Annunciazione del Signore, a Caravaggio la Veglia presieduta dal vescovo Lafranconi

La sera di giovedì 24 marzo presso il Santuario di Caravaggio il vescovo emerito Dante Lafranconi ha presieduto la veglia dell’Annunciazione.

Ad accogliere i fedeli c’erano i volontari del Santuario che hanno dato ad ognuno una candela. Le luci, simbolo di attesa e dello Spirito Santo, sono rimaste accese per tutta la funzione, creando un’atmosfera suggestiva e, se possibile, ancora più raccolta.

La celebrazione liturgica è stata preceduta dall’Akàthistis Inno alla Madre di Dio, un canto della tradizione liturgica orientale composto tra il V e il VI secolo da un autore bizantino. Il termine greco significa “non seduto” e difatti tutta l’assemblea ha preso parte all’esecuzione in piedi, per godere della bellezza della musica e parteciparvi.

Dopo l’Angelus Domini, la Messa concelebrata da tutti i sacerdoti del Santuario.

Durante l’omelia il vescovo Lafranconi ha sottolineato come quel sì di Maria che oggi la Chiesa ricorda è stato più volte da lei rinnovato nel corso della sua vita: quando Gesù, dodicenne, è stato smarrito e poi ritrovato al tempio, durante gli anni di silenziosa formazione del figlio, fino alla prova più estrema ai piedi della croce. L’esempio della Madre di Dio ci invita a fare altrettanto: «Chiediamo alla Vergine Maria la grazia di riconfermare la nostra fede durante la vita. Perché se in certi momenti arrivano le fatiche, non ci spaventino, ma siano occasione per un atto di totale fiducia all’amore di Dio, che è più grande di ogni cosa». Queste sono le parole del vescovo emerito, che ha ricordato che anche il Concilio Vaticano II ha parlato di Maria che «Aderì con tutto il cuore alla Parola di Dio restandogli fedele sempre» e quanto sia confortante questo modo di vivere la fede, messa in dubbio dalle prove della vita, ma sempre ribadita e confermata nella certezza dell’amore di Dio.