E se restassimo a guardare mentre toccano, sporcano, assaggiano…




Ci troviamo (ancora) all’oratorio tra bar, campetto e chiesa




Alla Casa delle Arti e del Gioco Mario Lodi continua a fare scuola




Inventiamo un altro “Monopoli” che ci appassioni all’equità




Un tuffo nel mondo a colori di Cremona Bricks




«Un milione di giocattoli» scampati alle “web-macchine”




La mia porta dei sogni




Con Riflessi «non smettiamo di giocare». Online la nuova edizione del mensile digitale diocesano

«“Qui non stiamo mica giocando”. Eh no, oggi siamo gente che si prende sul serio, non ha tempo da perdere, fa i conti con un mondo tragico che non ammette distrazioni. Adulti. Il gioco (e i giochi) finiscono così ad occupare qualche angolo della memoria, dettagli colorati di una vita fa».

Inizia così, tra le prime righe dell’introduzione, il numero trenta del mensile diocesano Riflessi, online da questo fine settimana con l’edizione dedicata al tema dei giochi. Uno sguardo romantico, all’infanzia rimasta indietro di qualche decennio che riaffiora dai primi servizi: una clip in cui quattro personaggi noti sul territorio portano davanti alle telecamere il giocattolo che li ha fatti sognare, un suggestivo reportage fotografico dalla fiera del giocattolo d’epoca, un tuffo tra i mattoncini colorati di CremonaBricks.

SFOGLIA QUI L’EDIZIONE

Accanto ai teneri ricordi, ai sorrisi dei piccoli, ai campetti dell’oratorio, agli eroi da videogames e agli inventori di giochi da tavolo, i “riflessi” della realtà posano lo sguardo sui temi dell’educazione digitale, esplorare il metaverso, ricordare la lezione del maestro Mario Lodi, raccontare la storia di chi cerca riscatto dall’azzardo o dalla pressione mentale che sfigura lo sport, riconoscere le strategie ludiche del marketing con un’esperta dell’università Cattolica.

«Non abbiamo smesso di giocare – si legge ancora nell’introduzione firmata dal coordinatore del progetto Filippo Gilardi –. Qualche volta però ce ne dimentichiamo. E allora finisce che scambiamo il gioco per qualcos’altro. O (e forse è ancora peggio) per scambiare tutto il resto per un gioco. No, la vita non è un gioco. Non serve aspettare di diventare adulti per impararlo. Ne è semplicemente una parte. Una parte bella, necessaria, adatta ad ogni età, con le sue regole, i compagni e gli avversari. Partite che iniziano e finiscono, per poter ricominciare, poi. Per non restare ricordi. Per non confondere l’inganno della finzione con il potere della fantasia».




Novanta pellegrini con il Vescovo a Lourdes: «Seguiamo Maria per ripartire da suo Figlio»

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È stata giornata intensa e piena di gesti forti quella che ha caratterizzato l’inizio del pellegrinaggio diocesano a Lourdes insieme al vescovo Antonio Napolioni.
Al pellegrinaggio diocesano, il primo organizzato dall’arrivo della pandemia dall’Ufficio Pellegrinaggi e Turismo con il coordinamento tecnico della agenzia ProfiloTours, partecipano una novantina di cremonesi provenienti da tutte le zone della diocesi, tra cui il Consiglio generale delle Suore Adoratrici guidate dalla madre superiore madre Isabella Vecchio, e diversi sacerdoti diocesani tra cui don Roberto Rota, incaricato diocesano per i pellegrinaggi e il turismo e don Gianpaolo Maccagni, vicario episcopale per la pastorale e il clero.

Dopo l’arrivo in albergo, nella mattinata di lunedì 25 aprile, i partecipanti al pellegrinaggio si sono recati alla grotta per l’apertura del pellegrinaggio con la recita della preghiera dell’Angelus.

Nel primo pomeriggio si è poi svolta la suggestiva e sentita Via Crucis, con le statue a grandezza umana collocate lungo il promontorio adiacente il santuario.

A seguire la celebrazione della Messa nella basilica dell’Immacolata Concezione presieduta dal vescovo di Cremona che ha ripreso alcune invocazioni della via Crucis: «Non siamo mai abbastanza e pienamente discepoli di Gesù: tanti sono i momenti di conversione che non hanno ancora l’ultima parola, perché finché siamo su questa terra siamo da convertire ancora davvero». Quindi nelle parole del vescovo Napolioni il riferimento alla guida della Madonna: «Credo che Maria abbia questo in serbo per noi: consegnarci Gesù per ripartire da Lui. Seguiamo le orme del Vangelo con Maria che è davanti a noi, come tutta la Chiesa dei santi e dei santuari, quel luogo e quella meta di cui ci faremo pellegrini anche tornati a casa».

Nella seconda giornata di pellegrinaggio è prevista la visita al paese di Lourdes e ai luoghi in cui santa Bernadette ha vissuto, la processione eucaristica e la partecipazione serale alla preghiera “aux flambeaux”.

Il vescovo Napolioni presiederà il santo Rosario in lingua italiana trasmesso in televisione nel pomeriggio di mercoledì 27 aprile, prima della chiusura del pellegrinaggio e del ritorno a Cremona.




Primo maggio, don Bignami: «La sicurezza sul lavoro fa bene anche al Pil»

“L’attenzione alla sicurezza sul lavoro è veramente un investimento che garantisce anche il miglioramento stesso del Pil”. Lo afferma don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, in una videointervista realizzata in occasione del 1° maggio, festa di san Giuseppe lavoratore.

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Commentando i contenuti del sussidio diffuso per la ricorrenza, don Bignami sottolinea che “il tema della cura è fondamentale in questo passaggio storico. Siamo ancora dentro una pandemia e, contemporaneamente, è scoppiata una guerra”. “Ci rendiamo conto – prosegue – di come per uscire da una pandemia sia stata fondamentale la cura, investire nella cura. Che è cura sanitaria ma innanzitutto centralità della persona. Se guardo le immagini di guerra di questi giorni si vede chiaramente come gli uomini sono quelli che combattono mentre le donne si prendono cura dei bambini e degli anziani. Un modello che va assolutamente superato: tutti dobbiamo imparare a prenderci cura, senza questa visione non ci sarà davvero un cambio di prospettiva, una vera innovazione sociale ma anche una vera innovazione nel campo del lavoro”.

No a lavoro nero, morti bianche, caporalato e sfruttamento degli immigrati nel messaggio della Cei per il 1° maggio

Rispetto alla drammaticità legata all’elevato numero di morti sul lavoro, don Bignami sottolinea che “nel periodo della pandemia abbiamo avuto il boom dello smart working, questo significa meno persone nei luoghi di lavoro, meno persone in viaggio per raggiungere i luoghi di lavoro. Ma paradossalmente nel 2021 abbiamo avuto 1.221 morti sul lavoro, senza contare il sommerso dei lavoratori in nero e degli incidenti non denunciati. Il quadro è veramente drammatico”. “Anche nei primi mesi del 2022 – aggiunge – c’è stato un aumento del 47% degli incidenti sul lavoro rispetto al 2021. Drammaticamente nei luoghi di lavoro nel momento di crisi viene visto l’investimento sulla sicurezza come qualcosa che va tagliato”. Ma “vedere nella sicurezza un costo è un problema grave perché significa mettere a repentaglio la vita delle persone e non comprendere che la vera ricchezza sono le persone”. In questi giorni, “la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro ha reso noto che gli infortuni e le malattie professionali sono anche un onore economiche perché incidono sul Pil per una percentuale che va dal 3 al 6%”. “Questo significa che non stiamo capendo il valore culturale di un investimento sulla sicurezza del lavoro e la possibilità di garantire la massima sicurezza a tutti quelli che lavorano, soprattutto in condizioni più onerose e pesanti”. Oltre a ricordare le vittime degli incidenti sul lavoro, don Bignami invita tutti all’impegno affinché “si cerchi di formare le coscienze perché questo non accada più”.