Con Riflessi un viaggio tra i Musei che raccontano i luoghi, la storia e la vita del territorio

Uno scorcio inedito del Museo Diocesano apre il numero 25 di Riflessi Magazine. Un’edizione particolare, che proprio dall’inaugurazione del nuovo spazio espositivo nel palazzo vescovile (raccontato tra le pagine da Nadia Righi, direttrice del Museo diocesano di Milano, visitatrice d’eccezione) coglie l’occasione per affrontare il tema «Musei»:  «È un titolo diverso dalle abituali “parole di Riflessi” – si legge nell’introduzione – un luogo più che un concetto, metri quadrati più che riflessioni, oggetti più che suggestioni, pareti più che pagine (e – sì – qualcuna l’abbiamo colorata, a modo nostro)».

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Tra le pagine del mensile digitale della Diocesi di Cremona ci si ritrova così in un viaggio «con le vele gonfie di curiosità, su e giù per le strade e stradine del nostro territorio». Dai capolavori dell’arte sacra (con una video-intervista esclusiva a Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani), alle provocazioni della street art, dalla Tavola di Sant’Agata a Keith Haring e Paolo Buggiani, dall’idea di un museo degli alberi al progetto di accessibilità cognitiva per mettere le opere in contatto con le persone fragili… e in fondo con tutti. E poi il museo del lino di Pescarolo, quello del bijou a Casalmaggiore, i reperti di Aquaria a Soncino e la danza tra gli antichi scavi romani dell’Archeologico di Cremona.

«Tanta bellezza (che i nostri fotografi hanno saputo cogliere “fuori catalogo”) – scrive Riflessi – ma anche lavoro, intuizioni, natura, scambi di idee, mammut, omini volanti, bellissime danzatrici, muri, vetrine, biciclette, i segreti del lino e i colori degli alberi». In un percorso che non si esaurisce ma che giunge a una sua conclusione: «Un museo dovrebbe essere sempre aperto. Aperto alle persone, agli incontri e a tutto ciò che gli sta attorno. Aperto al dialogo con la storia, alla lingua del presente, alle battaglie che ci riserva il futuro».

 




Sabato al Palasport di Cremona la veglia diocesana dei giovani con il Vescovo

Torna in presenza la veglia diocesana dei giovani con il Vescovo alla vigilia della 36esima Giornata mondiale della gioventù, sempre al palazzetto dello sport di Cremona ma con una formula rinnovata e una data che non è più quella della vigilia delle Palme. Sarà, infatti, sabato 20 novembre, con l’accoglienza dei gruppi a partire dalle 20.15 e l’inizio della veglia alle 20.45, con diretta tv su Cremona1 e i canali web diocesani.

«Per la prima volta – spiega don Francesco Fontana, incaricato diocesano per la Pastorale giovanile – celebriamo in Diocesi la Giornata mondiale della gioventù nella sua nuova collocazione in occasione della Domenica di Cristo Re. Quella che in Diocesi per tutti e da molti anni amichevolmente era chiamata “Le palme”, ovvero la veglia di preghiera e di incontro dei giovani con il Vescovo al palazzetto dello sport la vigilia della domenica delle Palme, per scelta di Papa Francesco, viene spostata alla vigilia della domenica di Cristo Re».

Il luogo rimane quello tradizionale del palazzetto dello sport di Cremona. Cambia leggermente la formula, a motivo anche delle limitazioni imposte dalle normative sanitarie in vigore. L’incontro tra i giovani e con il vescovo sarà dunque soltanto nel dopocena per un momento di preghiera e di ascolto di alcune testimonianze ed esperienze.

La veglia avrà inizio alle 20.45, ma le porte del palazzetto si apriranno già alle 20.15 per permettere l’accesso dei gruppi scaglionato e in sicurezza e con il rilevamento della temperatura e il controllo dei green pass.

Il momento di preghiera e riflessione – con lo slogan “Alzati perché hai visto!”, riprendendo il titolo del messaggio del Papa per la Giornata – sarà animato con il canto da una sezione del Grande coro diocesano. Dopo un momento di accoglienza, interverrà come ospite della serata per una testimonianza sul suo impegno in ambito umanitario Nicolò Govoni, giovane cooperante cremonese che ha fondato la ong “Still I Rise”. Seguirà il momento di preghiera e adorazione, al termine del quale il vescovo consegnerà un segno a tutti i gruppi presente. Prima della benedizione, infine, riceverà il mandato missionario Marco Allegri, il giovane della parrocchia cittadina di Sant’Agostino che nelle prossime settimana partirà per il Brasile per un anno di servizio a Salvador de Bahia, dove a fine ottobre è già presente un altra laica cremonese, Gloria Manfredini. Entrambi saranno di supporto alla parrocchia di Gesù Cristo Risorto guidata dal sacerdote “fidei donum” cremonese don Davide Ferretti.

«La veglia diocesana al palasport – conclude don Fontana – sarà un’occasione anche per ritrovarsi finalmente, dopo ben due anni di pausa forzata. La gioia dell’incontrarsi e il messaggio di Papa Francesco per la XXXVI Giornata mondiale della gioventù saranno gli ingredienti principali dell’appuntamento dei giovani in preghiera attorno alla croce della GMG che da tanti anni accompagna idealmente e concretamente il cammino intenso e ricco di tutti questi trentasei anni».




A Chiesa di casa la voce dei giovani

 

Nell’appuntamento di questa settimana, Chiesa di Casa coglie l’occasione dell’imminente Giornata Mondiale dei Giovani per mettere a tema la Pastorale Giovanile. La Giornata Mondiale, per cui il Papa ha proposto il tema “Alzati, ti costituisco testimone di quel che ho visto”, sarà questa domenica, il 21 novembre, solennità di Cristo Re, come voluto dal Santo Padre che ne ha disposto lo spostamento dalla data tradizionale della Domenica delle palme.

Il dialogo, guidato da Riccardo Mancabelli, ha coinvolto don Francesco Fontana, incaricato diocesano per la pastorale giovanile e, insieme a lui, un giovane: Ettore Galimberti, tra i partecipanti all’incontro dei giovani con i vescovi delle diocesi lombarde, tenutosi lo scorso 6 novembre a Milano. Da questa esperienza ha riportato il desiderio comune, fra vescovi e ragazzi, di stare in ascolto. Desiderio fortemente sottolineato dal Papa, anche tramite l’istituzione del Sinodo per i giovani che si è svolto nel 2018, pochi mesi dopo la chiusura di quello Diocesano, sempre dedicato ai giovani: «Un sinodo per imparare la sinodalitá» come lo ha definito don Fontana.

I giovani, secondo l’incaricato diocesano di Pastorale Giovanile e direttore della Federazione Oratori Cremonesi, non hanno mai smesso di implicarsi nella realtà dell’oratorio, neanche durante la pandemia, quando le strutture erano chiuse, ma l’attività di volontariato contava sempre più protagonisti  fra i ragazzi. Come ha raccontato Ettore, i giovani non hanno il problema di scontrarsi con un disinteresse altrui, oppure con un allontanamento, anzi hanno la libertà di «porre domande» e a suscitare in loro un’appartenenza forte. Più che un discorso, è «un esempio» quello con cui le nuove generazioni, affacciandosi all’età adulta, chiedono di misurare la propria vita.

A tal proposito, ci si è domandati se l’oratorio sia strumento pertinente ed efficace non solo nel indicare esempi di «vita buona», come dice don Fontana, ma anche nel porsi in ascolto. Per don Fontana, la risposta è decisamente affermativa: l’oratorio ha sempre bisogno di  «adeguare iniziative e strutture», ma allo stesso tempo, continua ad essere una realtà importante perché «è fatto di relazioni, incontri. E questo è, da sempre, l’unico modo che i cristiani hanno di annunciare il Vangelo».




All’Opera Pia Ss. Redentore di Castelverde “Fare il volontario regala un sorriso”

“Fare il volontario regala un sorriso agli altri e a sé stessi” è il suggestivo slogan che accompagna un nuovo ambizioso progetto promosso dalla Fondazione “Opera Pia Ss. Redentore” e dall’associazione Siamo Noi di Cremona con il patrocinio del Comune di Castelverde.

Dopo quasi due anni di isolamento forzato a causa della Pandemia, l’Opera Pia, che opera sul territorio da oltre 120 anni a favore di anziani e disabili, si apre al territorio nella consapevolezza di poter essere una sana provocazione per ripensare il senso profondo della vita, il valore e la grandezza della fragilità umana, la bellezza del dono del proprio tempo e dei propri talenti a favore dei più deboli. Dall’altra parte il territorio può e deve essere un aiuto prezioso in termini di vicinanza, aiuto, assistenza.

Tra i progetti in cantiere spicca la costituzione di un gruppo che raccolga persone di buona volontà che dedichino parte del proprio tempo libero agli ospiti attraverso l’ascolto, il dialogo, l’animazione serena dei pomeriggi affiancando animatori ed educatori.

Consapevoli della delicatezza dell’operazione la Fondazione si è appoggiata all’Associazione Siamo Noi di Cremona che da oltre 8 anni opera in diversi ambiti di volontariato – Pronto Soccorso dell’Ospedale, Cremona Solidale, Hub vaccinale – con grande competenza, serietà e professionalità. Forti dell’esperienza del presidente, dottor Claudio Bodini, e dei suoi più stretti collaboratori è stato pensato un vero e proprio percorso che ha visto coinvolti anzitutto l’amministrazione comunale di Castelverde che ha accolto con entusiasmo e grande spirito collaborativo l’iniziativa offrendo anche il proprio patrocinio e poi i gruppi e le associazioni presenti sul territorio di Castelverde.

Venerdì 12 novembre, vigilia della solennità di Sant’Omobono, è stato indetto, presso il Centro culturale “Agorà” di via Ferrari 17, un incontro di presentazione indirizzato ai responsabili delle associazioni di volontariato sia di natura laica sia ecclesiale operanti sul territorio comunale. L’intento è stato quello di condividere questo progetto con chi già da anni si impegna gratuitamente a favore del bene comune a diversi livelli.

Nei giorni successivi sono state raggiunte tutte le famiglie del Comune attraverso una distribuzione capillare di un invito ad un incontro pubblico per illustrare alla cittadinanza il progetto,sempre presso il Centro Culturale Agorà” di via Ferrari nella giornata di sabato 20 novembre alle ore 16.

Tale progetto prevede la programmazione di un corso formativo per volontari che si terrà presso la Sala conferenze della Fondazione o, in caso di un numero elevato di iscritti, presso una sede più ampia ed idonea. Gli incontri saranno quattro.

Lunedì 22 novembre il tema “I nostri anziani e disabili: un tesoro inestimabile da scoprire” sarà approfondito da don Claudio Rasoli, presidente dell’“Opera Pia Ss. Redentore” e dal dottor Claudio Bodini presidente dell’Associazione cremonese Siamo Noi. Mercoledì 24 novembre al dottor Giovanni Falsina, direttore generale della Fondazione, toccherà descrivere “L’Opera Pia Ss. Redentore e i suoi servizi”. Lunedì 29 novembre il direttore sanitario della struttura, dottor Marco Consolandi, terrà una relazione dal titolo: “L’anziano e il disabile: risvolti clinici”, infine mercoledì 1 dicembre alcuni membri del servizio di animazione della Fondazione descriveranno agli iscritti al corso “La relazione con gli ospiti e le loro famiglie”.

Tutti gli incontri avranno inizio alle ore 18.00 e termineranno alle ore 20.00 circa.

Il corso, totalmente gratuito, è aperto a tutte le persone che hanno compiuto 18 anni. Gli incontri si terranno presso la Sala conferenze dell’Opera Pia con accesso dal triage in via mons. Gardinali 17/b. Per esigenze di sicurezza il corso è riservato solo ai possessori del Green Pass vaccinale. Ai fini assicurativi sarà poi disposta l’iscrizione all’Associazione Siamo Noi che sarà totalmente a carico della Fondazione.

In caso di buona riuscita del corso i volontari potranno già offrire il proprio contributo a partire dal 5 dicembre. È stato calcolato che, per espletare al meglio i servizi come l’organizzazione dei colloqui con i parenti -, saranno necessari almeno 6 volontari al giorno, coordinati da tutor veterani dell’associazione, particolarmente preparati nel rapporto con gli anziani e i familiari.

Nel pomeriggio di domenica 12 dicembre la Fondazione promuoverà un evento pubblico nella chiesa arcipretale di San Archelao in Castelverde, durante il quale saranno presentati diversi progetti per rilanciare la presenza dell’Opera Pia sul territorio, tra di essi anche quello dedicato ai volontari. Durante la manifestazione, impreziosita da un momento musicale, saranno premiati i dipendenti che da 30 anni e oltre lavorano in struttura.

«Nata in ambito ecclesiale – dichiara don Claudio Rasoli, presidente dell’Opera Pia SS. Redentore   la Fondazione ha sempre avuto un rapporto stretto con la comunità offrendo a tante generazioni la possibilità di donare il proprio tempo e le proprie energie ai più deboli e fragili della società. Il Ss. Redentore da 120 anni resta una provocazione alla carità, una vera e propria scuola di umanità attraverso la quale recuperare dimensioni fondamentali ormai quasi perdute: l’empatia, la solidarietà, la compassione. La presenza di volontari, ben formati e guidati, sarà indubbiamente un arricchimento: i nostri ospiti hanno un tremendo bisogno di essere ascoltati e coccolati, di avere qualcuno accanto che condivida con loro qualche ora in spensieratezza».

«È con grande entusiasmo sottolinea il dottor Claudio Bodini –.  Che l’associazione di volontariato Siamo Noi ha accolto l’invito del Presidente, don Claudio Rasoli di elaborare un progetto di reclutamento, formazione ed organizzazione dei volontari a supporto dell’Opera Pia Ss. Redentore e dell’intera comunità. Confidiamo nella sensibilità di tante persone nel donare un sorriso e qualche ora del proprio tempo libero ai nostri anziani e a chi ha bisogno di aiuto».

«Finalmente spiega il sindaco di Castelverde dottoressa Graziella Loccila normativa  ministeriale concede la possibilità di tornare ad incontrarci di persona,  ed anche i residenti dellRSA di Castelverde, dopo un lungo periodo di solitudine potranno ricominciare a condividere momenti di gioia con le persone che più amano. L’ Amministrazione Comunale è estremamente  sensibile al  progetto  “Fare il volontario regala un sorriso”  fortemente voluto dal Presidente don Claudio ed ha concesso il Patrocinio.  Come Sindaco desidero  sostenere  e  favorire questo  rientro alla normalità coinvolgendo cittadini che abbiamo la possibilità di dedicare qualche ora del loro tempo ad attività complementari  a quelle animative, mettendosi a disposizione degli ospiti, soprattutto di quelli  con capacità cognitive  conservate,  per contrastare momenti di  solitudine, di apatia e di senso di abbandono.  L’Amministrazione pertanto lancia un appello alla cittadinanza ed alle associazioni sempre attive sul nostro territorio per mettersi a disposizione della Fondazione che da sempre i  nostri concittadini sentono propria, con l’auspicio che si possa tornare a momenti  passati, che  molti ricordano con nostalgia, in cui gli ospiti si sentivano appartenenti al nostro territorio ed interagivano a più livelli con le famiglie del nostro Comune».




«Come Omobono, accanto agli ultimi a servizio dell’Eucaristia»

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«Il rendimento di grazie è l’atteggiamento eucaristico tipico del cristiano, consapevole che il bene è più forte del male, sempre».

Questo il cuore della riflessione proposta da mons. Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, durante la celebrazione dei Secondi Vespri di Sant’Omobono, nel pomeriggio di sabato 13 novembre in Cattedrale. Anche mons. Dante Lafranconi, vescovo emerito, e l’intero Capitolo – insieme ai seminaristi – hanno vissuto e condiviso questo momento di preghiera, a testimonianza del fatto che Omobono è patrono dell’intera comunità. Una comunità che, secondo le parole di Napolioni, «sta vivendo una grande giornata di fede, iniziata ieri con la celebrazione dei Primi Vespri, presieduti da mons. Delpini, vescovo di Milano, proseguita con la Messa solenne di questa mattina e che vede la propria conclusione ancora davanti al Signore, in ascolto della Parola e con atteggiamento di gratitudine».

La solennità di Sant’Omobono è stata anche occasione per il conferimento del mandato ad un gruppo di undici ministri straordinari della Comunione, che, davanti al Vescovo ed alla comunità, hanno offerto il proprio impegno a mettersi a disposizione della Chiesa e ricevuto la benedizione del Signore. Il servizio che saranno chiamati a vivere, distribuire l’Eucaristia durante le celebrazioni ed agli ammalati, sarà condiviso anche con tutti gli altri ministri che, insieme a loro, proprio in occasione della solennità patronale, hanno visto rinnovato e rinvigorito il loro mandato.

«Non vi chiediamo di essere semplici aiutanti dei preti – ha ricordato loro il Vescovo – bensì le mani di Cristo, capaci di raggiungere e nutrire coloro che hanno fame e sete della Sua presenza. Così sarete autentici testimoni della gioia donata dall’Eucaristia, il vero viatico che permette alla vita di vincere sulla morte».

A conclusione della propria omelia, mons. Napolioni ha poi sottolineato come «il servizio di coloro che, mettendosi a disposizione della comunità, entreranno con umiltà e delicatezza nelle case di chi attende e desidera accostarsi all’Eucaristia ricalca in modo fedele l’esempio del nostro patrono, che fu capace di attenzione per i bisogni e gli ultimi proprio grazie al suo stretto legame con il Signore».

Il canto dei Vespri – animato dal coro “Voci virili” di Cremona, con all’organo il maestro Fausto Caporali – ha dunque concluso solennemente le tradizionali celebrazioni per la festa di Sant’Omobono, un uomo che da laico, credente e fedele al Signore, ha messo la propria vita nelle mani di Dio ed a servizio dell’intera comunità.

 

«Siate santi messaggi di speranza sull’esempio di Omobono»




Carità a misura di bambino: le proposte di Caritas per i più piccoli

 

Li avete mai osservati i bambini? A scuola accolgono il nuovo compagno abbracciandolo senza riserve e accompagnandolo per mano senza altra preoccupazione se non quella di fargli vedere i giochi disponibili.

Spesso, certo, litigano per una macchinina ma poco dopo sono seduti allo stesso tavolino a colorare insieme ed il ricordo della lite è sparito, cancellato con una filastrocca per fare “Pace”. Se raccolgono un fiore lo portano alla mamma e subito dopo ne serve un altro per la nonna, il nonno, la nonna bis… L’altro, conosciuto o no, è parte completa della loro vita, non lo escludono, non lo trascurano, non lo dimenticano.

E avete mai incrociato un gruppo di adolescenti appena sceso dal treno dopo un’esperienza estiva di servizio? Gli occhi luccicano (certamente per le notti insonni) un po’ anche per il ricordo delle storie di fatica e di privazione che hanno ascoltato dalle persone a cui sono stati seduti accanto senza pregiudizio e con molta curiosità, osando anche domande talvolta ingenue ed inopportune ma che hanno spalancato la strada all’incontro. I discorsi tra loro sono ancora scherzosi e sempre burleschi ma si affaccia sempre l’accenno ai gesti di servizio appena compiuti, quasi eroici per loro, che provano a raccontare con parole comuni per afferrarli e conservarne insieme un indelebile ricordo.

L’essere stati importanti per qualcuno ridona loro uno spirito vitale che trascurano quasi tutto l’anno.

Il Vangelo ci richiama fortemente a questa naturale predisposizione dell’animo umano “In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.” Non certo perché dobbiamo essere infantili ma perché, come loro, dobbiamo capire al volo la scelta del pastore che corre a cercare la pecora smarrita. Il Vangelo sembra dirci di imparare dai bambini a fidarci, a vedere la realtà con lo sguardo trasparente che abbiamo ricevuto dal Signore e sapere stare accanto a tutte le persone che incontriamo.

Allora se questo spirito è innato cosa dobbiamo fare come comunità cristiana? Accompagnare bambini e ragazzi a riconoscere che questo è lo spirito che Gesù chiede di avere per vivere in pieno il Suo Vangelo, riconoscere nei gesti e nelle attenzioni la carità che ognuno è portato a scambiare con ogni fratello e la possibilità di continuare a coltivarla.

Per questo nella Settimana della carità non poteva certo mancare questa attenzione ai più piccoli.

Viene dunque proposto un incontro di catechesi dove i volontari Caritas e i catechisti attraverso dei giochi possono collaborare per presentare ai bambini/ragazzi un’occasione di conoscenza e confronto sul tema della carità.

Scarica le proposte per bambini e ragazzi

Tra i tanti temi che la carità porta con sé ci è sembrato opportuno scegliere due insegnamenti da approfondire e sottolineare nell’incontro:

  1. Siamo cristiani e viviamo nel mondo accanto ai fratelli più bisognosi, la nostra fede ci invita a non fare finta di niente
  2. Esercitare la carità significa prenderci cura del Dio presente in ciascuno di noi.

Nella massima libertà di utilizzare e fare propri questi materiali sarà interessante scoprire cosa hanno da insegnarci sul tema i bambini e i ragazzi delle nostre comunità.

Stella Barbati
Operatrice Caritas per la Zona pastorale 1




“Giovani e Vescovi” insieme per generare le «scintille» di un nuovo cammino

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Il cammino insieme è iniziato. Giovani e Vescovi, a partire da sabato 6 novembre, nel Duomo di Milano, hanno intrapreso un percorso nuovo.

«Siamo qui, in un momento di grazia, in questo luogo così significativo, per il nostro territorio, venendo da tutte le chiese di Lombardia, rappresentanti di tanti di cui portate la voce. Voi, giovani, siete qui per collaborare. Il messaggio è una parola che può orientare il cammino e può indicare il futuro. Il messaggero è pieno di ardore, ha un senso di responsabilità per il messaggio che porta. Ma a chi lo dove comunicare, dov’è il destinatario? Forse questa è un’immagine che può descrivere la situazione della Chiesa di oggi, che ha un messaggio, il Vangelo, e ha un ardore, il mandato, ma non sa come fare a portarlo, non sa a chi portarlo e non sa chi è disposto ad accoglierlo. Siamo qui per “generare scintille”: condividere un ardore capace di accendere altri e raggiungere i giovani vostri coetanei». Parole, quelle dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, che corrispondono all’entusiasmo gioioso dei 200 giovani giunti a Milano da tutta la Lombardia, tra cui anche la delegazione cremonese guidata dal vescovo Antonio Napolioni.

Come la Chiesa può impegnarsi concretamente sui temi vitali? Quali i passi su cui lavorare insieme? Quali sono le vie da percorrere?

Interrogativi e slanci che hanno ispirato, già due anni fa, questa proposta, affinché l’esortazione post-sinodale “Christus Vivit” fosse ripresa dalle Chiese lombarde insieme ai giovani.

«Questi due anni in cui il Coronavirus non ci ha permesso di vivere subito questo momento, che era stato pensato come immediatamente successivo al Sinodo dei giovani, sono stati due anni non di sospensione ma di lavoro, che ci hanno permesso di elaborare, di precisare, di approfondire sia i desideri che i bisogni e le aspettative rispetto all’incontro», sottolinea don Stefano Guidi, coordinatore di Odielle (Oratori Diocesi Lombarde), nel saluto e nei ringraziamenti a tutte le Pastorali giovanili della Lombardia, ai direttori degli uffici diocesani e ai loro collaboratori. Presente anche don Michele Falabretti, responsabile della Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana.

Un’intuizione, quella di un cammino insieme, che ha fatto maturare nei Vescovi il desiderio di mettersi in ascolto dei giovani, per comprendere, attraverso caratteristiche e responsabilità diverse, cosa chiede il Vangelo. Seduti agli stessi tavoli, giovani e Vescovi, si sono confrontati in un dialogo costruttivo e profondo, esprimendo con sincerità quanto più stava loro a cuore, scambiando idee e proposte, raccontando esperienze e sogni per il futuro. È l’immagine emblematica dell’incontro del 6 novembre, che annulla ogni distanza, e avvicina in un’occasione straordinaria i giovani ai loro pastori, scoprendo così di camminare verso una meta comune, con l’intento che possa portare dei frutti. Sotto le magnifiche volte delle navate laterali, nel transetto e nell’abside, ad ognuno dei 14 tavoli, strutturato con uno dei dieci Vescovi alla guida delle Diocesi lombarde e i quattro ausiliari di Milano, affiancati da un facilitatore e un segretario, i giovani (tra i 18 e i 30 anni) hanno argomentato, per quasi tre ore, secondo i sentieri delle tematiche di riferimento: vocazione e lavoro; affetti, vita e dono di sé; riti; ecologia; intercultura. Di quanto emerso ne viene raccontata una prima sintesi, nel Salone Pio XII di via Sant’Antonio 5, nel pomeriggio, dagli stessi giovani, accompagnata da una suggestiva illustrazione grafica.

 

«Quali decisioni ci sta chiedendo il Signore, oggi, per essere suoi discepoli? Quali valori condivisi mettere in atto, come persone e come comunità, perché la vita dei giovani lombardi di oggi sia buona, secondo il Vangelo, e lo sia in modo convincente e bello per i giovani stessi? Quali possibilità di vita e quali responsabilità vitali devono essere affidate ai giovani, perché possano essere essi stessi ad arricchire la vita della Chiesa?», sono le domande poste dal Vescovo di Vigevano, mons. Maurizio Gervasoni, delegato della pastorale giovanile della Conferenza episcopale lombarda, che ha sottolineato la sinodalità dell’importante evento vissuto insieme, secondo lo stile di cui il Papa ci chiede di farci interpreti. «Ricorrenti, nelle vostre parole: esperienza, concretezza, coinvolgimento, accoglienza, testimonianza e attenzioni che ci chiederanno di riflettere. È forte in voi una grande esigenza di eticità, di valori, di impegno: l’esigenza di autenticità. Un’altra cosa emersa è la vostra voglia di fare, molte volte avete ribadito: fatti, non parole. E poi la rivendicazione di protagonismo, di un ruolo verso il futuro che sentite che vi spetta, insieme alla richiesta di esperienze di confronto comunitario e di corresponsabilità.

Questo il senso dell’incontro che possiamo raccogliere: ascoltare la voce dello Spirito che ci permette di rileggere, alla luce della fede, la nostra vita e il nostro modo di fare pastorale, affinché possiamo maturare una decisione libera e rinnovata di vita buona… in grado di portare alla lode grata della bontà di Dio che fa cose grandi in ciascuno di noi».

Con un tono umoristico, ma ricco di significato, l’intervento dell’attore comico Giacomo Poretti ha invitato ad elevare lo sguardo, oltre ciò che è concreto. «Vuoi vedere che certi territori, luoghi, dove nascono misteriosamente le cose che più ci fan soffrire e gioire, i sentimenti e i pensieri, non abbiano una residenza rintracciabile? “Anima”: una parola strana, misteriosa, sconosciuta, ma dal suono gentile e impalpabile, leggera come un soffio. Ma come si fa a fare un’anima? Cominci con il ringraziare. Chi? Il Padre eterno. E se non ci credessi? Se fosse tutto un caso? Lei ringrazi il caso, che non ha faticato meno del Padre eterno. Benedica la circostanza ma non si dimentichi mai di ringraziare».

Gratitudine per la giornata vissuta insieme, è stata espressa, in conclusione, da don Stefano Guidi.

Ma «non dobbiamo pensare che l’incontro di oggi sia il capolinea di qualcosa, piuttosto è un trampolino di lancio». Il cammino dovrà proseguire: dalla sintesi del dialogo si elaboreranno delle prospettive che possano coinvolgere e suscitare altri momenti di confronto, con l’orizzonte della GMG di Lisbona del 2023, per sviluppare le linee pastorali giovanili delle nostre Chiese lombarde.

 


 

Di seguito i video delle dirette delle due assemblee plenarie




Antegnate, Messa con l’arcivescovo Perego per l’apertura della Scala Santa

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«La preghiera è stata la forza di Maria e può essere la nostra forza nella vita quotidiana, perché ci rende presente e familiare accanto a noi Gesù Cristo suo figlio». Così l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, il cremonese mons. Gian Carlo Perego, durante la solenne celebrazione di venerdì 5 novembre nella chiesa parrocchiale di Antegnate in occasione della festa della Beata Vergine Maria del Rosario, co-patrona insieme a san Michele Arcangelo.

Il ricco programma preparato in occasione dell’apertura della Scala Santa nella chiesa parrocchiale di San Michele ha avuto come culmine la solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Perego, originario di Vailate e concelebrata dal parroco don Angelo Maffioletti, insieme ad altri sacerdoti del territorio.

La celebrazione eucaristica è iniziata con la processione dei celebranti nel Santuario mariano posto sopra l’altare, percorrendo la Scala Santa, dove la statua della Beata Vergine del Rosario è stata “svelata” nel suggestivo buio della chiesa, illuminato dalle sole candele sull’altare e rotto dalla luce proveniente dalla nicchia dove la statua è posta.

Alla solenne celebrazione, animata dalla corale parrocchiale e dalla banda Luciano Manara di Antegnate, hanno partecipato le autorità civili, in particolare la sindaca di Antegnate Mariangela Riva e il primo cittadino di Barbata Vincenzo Trapattoni, insieme alle diverse associazioni del territorio, fra le quali la protezione civile e il gruppo alpini.

La riflessione nell’omelia del’arcivescovo Perego si è sviluppata intorno alla figura di Maria, madre di Dio, particolarmente venerata ad Antegnate come Madre del Rosario: «L’ascolto della Parola di Dio si unisce all’ascolto comune così da sentire più vicino Maria alle nostre famiglie e alle nostre case – ha spiegato mons. Perego prendendo spunto dal passo evangelico dell’Annunciazione –. Papa Francesco ha detto che il Magnificat ci ricorda come Dio è sempre dalla parte degli ultimi e il suo progetto è spesso nascosto sotto il terreno opaco delle vicende umane che vedono trionfare i superbi, i potenti e i ricchi: la preghiera di Maria diventa un modello per la nostra preghiera, la carità di Maria diventa il nostro stile di vita. La sofferenza di Maria sostiene la nostra sofferenza e il nostro smarrimento da quel 5 novembre 1705 quando è apparsa tra voi in un tempo di sofferenza e di morte come in questo nostro tempo ancora d’incertezza e timore».

Il riferimento di Perego è stato poi alla scelta di Maria come guida della comunità locale: «Scegliendo come patrona la Madonna del Rosario, avete scelto di essere accompagnati dalla principale testimone della passione, morte e risurrezione di Gesù: guardare a Maria impegna perché essa ascolta il Signore, medita le sue parole, soffre con il Figlio».

La cura dell’ascolto della Parola del Vangelo è quindi stata al centro della riflessione dell’arcivescovo di Ferrara-Comacchio: «Impariamo da Maria ad ascoltare il Signore. Quante volte spesso trascuriamo questo aspetto. La nostra fede si indebolisce senza l’ascolto della Parola di Dio: leggerla personalmente a casa, ascoltarla nella celebrazione eucaristica ogni domenica, affidarsi alla Parola in diverse occasioni della vita significa come Maria fidarci del Signore più che degli altri – ha quindi proseguito mons. Perego –. Impariamo da Maria a meditare la Parola di Dio, cioè conservarla nel nostro cuore così che ogni decisione e scelta della vita sia fatta in compagnia del Signore e impariamo da Maria a meditare la Parola di Dio, cioè conservarla nel nostro cuore, così che ogni decisione e scelta della vita sia fatta in compagnia del Signore».

Mons. Perego ha quindi concluso la sua riflessione ricordando come Maria sia anche Madre della Chiesa: «Maria con i discepoli inizia la vita della Chiesa insieme agli apostoli. Come Maria dobbiamo sentire la Chiesa come la nostra casa, che ci aiuta a vivere il nostro battesimo». E ancora: «Sentite la Chiesa non solo un luogo, ma come una famiglia, come ha fatto Maria dopo la Pasqua: nel ricordo della visita di Maria nella nostra terra la prego con voi come la Madonna del rosario».

Al termine della celebrazione l’omaggio alla Madonna da parte di tutta la comunità tramite il dono di un cero da parte del sindaco di Antegnate e la benedizione dell’arcivescovo Perego di una targa degli alpini in memoria del milite ignoto.

La solenne celebrazione eucaristica è stata al centro di un ricco programma in occasione dell’apertura della Scala Santa, anticipata da una veglia la sera del giovedì, le celebrazioni eucaristiche del venerdì con la preghiera dei bambini al Santuario e l’apertura della stessa durante tutto il giorno. Ulteriori appuntamenti lo spettacolo teatrale “La carne del paradiso. Sui passi di Maria” in chiesa nella serata di sabato 6 novembre; per poi concludere con la Messa d’inizio anno catechistico la domenica mattina e i gonfiabili nel pomeriggio al Centro Incontri Cultura.

 

La devozione di Antegnate

Quando nel 1705 i francesi assediarono l’antico borgo di Antegnate, nella bassa bergamasca, poco prima dell’assalto videro sulle mura una moltitudine di soldati. Erano guidati da un condottiero che prendeva ordini da una donna ferma sul soglio della chiesa: dentro l’edificio, impauriti, si erano rifugiati anziani, donne e bambini. L’esercito francese pensando di essere in posizione d’inferiorità decide di non attaccare e solo successivamente avrebbe scoperto che non vi era alcun soldato a presidiare Antegnate e che quella donna era identica alla statua della Madonna del Rosario venerata dagli abitanti del luogo.

Questi eventi miracolosi sono ancora oggi ricordati con grande fede e devozione dai fedeli della quattrocentesca chiesa di San Michele: dietro l’altare maggiore, ma in posizione elevata, si trova un piccolo santuario dedicato alla Vergine al quale si accede tramite una Scala Santa che viene aperta eccezionalmente quattro volte l’anno.

Nel piccolo Santuario ancora oggi è conservata la preziosa statua della Madonna, rivestita di abiti preziosi e incoronata con corone del Capitolo vaticano. La Scala Santa viene aperta ai fedeli il 29 settembre, il 5 novembre (memoria dell’assedio), il Venerdì santo e la Domenica in Albis (anniversario dell’incoronazione della statua) e in queste occasioni è possibile ricevere l’indulgenza.




«C’è un fermento di carità capace di generare»: a Chiesa di Casa numeri e azioni della Borsa di Sant’Omobono

 

Nell’appuntamento di questa settimana, la rubrica di approfondimento Chiesa di Casa affronta il tema della carità. Si avvicina, infatti, la tradizionale Settimana della carità, che come ogni anno ricorre per la diocesi in occasione della solennità di Sant’Omobono, patrono della città e della diocesi e padre dei poveri, e della Giornata mondiale dei poveri che da cinque anni si celebra nella seconda domenica di novembre.

Ospiti in studio, intervistati da Riccardo Mancabelli, sono stati don Pierluigi Codazzi, direttore di Caritas Cremonese e Alessio Antonioli, operatore del Centro di Ascolto della Caritas diocesana: al centro della trasmissione le iniziative di solidarietà proposte alle comunità della Chiesa cremonese, in particolare la Borsa di Sant’Omobono, il fondo istituito per far fronte alle situazioni di fragilità economica sul territorio, riproposto e rilanciato a un anno dalla sua istituzione.

Nel dialogo, don Codazzi descrive la carità come «una dimensione che deve essere vissuta da tutti, nelle nostre comunità» e, riferendosi ad Omobono, spiega che il Santo patrono «ha generato e continua a generare questa attenzione all’altro che è dimensione fondativa del nostro essere credenti».

Il messaggio per la Giornata mondiale dei poveri di Papa Francesco ha proposto come tema: «I poveri li avete sempre con voi». A questo proposito, Alessio ha portato all’attenzione i dati riguardanti la povertà nella nostra diocesi: è in aumento non solo numero dei poveri, ma anche dei cosiddetti «nuovi poveri», cioè persone, famiglie che mai si sono rivolte alle parrocchie, alle Caritas, o alle San Vincenzo parrocchiali.

Durante la trasmissione si è offerta poi l’occasione per un report sul primo anno di azione sul territorio della Borsa di S. Omobono: circa 400 sono i nuclei familiari aiutati nell’ultimo anno, con un contributo complessivo di circa 160 mila euro, erogato grazie all’impegno delle equipe Caritas nelle zone pastorali, delle parrocchie, delle associazioni, dei Comuni e dei gruppi di solidarietà. Gli ambiti di intervento sono vari e non esclusivamente di natura economica: dalle cure mediche non coperte dal sistema socio-sanitario nazionale alle esigenze dei più giovani, come lo studio o il doposcuola; inoltre, aggiunge Alessio «altra voce importante è la possibilità di aiutare a recuperare capacità lavorativa, oppure i corsi di formazione professionale che aiutino nella ricerca di un lavoro».

Le necessità dei poveri includono anche «quelle solitudini nel microcosmo delle nostre comunità che non passano attraverso il Centro di Ascolto», come spiega don Codazzi, aggiungendo anche che, per capire le esigenze reali delle persone, « si corresponsabilizza il territorio perché lo si ritiene l’elemento più vicino al bisogno», dunque la gestione della Borsa non è centralizzata, ma dalle parrocchie, dalle zone pastorali. Secondo don Codazzi, infatti, «C’è un fermento, nei territori, che è davvero generativo».

Anche il Centro di Ascolto si muove per i bisogni effettivi dei poveri. Da un lato, come ricorda Alessio, esiste chi approfitta dei servizi offerti e, per questo, viene richiesta sempre la documentazione; dall’altro lato, però, c’è anche chi, per vergogna, rimane fuori da questa attenzione e non comunica il proprio bisogno. A tal proposito, secondo Codazzi, la sfida sta nell’educarsi a entrare in questa mentalità: «dev’essere contagiosa l’attenzione all’altro, dovrebbe diventare una normale aspetto della vita». L’invito,  non è solo quello di fare offerte, ma soprattutto una sollecitazione ad accorgersi, vedere il bisogno dell’altro, sempre in rapporto ad una comunità che si muove nella medesima direzione.

 

Borsa di sant’Omobono: un anno di impegno da rinnovare




Beni culturali: don Gaiardi entra nel Comitato CEI per la valutazione dei progetti

L’incaricato diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Ufficio per l’Edilizia di Culto, don Gianluca Gaiardi è stato chiamato dalla Segreteria generale della CEI a far parte del “Comitato per la valutazione dei progetti di intervento a favore dei beni culturali ecclesiastici e dell’edilizia di culto”.

Don Gaiardi entra dunque a far parte dell’organismo nato nel 2016 dalla unificazione dei comitato dell'”Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici” e del “Servizio Nazionale per l’edilizia di culto” e oggi presieduto dal vescovo di Aosta Franco Lovignana e di cui fanno parte il direttore dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto don Valerio Pennasso e i rappresentanti delle diverse aree geografiche italiane.

Il sacerdote cremonese farà parte della sezione “Beni culturali” del Comitato in qualità di rappresentante dell’area Italia settentrionale

Biografia
Don Gianluca Gaiardi è nato ad Orzinuovi (Brescia) il 21 dicembre 1971 ed è stato ordinato sacerdote il 22 giugno 1996 mentre risiedeva nella comunità di Soncino. È stato vicario a Covo dal 1996 al 2000, quindi a Brignano Gera d’Adda dal 2000 al 2005 e a Vailate dal 2005 al 2009.
Dal 2009 era vicario nella comunità di S. Maria Immacolata e S. Zeno in Cassano d’Adda.

Il 16 giugno 2016 mons. Napolioni lo ha nominato incaricato diocesano per i Beni e le attività culturali; quindi a metà luglio dello stesso anno gli ha anche affidato la guida delle comunità di S. Felice martire e S. Savino Vescovo in Cremona di cui è tuttora parroco.