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Dal curare al prendersi cura: a Sospiro un corso per volontari che si occupano di assistenza ai malati terminali

Prenderà il via nel mese di aprile un corso base per quanti desiderano, a titolo volontario, occuparsi dell’assistenza ai malati terminali. Un’iniziativa proposta dalla parrocchia di Sospiro, in collaborazione con l’ufficio diocesano di pastorale della salute, che si inserisce a pieno titolo nel contesto del Giubileo della misericordia  e che si rivolge a quanti desiderano portare conforto e sostegno alle persone sofferenti, per le quali le cure mediche si rivelano poco risolutive. Si tratta dunque di una preziosa e delicata missione alla quale è necessario accostarsi non solo con grande motivazione, ma anche dopo aver maturato una adeguata formazione.

“E’ sicuramente una iniziativa impegnativa, delicata, per sua natura estrema”, afferma don Federico Celini, parroco di Sospiro, commentando la grande sfida che il corso si pone. “Credo che non dobbiamo avere paura a offrire e vivere occasioni in cui esercitare profondamente e pienamente la misericordia, mettendoci in gioco fino in fondo”.

“Vicino al morente. Dal curare al prendersi cura” è il titolo del corso base che prevede quattro incontri con diversi relatori che si svolgeranno presso la sala dell’oratorio di Sospiro. Il percorso si pone l’obiettivo di sviluppare nei volontari sensibilità e competenze utili per l’accompagnamento del malato, ma anche per il sostegno psicologico dei loro familiari.

Ad aprire gli incontri, venerdì 8 aprile, sarà don Maurizio Lucini, Responsabile dell’ufficio di Pastorale della Salute, che introdurrà il tema della vicinanza alla sofferenza e alla morte, rileggendo l’esperienza della malattia alla luce della fede cristiana.

Sarà poi la volta di Lino Miglioli, responsabile dei volontari dell’Hospice – struttura che da anni si occupa dell’assistenza e cure palliative al malato terminale –  che venerdì 15 aprile tratterà del rapporto con i familiari del morente, in un incontro dal titolo “Accanto al morente e ai suoi familiari: le parole da non dire”.

“La dimensione psicologica relazionale” sarà invece il tema di cui si occuperà la psicoterapeuta Arianna Lima nel terzo incontro di venerdì 22 aprile.

Infine venerdì 8 maggio don Lucini chiuderà il corso, approfondendo il tema dell’accompagnamento spirituale, per riflettere sulla questione della fede vissuta nel difficile momento del dolore fisico che spesso genera anche sofferenza spirituale.

Tutti gli incontri si svolgeranno a partire dalle ore 20.45. Il corso è gratuito ed è richiesta l’iscrizione.

“Certamente il Signore ci sosterrà in questo cammino, in cui vogliamo onorare nei fratelli in situazione di fine vita Cristo Crocifisso, in attesa della Resurrezione – si augura don Celini -. Affidiamo tutto questo alla protezione della Madonna di Lourdes”.

La locandina del Corso



«Lasciamoci prendere per mano dal vuoto di Dio»: l’invito del vescovo Antonio all’apertura della Settimana Santa

Come in tutte le parrocchie della diocesi, anche in Cattedrale è stata celebrata dal vescovo Antonio la Santa messa della Domenica delle Palme, che apre la Settimana Santa, dopo le cinque settimane di Quaresima. Prima di iniziare la liturgia eucaristica in Duomo, presso la chiesa di San Girolamo, in via Sicardo,  mons. Napolioni ha benedetto i rami di ulivo, dopodiché è stato proclamato il Vangelo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, avvenuto nei giorni precedenti la sua passione, morte e risurrezione.

I fedeli, seguendo i presbiteri che recavano in mano rami di palme, hanno formato la processione che è entrata in Cattedrale dopo aver attraversato la gremita piazza del Duomo, tra la curiosità dei passanti. Tra i concelebranti anche il vescovo emerito, mons. Dante Lafranconi.

A caratterizzare la celebrazione, la lettura della Passione secondo Luca, proclamata dalle voci dei diaconi Eliseo Galli e Cesare Galantini insieme a don Francesco Gandioli, che il prossimo giugno sarà ordinato sacerdote.

Dopo il Passio, mons. Napolioni ha voluto riflettere sul modo in cui celebrare questa Pasqua, ormai alle porte, attraverso la quale la misericordia di Dio si manifesta e mostra tutta la sua bellezza. È duplice il significato di questa particolare giornata che inaugura la Settimana Santa: è sia domenica delle Palme, sia domenica di Passione. È dunque occasione di festa, di accoglienza, dove al centro c’è una folla che acclama, una città che fa spazio, dove si manifesta l’entusiasmo dei semplici, che vedono in Gesù il possibile messia. Ma è anche domenica di sofferenza – ha continuato il Vescovo – nella quale si ricorda, attraverso le parole di san Paolo, che Cristo svuota sé stesso.

«Non è il Dio dei nostri applausi, delle nostre piazze. È un Dio che fa spazio, allarga l’orizzonte, si mette da parte e paga per tutti». Il vescovo Antonio ha dunque richiamato lo stile proprio del cristiano, che non deve pretendere di avere il controllo di tutto, lasciando invece agire l’amore di Dio. «Lasciamoci prendere per mano dal vuoto di Dio per fare vuoto anche dentro di noi», è stato l’invito di mons. Napolioni, all’inizio della Settimana Santa.

L’affollamento di pensieri, le cose da fare devono lasciare spazio allo stupore, alla contemplazione del grande mistero di Dio. In questo viene in aiuto il Vangelo della Passione di Luca che raffigura questo atteggiamento con tre delicate pennellate: il pianto delle donne, la preghiera del ladrone e il perdono che Gesù rivolge ai suoi uccisori. Questi devono essere gli sguardi attraverso i quali vivere in pienezza la prossima Pasqua di Risurrezione.

Durante la Settimana Santa il Vescovo presiederà in Cattedrale la Messa crismale con tutti i sacerdoti della diocesi (giovedì mattina) e le celebrazioni del Triduo pasquale che culmineranno con la Veglia di Pasqua, solenne celebrazione e centro di tutto l’anno liturgico, nella quale saranno battezzati undici catecumeni adulti.

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Sabato la conclusione de “La fatica di credere” con l’enciclica Laudato si’ presentata da don Bruno Bignami

Si concluderà sabato 19 marzo la quattordicesima edizione de La fatica di credere. Dialoghi tra credenti e non credenti, il ciclo di incontri quest’anno tutto dedicato all’ecologia e al nuovo umanesimo emerso dal Convegno ecclesiale di Firenze. Don Bruno Bignami, insegnante di Teologia morale, presenterà i principi fondamentali dell’enciclica di Papa Francesco Laudato si’, ricapitolando così i vari temi presentati nelle scorse settimane.

Si tratta di una voce particolarmente autorevole in questo campo: don Bruno infatti è uno dei curatori dell’edizione pubblicata da Dehoniane Bologna dell’enciclica sulla cura della casa comune. Sono già diversi anni che il sacerdote cremonese ha dimostrato di avere a cuore la tematica dell’etica ecologica, studiandola e presentandola sia nell’ambito accademico, sia a livello divulgativo; tra le sue pubblicazioni è possibile reperire infatti anche il volume Terra, aria, acqua, fuoco. Riscrivere l’etica ecologica, edito nel 2012, tutto centrato sulla questione dell’ambiente e della natura, affrontata in ottica cristiana.

Così dopo aver trattato la questione demografica, quella della concezione del tempo e dello spazio nel mondo di oggi e dopo le riflessioni sulla crisi economica e sulle migrazioni, si arriva ad affrontare in questo rassegna quanto la Dottrina Sociale della Chiesa sostiene riguardo il rapporto uomo-natura.

«La conversione ecologica è urgente – scrive don Bignami nella prefazione all’enciclica -. Se è vero che è sempre possibile sviluppare una nuova “capacità di uscire da se stessi” (n. 208), la prima trasformazione è quella interiore. Laudato Sii invoca uno sforzo di formazione delle coscienze, allenate alla gratuità». L’invito di Papa Francesco è dunque quello di intessere reti e relazioni nella comunità in cui conduciamo le nostre esistenze, che ci permettano di dimenticare ottiche individualistiche, mettendo in capo stili di vita sobri. Sono molti, infatti, nel testo spunti ed esempi concreti che suggeriscono atteggiamenti e prassi in linea con il proposito di lavorare per un bene comune, mediante i quali si realizzi e si esprima la dignità umana, senza prescindere dalla cura del bene comune che la Natura rappresenta.

La fatica di credere, si chiuderà dunque con la presentazione di questo fondamentale spunto dal quale ripartire per pensare il futuro e i propri stili di vita. L’appuntamento, come sempre, è alle ore 17 al Centro pastorale diocesano di Cremona.

Locandina dell’intero percorso

I precedenti incontri:




«Le nostre comunità non smettano di generare»: il messaggio del Vescovo ai Focolarini nella Messa a San Francesco d’Assisi

Molti focolarini e simpatizzanti sono accorsi alla celebrazione eucaristica che il Vescovo ha presieduto lunedì 7 marzo nella parrocchia di San Francesco d’Assisi in Cremona. A radunare i fedeli la commemorazione dell’anniversario della morte di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, scomparsa il 14 marzo 2008 dopo una vita spesa a trasmettere con le parole e con le opere i valori della fraternità universale e il dialogo tra i popoli.

A celebrare la Messa insieme al Vescovo, oltre al parroco di San Francesco, don Gian Paolo Maccagni, don Franco Morandi, responsabile del Segretariato Attività ecumeniche ed esponente del Movimento dei Focolari, don Flavio Meani, don Bernardino Orlandelli, don Angelo Bravi, don Mario Martinengo e don Paolo Tonghini. Il coro Santi Cosma e Damiano di Persico Dosimo, guidato da Ludmilla Krylova, ha animato la liturgia.

«È importante che le nostre comunità non smettano di generare», ha incoraggiato mons. Napolioni nell’omelia, in cui si è soffermato sul senso della partecipazione alla vita del mondo con cuore e sguardo cristiano. Non è mancato inoltre un forte riferimento al dialogo e all’interculturalità, temi particolarmente cari ai focolarini e alla loro fondatrice.

«Dobbiamo essere sempre più uomini, sempre più focolarini… scoprendo che non basta esserlo come lo siamo stati fino ad ora». Il vescovo Antonio ha così richiamato l’attenzione sul rischio di cedere alla tentazione di «sentirsi arrivati» e di accontentarsi di quello che si è già fatto. È decisiva, allora, la capacità di continuare a rigenerarsi, di guardare al futuro senza cercare di comprendere subito tutto ciò che ci accade.

Ha ripreso così l’episodio del Vangelo del giorno (Gv 4, 43-54), nel quale il funzionario del re chiede a Gesù di guarire il figlio malato. «Anche noi capiremo la nostra vita guardandoci indietro, accorgendoci che il Signore c’era anche quando non ce ne eravamo accorti e che la sua promessa si è compiuta: lasciamolo fare, lasciamo che sia davvero la guida della nostra esistenza». La Parola del Signore, ha concluso mons. Napolioni, dev’essere allora come la goccia che scava la roccia del nostro cuore e che ci riporta su quella strada nella quale, alla fine, incontreremo tutta l’umanità redenta da Cristo.

Al termine della celebrazione i rappresentanti del Movimento hanno fatto dono al vescovo della recente pubblicazione “Paolo VI e Chiara Lubich. La profezia di una chiesa che si fa dialogo”, testo nel quale si approfondisce il dialogo intrecciato da Papa Montini con la fondatrice dei Focolari sulle tematiche della fraternità e del dialogo e dell’ecumenismo a partire dal Concilio Vaticano II.

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Domenica 6 marzo a Pizzighettone Messa in memoria del Battesimo di san Vincenzo Grossi con l’arcivescovo Brugnaro e mons. Napolioni

La celebrazione della memoria del Battesimo di san Vincenzo Grossi a Pizzighettone non solo sarà occasione di festa per il paese natale del sacerdote cremonese elevato agli onori degli altari lo scorso ottobre. Domenica 6 marzo, infatti, la nascita e il Battesimo di san Vincenzo (avvenuti entrambi il 9 marzo 1845) saranno ricordati con una solenne celebrazione che sarà presieduta dall’arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, mons. Francesco Brugnaro, legato alle “Figlie dell’Oratorio”, l’istituto religioso fondato da Grossi. Presente naturalmente anche il vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, tra l’altro originario di San Severino, che concelebrerà l’Eucarestia.

La Messa avrà luogo alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di San Bassiano, proprio dove san Vincenzo ricevette il Battesimo. La liturgia, animata dal coro parrocchiale di Regona, guidato dal maestro Domenico Spelta, vedrà la presenza anche della Figlie dell’Oratorio con la superiora generale, madre Rita Casero. Insieme a lei anche le rappresentati delle comunità cremonesi e lodigiane di questo istituto fondato nel 1885 dal santo cremonese.

Concelebreranno i sacerdoti delle parrocchie di Pizzighettone: il parroco don Enrico Maggi, il vicario don Andrea Lamperti Tornaghi e il collaboratore parrocchiale don Andrea Bastoni. L’invito a partecipare alla celebrazione anniversaria è stato rivolto anche a tutti i sacerdoti che in passato hanno prestato il loro servizio tra Pizzighettone, Regona, Gombito e Vicobellignano.

Durante la mattinata è previsto anche l’omaggio, da parte dei Vescovi, alla tomba di mons. Ambrogio Squintani, vescovo ad Ascoli Piceno originario di Pizzighettone e sepolto proprio in San Bassiano.

I vescovi Antonio e Francesco dopo la Santa messa si fermeranno nella parrocchia per un momento di incontro con la comunità di Pizzighettone che culminerà nel pranzo, al quale parteciperanno anche i membri del Consiglio pastorale unitario.

Lo speciale su san Vincenzo Grossi

 

 

 

 




Le prime immagini del pellegrinaggio adolescenti a Roma dal 28 al 30 marzo. Presente anche il vescovo Antonio

Sono partiti all’alba di lunedì 28 marzo i 130 adolescenti cremonesi che fino a mercoledì 30 parteciperanno al pellegrinaggio a Roma che la Federazione Oratori Cremonesi organizza ogni anno subito dopo Pasqua. Questa edizione, dal titolo “Con testa, cuore e mani”, che si tiene nell’Anno Santo straordinario riveste un particolare significato, divenendo a tutti gli effetti un giubileo per adolescenti e avendo al centro il tema della misericordia. Gli oratori che aderiscono a questa iniziativa sono Torre de’ Picenardi, Pieve d’Olmi, Pescarolo, Castelverde, Soncino, Pizzighettone, Bozzolo, Casalmorano e quelli cittadini di Sant’Ambrogio, Sant’Abbondio e Sant’Agata-Sant’Ilario. Con loro, durante la prima giornata, Lunedì dell’Angelo, anche il vescovo Antonio, che inaugurerà il pellegrinaggio con l’ingresso dalla Porta Santa della basilica papale di Santa Maria Maggiore.

In serata, presso il teatro del Seraphicum (struttura religiosa dove alloggeranno i ragazzi), si terrà un momento di festa con lo spettacolo “Ahi ahi IPellicani”, di Stefano Priori e Marco Bonini. Si tratta del racconto di un viaggio, quasi un pellegrinaggio, alla ricerca del senso stesso del partire; il racconto di chi è continuamente in marcia, in ricerca. Tutto è contenuto in una valigia un po’ magica che contiene mezzi di trasporto, storie, incontri, lingue straniere, Pellicani e un sacco di risate che non guasta mai. Un’ora di coinvolgimento con Beru e Sonia.

Come sempre, poi, durante la giornata di martedì 29 marzo, i ragazzi saranno impegnati in un itinerario per le vie della Città eterna, durante il quale avranno modo di accostarsi e approfondire il tema delle opere di misericordia, grazie a riflessioni e accattivanti attività loro proposte. Tra le varie tappe, una particolarmente interessante: la visita, nella sede di Trastevere, alla Caritas Internazionale, dove i cremonesi incontreranno alcuni esponenti dell’organizzazione che con il loro operato portano una concreta testimonianza caritativa.

Mercoledì, poi, il momento più emozionante: la partecipazione all’udienza generale in piazza San Pietro con Papa Francesco. Certamente il Pontefice rivolgerà ai ragazzi un particolare saluto che diventerà impegno di vita per il futuro. In serata il rientro.

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 La locandina della proposta




Problemi demografici e prospettive di sviluppo. Il prof. Blangiardo sabato a “La fatica di credere”

Continua il ciclo di appuntamenti de “La fatica di credere. Dialoghi tra credenti e non credenti”, giunta quest’anno alla sua quattordicesima edizione. Dopo il contributo del prof. Giacchetta, che allo scorso appuntamento ha parlato del rapporto tra spazio e tempo nell’era ipermoderna, ad intervenire sabato 5 marzo sarà il prof. Giancarlo Blangiardo, esperto di dinamiche demografiche.

La sua relazione si concentrerà sul tema “Un ben-essere per il futuro. Problemi demografici e prospettive di sviluppo per la nostra Europa”. L’incontro si terrà, come sempre, a partire dalle ore 17, presso il Centro pastorale diocesano di Cremona.

Durante il pomeriggio saranno presentate le problematiche demografiche tipiche del nostro tempo e che sempre di più intersecano le riflessioni sulla crisi economica, i flussi migratori e la distribuzione delle risorse mondiali.

Si tratta del penultimo di questa serie di incontri che hanno il principale obiettivo di interrogarsi su grandi questioni attuali, in particolare quest’anno legate all’ambito dell’ecologia ambientale e umana. L’invito è quello di lasciarsi ispirare dalla fede cristiana nel costruire soluzioni e buone pratiche, senza mai dimenticare il dialogo e il confronto con i non credenti.

L’ultimo incontro si terrà sabato 19 marzo, con l’intervento di don Bruno Bignami, docente di Teologia morale, che si soffermerà sull’enciclica di Papa Francesco Laudato sii, individuandone le principali tematiche.

Locandina dell’intero percorso

I precedenti incontri:




L’incontro del vescovo Antonio con i catecumeni

Per la prima volta il vescovo Antonio ha incontrato presso il Seminario vescovile i catecumeni della Chiesa cremonese. Come era solito fare anche mons. Lafranconi, Napolioni ha voluto sostare un momento con loro, per conoscerli e rivolgere loro alcuni pensieri. È stata l’occasione per conoscersi reciprocamente: molta l’emozione degli undici adulti che nella notte di Pasqua diventeranno cristiani proprio durante la veglia presieduta dal Vescovo in Cattedrale. Mons. Napolioni, che ha speso qualche parola sul significato dei Sacramenti, ha anche avuto modo di esprimere la sua gioia per il gesto che compirà nella serata del 26 marzo. Sarà la prima volta infatti in cui amministrerà i Sacramenti da Vescovo nella significativa cornice della veglia pasquale.

I catecumeni provengono da Albania, Costa d’Avorio e Camerun e risiedono a Cremona, Bonemerse, Cassano d’Adda, Casirate d’Adda e Scandolara Ravara. Sono Bardhi Kaci, Elegantina Pjetri Kaci (marito e moglie), Fran Biba, Dominique Annette Naossi Nadia, Sylvestre Yao N’Goran, Rudina Mecaj, Marie Beurge, Franck Dongo, i coniugi Todi Prendi e Juliana Prendi e Carine Yedo Assoma. Il loro percorso di catecumenato è iniziato circa due anni fa, quando è maturato in loro il desiderio di entrare a far parte della comunità cristiana. Insieme a sacerdoti e catechisti delle loro parrocchie hanno cominciato ad approfondire la bellezza della vita cristiana, fino ad arrivare alla decisione di accostarsi al Battesimo.

A guidarli nell’ultima tappa di questo percorso di crescita nella fede don Antonio Facchinetti e don Luigi Donati Fogliazza, che hanno incontrato i catecumeni da settembre 2015. Culmine di questo cammino sarà la Veglia di Pasqua in Cattedrale, durante la quale riceveranno i sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucarestia.

Le storie degli undici catecumeni 

Le loro storie sono per certi tutte simili perché in tutti loro lo Spirito è già all’opera: li ha resi curiosi, li ha fatti innamorare di Gesù, gli ha fatto incontrare la comunità cristiana, li ha sollecitati a chiedere il Battesimo. Proprio l’azione dello Spirito rende però le loro esperienze tutte diverse, rivelando una fantasia che è tutta divina.

Molto bella la testimonianza di Eglantina, che vive a Casirate d’Adda con il marito Bardhi e i due figli. L’esempio della sua nonna aveva tenuto vivo il ricordo della fede cattolica nella sua famiglia anche nei lunghi anni di dittatura, quando in Albania non era possibile esprimere pubblicamente il proprio credo. Questa eredità familiare è quella che la coppia vuole vivere in prima persona e trasmettere ai proprio figli.

Con grande semplicità anche gli altri catecumeni di provenienza albanese hanno offerto la propria testimonianza. Fran, che vive a Cassano, ha vissuto come un dono quello di un paese in cui si può essere cristiani. Si prepara al Battesimo anche Dominique, originaria del Camerun dove già frequentava la scuola cattolica. L’eredità cristiana della sua famiglia e della sua educazione è diventata per lei ora scelta consapevole.

Di grande spessore anche il racconto di Rudina, albanese residente nella parrocchia cittadina di S. Michele. Di se stessa racconta di essere stata sempre in ricerca, di essersi posta molte domande e di aver trovato in Gesù le risposte. Non vuole usare frasi fatte, ma è davvero convinta che accogliere Gesù renda migliore la sua vita! In questo il confronto e l’esempio della sua catechista e della sua famiglia sono stati determinanti. Accompagnati sempre dalla comunità di S. Michele diventeranno cristiani anche Franck e Marie, originari della Costa d’Avorio, mentre un’altra ivoriana, Yedo, è inserita nella comunità del Cambonino. Marie, con un sentimento di gratitudine, ha raccontato l’esperienza dei giovani sposi che aiutando lei nella preparazione al Battesimo hanno anche compiuto una singolare preparazione al loro matrimonio.

Del ruolo degli accompagnatori hanno ancora parlato anche Todi e Juliana, una coppia albanese inserita nella parrocchia di Scandolara Ravara. Proprio l’amicizia e la familiarità con gli accompagnatori e con le persone della comunità sono stati l’elemento decisivo per avvicinarsi alla fede e per continuare con serietà e costanza il cammino. Anche il giovane Sylvestre, ivoriano residente a Bonemerse, trova nei suoi accompagnatori il giusto sostegno alla sua serietà e al suo forte impegno in ogni aspetto della sua vita.

L’invito ai fedeli della Chiesa cremonese è quello di accoglierli a braccia aperte come segno di speranza per tutta la comunità. Essi sono la viva testimonianza del fatto che ancora oggi il Maestro chiama quanti si incuriosiscono e si appassionano al Vangelo e alla vita cristiana.




On-line il nuovo sito internet del Santuario di Caravaggio

È online il nuovo sito internet del Santuario di Caravaggio, completamente rinnovato nella grafica e nei contenuti, per raggiungere i fedeli in maniera più curata e precisa attraverso lo strumento, rapido ed esaustivo, della rete.

Nella Home Page è possibile consultare tutte le news che verranno puntualmente aggiornate, con gli avvenimenti legati alla vita del grande complesso mariano in provincia di Bergamo, ma diocesi di Cremona. Il sito offre anche la possibilità di ascoltare in streaming tutte le celebrazioni del Santuario.

Inoltre quanti vogliono rimanere aggiornati sulle varie attività in programma, possono iscriversi alla Newsletter che di norma è inviata ogni venerdì. In uno spazio apposito è anche possibile lasciare una preghiera alla Madonna o, nella sezione pellegrinaggi, si possono reperire tutte le informazioni per organizzare pellegrinaggi di gruppi o di Parrocchie. Presenti anche diverse sezioni che si occupano della storia del Santuario e delle apparizioni, nonché  delle pubblicazioni legate al luogo di culto.

Tra le pagine consultabili è stata inserita anche una galleria fotografica che riporta alcune foto di eventi passati importanti e ne riporterà anche di eventi futuri della vita del Santuario.

Una sezione particolare è stata pensata in occasionde del Giubile della Misericordia, con la possibilità di scaricare i sussidi utili per i pellegrini durante la visita al Santuario in questo particolare Anno santo.

Uno strumento utile, al passo con i tempi, che garantisce una sempre più ampia diffusione delle notizie e che concorre a rendere più vicina e aperta a tutti la realtà di questo importante luogo di culto.

Visita il nuovo sito del Santuario




Il nuovo alfabeto giovanile: l’intervento di Giuseppe Mari al corso “Dalla parte degli alunni”

Venerdì 19 febbraio, presso il Centro pastorale diocesano di Cremona, in un salone Bonomelli gremito di pubblico, si è tenuto il secondo incontro del percorso di aggiornamento e formazione per docenti, genitori ed educatori “Dalla parte degli alunni. Per una scuola di incontri e ambienti umanizzati nell’era di Facebook”. Relatore il prof. Giuseppe Mari, docente di Pedagogia generale all’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Dopo la presentazione da parte di don Claudio Anselmi, la presidene dell’A.I.M.C., Disma Vezzosi, ha introdotto il relatore invitandolo a prendere la parola sul difficile e attuale tema delle emozioni nei ragazzi di oggi, a scuola, come dovunque.

Il prof. Mari ha iniziato mettendo subito in chiaro che tutti constatiamo ogni giorno la difficoltà di affrontare l’educazione, ma questo è un problema che è sempre esistito, da quando esistono gli esseri umani, quindi noi oggi non siamo di fronte ad una difficoltà sconosciuta ed insormontabile, ma ad un problema di sempre. Ecco perché non si deve essere demotivati e sfiduciati. Educare è sempre stato difficile ed è oggi davvero necessario continuare a raccogliere la sfida di educare, evitando di gettare la spugna passivamente.

Inoltre, ha aggiunto il prof. Mari, va constatato che oggi finalmente stanno crescendo alcune generazioni che sono tornate a cercare l’adulto, che chiedono aiuto, dopo decenni in cui sembrava quasi impensabile un rapporto intergenerazionale che non fosse di conflitto. Ecco allora una ragione in più perché gli adulti non si comportino, a loro volta, come adolescenti schivando i problemi, ma si atteggino da adulti quali sono, genitori ed insegnanti. L’educazione, infatti, è sempre guida e il primo elemento indispensabile è la disponibilità dell’educatore.

Davvero, come si dice, oggi siamo di fronte ad una generazione di giovani estremamente fragili ed ipersensibili, cosa che non possiamo accettare come normale e ineluttabile. Anzi quel che occorre è cercare di partire dalla negatività per “rovesciarla” verso il positivo.

A questo punto il relatore lancia uno sguardo nel passato che sta dietro le incertezze del presente prendendo in esame tre momenti.

Il primo sfondo “remoto” risale all’epoca tra ‘500 e ‘600, l’età moderna, quando c’è stato un grande rivolgimento culturale con la nascita della scienza sperimentale che ha aperto la strada ad una concezione del reale basata esclusivamente sulla razionalità e sull’oggettività, strada portata avanti poi dalle idee illuministe che ancor di più hanno fondato il sapere sull’oggettività, senza considerare che l’essere umano non può essere totalmente oggettivato.

Il secondo sfondo passato che ha lasciato il segno è quello degli anni ‘60/’70, quelli della contestazione che ha smantellato il concetto di autorità aprendo le porte al permissivismo indiscusso. Oggi, però, si torna a parlare di regole, perché l’assenza di queste si è visto che porta una grande fragilità nei ragazzi che non concepiscono i limiti e, di conseguenza, non sono in grado di tollerare nessun fallimento, nessuna difficoltà.

Il terzo sfondo, più vicino a noi, è quello della cultura del relativismo e dell’autoreferenzialità narcisistica che fa della propria soddisfazione la misura di ogni cosa.

Il risultato di tutto questo, secondo il prof. Mari, è, appunto, la fragilità, l’incapacità di accettare l’errore, la paura di sbagliare.

Di fronte a tale realtà gli educatori, dice con decisione il relatore, non dobbiamo tirarci indietro, non dobbiamo, però, nemmeno pensare di uscire dalla modernità per tornare in un’ipotetica età dell’oro, ma dobbiamo rientrare nella modernità cogliendone altri aspetti che non siano solo il razionalismo oggettivo, sulla scia di Pascal che all’ésprit de géometrie, come solo strumento per conoscere l’uomo, aggiunge l’ésprit de finesse. Essere razionali, infatti, significa conoscere, sapere per agire liberamente. Sapere nel senso anche di “avere sapore”. Per cui si deve comprendere che l’emozione non è irrazionalità negativa, ma razionalità che conosce, che ha e dà sapore, perciò non è affatto impossibile, ma auspicabile, educare le emozioni a diventare canali conoscitivi. Quindi non dobbiamo temere le emozioni, ma imparare a governarle. Controllare le emozioni significa imparare a guardare chi siamo e chi sono gli altri, imparare a comunicare con gli altri, uscendo da una singolarità autoriflessiva che non può bastare, perché l’essere umano è fatto per le relazioni e le relazioni buone si fondano sulla conoscenza di sé e degli altri.

Per questo, riprende il prof. Mari, bisogna essere pronti a cogliere il bisogno di aiuto delle nuove generazioni, che hanno sempre più paura di sbagliare anche perché non sanno come relazionarsi. Non ci si deve arrendere di fronte alla realtà, ma occorre andare “oltre”, perché essere liberi vuol dire sfidare il destino, non adattarsi. E la grande sfida che noi dobbiamo cogliere dai ragazzi di oggi è quella di aiutarli a vincere la paura, ad imparare a decidere, a scegliere, anche pensando che la scelta sarà irreversibile. I ragazzi di oggi, a scuola, imparano soprattutto a fare analisi, ma con tante analisi non si arriva a nessuna sintesi, mentre è la sintesi che porta alle decisioni. Ecco la necessità per i ragazzi di fare esperienza di sintesi, come con il lavoro manuale che è essenzialmente sintetico. Non basta cercare, fare domande, occorre trovare una risposta sicura.

La verità non ci deve dunque spaventare, perché la si può trovare. Questo è il messaggio che anche la scuola dovrebbe dare ai ragazzi, un messaggio di stabilità; e la scuola, in quanto istituzione, deve essere modello di stabilità, opportunità di stabilità per molti ragazzi che altrove non la trovano. Bisogna quindi non essere blandamente possibilisti e smarriti di fronte alle difficoltà indubbie del vivere, ma è necessario educare ad avere fede, fede in se stessi, fede in qualcosa che va oltre la razionalità, ma è verità, che va cercata perché esiste. Del resto la dimensione della fede non è un di più, è qualcosa di strutturante per l’uomo, per cui l’uomo non può non credere e la domanda da porci non è se siamo o no credenti, ma in che cosa crediamo.

La sfida, conclude, il prof. Mari è allora educare a governare le proprie emozioni, senza timore, cioè imparare a disciplinare la propria energia e indirizzarla verso un obiettivo positivo.

Così anche gli educatori non devono avere paura, non devono arrendersi di fronte ad un mondo che va in rovina senza controllo, come Agostino che, di fronte alla fine dell’impero, reagisce vedendo non un mondo morente, ma un nuovo mondo che sta sorgendo.

Dopo l’appassionato e deciso intervento del prof. Mari si è aperto un vivo dibattito suscitato da numerose domande dei presenti.

Maria Silvia Mussi