illumina di riflesso le parti della chiesa in ombra» ha voluto spiegare il fotografo Regis.

Raffaella Barbierato ha voluto spiegare che: «come curatori di beni culturali noi siamo interessati anche a queste occasioni per tutelare i beni e per favorire la ricerca come avviene in questa mostra come noi ci preoccupiamo solitamente di libri».

Le fotografie sono affiancate da alcuni oggetti liturgici e da documenti storici riguardanti la chiesa e sono accompagnate da un video introduttivo e da didascalie che vanno oltre la spiegazione tecnica. Infatti il lavoro di Sonia Tassini è stato quello di riprendere i testi di Carlo Visconti, che nel 1730 divenne preposito della chiesa, per accompagnare il visitatore anche con le informazioni per contestualizzare funzionalmente con la liturgia e le tradizioni dell’epoca ciò che è stato colto dall’occhio del fotografo.

La mostra inaugurata in occasione della prossima solennità di Sant’Omobono, patrono della città e della diocesi, rimarrà aperta fino al 5 gennaio 2020 dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle ore 17 presso i locali del Museo Civico di Storia Naturale in via Ugolani Dati, 4 a Cremona.

Ascolta gli interventi:

Luca Burgazzi

Giovanni Fasani

don Gianluca Gaiardi

Raffaella Barbierato

Giuliano Regis

Sonia Tassini




Riforma delle Soprintendenze, per il territorio diocesano si passa a tre diverse competenze, a fronte delle attuali due

Pubblichiamo una nota del responsabile dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici, mons. Achille Bonazzi, in merito alle riforme promosse dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo riguardo alle Soprintendenze e alle loro ricadute operative sugli interventi sul territorio diocesano.

Il Ministro Dario Franceschini ha operato in poco più di un anno due significative riforme delle Soprintendenze: ne scaturiscono diversi elementi di novità che è bene siano portati a conoscenza dei Rev.di Parroci per le conseguenze che determinano sul piano operativo.

  • Il DCPM 171/14 ha determinato la fusione delle Soprintendenze Storico–Artistiche con quelle Architettoniche: se attuata avrebbe semplificato l’iter per le autorizzazioni, soprattutto nel caso delle superfici decorate, non ponendosi più il problema se richiedere l’autorizzazione alla Soprintendenza per i Beni storico–artistici o a quella dei beni architettonici. Affermo “se attuata”, dato che la Soprintendenza di Mantova sarebbe dovuta scomparire. La realtà è risultata diversa nel concreto, poiché hanno continuato ad esistere entrambe le Soprintendenze.
  • Il recente DM 44 del 23/01/16 col quale vengono riformate nel numero e nelle competenze le stesse Soprintendenze. Nella nostra Regione le Soprintendenze da 2 (Brescia e Milano) passano a 4 (Milano metropolitana, Milano periferia, Brescia e Mantova) ed acquistano competenze anche nel settore archeologico, venendo denominate “Soprintendenza Archeologica, belle arti e paesaggio”.

Questo determina, nonostante le intenzioni e le affermazioni, un ulteriore grado di complessità anche per la nostra Diocesi.  La realtà cremonese e mantovana faranno riferimento a Mantova; la zona bergamasca a Brescia; Cassano e dintorni a Milano periferia. Anche a motivo della diminuzione dei funzionari  quest’ultima riforma determinerà ritardi che non sono imputabili all’Ufficio Diocesano, anche per ulteriori varianti nel settore delle competenze, alcune delle quali faranno di nuovo riferimento al Segretariato Regionale. Per tale prospettiva invito i Parroci che eventualmente stanno elaborando nuovi progetti a velocizzare la conclusione degli stessi così da non aver bisogno di frequentare le Soprintendenze nel periodo di passaggio (prossimi mesi di giugno e luglio).  Sottolineo inoltre che l’ufficio diocesano, come detto, da due passa ad interferire con tre Soprintendenze. Ancora  risulta più complesso fare riferimento a Mantova piuttosto che Brescia facilmente raggiungibile con l’autostrada. Auspico che questa nuova riforma possa determinare tempi più rapidi per l’ottenimento delle autorizzazioni, ma non ci spero molto.




Lunedì la presentazione del restauro della Fuga in Egitto del Museo Berenziano

Nel pomeriggio di lunedì 18 febbraio, alle ore 16.30, presso il Seminario Vescovile di Cremona, si terrà la presentazione del restauro della Fuga in Egitto del Museo Berenziano. Si tratta del secondo appuntamento della rassegna “Dentro al dipinto 2019” che, con cadenza mensile, propone i risultati degli interventi effettuati durante la scorsa estate dal laboratorio Manara-Perni su una serie di opere dell’Istituzione cremonese, grazie ai contributi dell’8 per mille CEI.

Protagonisti della chiacchierata saranno i restauratori che se ne sono presi cura, Luciana Manara ed Enrico Perni, Monica Feraboli (Biblioteca del Seminario Vescovile di Cremona) e don Gianluca Gaiardi, direttore dell’Ufficio Diocesano per i beni Culturali che sottolineerà l’importanza del patrimonio culturale ecclesiastico come testimonianza di storia e di fede, e della rilevanza della sua conservazione e del restauro, alla base dello studio e della valorizzazione dei beni culturali.

Il dipinto di medie dimensioni, ad olio su tavola, è derivato da una stampa realizzata da Giovanni Battista Castiglione, detto il Grechetto. Già attribuito alla mano di Biagio Pollicey da don Pietro Bonometti alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, in base alla firma sul retro dell’opera, reca la data “1687”. Non ancora rintracciato nei repertori degli artisti del secolo XVII, il nome dell’autore è in tutto e per tutto un enigma da dipanare. Grazie ad un fortuito riscontro con una tela di grandi dimensioni esposta in occasione della mostra, dal titolo “Fato e destino. Tra mito e contemporaneità” tenutasi nello scorso autunno, e appartenente allo stesso Complesso Museale di Palazzo Ducale di Mantova, ci si auspica che sia possibile iniziare un nuovo cammino di identificazione e di ricerca di più ampio respiro. Di notevole interesse anche la cornice dorata a grandi foglie, probabilmente ascrivibile alla stessa epoca della realizzazione della Fuga o di poco successiva.

Al di là del singolo dipinto, durante l’incontro di lunedì pomeriggio, si parlerà di restauro come preziosa fonte d’informazione per il lavoro delle professionalità impiegate nel processo di identificazione, descrizione e tutela dei beni culturali.

La Fuga in Egitto sarà presa in esame secondo diversi criteri, da quello meramente tecnico dei materiali utilizzati per la sua creazione e composizione a quello del soggetto religioso ritratto, per arrivare all’aspetto intrigante della ricerca storico-archivistica. Sarà possibile osservare l’opera dal vivo e conoscere, attraverso immagini e macro fotografie, le diverse fasi dell’intervento di pulitura che ha portato a una rilettura dei colori e della figurazione. Saranno illustrati gli elementi di analisi contenutistica e comparativa, attraverso i quali può essere possibile identificare e descrivere un’opera, in termini di precisione e univocità.

Restauro dunque come operazione culturale in un’ottica multidisciplinare. Nel corso dei mesi si susseguiranno infatti specialisti diversi che proporranno letture volte a mettere in luce la peculiarità delle numerose opere restaurate grazie al progetto finanziato dalla CEI.

Già Roberto Longhi, in una conferenza tenuta a Parigi nel 1956, aveva rivolto la sua attenzione sul rapporto tra stato di conservazione delle opere d’arte e la loro corretta interpretazione. Paragonando il restauro alla pratica filologica voleva che l’attenzione fosse concentrata sugli oggetti d’arte, sulle loro storie, sulla loro capacità di adattarsi allo scorrere del tempo e di rispondere, di volta in volta, a funzioni e ruoli diversi, ribadendo infine come le conoscenze storico-artistiche e il ruolo, ancora oggi, fondamentale “dell’occhio del conoscitore” non possono essere disgiunte dalla stratificata costituzione materiale delle opere, divenute così documenti.

Locandina




Recuperati quattro ex voto dei santuari di Caravaggio e Ariadello

Nella giornata di giovedì 23 maggio, presso il Nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale di Milano, con sede nella Villa Reale di Monza, i militari dell’Arma hanno riconsegnato a don Gianluca Gaiardi, incaricato diocesano per i beni culturali ecclesiastici, quattro ex voto rubati dai santuari S. Maria del Fonte presso Caravaggio e di Ariadello, nel Soresinese, in un decennio a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso.

Gli ex voto sono stati recuperati dai carabinieri a seguito di un’operazione iniziata nel 2015. Le indagini erano iniziate casualmente: un carabiniere di Monza, anni fa, aveva notato a Milano una locandina che presentava un’esposizione privata di ex voto. L’intuito che ci potesse essere dietro qualche traffico illecito ha portato a scoprire che un collezionista milanese, prima della morte, aveva donato un ingente quantitativo di ex voto a due musei in Lombardia e Piemonte. Non è stato possibile appurare le modalità con cui il misterioso collezionista era entrato in possesso di cotanti ex voto.

Indagine e sequestro sui generis: non si tratta di opere d’arte, di oggetti d’oro o d’argento, di preziosi in senso lato, bensì di tavole di legno grezze, di piccole dimensioni, con scene di prove o disgrazie da cui il fedele era scampato invocando l’aiuto della Vergine, raffigurate con i tratti dell’arte popolare. Quadri e quadretti poi lasciati ai santuari a memoria perenne, come segno di riconoscenza per la grazia ricevuta.

Da parte delle Diocesi il grazie al lavoro silenzioso ed efficace dei carabinieri per il ritrovamento degli ex voto perduti, in quanto si salvano tracce preziose di una storia di fede, del vissuto del popolo di Dio.




Nella notte delle stelle cadenti Torrazzo e del Museo Verticale aperti per guardare luna e pianeti al telescopio

Apertura straordinaria del Torrazzo di Cremona, e dell’annesso Museo verticale, la sera di domenica 11 agosto. L’evento, organizzato nell’ambito delle celebrazioni per il 50° anniversario dello sbarco del primo uomo sulla Luna, permetterà, nella notte di San Lorenzo, l’osservazione di pianeti e stelle.

Per l’occasione, infatti, in collaborazione con il Gruppo astrofili cremonesi, saranno installati sul Torrazzo due telescopi che offriranno ai visitatori la possibilità di osservare in modo ravvicinato Luna, Giove e Saturno, oltre alle stelle cadenti.

Per ragioni organizzative le visite saranno effettuate facendo accedere alla torre solo cinque gruppi di persone (composti da non più di trenta persone) che, a partire dalle 21.30 ogni mezz’ora, inizieranno la salita in modo scaglionato.

Le prenotazioni sono già aperte presso la biglietteria del Torrazzo (ore 10-13 e 14.30-18). Biglietto unico al costo di 5 euro a persona.

Ulteriori informazioni sul Museo verticale del Torrazzo visitando il sito internet www.diocesidicremona.it/museoverticale.

Scarica la locandina




Tre concerto per il restauro dell’organo della chiesa di S. Agostino

Nella serata di venerdì 15 novembre sarà presentato a Cremona il restauro dell’organo Tezani-Bossi (1533-1853) della chiesa di S. Agostino, realizzato da Pietro Corna di Leffe (Bg) e seguito dal maestro Marco Ruggeri, consulente per gli organi presso l’Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici. Saranno loro a intervenire nel momento di presentazione insieme al maestro Paolo Bottini, organista di S. Agostino.

L’organo, costruito da Francesco Bossi nel 1852-53 ed inaugurato da Vincenzo Petrali il 16 giugno 1853, contiene un consistente nucleo di canne dell’organo edificato da Nicolò Tezani nel 1533, che rappresenta il materiale fonico più antico della diocesi di Cremona.

La cassa lignea di autore non noto è risalente all’organo di Tezani, con un prospetto di canne articolato in tre campate (11+9+11) di cui le laterali edificate da Francesco Bossi, mentre la centrale è attribuibile a Tezani. Lo strumento – con tastiera di 69 tasti – contiene 2351 canne, di cui 179 di legno.

Il restauro è stato reso possibile grazie al contributo della Fondazione Comunitaria Cariplo e al Fondo dell’8 per mille della Conferenza Episcopale Italiana.

Il “nuovo” organo sarà valorizzato anche nelle successive tre domeniche con i vespri musicali delle 16.30. Il 17 novembre all’organo Marco Ruggeri, il 24 Isidoro Gusperti insieme all’ensamble “Il continuo” e il 1° dicembre con Paolo Bottini.

 

Locandina degli eventi

Presentazione dettagliata degli appuntamenti