Anche la diocesi di Cremona firma l’appello per “sbloccare” le comunità energetiche

Anche la Diocesi di Cremona, insieme ad altre Diocesi lombarde e di tutta Italia, aderisce e sostiene l’appello – promosso e lanciato dal professor Leonardo Becchetti, co-fondatore di “Next – Nuova economia per tutti” – per un’accelerazione nell’attuazione della legge sulle comunità energetiche rinnovabili. Una proposta che si pone l’obiettivo di incentivare lo sviluppo di queste comunità, per cui, però, a distanza di sette mesi dall’entrata in vigore del relativo decreto legislativo (199/2021), approvato dal Parlamento italiano in recepimento della direttiva europea 2018/2001, mancano ancora i provvedimenti attuativi necessari per l’effettiva applicazione della norma.

La Diocesi di Cremona si aggiunge dunque ad altre circa ottanta realtà, tra associazioni, fondazioni e movimenti, che già si sono mosse per sottoscrivere questa iniziativa, che rappresenta ormai una priorità nel panorama mondiale ecologico e ambientale. A questo link l’elenco (in aggiornamento) dei firmatari dell’appello.

Una necessità di provvedimenti verso una situazione che già stava sorgendo e che, ora più che mai, alimentata dagli effetti della crisi tra Russia e Ucraina, si concretizza in un reale pericolo per il Paese e non solo. Citando il testo dell’appello promosso da “Next”, «l’aggressione russa dell’Ucraina ha messo in luce quanto la dipendenza energetica dalle fonti fossili sia un profondo fattore di debolezza per l’Italia e per l’Unione Europea. E ha rafforzato, se ce ne fosse stato bisogno, la convinzione che l’obiettivo della transizione ecologica non è solo urgente per motivi di contrasto alla sempre più grave emergenza climatica, salute e lotta all’inquinamento, convenienza di prezzo, ma anche per evitare di essere esposti a rischi geopolitici».

Le comunità energetiche, pur non potendo essere l’unica soluzione al problema, rappresentano plausibilmente la strada piu  percorribile e sostenibile, oltre che uno strumento di cittadinanza attiva, che fa leva sulla coscienza sociale e ambientale del cittadino: «Oltre al contributo in termini di aumento di quota di produzione da fonti rinnovabili esse rappresentano infatti un modello di produzione diffusa e partecipata di energia nel quale i cittadini superano lo steccato dell’essere solo consumatori, soggetti ai capricci delle bollette, ma diventano “prosumer” – partecipanti attivi – e godono potenzialmente di una parte dei benefici dei produttori».

L’Italia si trova dunque davanti a una situazione di “stallo”; da qui la necessità di essere sbloccata, attraverso una rivisitazione del piano nazionale italiano per l’energia e il clima (PNIEC) – come richiesto dalle associazioni –, per allinearlo ai target europei e per raggiungere traguardi perseguibili semplificando gli iter autorizzativi. Associazioni che riconoscono – nel loro appello – gli sforzi che il Parlamento sta già compiendo per cercare di “muovere” questa situazione, sollecitandolo comunque a un provvedimento, giudicando «particolarmente importante ed urgente a questo punto, a distanza di 7 mesi dal decreto legislativo, pubblicare rapidamente i decreti attuativi e i bandi del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, riservati ai piccoli comuni che sono fondamentali per fornire ai tanti operatori, cittadini, imprese, comunità pronti a realizzare progetti le coordinate di riferimento necessarie per la loro realizzazione».

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