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Giornata di Raccolta del Farmaco: l’iniziativa nazionale sabato anche in una ventina di farmacie del territorio

Sabato 13 febbraio a Cremona e in tutta Italia si svolge la Giornata di Raccolta del Farmaco (GFR 2016), iniziativa giunta ormai alla XVI edizione, promossa e organizzata dalla Fondazione Banco Farmaceutico Onlus, in collaborazione con Federfarma, FOFI e CDO Opere Sociali. Durante la giornata, nelle farmacie che aderiscono all’iniziativa, sarà possibile acquistare farmaci da automedicazione che saranno donati a persone prive di risorse o in grave povertà economica, che non possono quindi permettersi l’acquisto di medicinali.

3.700 le farmacie italiane che partecipano, distribuite in più di 1.200 comuni. Più di 14 mila volontari accoglieranno i cittadini che vorranno compiere un significativo gesto di solidarietà per i più bisognosi.

Anche a Cremona la raccolta è stata promossa e organizzata grazie al coordinamento di Agazio Galati, referente per la città. Nel corso del tempo è aumentato sempre di più il numero dei negozi coinvolti sul territorio cremonese e anche quest’anno si registrano due nuovi partecipanti, ovvero le Farmacie Comunali di Casalmaggiore e di Vicobellignano.

L’elenco delle Farmacie cremonesi che aderiscono all’iniziativa

Paolo Mirri, responsabile diocesano di Comunione e Liberazione, spiega i principi alla base in questa iniziativa: «Quello del Banco Farmaceutico è un gesto positivo che educa la comunità, a partire da ciascuno di noi, a considerare che l’altro  (chiunque esso sia) è un bene per sé e quindi meritevole del nostro aiuto. E di questi tempi ne abbiamo proprio bisogno. Molto spesso, infatti, ci guardiamo con reciproco sospetto o faziosità preconcetta, elementi questi che minano la costruzione e la crescita della nostra società, caratterizzata da una libertà malata. Donare un farmaco, infatti, vale più di mille buoni discorsi, genera una umanità nuova, corrispondente al desiderio di bene che dovrebbe essere racchiuso nel cuore di ogni uomo».

Quest’anno è più che mai importante partecipare alla raccolta. Da quanto emerso lo scorso anno, è sempre in aumento la richiesta di farmaci da parte di persone che non possono procurarseli autonomamente. L’Osservatorio Donazione Farmaci di Banco Farmaceutico – intercettando le esigenze degli enti caritativi che operano sul territorio nazionale – ha infatti segnalato un incremento del 6,4% delle richieste.

A beneficiare di questa giornata di solidarietà saranno le oltre 400.000 persone che quotidianamente sono assistite dai 1.638 enti caritativi – molti anche nel territorio cremonese – che collaborano con la Fondazione Banco Farmaceutico in tutta Italia. In 15 anni, durante la GRF, sono stati raccolti oltre 3.750.000 farmaci, per un controvalore commerciale superiore ai 22 milioni di euro.

Enti cremonesi che collaborano con il Banco Farmaceutico

La Giornata di Raccolta del Farmaco ha anche quest’anno ottenuto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, il patrocinio di AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Pubblicità Progresso e il logo del Giubileo della Misericordia, il sostegno di ASSOSALUTE, DOC Generici, EG EuroGenerici, Intesa San Paolo, Teva Italia, il supporto dei media partner Avvenire, TV2000, Gruppo 24 Ore, Agenzia SIR e la collaborazione della testata nazionale TGR e del Segretariato Sociale Rai. Nella Repubblica di San Marino ha ottenuto l’Alto Patrocinio degli Eccellentissimi Capitani Reggenti e il Patrocinio del Congresso di Stato e dell’Istituto per la Sicurezza Sociale.

Per ulteriori informazioni visitare il sito www.bancofarmaceutico.org

Locandina della Giornata Raccolta Farmaco 2016




Io sono Caino. Domenica al Maristella per TdS Ivo Lizzola e Luciano Eusebi sulla giustizia riparativa

Sarà la beatitudine dei misericordiosi il cuore del sesto incontro di Tds-Traiettorie di Sguardi, percorso che mensilmente richiama decine di giovani dalla diocesi all’oratorio del Maristella in via Agreste, a Cremona. Domenica 14 febbraio i docenti Luciano Eusebi, ordinario di Diritto penale all’Università Cattolica di Milano, e Ivo Lizzola, ordinario di Pedagogia all’Università di Bergamo, interverranno sul tema “Io sono Caino”, soffermandosi sulla pratica della giustizia riparativa. Due ospiti particolarmente interessanti che nel loro lavoro accademico si sono occupati diverse volte di fragilità e riconciliazione.

Si cercherà di riflettere sul significato della pena inflitta a chi compie un reato e sulla possibilità di ritessere un rapporto tra le vittime e gli stessi autori del reato. Un percorso che parte dall’ammissione della colpa e mette in campo la riparazione, rompendo i meccanismi del disprezzo e del male. Il dolore di chi ha recato offesa e violenza vale come risarcimento, ripianamento del torto, oppure può valere piuttosto come energia, come forza per un percorso di nuovo inizio.

Come sempre, l’incontro inizierà alle 18.30 con l’accoglienza e un breve momento di preghiera e si concluderà, dopo il confronto con gli ospiti, con una cena condivisa in oratorio.

Terminano così gli appuntamenti di quest’anno sulle beatitudini al Maristella, che hanno visto la partecipazione di molte personalità, che hanno portato la loro testimonianza e il loro contributo da contesti e ambiti diversi, e di un gruppo di giovani cremonesi desiderosi di riflettere sul tema proposto per quest’anno pastorale.

Il percorso di TdS si concluderà con la Veglia delle Palme di sabato 19 marzo al Palazzetto dello Sport di Ca’ de Somenzi, il tradizionale momento di preghiera diocesano tutto dedicato a giovani e adolescenti, che per la prima volta sarà presieduto dal vescovo mons. Antonio Napolioni.

La locandina dell’incontro




Educare alla differenza: al Centro pastorale un corso per educatori ed insegnanti

Dar voce al maschile e al femminile attraverso diversi linguaggio espressivi. Questo l’intento del corso “Educare alla differenza nella differenza”, promosso da diverse agenzie educative cremonesi. L’iniziativa – proposta da Azione Cattolica, Consultorio Ucipem, Cooperativa Iride e Centro Italiano Femminile, in collaborazione con l’Università Cattolica di Piacenza – è dedicata a insegnanti, educatori e a quanti ricoprono un ruolo formativo.

Attraverso l’esplorazione di alcune forme espressive come il teatro, la lettura, il gioco, il cinema, guidati da docenti e professionisti, sarà possibile porsi in ascolto dei vari modi attraverso cui l’umano si racconta e si esprime. Durante i tre incontri si alterneranno momenti teorici a esperienze di laboratorio e ogni volta verranno affidati ai corsisti piccole consegne di lavoro e ricerca da discutere in gruppo negli incontri successivi.

È questa un’occasione per trovare nuove strategie che aiutino i giovani ad abitare il variegato universo di oggi, senza rinunciare a solidi punti di riferimento, pur nell’accoglienza critica e rispettosa della varietà dell’umano.

Tutti gli incontri si terranno al Centro pastorale diocesano di Cremona, in via Sant’Antonio del fuoco 9/A, dalle ore 9 alle 12.30. Il corso è gratuito. Per iscriversi è necessario inviare la propria adesione all’indirizzo mail cifcremona@gmail.com entro domenica 7 febbraio.

Il calendario degli incontri

  • Sabato 13 febbraio – Riflettersi sullo schermo: stereotipi di genere nel cinema e nella fiction. Intervengono Daniele Bruzzone e Alessandra Augelli.
  • Sabato 27 febbraio – Differenze in gioco: un approccio ludico per una questione seria. Interventi di Elisabetta Musi e Enrico Carosio.
  • Sabato 12 marzo – La maschera e il volto: le differenze attraverso il teatro, con Antonella Arioli e Fabio Giannotti.

La locandina del corso




«Voi siete preziosi». Il vescovo Antonio in visita a Casa Speranza

A poche ore dalla celebrazione di ordinazione, il vescovo Antonio sta già incontrando alcune realtà della diocesi. Come egli stesso ha sottolineato in Cattedrale nel suo primo saluto ai cremonesi al termine dell’ordinazione episcopale, l’attenzione alle realtà più fragili e marginali della società dev’essere per tutti di primaria importanza e modalità concreta. È per questo che nella mattina di domenica 31 gennaio ha voluto cominciare le sue visite sul territorio cremonese proprio dalla Casa della Speranza, nel quartiere di Borgo Loreto, in città. Accolto dagli ospiti, dai volontari e dal personale sanitario ed educativo, si è soffermato con tutti, dedicando ad ognuno un particolare saluto.

Da Casa Speranza aveva iniziato il suo ministero anche il vescovo Dante, che nel 2001 aveva visitato questa realtà – fortemente desiderata dal predecessore mons. Niccolini – da poco sorta per accogliere malati di AIDS. Lo ha ricordato don Antonio Pezzetti, direttore di Caritas Cremonese, che a nome di tutti i presenti ha dato il benvenuto a mons. Napolioni. Così ha fatto anche suor Margherita, della congregazione delle Suore Catechiste di Sant’Anna, che ormai da tre anni offre servizio a Casa Speranza. «Per noi è importante che questa sia una casa, e una casa di speranza», ha affermato la religiosa, ricordando quanto sia difficile la realtà della malattia e del dolore, che diventa però sostenuta e carica di speranza se accompagnata dalla preghiera costante.

 

Il saluto di Suor Margherita della Congregazione delle Suore di Sant’Anna

 

Anche un ospite della Casa ha dato il suo benvenuto al Vescovo, che ha ascoltato attentamente le sue parole cariche di emozione e di gratitudine. Ricordando l’immagine proposta da Papa Francesco, ha paragonato questa struttura a un «piccolo ospedale da campo dopo una battaglia», luogo in cui si ricevono non solo cure fisiche, ma è costante la cura di assistenti sanitari e volontari che con la loro presenza fanno nascere gioia e conforto anche da situazioni drammatiche. Il pensiero è andato naturalmente anche verso coloro che sono stati ospiti della Casa che hanno concluso positivamente il loro percorso, ma soprattutto verso quanti non ce l’hanno fatta.

 

Il saluto di un ospite al Vescovo

 

Anche Massimo, volontario nella struttura, ha raccontato la «scuola di vita» che si crea in questa particolare famiglia: proprio quando la persona è posta al centro dell’attenzione, si comprende che «siamo tutti fratelli che camminano nella stessa direzione». Al Vescovo, dunque, la richiesta di una particolare attenzione soprattutto nella guida spirituale e nella vicinanza nella preghiera per continuare al meglio questa esperienza.

 

L’intervento di un volontario

 

Mons. Napolioni ha così visitato con grande interesse i locali della Casa, dagli spazi comuni ai laboratori in cui vengono svolte attività manuali ed artigianali.

«Una realtà come questa riscrive l’alfabeto delle cose». Il Vescovo ha così giocato con gli ospiti di Casa speranza, inventando per la sigla AIDS, un nuovo paradigma che non elimina certo la sofferenza, ma la trasforma in speranza. Amore, attenzione…, impegno, dono, dolore…, servizio. Verità ed esperienze che scaturiscono dalla cura e dalla pazienza con cui ci si accosta alle persone più fragili, ricordandosi sempre che sono proprio loro il centro della vita cristiana, grazie alle quali si rende vivo l’incontro con il Signore. «Siete preziosi: la comunità ha realizzato questa casa non solo per voi, ma anche per noi, per capire meglio cos’è la vita».

 

L’intervento del vescovo Antonio

 

Durante la mattinata il Vescovo ha anche incontrato i piccoli ospiti della Casa d’Oro, centro accanto a Casa Speranza in cui bambini con varie disabilità possono passare alcune ore della giornata, affidati a personale sanitario ed educativo. «Le armi segrete di Dio», così il vescovo Antonio ha definito i giovani ospiti, intrattenendosi con loro. Guidato dalla dottoressa Laura Anni, mons. Napolioni si è così soffermato nei vari spazi della struttura, ammirando gli sforzi e la passione che viene dedicata a queste fragilità. «Sono queste situazioni più disastrate – ha affermato il Vescovo – che ci riconducono alla vera umanità».

 

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Cinque strade per Cracovia: il cammino verso la GMG 2016

Si avvicina per giovani ed educatori il tempo della preparazione in vista della Gionata mondiale della Gioventù: per partire verso Cracovia non basta, infatti, dedicare solo qualche sguardo distratto al tema di quest’anno o conoscere nel dettaglio programmi e spostamenti stabiliti. Occorre accompagnare quanti desiderano partecipare in un cammino di preparazione che renda davvero unico ed significativo il pellegrinaggio. Lo ricorda don Paolo Arienti, responsabile della Pastorale Giovanile, che ha richiamato con una lettera a tutti i sacerdoti alcune indicazioni fondamentali per non arrivare impreparati alla GMG 2016. Cinque i concetti fondamentali su cui porre l’attenzione prima di partire per la Polonia.

CAPIRE. Molte sono le trasformazioni che la GMG di Cracovia sembra mettere in atto, proprio a partire dalle età coinvolte: l’adesione al pellegrinaggio non dev’essere incondizionata, ma, piuttosto, fondarsi sul desiderio di prendere parte al viaggio come esperienza fondante per la propria fede. Nasce dalla fede la volontà di iniziare questo cammino e bisogna comprendere che la meta non è certamente un Papa simpatico e carismatico – per quanto possa essere questo importante -, ma l’incontro con la Croce.

IMMAGINARE che la GMG non è l’obiettivo, né la meta della preparazione, ma rimane uno strumento che, insieme ad altri percorsi ed altre proposte, stimola la riflessione dei giovani sulla propria vita e la propria fede.

PARTIRE non consiste solo nel preparare lo zaino, ma cominciare a muoversi mentalmente verso la meta, che non è solo un luogo fisico ma anche un annuncio, una buona notizia: beati i misericordiosi. È bene organizzare momenti di riflessione in cui parlare di questo tema un po’ scomodo che il Vangelo ci consegna e interrogarsi su quanto questo possa riguardare la propria vita.

RITORNARE dopo aver fatto esperienza è necessario non solo cercare di fare memoria una volta tornati a casa, ma radicarsi in ciò che si è vissuto non restando solo «avventurieri dello spirito», in modo che la fede vissuta arrivi ad orientare le scelte e la stessa vita.

RESTARE davanti alle croci. Soprattutto dove esse resistono, davanti all’illusorio benessere, di fronte al «tutto e subito» che sembra ormai diffuso ovunque. Proprio ai giovani, che sperimentano anch’essi l’esperienza della sofferenza, è necessario insegnare a rimanere vicino alle situazioni difficili, faticose, che richiedono sforzi maggiori e maggiore forza d’animo. Grande sfida sia per chi parteciperà alla GMG, sia per chi rimarrà a casa, perché «in ballo c’è un altro viaggio di cui la GMG è espressione, richiamo, sintesi».

La lettera di don Paolo Arienti

 

Alcune note tecniche.

  • Le iscrizioni sono aperte in diocesi fino alla fine di febbraio.
  • A livello nazionale si è scelto di non proporre la GMG ad adolescenti troppo giovani, preferendo riservare l’accesso all’arco di età almeno dalla classe 1999, massimo 2000, con attenzione alla maturità dei ragazzi.
  • Nel programma è previsto un gemellaggio che prevede la conoscenza della chiesa locale e la possibilità di vistare il campo di concentramento di Aushwitz, sperimentando così l’incontro con una cultura diversa dalla nostra e con una parte imprescindibile della storia europea.

Le proposte di pellegrinaggio della pastorale giovanile

Incontri di formazione.

La diocesi propone nei mesi primaverili tre incontri di preparazione per le diverse zone:

«Esci dalla tua terra e va’». La GMG e il cammino dei giovani: l’avventura del pellegrinaggio.  

Domenica 10 aprile nelle zone 1-2;

Venerdì 15 aprile nelle zone 9-10-11;

Venerdì 22 aprile nelle zone 5-6-7-8;

Venerdì 29 aprile nelle zone 3-4.

 

«Egli era la luce, ma le tenebre non l’hanno accolto». La fede, la cultura, il bene e il male in terra polacca.

Domenica 8 maggio nelle zone 1-2;

Venerdì 13 maggio nelle zone 9-10-11;

Domenica 15 maggio nelle zone 5-6-7-8;

Venerdì 20 maggio nelle zone 3-4.

 

«Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia». Le provocazioni della GMG di Cracovia.

Domenica 12 giugno incontro diocesano a Cremona (a breve la sede e l’orario)

Vai allo speciale GMG del nostro portale




Anche i cremonesi al Family Day: in 500 a manifestare contro il decreto Cirinnà

Era presente anche una folta delegazione cremonese al Family Day che si è tenuto a Roma domenica 31 gennaio: circa 500 persone si sono dirette, con pullman e macchine, nella Capitale. Deciso a manifestare contro il ddl Cirinnà, il Comitato cremonese “Difendiamo i nostri figli” è sceso in piazza insieme ad altre associazioni e famiglie italiane, che hanno gremito il Circo Massimo. 

«Una distrazione grave ed irresponsabile rispetto ai veri problemi d’Italia». Così è stato definito dalle famiglie cremonesi la tanto discussa legge sulle unioni civili. Con pullman e mezzi personali genitori e figli si sono allora messi in viaggio per sostenere il loro disappunto nei confronti di questo decreto che sembra minare alcuni valori cardine alla base della famiglia.

L’appello dei cremonesi si è così unito all’accorato richiamo al Governo a non sottovalutare l’importante questione in gioco. Per esprimere al meglio questo dissenso si è scelto di organizzare una manifestazione pacifica, senza toni esasperati, per mostrare, come ha ricordato lo stesso portavoce del Family Day, Massimo Gandolfini, un «sentire comune» in materia di famiglia. Un appello che, secondo il Comitato cremonese, la politica non deve ignorare.

Anche la delegazione di Cremona ha dunque manifestato il suo intenso impegno in difesa della famiglia tradizionale, che non è piccolo residuo di una vecchia cultura, ma segno di autentica umanità. A Roma non si è andati per ottenere qualche piccolo cambiamento nella nuova legge – afferma il Comitato – ma si è voluto lottare per ottenere il totale respingimento del decreto.

Tra le grandi questioni sulle quali i partecipanti al Family Day non hanno intenzione di trattare vi sono sicuramente l’affido di bambini da parte di coppie omosessuali e la pratica dell’utero in affitto. Entrambe considerate azioni inaccettabili, in quanto non tutelano i diritti dei più piccoli e annullano qualsiasi limite all’uomo di oggi.

Il forte appello è dunque alle forze politiche in gioco, soprattutto in vista delle prossime elezioni, a non dimenticarsi di questa ampia fetta di popolazione che continuerà a difendere i diritti dei bambini e della famiglia.




Esercizi spirituali e momenti di incontro: tutte le proposte delle Suore Adoratrici a Lenno

Anche quest’anno sono numerose le iniziative proposte delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento nella casa di spiritualità di Lenno, sul lago di Como. Da aprile ad ottobre diversi appuntamenti – tra esercizi spirituali, ritiri e incontri biblici – dedicati a religiosi e laici di tutte fasce d’eta, dai giovani agli anziani. Tra le iniziative anche una proposta di giornate di riflessione e scambio per persone che si sentono sole, a cura della psicologa Piera Grignolo. Saranno diversi sacerdoti a condurre ed animare i momenti di preghiera.

Nella cornice delle colline comasche, la Casa di spiritualità delle Suore Adoratrici ospita gruppi per esercizi spirituali, ritiri ed incontri. Il silenzio e il contatto con la natura aiutano ad entrare in un clima di pace e di riflessione quanti scelgono di fermarsi nella Casa. Tra gli ambienti in cui sostare per la preghiera e la contemplazione è presente anche la Cappella, che ospita i preziosi mosaici dell’artista e teologo sloveno Marko Ivan Rupnik.

Di seguito le iniziative in agenda:

5/6 aprile 2016
Giornate di approfondimento e spiritualità per sacerdoti in occasione del giubileo della Misericordia

Su come celebrare la Riconciliazione per far incontrare la misericordia del Padre, guidate da don Marco Busca della diocesi di Brescia

9 – 10 aprile 2016
Giornate di riflessione e scambio per persone che sono o si sentono sole

“La solitudine come dono accolto e condiviso”, è il titolo della proposta pensata in particolare per vedove/i, anziani soli, separati/e guidata dalla psicologa Piera Grignolo

22 – 25 aprile 2016
Esercizi spirituali per laici

guidati da don Michele Gianola, del seminario di Como

7 – 13 agosto 2016
Esercizi spirituali per giovani

guidati da don Gian Battista Rizzi

23 – 29 ottobre 2016
Esercizi spirituali per religiosi e religiose

guidati don Gian Battista Rizzi

Per qualsiasi informazione è possibile consultare il sito delle suore adoratrici www.suoreadoratrici.it.

Il volantino con gli incontri 2016




Giona e le forme della Misericordia: a Caravaggio corso biblico a cura di mons. Vignolo

Il Dio misericordioso non è solo protagonista del Nuovo Testamento. Già nell’Antico, come anche Papa Francesco ha avuto modo di sottolineare nella bolla di indizione del Giubileo straordinario, sono molteplici le vicende in cui il Signore non abbandona il suo popolo e concede anche a coloro che vivono di risentimento la grazia della sua vicinanza. Per contemplare tale mistero e per esserne sempre meglio configurati, è proposto alle zone 1 e 2 della diocesi un ciclo di incontri sulla figura biblica di Giona. Tra umido e asciutto. La multiforme misericordia del Padre per i figli risentiti è il titolo sotto il quale si riuniscono le riflessioni di mons. Roberto Vignolo che si terranno presso il Santuario di Caravaggio alle ore 21, nei quattro lunedì di febbraio.

Il noto predicatore della diocesi di Lodi proporrà, con il metodo della lectio divina, una riflessione sulle forme che la misericordia di Dio assume nei confronti di questo profeta che, non condividendo la volontà salvifica di Dio sulla peccaminosa città di Ninive, fugge dalla sua missione. Dio, tuttavia, non smette di prendersi cura di lui, intervenendo prima con l’aiuto di una “terapia umida” – la grande tempesta, il pesce enorme che inghiotte Giona – e poi con una “terapia secca” – un alberello di ricino, il vermicello che lo rode, il vento afoso, il sole -. Dio dunque non smette di sperare che Giona arrivi a condividere i suoi stessi sentimenti di pietà e di perdono e che accetti il suo progetto salvifico per la peccaminosa città di Ninive.

Calendario e programma degli incontri

01 febbraio:  Dio all’inseguimento di un fuggiasco– terapia umida per Giona risentito (cap. 1)

08 febbraio:  La preghiera di un bugiardo – e fine della terapia umida (cap. 2)

22 febbraio:  Finalmente a Ninive! – terapia secca n. 1 (cap. 3)

29 febbraio:  Malumori di Giona e umorismo di Dio terapia secca n. 2 (cap. 4)

La locandina del Corso biblico




Settimana dell’educazione: domenica 24 gennaio al teatro Monteverdi “Quel Caino di mio fratello”

In foto da sinistra: Giacomo Ruggeri, Mattia Cabrini, Ivana Xhani, Marco Rossetti

Nel mese di gennaio anche la Chiesa cremonese celebra la “Settimana dell’educazione”: il 31 ricorre, infatti, l’anniversario della morte di San Giovanni Bosco, “padre e maestro della gioventù”, che con il suo stile educativo si distinse nella vicinanza ai ragazzi e nell’interesse rivolto alla loro crescita morale e spirituale.

Quest’anno, in occasione di questa ricorrenza, l’Ufficio diocesano per la Pastorale giovanile domenica 24 gennaio, alle ore 21, presso il Teatro Monteverdi di via Dante a Cremona, propone lo spettacolo “Quel Caino di mio fratello”, ideato e realizzato dalla “Compagnia dei piccoli”. Sul palco l’attore Mattia Cabrini interpreterà una pièce teatrale che tenta di rileggere in chiave contemporanea la vicenda biblica di Caino e Abele. Lo spettacolo propone alcuni spunti legati in particolar modo alla Misericordia, tema con il quale Papa Francesco ha voluto caratterizzare l’Anno giubilare appena iniziato.

A questo grande evento è dedicata anche la mostra, organizzata dalla Federazione Oratori Cremonesi, che si potrà visitare, prima dello spettacolo (dalle 19.30). Si tratta dell’esposizione, curata da Elena Poli e Paolo Mazzini, di riproduzioni di diversi dipinti che raffigurano le opere di Misericordia spirituali e corporali.

I posti in sala sono limitati, è pertanto necessario confermare le presenze inviando una mail all’indirizzo info@focr.it.

Entrambe le iniziative possono essere riproposte in oratori e parrocchie.

Quel Caino di mio Fratello

Una pièce teatrale che rilegge la vicenda del primo nato del mondo. La pagina di Genesi rimane sullo sfondo, la violenza verso il fratello Abele è già successa. Siamo nella fase in cui l’odio e il rancore lasciano spazio alla colpa e alla pena. Un Caino dei giorni nostri che fa i conti con la sua vita passata e futura e che lotta contro la tentazione di distruggersi dentro e fuori. Ricordi, eventi, incontri si susseguono in uno spazio spoglio e di periferia. Una storia di misericordia concreta che racconta che è possibile tornare a essere fratelli. Ancora. Dopo tutto.

Con Mattia Cabrini e Ivana Xhani. Regia di Marco Rossetti. Coreografie di Marianna Bufano.

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La Compagnia dei piccoli

Formata originariamente dagli attori Mattia Cabrini e Marco Rossetti, si è impegnata da qualche anno nel territorio cremonese a trasmettere, attraverso il linguaggio teatrale, alcuni contenuti di rilevanza educativa e sociale. Collabora con il musicista Giacomo Ruggeri, con Marianna Bufano, coreografa e con la ballerina Ivana Xhani. Nel 2015 ha ideato e messo in scena gli spettacoli “Come una conchiglia di montagna”, sul rapporto padre e figlio, “La fatica di credere e Piero. Poetiche di guerra”. Da poco, attorno agli attori è stata fondata una Associazione di promozione sociale che raggruppa quanti partecipano attivamente all’ideazione e alla realizzazione di spettacoli, laboratori e attività per ragazzi e giovani.




La misericordia per diventare più umani. Al Centro pastorale l’intervento del pastore valdese Paolo Ricca

In occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, oltre alla veglia ecumenica in Cattedrale di lunedì 18 gennaio, il Segretariato Attività Ecumeniche ha proposto anche un momento di riflessione proprio sul tema dell’Anno giubilare appena inaugurato. “La misericordia tra Dio e l’uomo” è stato il tema al centro dell’intervento di Paolo Ricca, teologo e pastore valdese che giovedì 21 gennaio è stato ospite al Centro pastorale diocesano di Cremona.

A moderare l’incontro è stato il prof. Mario Gnocchi, già presidente nazionale del Segretariato Attività Ecumeniche.

Introduzione del prof. Gnocchi

Il teologo valdese si è soffermato innanzi tutto sul concetto di misericordia, atteggiamento che ha a che fare con la compassione verso il misero, lo sventurato. Essa non ha a che fare con il ragionamento o con la cultura, ma coinvolge pienamente il cuore, il più grande mistero dell’essere umano. “Nessuno conosce il cuore dell’uomo se non Dio”, confermano le Sacre Scritture. Nella Bibbia, tra l’altro, si parla di due possibili “cuori” presenti nell’umano: quello di pietra, che può essere sostituito, per misericordia di Dio, in cuore di carne. Ecco dunque il fine ultimo della misericordia di Dio: permettere all’uomo di raggiungere la pienezza dell’umanità, grande traguardo fino ad ora raggiunto soltanto da Dio stesso nell’incarnazione.

L’intervento di Ricca si è quindi articolato in tre punti fondamentali.

L’amore di Dio come fonte della sua misericordia. Sono numerose le immagini che associano la misericordia di Dio con il profondo della sua intimità, le sue “viscere”. Nella lingua ebraica il termine misericordia, infatti, è traducibile con la parola “utero”: è materno l’amore di Dio e ciò è dimostrato dalle sue opere. Nella Scrittura, infatti, questo atteggiamento di cura da parte di Dio si manifesta attraverso il suo agire: Egli “usa, vuole, fa, mantiene” la misericordia. E a riconoscerlo è proprio il suo popolo sventurato, Israele, che, pur vivendo esperienze travagliate, continua a sentire e vedere questa qualità del suo Dio.

La misericordia di Dio come qualità del suo amore. La misericordia è un amore quasi irraggiungibile dall’umano. Consiste in una compassione verso chi ha bisogno di essere amato e perdonato, atto possibile solo a Dio. Egli infatti riesce a compiere un’operazione che all’uomo risulta difficile: davanti al peccatore, Dio distingue la persona dall’azione che ha compiuto. L’uomo riesce ad amare ciò che è bello, gradevole, chi a sua volta restituisce amore. Dio va oltre tutto questo e ama proprio ciò che non è amabile, il malvagio, il peccatore.

La misericordia come impronta di Dio nell’uomo. Credere in Dio significa soprattutto credere nella sua misericordia e nel fatto che Egli desideri che l’uomo partecipi a questo infinito amore: “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro”, si legge nel Vangelo di Luca. Affermazione che ritroviamo in Matteo, dove al posto della parola “misericordioso” si trova “perfetti”. Misericordia è dunque perfezione di Dio e dell’uomo. Cammino per giungere a tale vetta dell’amore è proprio l’azione di farsi “prossimo” dell’altro, di chi ha più bisogno, come indica la parabola del Buon Samaritano.

È proprio tale sforzo che rende l’uomo davvero umano.

Relazione del teologo Paolo Ricca

Risposte nel dibattito

 

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Biografia di Paolo Ricca 

Nato a Torre Pellice nel 1936, dopo la maturità classica a Firenze nel 1954, ha studiato Teologia presso la Facoltà Valdese di teologia, a Roma (1954-58), negli Stati Uniti (1958-59) e a Basilea (1959-61). Ha conseguito il dottorato in teologia a Basilea con una tesi diretta da Oscar Cullmann sulla Escatologia del IV Evangelo.

È stato consacrato pastore della Chiesa valdese nel 1962. Ha esercitato il ministero pastorale nella Chiesa valdese di Forano (1962-66) e di Torino (1966-76). Per conto dell’Alleanza riformata mondiale ha seguito il Concilio Vaticano II come giornalista accreditato, redigendone un commento teologico diffuso in diverse lingue.

Dal 1976 al 2002 ha insegnato Storia della Chiesa e, per alcuni anni, Teologia Pratica presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma. Insegna tuttora, come professore ospite, presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma. È stato per 15 anni membro della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese con sede a Ginevra. Ha lavorato in diversi organismi ecumenici.

In Italia collabora regolarmente al lavoro Segretariato Attività Ecumeniche (SAE). È stato per due mandati presidente della Società Biblica in Italia. Nel febbraio del 1999 ha ricevuto un dottorato honoris causa in teologia dall’Università di Heidelberg e nel 2008 il “Predigtpreis – Kategorie Lebenswerk” del Verlag für die Deutsche Wirtschaft AG.

Dirige, per la casa editrice Claudiana di Torino, la collana “Lutero”.

La veglia ecumenica in Cattedrale