Avvento di fraternità per Salvador de Bahia: “Dai il meglio di te a tuo fratello”

In occasione dell’inizio dell’Avvento, la diocesi di Cremona ha deciso, come ogni anno, di promuovere l’iniziativa di solidarietà “Avvento di fraternità”, dedicata alla carità e al sostegno economico di comunità in difficoltà nel resto del mondo e in qualche modo legate alla Chiesa cremonese. Mai come quest’anno la scelta della realtà da sostenere è risultata essere piuttosto scontata: destinataria del progetto è, infatti, la parrocchia di Gesù Cristo Risorto a Salvador de Bahia, in Brasile.

Una comunità che per dieci anni è stata guidata dal sacerdote “fidei donum” cremonese don Emanuele Bellani e con la quale il rapporto si è negli anni consolidato, anche grazie alla presenza di numerosi volontari che, coordinati dall’Ufficio missionario della diocesi di Cremona, hanno vissuto esperienze di volontariato e servizio. Don Bellani, rientrato da alcune settimane in Italia, ha lasciato il testimone a un altro sacerdote cremonese, don Davide Ferretti, che dopo averlo affiancato per un anno è diventato parroco della parrocchia brasiliana. Ha preso così forma il “progetto Bahia” che si è ulteriormente consolidato anche grazie alla decisione di due laici cremonesi di svolgere un anno di servizio a Salvador de Bahia come missionari “fidei donum”. A metà ottobre è volta Oltreoceano Gloria Manfredini, della parrocchia di Sant’Ilario in Cremona, cui nelle prossime settimane si affiancherà anche Marco Allegri, giovane della parrocchia di Sant’Agostino in Cremona.

La vicinanza e il sostegno della Chiesa cremonese alla comunità di Gesù Cristo Risorto, non nuova anche grazie a iniziative di solidarietà promosse da diverse parrocchie della diocesi, oltre che per il legame di amicizia con i missionari in servizio in Brasile, trova ora una nuova spinta grazie all’Avvento di fraternità.

«Tutto si riduce a questo: dai il meglio di te a tuo fratello» è lo slogan scelto per l’iniziativa si solidarietà, citando santa Irma Dulce, religiosa ricordata a Salvador per le sue opere di carità e di assistenza ai poveri e ai bisognosi tanto da essere soprannominata l’Angelo buono di Bahia, che papa Francesco ha canonizzato il 13 ottobre 2019, facendone per tutti la santa Dulce dei poveri.

La generosità dei cremonesi servirà nel concreto per sostenere tre micro-progetti portati avanti della parrocchia di Gesù Cristo Risorto: la “cesta basica”, il laboratorio di danza e la copertura per il campetto da calcio.

Locandina da stampare                Locandina web

 

Come contribuire

Sono diverse le modalità con cui sostenere, attraverso l’iniziativa dell’Avvento di fraternità, i tre progetti della parrocchia brasiliana di Salvador de Bahia. Anzitutto nelle diverse parrocchie delle diocesi, rivolgendosi al proprio parroco o aderendo alle specifiche iniziative che potranno essere promosse a livello locale. Donazioni possono essere effettuate anche con un bonifico bancario sul conto intestato alla Diocesi di Cremona (iban IT28X0845411403000000080371) indicando come causale «Avvento di fraternità 2021». Le offerte, inoltre, possono anche essere consegnate personalmente presso gli uffici della Curia vescovile, in piazza Sant’Antonio Maria Zaccaria 5, a Cremona.

 

I progetti da sostenere nell’Avvento

La cesta basica è il corrispettivo dei pacchi alimentari che anche in Italia parrocchie e associazioni di volontariato garantiscono alle famiglie più bisognose. Si tratta di una vera e propria cesta riempita di generi alimentari di prima necessità che possono aiutare la famiglia per un mese. «La cesta basica – precisa al riguardo don Davide Ferretti – è una cesta con alimenti di prima necessità, in particolare a lunga conservazione, che vengono donati alle persone e alle famiglie in difficoltà. Sono gli alimenti di cui più c’è bisogno: come riso, pasta, fagioli, olio o zucchero». A garantire la distribuzione delle ceste è un gruppo di volontari delle parrocchia. «In alcuni casi – spiega ancora don Ferretti – sono le persone che ne hanno bisogno a venire in parrocchia a ritirarle. In altri, invece, siamo noi ad andare nelle loro case. Questo ci permette di incontrarli nelle loro case e capire più da vicino i loro bisogni, che spesso non sono solo di tipo alimentare». In questo periodo le richieste sono in aumento. «Paradossalmente – evidenzia il sacerdote – durante la pandemia i bisogni erano di meno, perché si poteva contare sul sostegno dello Stato proprio per il periodo di emergenza. Ora, nel momento della ripresa, si trovano senza questo aiuto e sono in maggiore difficoltà».

Gli altri due progetti sono rivolti all’educazione delle giovani generazioni attraverso iniziative di animazione. In questa ottica anche la copertura del campetto da calcio risulta essere un’opera necessaria. Le condizioni atmosferiche in Brasile sono assai differenti dall’Italia. Quest’anno il mese di novembre è stato particolarmente piovoso e l’estate che è alle porte si preannuncia già molto calda. In queste mattine la temperatura alla 7 supera già i 30 gradi. Per questo gli allenamenti di calcio si svolgono il sabato al mattino presto, sino alle 11.30. Senza copertura il pomeriggio è impensabile qualsiasi attività sportiva, così come dopo le 18 quando c’è troppo buio. In questo senso una copertura, dotata anche di illuminazione potrebbe risultare molto utile. Così come a proseguire le attività anche dopo le piogge, che a Salvador sono frequenti e rendono per giorni inagibile il campetto.

Il calcio è molto sentito dai bambini e dai ragazzi di Bahia, che non si ritrovano solo per divertirsi, ma formano vere e proprie squadre che partecipano a varie competizioni. «Tutto questo aiuta i ragazzi a vivere una socializzazione – continua don Davide –. Loro sono abituati e desiderosi di incontrarsi, cosa che normalmente fanno per strada. Ecco allora l’importanza di una squadra di calcio, con un allenatore che è anche educatore e aiuta al rispetto delle regole, cosa molto importante in questo contesto».

La copertura del campetto porterebbe praticamente alla creazione di una palestra, che potrebbe essere utilizzata anche per il laboratorio di danza, che oggi conta 120 bambine iscritte, dai 6 ai 17 anni: numeri ridotti rispetto al passato per poter garantire il distanziamento. Nel laboratorio di danza, così come nel calcio, le bambine fanno squadra, usano una divisa, condividono lo stesso atteggiamento e partecipano alle competizioni e alle feste.